Posts tagged ‘Riccardo Realfonzo’

settembre 11, 2013

La crisi continua, come volevasi dimostrare.

 

RRealfonzodi Riccardo Realfonzo, da ilfattoquotidiano.it

C’era chi, forse punito dal torrido sole agostano, già vedeva la ripresa per l’economia italiana. E tra questi certamente va annoverato il ministro Saccomanni. Ora arriva la doccia fredda. L’Ocse ci riporta con i piedi per terra, formulando una previsione di contrazione del Prodotto interno lordo italiano a fine anno di ben 1,8 punti percentuali rispetto al già drammatico 2012. Nell’ultimo rapporto, l’Ocse descrive una economia europea in fase congiunturale favorevole, in lieve ripresa, ma ancora esposta a gravi rischi per i consistenti squilibri interni e la debolezza del settore bancario. Ma in Italia, e il giudizio si può estendere all’insieme delle aree periferiche d’Europa, la congiuntura favorevole significa solo un minore ritmo di contrazione dell’economia. E infatti, anche nel terzo e nel quarto trimestre del 2013 l’andamento del Pil italiano registrerà il segno negativo. Altro che ripresa…

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giugno 15, 2013

Ecco perché annullare l’avanzo primario.

 

di Riccardo Realfonzo Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2013

Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).
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giugno 5, 2013

La leggenda dello stato spendaccione.

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Pieter Bruegel il Vecchio, “Proverbi fiamminghi” (part.), 1559 – Gemäldegalerie, Berlino

La spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, è inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell’area euro. Il problema del nostro debito pubblico, dunque, non deriva da un “eccesso” di spesa. Per questo concentrarsi solo sul modo in cui effettuare tagli rischia di lasciare pericolosamente nell’ombra le cause di fondo dei problemi italiani.

di Riccardo Realfonzo e Stefano Perri, da Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2013

dicembre 21, 2012

I modelli economici sbagliati alla base della crisi.

Un modello sbagliato: il “punto di vista del Tesoro”

Alla base delle politiche di austerità ci sono modelli economici che prevedono effetti positivi o nulli dei tagli della spesa pubblica sul Prodotto interno lordo. Ma la profonda crisi in cui è sprofondata l’Europa ha dimostrato che le cose stanno in modo molto diverso. Per quanto tempo ancora pagheremo le conseguenze di questi errori teorici?Continua a leggere »

di Riccardo Realfonzo, da Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2012

dicembre 10, 2012

Lo spread, il sogno di Monti e l’incubo degli italiani.

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di Riccardo Realfonzo

L’instabilità politica italiana aumenta e subito i mercati reagiscono. E dire che il presidente Monti aveva appena ammesso che l’obiettivo reale di questo suo anno di governo, la ragione di tutti i sacrifici imposti agli italiani, era dimezzare lo spread. Il fatto è che quando Monti prese le redini del governo lo spread di cui parliamo – cioè la differenza tra il rendimento dei titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi (che poi è il diverso costo che i due Stati sopportano per finanziarsi sul mercato) – era pari addirittura al 5,74%; e Monti si è era proposto di dimezzarlo (portandolo al 2,87%). Nei giorni scorsi il risultato era stato sostanzialmente raggiunto, dal momento che lo spread si era affacciato sotto il 3%. Colpito dalla cosa, Mario Monti aveva anche fatto un sogno: quella riduzione dello spread era merito del suo governo e delle sue politiche di austerità. Insomma, per dirla col ministro Grilli, lo spread si è ridotto “perché rispettiamo gli impegni”. Continua a leggere »

novembre 17, 2012

Solo due anni fa.

Nel giugno di due anni fa un nutrito gruppo di economisti critici, su iniziativa di Bruno Bosco, Emiliano Brancaccio, Roberto Ciccone, Riccardo Realfonzo e Antonella Stirati, pubblica una lettera in cui si analizzano le cause della crisi, i pericoli che corre la moneta unica e le vie per uscirne. Sulla “lettera degli economisti” si accese all’epoca un vivace dibattito che vide contrapposti i firmatari a quelli che oggi sono i promotori del movimento “Fermare il declino”. 

A più di due anni di distanza il testo rimane attuale e premonitore, in particolare riguardo gli effetti controproducenti dell’austerità, la necessità di riformare la BCE, l’esigenza di una efficace regolamentazione bancaria.

Lo riproponiamo ai nostri lettori come materiale di riflessione.