Posts tagged ‘rene’

ottobre 24, 2012

Tumori del rene: stop al fumo per diminuirne l’incidenza fino al 28%.

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01:51 am | Il fumo è uno dei più importanti fattori di rischio per il tumore al rene. Ed è la causa del 50% delle neoplasie della vescica. Azzerare il vizio…

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Mag 11, 2012

Tumori, ridurre progressivamente l’utilizzo del bisturi.

Modulare l’intensita’, l’estensione e gli eventuali funzionali dei terapeutici in base all’aggressivita’ della ed alle condizioni del paziente: ”Il futuro della sara’ dunque affidato alla progressiva riduzione dell’uso del bisturi a favore di fonti di energia sino all’estremo uso per via ”.

Lo ha detto Giario Conti, Presidente di AURO.it e Primario della Divisione di Urologia presso l’Ospedale Sant’Anna di Como ad Uroleague 2012, la tre giorni di lavoro organizzata dall’Associazione Urologi Italiani (AURO.it) nella cornice di Lido di Camaiore.

L’appuntamento vede al centro dell’incontro la urologica con interventi trasmessi in collegamento dalle sale operatorie della U.O.C di Urologia dell’Ospedale Versilia, con l’obiettivo di esplorare le diverse possibilita’ terapeutiche che possono essere eseguite in sala operatoria nel trattamento dei principali tumori dell’ (, , uretere, vescica, prostata, testicoli) fornendo strumenti pratici e applicabili quotidianamente dai medici in sale operatorie, reparti e ambulatori.

marzo 10, 2012

Trapianti rene: dialisi peritoneale prima dell’intervento allunga sopravvivenza.

I pazienti in con la peritonale prima del trapianto di possono vivere piu’ a lungo. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, secondo il quale i pazienti in con la presentano, rispetto a quelli in , un tasso di sopravvivenza maggiore.

 
Quest’anno la Giornata mondiale del , che si celebra oggi, si focalizza su come la positiva riuscita del trapianto possa consentire al paziente di avere nuovamente una vita in buona salute. In una situazione in cui la donazione di e’ ancora carente, i pazienti affetti da patologie renali croniche spesso vivono per molti anni in . E’ per questo che la giusta scelta terapeutica puo’ essere determinate ai fini della buona riuscita del trapianto.

L’inizio della puo’ rappresentate per il paziente un momento di disorientamento. Poiche’ in molti casi si ha poco tempo e sostegno per capire le diverse opzioni terapeutiche disponibili, la maggior parte dei pazienti inizia con il sottoporsi all’ in ospedale. Ovviamente, non tutti i pazienti potranno essere candidati al trapianto, ma per coloro che sono in lista d’attesa, la (Dp), messa a punto da Baxter, fornisce numerosi benefici per un successivo trapianto di .(ADN KRONOS)

marzo 7, 2012

Pediatria: bambino affetto da una devastante malattia renale salvato da terapia innovativa.

Un bimbo salvato dagli effetti devastanti di una malattia renale genetica che lo avrebbe costretto a un doppio  -fegato, mortale nella metà dei casi. E una madre tornata a vivere dopo 40 mesi trascorsi in ospedale, accanto al suo piccolo malato.

 

La nefrologia italiana festeggia la Giornata mondiale del , che si celebra l’8 marzo insieme alla Festa della donna, annunciando il “successo formidabile” di una terapia pionieristica eseguita per la prima volta nel nostro Paese e fra le prime al mondo. A raccontare la storia a lieto fine del baby-paziente, che oggi ha 5 anni ma ha iniziato la sua odissea a 6 mesi, è Rosanna Coppo, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin). E’ proprio nel Reparto di nefrologia,  e  da lei diretto, all’ospedale Regina Margherita di Torino, che il bambino è stato curato con un farmaco ‘intelligente’ sperimentale, abbinato a un singolo  di . Ad agosto l’operazione, oggi il responso finale: “La funzionalità renale è tornata perfetta”, ed “è stata aperta una nuova via che permetterà di salvare molte vite”. “All’età di 6 mesi il bimbo viene ricoverato con pallore e debolezza – ricorda Coppo oggi a Milano, durante un incontro sulle iniziative in programma per la Giornata del  promossa da Sin e Fir (Fondazione italiana ) – Gli esami rilevano anemia grave con emolisi, ossia rottura dei globuli rossi in circolo, e insufficienza renale acuta”. Immediatamente la madre, 30 anni, altri 2 figli più grandi, riconosce con terrore un quadro clinico ‘fotocopia’ di quello della sorella, costretta alla a soli 29 anni per una malattia rara: “Una forma atipica di sindrome emolitico-uremica. Nella forma più tipica – precisa l’esperta – questa patologia non è altro che l’infezione responsabile dell’epidemia scoppiata l’estate scorsa in Europa, dovuta a una contaminazione alimentare da batterio Escherichia Coli”. Nella ‘versione’ meno diffusa, invece, la malattia non è infettiva bensì genetica, “causata dalla mancanza di una proteina prodotta dal fegato – spiega Coppo – che normalmente ha il compito di inibire un fattore chiave del sistema immunitario, il cosiddetto complemento. Lo stato di perenne attivazione del complemento dissemina i vasi dell’organismo, e soprattutto dei reni, di microtrombi” che finiscono per uccidere l’organo-filtro del nostro corpo. Il bimbo, come sua zia, era condannato alla . Il piccolo viene dunque messo in all’ospedale Regina Margherita di Torino. “Per un anno fa  peritoneale a domicilio – continua la presidente Sin – ma un anno dopo siamo stati costretti a passare all’emodialisi in ospedale: per la madre e il suo bambino significava recarsi 5 giorni a settimana in un centro fuori città, per sedute lunghe 3-4 ore”.

dicembre 20, 2011

Rene policistico: scoperto gene che causa la patologia.

Scoperto il che causa la , altrimenti detta sindrome del . Gli scienziati della University of California di San Francisco hanno individuato il che causa questa rara malattia infantile neurologica chiamata /IC, una delle cause di epilessia nei bambini e dei disturbi del movimento nei bimbi piu’ grandi.

 

Lo studio ha coinvolto diverse cliniche in citta’ lontane come Tokyo, New York, Londra e Istanbul e aiuta a migliorare la capacita’ dei medici di diagnosticare la /IC, facendo luce anche su altri disturbi del movimento, come il morbo di Parkinson. Il ‘colpevole’ della malattia si rivela essere un del cervello chiamato ‘′.


aprile 16, 2011

Rene artificiale da cellule staminali: non lontana sperimentazione su uomo.

Ricercatori scozzesi dell’Università di Edimburgo hanno creato in laboratorio il primo a partire dalle . A darne l’annuncio gli stessi scienziati nel corso dell’Edinburgh International Science Festival.

Gli studiosi hanno utilizzato un mix di prelevate da liquido umano e con fetali animali. L’organo “coltivato” in laboratorio è largo mezzo centimetro. I ricercatori sperano, che una volta impiantato in un essere umano, l’organo possa crescere e svilupparsi per assolvere alle funzioni del malato.

“Abbiamo compiuto notevoli progressi per avere qualcosa di simile alla struttura complessa di un fetale”, ha spiegato Jamie Davies, che guida l’importante ricerca. Davies ha assicurato che la tecnologia potrebbe essere pronta per la sperimentazione umana entro 10 anni.

Tra i vantaggi della metodica c’è quello dell’esclusione del . Le adoperate appartengono infatti allo stesso paziente e potrebbero essere prelevate dai campioni di sangue cordonale crioconservate dalla nascita. Gli scienziati vorrebbero mettere a punto una specifica tecnica di conservazione anche per il liquido . Questo mette anche al riparo dall’utilizzo di farmaci immunosoppressori necessari nelle terapie successive al trapianto. (ASCA)

settembre 3, 2010

Rene artificiale impiantabile: gli sviluppi del prototipo

Il prototipo, che richiede ancora un’ulteriore miniaturaizzazione, potrebbe essere disponibile per l’applicazione clinica entro cinque-sette anni.Ricercatori dell’Università della California a San Francisco hanno annunciato di avere messo a punto, con la collaborazione di gruppi di ricerca di molte altre università, un primo prototipo di rene artificiale impiantabile. Secondo i ricercatori, un prototipo utilizzabile concretamente in campo clinico potrebbe essere pronto entro cinque-sette anni.

L’apparecchiatura è progettata per ottenere la maggior parte dei benefici che si hanno con un trapianto di rene”, ha detto Shuvo Roy, che ha coordinato i gruppi di ricercatori impegnati nel progetto. In una situazione in cui si dispone di un numero limitato di donatori all’anno, la maggior parte dei paziento deve ricorrere alla dialisi, ma i protocolli di dialisi attuali prevedono tre sedute alla settimana di una durata compresa fra le tre e le cinque ore e di fatto – ha proseguito Roy – il trattamento rimpiazza solo il 13 per cento della funzione del rene, con gravi conseguenze a lungo termine sul piano della salute del paziente.

Il sistema è a due stadi e nel primo vengono utilizzati particolari filtri microscopici per il filtraggio dal sangue delle tossine metaboliche, mentre nel secondo, all’interno di un bioreattore si realizza, grazie ai più recenti progressi dell’ingegnerizzazione dei tessuti, la crescita di cellule dei tubuli renali destinate a mimare l’azione del rene nel bilanciamento di elettroliti, metaboliti e acqua in modo da poter far svolgere all’apparecchio diverse altre funzioni biologiche svolte da un rene sano.(liquidarea)

giugno 17, 2010

Studio finanziato dall’UE dimostra che la cannabis può avere un effetto nocivo sul DNA.

Nel Regno Unito alcuni ricercatori hanno provato che fumare cannabis può avere un effetto nocivo sul DNA. Questo effetto potrebbe potenzialmente incrementare la possibilità di sviluppare il cancro. I risultati, pubblicati nella rivista Chemical Research in Toxicology, sono l’esito della Rete d’eccellenza ECNIS (“Environmental cancer risk, nutrition and individual susceptibility”) che ha ricevuto un finanziamento pari a 11 milioni di euro in riferimento all’area tematica “Qualità e sicurezza alimentare” del Sesto programma quadro (6° PQ) al fine di analizzare in che modo l’alimentazione e i fattori ereditari possano influire sul rischio tumorale legato all’ambiente. Per analizzare la formazione dei composti cancerogeni nel DNA naturale (Calf thymus DNA) esposto al fumo di una sigaretta di cannabis in vitro, lo studio ha utilizzato una nuova tecnica: una cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem ad elevata sensibilità. I risultati evidenziano che la cannabis, in laboratorio, danneggia il DNA.

giugno 14, 2010

Espianto di rene attraverso la vagina: a Pavia il secondo intervento al mondo.

Un’equipe italiana ha operato una donna al rene superando gli ostacoli delle tecniche tradizionali. Non si pratica un’incisione addominale ma si inserisce il rene all’interno di un sacchetto di plastica protettivo e la sua estrazione avviene attraverso l’apertura naturale rappresentata dalla vagina

Prodigi della chirurgia. Per la prima volta in Italia è stato prelevato un rene senza fare tagli, ma attraverso la vagina: così una donna di 48 anni ha potuto donare il rene al figlio di 2 anni in dialisi. L’intervento è stato eseguito nel Policlinico San Matteo di Pavia utilizzando il robot-chirurgo “Da Vinci”.

Negli interventi tradizionali il rene, staccato dalle sue connessioni, viene estratto praticando un’incisione addominale di circa 7 centimetri. Con questa nuova tecnica, invece, si inserisce il rene all’interno di un sacchetto di plastica protettivo e la sua estrazione avviene attraverso l’apertura naturale rappresentata dalla vagina.

“L’invasività dell’intervento è in questo modo ulteriormente ridotta”, afferma Andrea Pietrabissa, che ha eseguito l’intervento assieme a Massimo Abelli, che ha trapiantato il rene al figlio, e ad Arsenio Spinillo, ginecologo, che ha predisposto la preparazione del campo operatorio in vagina. “In tal modo – ha proseguito Pietrabrissa – l’integrità fisica del donatore viene maggiormente rispettata, con tempi di guarigione prevedibilmente ancora più rapidi”.

Questa tecnica è stata utilizzata per la prima volta al mondo circa un anno fa negli Stati Uniti, nel centro medico dell’università Johns Hopkins di Baltimora, con il quale il San Matteo ha un rapporto di collaborazione.(repubblica.it)

aprile 27, 2010

Rene: trattamento pre-operatorio per ridurre massa tumorale rende meno invasivo l’intervento

Il tumopre al rene in Italia colpisce ogni anno circa quattromila persone ed è difficile da diagnosticare perché, soprattutto nelle prime fasi della malattia, dà pochi segni di sé. Il tumore del rene viene quindi frequentemente individuato in stadio avanzato, quando è molto più difficile da curare. Uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology porta però buone notizie: secondo i ricercatori americani del Lineberger Comprehensive Cancer Center l’uso di sorafenib riesce a ridurre la massa neoplastica e a rendere possibile la chirurgia anche nei casi di carcinomi di grandi dimensioni. Se diagnosticato in fase precoce il carcinoma renale può essere completamente asportato, anche per via laparoscopica, ma poiché si manifesta con sintomi piuttosto vaghi (sangue nelle urine, dolore al fianco, al dorso, all’addome e – solo più tardi – una massa palpabile a livello dell’addome) la malattia viene spesso scoperta quando ha già dato metastasi e le possibilità di guarigione diminuiscono.(liquidarea) http://www.liquidarea.com/