Posts tagged ‘recidiva’

marzo 17, 2013

Tumore al seno: un test genomico che rivela quando la chemioterapia può essere evitata.

La , già in uso in diverse strutture anche in Italia, consente di calcolare il rischio di e individuare dunque le pazienti alle quali può essere evitato il  . Il problema resta il costo: 3mila euro. Ma i medici sono convinti che alla fine la sanità pubblica spenda meno.tumore seno 300x127 Tumore al seno: un test genomico che rivela quando la chemioterapia può essere evitata

Molte donne operate per  al potrebbero risparmiarsi la successiva perché su di loro non darebbe alcun vantaggio aggiuntivo nel rischio di ammalarsi di nuovo, rispetto alla sola terapia. Il punto è: come individuarle? Un nuovo  genomico – già in uso in Italia all’Ist di Genova, al Pascale di Napoli, all’Humanitas ed al San Raffaele a Milano, negli ospedali di Cremona e Grosseto – analizza l’espressione di 21 geni coinvolti nel  mammario, disegnando il profilo molecolare del  e individuando quello con bassa probabilità di recidive o metastatizzazione.

Un aiuto e un orientamento per l’oncologo che può così decidere se – dopo l’intervento chirurgico – procedere con la  – con tutti gli effetti collaterali fisici e psicologici – o fermarsi alla sola terapia  perché è sufficiente. Un passo avanti importante verso una medicina a misura della singola malata.

 Il  – utilizzato già negli Usa, in Canada,Spagna, Francia, Grecia, Irlanda e Gran Bretagna e discusso alla tredicesima conferenza internazionale sul  al  di St. Galles, vicino Zurigo – non è per tutte le donne, ma soltanto per quelle con ormonodipendente e senza metastasi ai linfonodi ascellari. Quindi a uno stadio iniziale dimalattia. “Parliamo di circa due terzi delle quarantamila malate italiane ogni anno – precisa Paolo Pronzato, direttore della divisione di Oncologia medica al San Martino-Ist di Genova– alle quali, come terapia complementare postoperatoria, abbiamo sempre proposto laterapia  o la . Però c’è una bella differenza a proporre la  a una donna che ha basso livello di rischio di una  e a

una che lo ha molto elevato. La prima può permettersi di non farla, alla seconda la consiglio vivamente. Il  – riproducibile – ci dice quali donne sono ad alto rischio, con un punteggio che valuta la percentuale di  e dunque aiuta l’oncologo a selezionare le donne da sottoporre a  e ad evitare quelle inutili. Ovviamente – aggiunge Pronzato – bisogna operare una selezione delle pazienti e in Italia stimo che si potrebbe proporre il  a 7-8000 donne”.

febbraio 25, 2011

Tumore ovarico, i poteri di miR-200c.

Nei casi di tumore ovarico funziona da ‘spia’, perché la sua assenza segnala l’alto rischio di recidiva post terapia. Quando al contrario è presente, la molecola miR-200c ha un ruolo (e potere) diverso: le pazienti con cancro alle ovaie al primo stadio hanno buone e maggiori possibilità di guarigione. Perché miR-200c ostacola la crescita del tumore e quindi le possibilità di recidiva.

  A identificare questa particella di Rna è stato un team italiano dell’Istituto Mario Negri, la cui ricerca – finanziata dalla fondazione Cariplo e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro – è stata pubblicata su Lancet Oncology 1.

Per arrivare all’identificazione di miR-200c, i ricercatori hanno analizzato una classe di molecole di Rna, chiamate micro-Rna. Queste, a differenza delle ‘colleghe’, non producono proteine necessarie all’organismo, ma regolano il funzionamento di altri geni, compresi quelli che determinano la crescita del tumore all’ovaio.

aprile 18, 2010

Il marcatore RNA HOTAIR, in grado di rilevare la presenza di tumori al seno.

È come una spia in grado di rilevare la presenza del tumore. Si chiama Hotair ed è un marcatore genetico che, secondo una ricerca dell’università di Stanford, è in grado di identificare il cancro al seno. Una malattia che colpisce solo nel nostro paese 37mila donne all’anno, quasi una su dieci.

Il marcatore su cui hanno puntato i riflettori gli studiosi di Stanford è un Rna recentemente identificato. “Questo Rna, chiamato Hotair – spiega Howard Chang, professore associato di dermatologia a capo della ricerca e membro dello Stanford Cancer Center – gioca un ruolo molto importante per la salute umana: spinge infatti le cellule del tumore alla formazione di metastasi, peggiorando sensibilmente la prognosi”. Identificare questo marker tumorale, si legge sullo studio pubblicato su Nature, significa quindi identificare le metastasi, la recidiva e la sopravvivenza di circa un terzo delle donne che affette da questa patologia.