Posts tagged ‘recettore’

febbraio 24, 2012

Tumori: importante la permeabilità intestinale

La permeabilita’ potrebbe essere alla radice di alcuni che si formano nel resto del corpo. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato su PLoS One da un gruppo di ricercatori della Thomas Jefferson University.

 

Dalla ricerca emerge che il dell’ormone () – un soppressore gia’ noto presente nel tratto – svolge un ruolo chiave nel rafforzare la e quindi a separare l’ambiente intestino dal resto del corpo. Senza il , la si indebolisce. Il team guidato da Scott Waldman, capo del dipartimento di Farmacologia e Terapia sperimentale presso la Jefferson e direttore del Programma di gastrointestinale al Jefferson Kimmel Cancer Center, ha scoperto in uno studio preclinico che il silenziamento del nei topi compromette l’integrita’ della , permettendo a eventuali agenti cancerogeni di fuoriuscire e danneggiare anche il di tessuti esterni all’intestino. Al contrario, la stimolazione del negli intestini nei topi ha rafforzato la e ha impedito la contaminazione di tali effetti patologici. Mentre era gia’ noto che una debole fosse fonte di numerose malattie, tra cui infiammazioni, asma e allergie alimentari, questo studio fornisce nuove prove circa il fatto che la svolge un ruolo nella integrita’ dell’intestino.

dicembre 28, 2010

Smascherato il gene del raptus: nei maschi l’alcol lo accende.

Scatta nei maschi sotto l’influsso dell’alcol l’interruttore genetico del raptus identificato da un team internazionale guidato dai National Institutes of Health (Nih) americani, che ha ‘setacciato’ il Dna di alcuni cittadini finlandesi colpevoli di crimini violenti non premeditati. La ricerca è pubblicata su ‘Nature’ e anche se, a detta degli stessi autori, la scoperta non basta da sola a spiegare tutta la gamma dei possibili comportamenti dettati da impulsi incontrollati, aiuta comunque a far luce sulle azioni violente spesso commesse da chi ha esagerato con l’alcol, aprendo la strada all’eventuale definizione di strategie diagnostiche e terapeutiche. La mutazione nel mirino riguarda il gene HTR2B, che regola la produzione di un recettore cerebrale della serotonina.

“L’impulsività è un fattore coinvolto in numerosi comportamenti patologici, dall’aggressività verso gli altri, al suicidio, alla dipendenza”, sottolinea David Goldman, coordinatore dell’equipe di ricerca, a capo del Laboratorio di neurogenetica dell’Istituto nazionale sull’alcolismo e l’abuso di alcol degli Nih. Ma l’impulsività, precisa l’esperto, “è anche un tratto caratteriale vantaggioso in tutti i casi in cui bisogna prendere una decisione rapida, o quando può convenire assumersi un rischio”.

dicembre 20, 2010

Hiv, lo strano caso di Timothy Ray Brown.

 

Una notizia da prendere con le pinze si sta diffondendo in questi giorni. Arriva da Berlino e riguarda Timothy Ray Brown, un paziente malato di leucemia e affetto da Hiv. I suoi medici (Gero Hütter, Eckhard Thiel e Thomas Schneider dello Charité Universitätsmedizin Berlin) sono convinti di averlo, inavvertitamente, liberato dal virus.

La storia è questa. Il paziente è un cittadino statunitense che risiede nella città tedesca; ha ricevuto un trapianto di midollo osseo – il trattamento previsto per la leucemia – nel 2007; prima del trapianto, era stato sottoposto, come si fa di prassi, a chemioterapia e radioterapia; il suo sistema immunitario era quindi compromesso. In più, ha assunto farmaciimmuno-soppressori per evitare che il suo corpo rigettasse le cellule staminali del donatore. Stando a quando riportato dai medici che lo hanno avuto in cura, però, è accaduta una cosa insperata: in seguito al trapianto, dell’Hiv non vi era più traccia. Ancora oggi, a 38 mesi dall’operazione, la situazione sarebbe stabile.

La spiegazione si troverebbe nel dna del donatore. Nelle cellule utilizzate è stata infatti  trovata una mutazione (presente in appena l’1% della popolazione caucasica dell’Europa del Nord e dell’Ovest) che porta le cellule stesse a non produrre una proteina, chiamata recettore CCR5. Questo recettore sembra essere fondamentale per i primi stadi dell’infezione del virus. In effetti, le persone che portano questa mutazione sono in parte immuni all’Hiv.

Le cellule trapiantate avrebbero anche distrutto, in qualche modo, le poche immunitarie del paziente sopravvissute ai trattamenti, e ancora infette.

ottobre 21, 2010

La componente genetica nel consumo cronico di alcol.

I risultati dello studio potrebbero spiegare la parte innata della suscettibilità a comportamenti di abuso di alcol e di altre sostanze

Molti studi in passato hanno suggerito la possibilità che dietro alla suscettibilità a comportamenti di abuso di alcol e di altre sostanze vi sia una predisposizione genetica alla dipendenza. Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Alcoholism Clinical Experimental Research fornisce l’evidenza diretta grazie alla sperimentazione effettuata sui topi.

Lo studio del Brookhaven National Laboratory del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti ha infatti preso in considerazione due ceppi differenti di animali, uno mancante del gene che codifica per il recettore per la dopamina denominato D2, e uno normale, analizzando la diversa risposta al consumo di alcol a lungo termine

settembre 10, 2010

L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma arruola pazienti in un avanzato studio clinico per trattamento del carcinoma della prostata.

Sotto la direzione del Dr. Cora Sternberge, responsabile del DIpartimento di Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, si è aperto l’arruolamento in uno studio clinico di Fase 3 di pazienti affetti da carcinoma della prostata. Lo studio si pone come obiettivo quello di valutare l’efficacia e la sicurezza di un innovativo farmaco per il trattamento di forme avanzate di carcinoma della prostata ed in particolare del carcinoma prostatico resistente alla castrazione (CRPC). I pazienti affetti dal tumore e che hanno già subito un trattamento chemioterapico interessati all’arruolamento possono chiamare l’ufficio di coordinamento al numero 06 5870 4356 per ricevere maggiori informazioni

agosto 19, 2010

Il peperoncino regolarizza la pressione sanguigna.

   

Tra le tradizionali doti attribuite al peperoncino piccante, quella secondo cui contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna ora e’ stata ‘toccata con mano’. Un gruppo di ricercatori della cinese Third Military Medical University ha scoperto che la ‘capsaicina’, la sostanza che fa piccare il peperoncino, ha anche la capacita’ di rilassare i vasi sanguigni. E, questa la novita’ rispetto ad analoghi studi passati, per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori sono andati a verificare gli effetti della sostanza direttamente sulle cavie.
La ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Cell Metabolism’, descrive come le cavie ‘ipertese’ siano state alimentate con una dieta ricca di capsaicina e conferma che come la loro pressione sanguigna sia scesa. Secondo i ricercatori cinesi, la ‘capsaicina’ agisce attivando un canale recettore che si trova nel rivestimento dei vasi sanguigni. Questo porta a un aumento della produzione di ossido nitrico, una molecola gassosa nota per proteggere i vasi sanguigni dalle infiammazioni e dalle disfunzioni. Tuttavia occorreranno ulteriori studi per vedere quanti peperoncini si dovrebbero mangiare ogni giorno per scatenare un effetto positivo sul corpo.(liquidarea)
maggio 22, 2010

Epatocarcinoma: perche’ gli uomini sono piu’ esposti.

In un modello murino dell’epatocarcinoma indotto dall’epatite, la ricerca ha mostrato come il silenziamento dell’AR sia in grado di sopprimere il tumore

I dati epidemiologici del mondo occidentale mostrano che il tumore del fegato colpisce con maggiore prevalenza i soggetti maschi. Ora una ricerca svolta presso l’Università di Rochester sembra aver individuato la ragione di tale fenomeno, almeno in parte, nel recettore per gli androgeni, più attivo negli uomini, e nel suo legame con il virus dell’epatite. B.

Il cancro primario del fegato è il quinto tumore più comune nel genere maschile e spesso è dovuto all’infezione da epatite B. Altri studi hanno individuato quali fattori di rischio l’età, il fumo e l’abuso di alcol e sigarette, ma questi studi epidemiologici non hanno mai individuato il meccanismo cellulare all’a base dell’insorgenza della malattia e perché gli uomini vi siano più suscettibili.

aprile 15, 2010

Tumori del seno: test molecolari per capire quali caratteristiche e cure.

E’ la personalizzazione della terapia la strategia-chiave nella lotta al tumore al seno. Almeno per 10 mila delle 38 mila donne che si ammalano ogni anno: positive al recettore HER2, possono essere salvate grazie a un farmaco mirato, un anticorpo chiamato trastuzumab, che ha gia’ consentito di ridurre la loro mortalita’ del 30% circa.
E’ quanto emerso in occasione della Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) che si e’ aperta oggi a Catania.
”Le caratteristiche biologiche del tumore – spiegano gli oncologi – sono la chiave per ‘disinnescarlo’: l’esempio del recettore HER2 dimostra come un test di laboratorio sia riuscito a cambiare la storia naturale del cancro del seno”.
Tuttavia, a 10 anni dall’introduzione del test nella pratica clinica, il margine di errore di interpretazione resta del 20%. ”Le ragioni principali – spiega Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia del Policlinico di Modena e Reggio Emilia – sono organizzative. E’ fondamentale, ad esempio, che la ricerca venga eseguita subito dopo il prelievo del campione, per evitare che si deteriori. Indispensabile la competenza del personale ma anche la frequenza con cui si esegue l’esame, e servono procedure di verifica della qualita’ del test che, inoltre, va ripetuto nel tempo”.
Il test HER2, sottolinea l’AIOM, puo’ fare da apripista per altri tumori, esprimendosi anche in altri organi. Fondamentale, secondo Carmelo Iacono, presidente dell’AIOM, e’ inoltre ”ripensare l’intero sistema assistenziale per adeguarsi ai progressi terapeutici. In primo luogo, con un piu’ stretto link fra laboratorio e reparto. AIOM gia’ si e’ mossa, prima in Europa, nel definire una collaborazione strutturata con i patologi, con l’obiettivo di ottenere diagnosi sempre piu’ rapide ed accurate”
marzo 15, 2010

Il sole: il piu’ grande stimolatore del sistema immunitario

Le cellule T (timo) sono la difesa dell’organismo umano contro le infezioni. Individuando e distruggendo i patogeni esterni, queste cellule ci aiutano a rimanere sani. Una nuova ricerca svolta in Danimarca rivela che le cellule T necessitano di dosi fisiologiche di vitamina D nel sangue per poter essere attive e compiere il proprio ruolo di difesa in modo adeguato. Le cellule T sono un tipo di leucociti che rivestono un ruolo centrale nel sistema immunitario. Per poter trovare, reagire e combattere le varie infezioni dell’organismo, le cellule T devono trasformarsi, da dormienti e innocue, in cellule attive in grado di uccidere virus e batteri spesso anche pericolosi.

Gli  scienziati dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, hanno scoperto che la vitamina D è fondamentale per la funzionalità delle cellule T. In assenza di fonti sufficienti di questa vitamina nel sangue – dicono i ricercatori – le cellule rimangono dormienti e sono quindi incapaci di “attivarsi” per combattere gli agenti patogeni esterni.

La luce del sole è una fonte di vitamina D naturale (e anche la più ovvia), spesso presente come sottoprodotto naturale dell’esposizione della pelle al sole. Pochissimi alimenti contengono quantità elevate di questa vitamina. Tra le fonti migliori ci sono i pesci grassi, come ad esempio il salmone, il tonno e lo sgombro, mentre piccole quantità di vitamina D si possono trovare nel formaggio, nel latte e nel tuorlo d’uovo. Sebbene gli esperti raccomandino una dose giornaliera compresa tra i 25 e i 50 microgrammi di vitamina D, non esistono studi esaustivi per determinarne la quantità ottimale.

Per maggiori informazioni, visitare:

Nature Immunology:
http://www.nature.com/ni/index.html

Università di Copenaghen:
http://www.ku.dk/