Posts tagged ‘recessione’

febbraio 20, 2014

Obama, Abe, Roosevelt: ecco perché aumentare i salari combatte la recessione.

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Riprendendo la lezione della Grande Depressione, Obama e Shinzo Abe cercano di innalzare la domanda aggregata e l’inflazione attraverso l’incremento dei salari. Ecco perché può funzionare.

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gennaio 13, 2014

Ora a Draghi farebbe piacere un po’ di inflazione.

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A preoccupare Draghi non sono solamente la recessione dei paesi mediterranei e la deflazione greca: le politiche monetarie espansive non hanno dato risultati sulla ripresa dell’occupazione

di Nicolò Cavalli da Thinging pagina99

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dicembre 4, 2013

Una crisi di lunga durata.

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di Nicola Melloni*

La crisi non è finita, lo sappiamo bene in Italia con l’economia in recessione e la disoccupazione in aumento. Il resto dell’Europa meridionale non è messa molto meglio mentre Germania e Stati Uniti sembrano essere usciti dal momento peggiore, almeno se si guardano gli indicatori macroeconomici più classici, come crescita e disoccupazione.

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ottobre 31, 2013

Senza il Mezzogiorno anche il Nord declina.

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di Daniela Palma e Guido Iodice da Left del 26 ottobre 2013

Che la caccia alle streghe sia la grande interprete dei periodi più bui, non è una novità. Non meraviglia, quindi, che nello svolgersi di una recessione economica che vede l’Italia tra i paesi più colpiti in Europa – con gli sprechi additati quale causa della crisi stessa – il Meridione torni ad essere impietosamente processato. Continua a leggere »

febbraio 1, 2013

Messaggi di stile magioso alla magistratura.

Berlusconi Mediaset

E’ iniziata come una conferenza stampa dedicata ai temi europei dal ruolo della Germania alle politiche di austerità della Ue, è finita con un attacco frontale alla magistratura italiana: “Una patologia – l’ha definita il Cavaliere – di cui ci occuperemo una volta al governo”. Un attacco durissimo diretto contro i magistrati dopo che in mattinata durante il dibattimento del processo Mediaset, in cui lui è imputato, i giudici della corte d’appello di Milano avevano rigettato la richiesta di legittimo impedimento.

luglio 17, 2012

Il capoclasse ci toglie anche le feste comandate.

Ci aveva già provato Silvio, ma a differenza del governo Berlusconi, che aveva deciso di accanirsi sulle festività laiche (1 maggio, 25 aprile, 2 giugno), il governo Monti è molto più “democratico” e bipartisan: via tutte le festività minori, anche quelle religiose.
E così a breve diremo addio all’Immacolata Concezione dell’8 dicembre e non solo: dopo 1187 anni dalla proclamazione da parte di Papa Gregorio IV del 1 novembre 2012 come festa di Ognissanti, doveva arrivare Mario Monti per chiudere definitivamente anche questa sacra celebrazione.
“Basta feste: c’è bisogno di rilanciare l’economia” commentano oggi fonti vicine al premier sul quotidiano filogovernativo “La Repubblica”.
Ma il rischio è l’effetto recessivo, altrochè il rilancio dell’economia: basti pensare agli operatori turistici, che sui ponti festivi riuscivano a barcamenarsi qualcosa oltre ai flussi stagionalizzati di un turismo sempre più esiguo. Non girano i soldi e chiudono le imprese: e andiamo sempre più a fondo.
Non resta che affidarci alla Immacolata Concezione.
aprile 27, 2012

Noam Chomsky: Occupy Points to a “Different Way of Living”

Noam ChomskyNoam Chomsky. (Photo: Jean-Baptiste LABRUNE / Flickr)

Noam Chomsky is uniquely skilled to provide context to the Occupy movement and encourage its growth into new stages of energetic initiatives. Get your copy of his new 128-page book, “Occupy,”with a minimum donation of $25 – or a monthly donation of $15 – to Truthout. You can order it here now, just released.

Noam Chomsky has seen a lot of social movements. He cut his teeth on the civil rights and anti-war movements of the 1960s and 1970s. He participated in the anti-intervention struggles of the 1980s as well as in the World Social Forums that began in the 1990s. Now in his 80s, Chomsky has hardly slowed down with his schedule of writing and speaking and agitating. And he is certainly not one to watch the new Occupy movement from the sidelines.

The latest publication from the new Occupied Media Pamphlet Series brings together several of Chomsky’s intersections with the Occupy movement. There’s a lecture he gave at Occupy Boston in October 2011, an interview in January 2012 with a student about the meaning of Occupy, a conference call with hundreds of Occupiers later that same month, a subsequent speech on “occupying foreign policy” at the University of Maryland, and a brief tribute to his friend and co-agitator Howard Zinn.

Having spent so much time thinking about and engaging with social movements, Chomsky is both optimistic about the energy of Occupy and realistic about the challenges it faces. He appreciates the “just do it” ethos and embraces its radical approach to participatory democracy. But he reminds his audiences that all social movements reach further than they can grasp. The influence of money on U.S. politics, the huge weight of the military-industrial complex, the rapaciousness of financial speculation: these are forces not easily dislodged by people gathering together in public spaces and voicing their opinions. And yet, as Chomsky points out, the mostly non-violent, non-funded, and non-partisan set of actions radiating out from Zuccotti Park in Manhattan managed to change the national discussion about economic inequality.

This inequality, he argues, is the result of a 30-year-long class war that has hollowed out the middle class and put great pressure on the poor in the United States. The neoliberal push for privatization and lower trade barriers has carried that war to every corner of the globe. The Occupy movement is pushing back against the actors, the actions, and most importantly the consequences of this class warfare. Not surprisingly, given the vested interests being challenged, the pushback of the 99 percent has generated pushback in turn from the 1 percent.

What makes Chomsky’s perspective so interesting, aside from the wealth of his political experience, is the range of his interests. He draws from examples around the world to demonstrate his points. When talking about community-based media, for instance, he describes a scene from a Brazilian slum where media professionals set up a truck in a public square – to show skits and plays written by people in the community – and then walked around to interview people for their reactions. Why can’t we do something similar in the United States, Chomsky wonders.

It’s a big agenda that Occupy has identified, nothing less than a complete renewal of U.S. society and the U.S. role in the world. Chomsky sees not only the radical agenda but also the radical practice of the Occupiers. “Part of what functioning, free communities like the Occupy communities can be working for and spreading to others is just a different way of living, which is not based on maximizing consumer goods, but on maximizing values that are important for life,” he concludes in this valuable set of remarks and interviews.

aprile 26, 2012

Nearly half of Americans say economy in recession or depression.

Nearly half of Americans say economy in recession or depression

Nearly half of Americans, 46%, say the economy is in either a recession or a depression while an additional 13% say it is slowing down. Forty percent of Americans believe the U.S. economy is growing.

Negative perceptions of the economy were already the dominant view in January 2008. These become significantly worse in September 2008 — after the start of the global financial crisis — when many more America…Visualizza altro

dicembre 28, 2011

GRECIA ALLA FAME: BAMBINI DENUTRITI SVENGONO IN CLASSE.

Una persona su quattro vive sotto la soglia di povertà

Foto CC di Daquella manera

di Nadine Federici

La Grecia è in piena recessione: povertà, lotta quotidiana per la sopravvivenza e disperazione. Secondo i dati della Confederazione nazionale del commercio ellenico le famiglie greche stanno vivendo una situazione che appena qualche mese fa sembrava impensabile: ben nove greci su dieci hanno abolito le spese per il vestiario e per le calzature, otto su dieci le spese per i divertimenti e addirittura un cittadino su quattro dichiara che gli non bastano i soldi per l’acquisto di generi di prima necessità. Soltanto un greco su quattro cerca di risparmiare per paura della situazione economica incerta. Mentre sempre un cittadino su quattro vive al di sotto della soglia di povertà, uno al limite della stessa soglia e due su quattro fanno ricorso ai loro risparmi per vivere. In ogni caso, secondo la Confederazione, ciò significa che sul mercato manca la liquidità che può condure alla sparizione della piccola e media imprenditoria.

dicembre 27, 2011

Consumi, redditi e investimenti ecco gli effetti della recessione.

Consumi, redditi e investimenti ecco gli effetti della recessione È RECESSIONE: lo ha detto la Confindustria, lo ha predetto l’Abi. Manca solo il “sì” definito dell’Istat che, pur parlando di un Pil in declino, non ha ancora pronunciato “l’orrido” vocabolo per il semplice motivo che – ad essere precisi – per definire una recessione bisogna certificare un arretramento economico per sei mesi di fila.

I primi tre sono già ufficiali: nel periodo luglio-agosto-settembre – segnala l’istituto di statistica – il Pil è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente: non accadeva dalla fine del 2009. Ma tutto lascia pensare che non sia finita qui. Ne è sicura la Confindustria, che stima per il 2012 un prodotto interno lordo in calo dell’1,6 per cento (“ma la caduta potrebbe essere peggiore” ha detto la Marcegaglia).