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novembre 9, 2010

A Brescia cariche, appelli e arresti tensione per gli immigrati sulla gru.

I sei extracomunitari che chiedono di essere regolarizzati continuano comunque la protesta sulla gruIncidenti e scontri con la polizia a più riprese nel corso della mattinata: nervi tesissimi sotto il cantiere  

Nella luce dell’alba i sei sulla gru – le gambe a penzoloni nel cielo scuro di Brescia, alle spalle le montagne della Val Trompia – sembrano la copia padana di “Lunch atop a Skyscraper”, la celebre foto degli operai newyorkesi che nel 1932 mangiano la schisceta sospesi su una trave in cima al Rockefeller center allora in costruzione. Ma diciassette minuti dopo le sei, l’immagine che offre piazzale Cesare Battisti è molto meno allegorica: poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa fendono il gruppo di manifestanti – a quest’ora appena una cinquantina, più tardi saranno molti di più – che da otto giorni portano la loro solidarietà ai sei migranti arroccati per protesta a 35 metri d’altezza, sul braccio meccanico di una gru del colosso Astaldi, nel punto più pericoloso del cantiere della nuova stazione della metropolitana.  

Volano manganellate, spintoni. I sei, che chiedono di essere regolarizzati e dicono di essere pronti a tutto e hanno dormito anche stanotte a turno nella cabina di comando del pilone d’acciaio, da lassù prima stanno a guardare: poi lanciano bulloni e bottiglie come già hanno fatto contro i vigili del fuoco che volevano montare una rete di salvataggio anticaduta. “Lotta dura senza paura – siamo tutti sulla gru”, recita lo striscione giallo e rosso issato sul gigante che si staglia sopra i tetti delle case. 

Il quartiere di San Firmino, centro storico, accanto al Carmine, è blindato, e sarà così tutto il giorno. Gli agenti hanno ricevuto l’ordine di sciogliere il presidio dei militanti, associazione Diritti per tutti, Cgil, Cobas, centri sociali, molti immigrati. È la prima di quattro cariche di alleggerimento: l’ultima scatta alle 10.57, dopo che un prete, padre Mario Toffari, aveva riprovato a mediare a nome della diocesi con gli autori della protesta. Pakistani, egiziani, indiani, un senegalese, hanno tra i 25 e i 35 anni.