Posts tagged ‘provenzano’

giugno 8, 2012

E questa la chiamano fede.

gotti tedeschi interna interna nuova

 

Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato – come polizza sulla vita – un memoriale sui i segreti dello IOR. L’ex presidente della cosiddetta banca vaticana, dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, con una postilla a voce: “Se mi ammazzano, qui dentro c’è la ragione della mia morte”. Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dagli uomini del capitano Pietro Raiola Pescarini, il comandante del Nucleo Operativo del NOE, quando i Carabinieri dell’ambiente hanno perquisito l’abitazione di Gotti su delega della Procura di Napoli. Proprio per approfondire il contenuto del dossier sullo IOR ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pm, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry J. Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza l’ex presidente dello IOR, visibilmente impressionato dalle informazioni raccolte dagli investigatori, anche grazie alle intercettazioni.

Come cattolico mi sento tradito d questi porci che stanno in Vaticano.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-memoriale-choc-di-gotti-tedeschi-se-mi-ammazzano-cercate-queste-carte/255566/

aprile 27, 2011

Ingroia il nemico pubblico n.1

Lo indicano come il persecutore di Berlusconi, il magistrato che si ostina a inseguire favolette mediatiche come la trattativa mafia-Stato, il procuratore populista che arringa da un palco centinaia di migliaia di persone, parlando della “controriforma della giustizia” progettata dal governo. Con la scusa del falso di Ciancimino, da più parti nel Pdl e tra i giornalisti vicini al premier, si levano le voci contro Antonio Ingroia. Obiettivo: bloccare le inchieste che coinvolgono il Capo (e non solo lui). Qualche esempio della strategia mediatica? Giuliano Ferrara chiede la condanna di Ingroia a dieci anni di carcere per “attentato a organi costituzionali”. Il senatore Luigi Compagna vuole una commissione d’inchiesta sulla gestione dei pentiti. Maurizio Gasparri sollecita la Procura di Palermo a spogliarsi dell’inchiesta sulla trattativa mafia-Stato. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, vuole un intervento del Csm sul procuratore aggiunto di Palermo. Per Sgarbi i pm continuano a tutelare Ciancimino, icona dell’antimafia”. E dal randello mediatico all’iniziativa parlamentare il passo è breve

gennaio 22, 2011

Il senatore Cuffaro va in carcere.

Toto vasa vasa non festeggia più. Niente cannoli per l’ex presidente della Regione Sicilia che tre anni fa, quando in primo grado era stato condannato a “soli” cinque anni, aveva radunato gli amici per gioire della leggerezza della pena. In appello, però, i giudici avevano stabilito che le notizie sulle indagini fornite dall’ex governatore al prestanome di Cosa nostra Michele Aiello e al boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, avevano lo scopo di favorire gli interessi della mafia. E così, la pena era salita a sette anni. Questa mattina, la corte di Cassazione ha confermato. Cuffaro è un politico amico dei boss. Tra pochi giorni entrerà in carcere, anche se il senatore eletto con l’Udc e oggi passato al Pid, un partitino alleato di Silvio Berlusconi, tenterà di ottenere il deferimento della pena. Ma su Toto’ vasa vasa incombe anche un altro processo. Per lui l’accusa ha già chiesto una condanna a dieci anni per concorso esterno. Come dire, per vent’anni chi ha deciso le sorti della politica siciliana è stato Bernardo Provenzano.

settembre 19, 2010

I rapporti fra Ciancimino e Berlusconi. Speriamo che sia la volta buona.

  “SIAMO FIGLI DELLA STESSA LUPA”
Ecco l’appunto di Vito Ciancimino sulle origini delle fortune di B. Il sindaco condannato per mafia lamenta una disparità di trattamento rispetto al futuro premier. E ricostruisce i rapporti con Dell’Utri

Fa impressione leggere questo documento che accomuna il sindaco di Corleone, il senatore palermitano e – indirettamente – il premier sotto le mammelle dello stesso sistema politico-mafioso. Se il documento pubblicato dal Fatto Quotidiano sarà attribuito dai periti a ‍Vito Ciancimino, come sostiene la sua famiglia, la frase “siamo figli della stessa lupa” entrerà nella storia dei rapporti tra mafia, politica e imprenditoria. A consegnarlo ai magistrati è stata Epifania Scardino, vedova di don Vito. La donna ha anche prodotto decine di fogli scritti a macchina e in parte annotati con una calligrafia che appare identica a quella di suo marito. Nelle carte il consigliori di Bernardo Provenzano ricostruisce i suoi rapporti imprenditoriali con Dell’Utri e Berlusconi e si scaglia contro i magistrati. Don Vito è furioso perché è stato condannato, mentre Marcello Dell’Utri veniva prosciolto e Silvio Berlusconi faceva carriera dopo essere stato addirittura nominato Cavaliere. Secondo il figlio di Ciancimino, Massimo, i documenti risalgono al 1989. Adesso a studiarli è la polizia Scientifica. ‍Vito Ciancimino racconta di avere investito denaro nelle imprese di Berlusconi, assieme ad altri imprenditori poi condannati per mafia, ricavandone molti miliardi di vecchie lire. Adesso si attendono i risultati delle analisi. I pm hanno chiesto alla polizia di fare presto. Se arrivassero i riscontri il premier rischierebbe di finire di nuovo sotto inchiesta. (Il fatto quotidiano)   

agosto 28, 2010

Schifani presunto mediatore fra la mafia e Berlusconi.

Ci fu un tempo in cui il senatore Renato Schifani non si occupava di politica. Faceva l’avvocato, civilista, e in questo ruolo agganciò spregiudicate conoscenze con uomini vicini a Cosa nostra. Erano i tempi in cui esibiva con orgoglio l’ormai mitico riporto in testa. Anni Ottanta, inizi dei Novanta. Epoca in cui l’allora intraprendente legale, che da lì a poco sarà eletto nel collegio siciliano di Altofonte-Corleone, avrebbe ricoperto un ruolo di prestigio, mediando i rapporti tra i fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, e il duo Berlusconi-Dell’Utri. La notizia viene riportata sul numero dell’Espresso in edicola domani. A firmare l’articolo è Lirio Abbate, ex cronista dell’Ansa che l’11 aprile 2006 fu il primo a dare la notizia dell’arresto di Bernardo Provenzano. Si parla di “ombre inquietanti” che emergono dal passato. Di “spettri” ripescati dentro a trent’anni di storia di un uomo che ha girato i tribunali di mezza Italia difendendo i patrimoni dei boss mafiosi.

Ombre e sospetti riportati a galla dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L’ex killer di Brancaccio, scrive l’Espresso, l’ottobre scorso davanti ai giudici di Firenze avrebbe parlato proprio di questo. Frasi messe subito a verbale e girate, per competenza, alla procura di Palermo. Documento top secret. Ma solo a metà. Una parte di queste pagine (le meno compromettenti) sono state messe agli atti del processo al senatore Marcello Dell’Utri (condannato a sette anni per concorso esterno).La trinagolazione Graviano-Schifani- Berlusconi, a quanto scrive l’Espresso, parte, poi, da molto lontanto. Dagli anni Ottanta. Periodo in cui il presidente del Senato tra i suoi assistiti aveva Giovanni Bontate, fratello di Stefano Bontate, il principe di Villagrazia ucciso a Palermo nel 1981 e che poco prima di morire era salito a Milano per investire 20 miliardi di lire. Denaro dei clan, di cui però si sono perse le tracce. E sotto la Madonnina, stando alla fonte anonima citata dal settimanale, Schifani ci veniva già a metà degli anni Ottanta per fare visita a Dell’Utri e al premier. Incontri cordiali in cui Berlusconi aveva il vezzo di chiamarlo “contabile”. Chissà perché?(il fatto quotidiano)

febbraio 19, 2010

Sette domande al Primo Ministro italiano, Signor Silvio Berlusconi

 

 

Al Primo Ministro della Repubblica Italiana sono state rivolte dieci domande circa le sue relazioni con una ragazza minorenne invitata più volte anche a cene ufficiali. Fino ad ora si è rifiutato di rispondere. Si potrebbe fare uno sconto al Signor Silvio Berlusconi, chiedendogli di rispondere a sette domande, secondo noi molto più importanti.

Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?

 Premessa: La Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni ’70 di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord – Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.

  • 1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?
    2) Sempre intorno agli anni ’70 il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitre holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?
     3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitre “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, ed altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitre holding di parrucchiere, che non furono trovate ad una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitre Holding italiane, sono la stessa cosa?
     4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?
     5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3’500 metri quadri, 147 stanze, una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire (250’000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni. (125’000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?
    6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitre Holding verranno da lei intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?
    7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano?

 Veda, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.