Posts tagged ‘protezione civile’

aprile 24, 2020

Coronavirus: +420 vittime in un giorno, aumentano i guariti, diminuiscono i contagi e le terapie intensive

In Lombardia in aumento dei contagi a Milano

Continua, per il quinto giorno consecutivo il calo dei malati di in Italia. Sono 106.527 gli attualmente positivi, 321 in meno di ieri. Sono salite a 25.969 le vittime per coronavirus in Italia, con un incremento di 420 in un giorno. Ieri l’aumento era stato di 464. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Superano le 60mila le persone guarite dal coronavirus in Italia. Ad oggi sono 60.498, con un incremento rispetto a ieri di 2.992. L’aumento ieri era stato di 3.033.

Prosegue ancora il trend in calo dei ricoveri in terapia intensiva per coronavirus. Ad oggi sono 2.173, 94 in meno rispetto a ieri. Di questi, 756 sono in Lombardia, 34 in meno rispetto a ieri. Dei 106.527 malati complessivi, 22.068 sono ricoverati con sintomi, 803 in meno rispetto a ieri e 82.286 sono quelli in isolamento domiciliare.

Sono nuovamente aumentati i contagi nella città metropolitana di Milano dove si registrano in totale 17.689 positivi con un aumento di 412 nuovi casi, di cui 246 nella sola Milano città. Ieri c’erano stati 277 nuovi casi in provincia e 105 nel capoluogo lombardo. Sono i dati resi noti dalla Regione Lombardia.

Sono 1091 i nuovi positivi in Lombardia per un totale di 71.256 secondo i dati forniti dalla Regione. In calo i decessi che sono 166 (ieri 200) per un totale di 13.106. I posti in terapia intensiva sono calati di 34 unità a quota 756 e i ricoveri sono scesi di 401 per un totale di 8.791. I dimessi sono 1.162 (totale 45.382). I tamponi effettuati sono 11.583.

aprile 23, 2020

Coronavirus Italia: la notizia che fa sperare per la prima volta

 Violetta Silvestri

Coronavirus Italia: la notizia che fa sperare per la prima volta

Coronavirus in Italia: quali novità dal bollettino di oggi, 23 aprile? I numeri appena annunciati dalla Protezione Civile sono rincuoranti rispetto agli altri giorni.

Il Paese aspetta con ansia l’allentamento delle misure restrittive che daranno il via alla tanto attesa Fase 2. Mentre non sono ancora chiare date e modalità della, seppure prudente, ripartenza, i dati aggiornati su contagidecessi e guarigioni cominciano a fornire segni di speranza.

Nello specifico, la Protezione Civile ha comunicato una notizia che desta ottimismo più del solito: riguarda il rapporto tra guariti e contagiati. Cosa è successo di nuovo in Italia sul fronte coronavirus?

Numeri sul coronavirus in Italia: perché c’è cauto ottimismo?

L’ottimismo è prudente, ma c’è e lo ha affermato proprio Borrelli nella conferenza stampa sugli aggiornamenti riguardanti il virus in Italia.

Oggi, 23 aprile, si segnalano 2.646 nuovi contagi (ieri erano 3.370), per un totale di 106.848 persone attualmente positive (851 in meno rispetto al 22 aprile). I decessi giornalieri sono 464 (+27 in 24 ore) e in totale sono morte 25.549 persone per COVID-19.

La notizia positiva è riferita ai guariti: sono 3.033 quelli registrati oggi, che sommati agli altri portano le persone non più affette da coronavirus e in buona salute a 57.576.

Il record della giornata sta in questi ultimi numeri: per la prima volta da quando è iniziata l’epidemia in Italia i guariti superano i contagiati.

Il commento di Borrelli è stato esplicitamente ottimista: “i numeri sono particolarmente confortanti: il numero di dimessi e guariti supera il numero di nuovi casi nel Paese”

Anche il presidente del Consiglio Superiore di SanitàFranco Locatelli ha voluto offrire uno scenario che fa ben sperare:

“Oggi è il quarto giorno consecutivo in cui il numero di soggetti positivi è in calo ed è rimarchevole. A far corso dal 5 di aprile, con la sola eccezione di una giornata, c’è stata una riduzione del numero di pazienti ricoverati e a far corso dal 3 di aprile costantemente ogni giorno c’è stata una riduzione del numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva.”

La prudenza, però, resta la parola d’ordine. Per questo, Locatelli ha voluto sottolineare che in questo momento e nella Fase 2 l’apertura delle scuole sarebbe rischiosa. Così come ha appoggiato Conte sulla cautela a maggio: non potrà esserci il “libera tutti”.

aprile 13, 2020

DA LOMBARDO MI VERGOGNO DELLA LOMBARDIA

 fonte: Gli stati generali.

 

Ah, il Covid-19 che rivoluzioni sta portando! Nelle nostre vite, nelle nostre coscienze e nelle nostre prospettive.

Ma il Covid-19 sta distruggendo anche miti, o luoghi comuni, che sino a oggi parevano intoccabili. Uno tra questi era un certo mito della cosiddetta “eccellenza lombarda”. In tanti campi, questo mito brillava ma in un settore era fulgido: in Lombardia la sanità era l’eccellenza delle eccellenze.

Ecco, il Covid-19 ha frantumato in poco più di un mese questa convinzione che ci avevano instillato – a noi lombardi – in oltre venti anni di destra imperante in questa Regione. Dalla sanità pubblica messa in concorrenza a quella privata dell’era Formigoniana (che, a dire il vero, conservava una certa competenza nelle tecnostrutture regionali), sino allo smantellamento della medicina di base – o di territorio – concretizzata dalle fasi leghiste di governo della Regione.

Il disastro umanitario e sociopolitico che si sta consumando in Lombardia è ormai sotto agli occhi di tutti: in sostanza la metà di tutte le criticità italiane connesse al Covid-19 – dai positivi ai ricoveri, dalle terapie intensive alle morti – sono in Lombardia. Molti hanno scritto e tanto è stato detto. Immagino che molto ancora si dirà e si scriverà.

Ma questa sera, udita l’ennesima conferenza stampa dell’assessore Gallera, ho provato un moto di ribellione.

Perché mi sono vergognato di sentire, ancora una volta, questo assessore che con fare da piazzista mescola brani di bieca propaganda emotiva da strapaese – facendo ascoltare le voci di nonni guariti dai malanni del virus – con l’enunciazione di dati senza dare nessuna, seria, motivazione qualitativa ma limitandosi solo a dire che a” Milano va troppa gente in giro, che nei cortili c’è troppa gente e che bisogna stare a casa”.

Ma perché non spiega per una dannata volta, questo assessore, da dove arrivano i nuovi positivi di ogni giorno? Lo avrà qualche dato sì o no? Saranno ospiti di Rsa, lavoratori di Rsa, operatori sociosanitari o bambini che giocano a pallone in cortile? Non è che con il dito si indica il povero cristo in cortile per non farci vedere il cielo di questa disfatta che sta in ben altri ambiti?

Ce l’hanno, questi signori, uno straccio di idea su una misera strategia che vada oltre quella del dire “state tutti a casa” , oppure siamo condannati a morire d’inedia per la loro inettitudine? Perché Zaia – dopo le fregnacce sui topi vivi ingollati dai cinesi e su polemicucce con il Governo – si è messo di buzzo buono e ha dato, grazie all’aiuto di esperti veri (vedi Crisanti), una strategia alla sua Regione e noi, ahinoi, abbiamo ancora una specie di imbonitore in tivù ogni sera e un altro che – come un bambino bizzoso – non sa fare altro che emettere ordinanze differenti rispetto al Governo?

Perché se in Veneto si son fatti consigliare da un virologo di chiara fama noi, in Lombardia, abbiamo chiamato un vecchio e passato ex capo della Protezione Civile – che tra l’altro si è ammalato di Covid-19 ed è scomparso dalla scena – per fare un ospedale in stile cinese che è vuoto come le linee strategiche di Regione Lombardia?

Se fossi un italiano di qualsiasi altra regione mi incazzerei come una bestia con “i lombardi”; perché di fatto la Lombardia – senza una strategia nel momento dell’emergenza e senza un altro straccio di strategia (se non quella delle televendite di illusioni nelle conferenze stampa) per il dopo – sta inchiodando il Paese. Se non ci fosse il disastro lombardo staremmo probabilmente tutti meglio.

Insomma, dall’alterigia nel sentirsi “locomotiva d’Italia”, con questa vicenda stiamo diventando il carretto dei monatti del Paese.

E io, da lombardo, mi vergogno della Lombardia.

aprile 3, 2020

Borrelli: “La Fase 2 potrebbe iniziare il 16 maggio”

Borrelli: “La Fase 2 potrebbe iniziare il 16 maggio”

Intervenendo sulle frequenze di Radio anch’io, Borrelli ha infatti spiegato come oltre alla Pasqua gli italiani dovranno passare in casa anche il 1 maggio visto che la serrata durerà ancora “diverse settimane”.

Poco dopo, ospite questa volta di Circo Massimo su Radio Capital, il capo della Protezione Civile è stato ancora più specifico parlando del 16 maggio come possibile data dell’inizio della cosiddetta Fase 2.

Dobbiamo usare misure forti e precauzionali – ha spiegato Borrelli – anche perché non è esclusa la possibilità che vi possa essere un ritorno del virus, come dimostrano le nuove misure in Cina”.

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Al momento le misure restrittive sono state prorogate dal premier Giuseppe Conte con l’ultimo DPCM fino al 13 aprile, facendo intendere come già dopo Pasqua potesse iniziare la Fase 2 ovvero quella della progressiva riapertura.

Le parole di Angelo Borrelli invece sembrerebbero spostare ancora più in là l’inizio di un progressivo allentamento delle misure restrittive, anche se a riguardo molto dipenderà da come evolverà la curva del contagio da coronavirus in Italia.

marzo 30, 2020

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall’ordinanza della Protezione Civile

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall'ordinanza della Protezione Civile

Come annunciato nell’ultima conferenza stampa tenuta dal premier Giuseppe Conte, con un’ordinanza della Protezione Civile sono da subito a disposizione dei circa 8.000 comuni italiani 400 milioni per sostenere le famiglie e i soggetti in difficoltà economica a causa del coronavirus.

A questi soldi poi verranno aggiunti dal governo i 4,7 miliardi del fondo di solidarietà, che saranno anticipati e versati ad aprile invece che a maggio. Una scelta questa dettata dal crescente numero di persone che al momento si trovano impossibilitate a reperire generi di prima necessità.

Lo Stato assegnerà a ogni Comune una determinata cifra, ma saranno poi i sindaci ad assegnare questi fondi come meglio si ritiene per “l’acquisizione di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale”.

Nelle intenzioni del governo questi soldi sono una sorta di misura tampone straordinaria, in attesa che come previsto dal decreto Cura dal 15 aprile inizieranno a essere erogate tutte le misure di sostegno al reddito messe in campo per aiutare le fasce deboli.

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Quanto spetta ai Comuni dalla Protezione Civile

Oltre ai 4,7 miliardi del fondo di solidarietà che arriveranno ad aprile invece che a maggio, gli ulteriori 400 milioni ai Comuni previsti dall’ordinanza della Protezione Civile sarebbero già a disposizione dei sindaci.

Per dividere i 400 milioni tra i vari Comuni per l’80% del totale è stato adottato il criterio della proporzionalità in base al numero degli abitanti, mentre il restante 20% andrà dove c’è un reddito pro capite più basso.

Elenco soldi elargiti a ogni Comune dalla Protezione Civile

Secondo delle indicazioni di massima da parte del governo, questi 400 milioni serviranno a fornire buoni spesa di un valore tra i 25 e i 50 euro per ogni nucleo familiare, in attesa che il 15 aprile arrivino gli assegni da 600 euro previsti dal decreto Cura.

La decisione di quanto e a chi destinare sarà presa però dalle varie amministrazioni comunali, che avranno la totale autonomia nel decidere come utilizzare questi soldi previsti dal decreto della Protezione Civile.

novembre 23, 2013

Catanzaro un disastro dimenticato.

Catanzaro, da 96 ore senz’acqua: la gente in fila davanti le autobotti

Dopo il nubifragio di martedì scorso a Catanzaro manca l’acqua nelle case e la gente deve mettersi in fila davanti le autobotti della Protezione civile che forniscono acqua non potabile.

Dopo il nubifragio di martedi scorso è emergenza a Catanzaro. Da 96 ore non c’è una goccia d’acqua nei rubinetti e da ieri pomeriggio le autVisualizza altro

e poi dicono che governa la criminalità organizzata.

giugno 4, 2012

Mappa del rischio sismico aggiornata in Emilia, il ritardo è nelle misure di protezione.

mappa rischio sismico italia

La mappa del rischio sismico va aggiornata ed adeguata alla pericolosità effettiva delle aree colpite dal terremoto dei giorni scorsi. Alla luce delle scosse che hanno devastato alcuni comuni del ferrarese, del modenese ed anche del mantovano, bisogna rivedere e rivalutare un rischio trascurato. Questo è quanto si sente ripetere in questi giorni da più parti. Clini stesso ha affermato che va rivista la mappa del rischio sismico ma l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha replicato, senza tanti giri di parole, che questa discussione è priva di fondamento.

L’INGV ci tiene infatti precisare alcuni punti: anche se quella mappa venisse aggiornata, con i dati raccolti dalle scosse recenti, non ci sarebbero variazioni significative. La zona colpita resterebbe infatti a pericolosità media. Nello specifico in quella zona viene ipotizzata una magnitudo massima pari a 6.2 e le scosse di questi giorni non hanno, effettivamente, superato la forza attesa.

E allora cosa non ha funzionato, è davvero solo questione di aggiornamento delle mappe? Scaricare il barile su sismologi e geologi non porta che a trascurare il vero problema: manca una politica di protezione dalla vulnerabilità sismica. Inutile girarci tanto intorno. I terremoti non si possono prevedere ma i crolli si possono prevenire e scosse di quella magnitudo non dovrebbero causare un numero così elevato di vittime, lo ha ricordato anche Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, nei giorni scorsi, sottolineando che l’Italia non accetta di essere un Paese ad alto rischio sismico.

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giugno 1, 2012

Il gioco sporco del governo sulle accise.

accise benzina anteprima 600x399 536212 e1338513013178 Il gioco sporco del governo sulle acciseLa tassa di scopo che diventa fiscalità ordinaria è ormai un classico nel nostro Paese. E la via più sbrigativa per applicarla è inserire nuove accise sui carburanti che però – terminata l’emergenza – non vengono eliminate.

Basti pensare che paghiamo ancora un sovrapprezzo sulle benzine per sovvenzionare la guerra di Abissinia (1935), le missioni delle truppe italiane in Bosnia e in Libano (1996), la crisi del canale di Suez del 1956, il disastro del Vajont (1963), l’alluvione di Firenze (1966), gli aiuti legati ai terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980). E in molti casi si tratta di eventi storici archiviati e risolti. La domanda sorge spontanea: dove finiscono i soldi ricavati dalle accise per la crisi petrolifera del 1956 o per la guerra in Abissinia? Perché lo Stato continua a imporle?

La risposta del governo alle proteste per questo ulteriore aumento dei carburanti è stata quantomeno curiosa: il ministro Passera si è rivolto ai petrolieri chiedendo di mitigare i prezzi per contenere l’aumento, quasi fosse stata loro l’iniziativa di alzare il balzello.

Un piano, quello della maggiorazione delle accise, che il governo aveva nel cassetto dall’aprile scorso, quando già si parlava di un aumento di cinque centesimi sul prezzo dei carburanti, per sovvenzionare la Protezione Civile. Provvedimento subito tirato fuori e riproposto a pochi giorni dal sisma in Emilia. Solidarietà, si dirà. Eppure è quantomeno curiosa la circostanza secondo cui il Governo torna a chiedere soldi ai cittadini per le spese relative al terremoto in Emilia ma poi spende 3,5 miliardi di euro (in tre tranche) per l’acquisizione di parte di Snam da parte della Cassa depositi e prestiti. Il sospetto è che i soldi ci siano, ma che le tragedie siano sempre utili per “far cassa”. Con buona pace della solidarietà.

maggio 31, 2012

Un inutile idiota!

maggio 30, 2012

Le regole della protezione civile in caso di terremoto.

terremoto le 10 regole della protezione civile La Protezione Civile attraverso il suo sito sta diffondendo le regole di comportamento da adottare in caso di sisma. Servono a proteggersi e a proteggere e sono divise in 5 regole da adottare durante il sisma e in 5 da adottare subito dopo il terremoto. Peraltro la Protezione Civile aveva avviato lo scorso 25 maggio il corso Terremoto – Io non rischio aperto a 320 volontari tra cui alcuni presenti a Modena, Bologna e nei territori interessati dal sisma dello scorso 20 maggio. La campagna si concluderà il 13 e 14 ottobre in 130 piazze d’Italia.

  • Regola nr.1 – Se sei in un luogo chiuso, mettiti sotto una trave, nel vano di una porta o vicino una parete portante. Stai attento alle cose che cadendo potrebbero colpirti (intonaco, controsoffitti, vetri, mobili, oggetti, ecc.).
  • Regola nr.2 – Fai attenzione all’uso delle scale: spesso sono poco resistenti e possono danneggiarsi.
  • Regola nr.3 – Meglio evitare l’ascensore: si può bloccare.
  • Regola nr.4 – Se sei all’aperto allontanati da edifici, alberi, lampioni, linee elettriche: potresti essere colpito da vasi, tegole e altri materiali che cadono.
  • Regola nr.5 – Fai attenzione alle altre possibili conseguenze del terremoto: crollo di ponti, frane, perdite di gas ecc.

Le 5 regole del dopo sisma dopo il salto.

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