Posts tagged ‘prodi’

Maggio 31, 2013

Fra il “Mattarellum” e il “Porcellum” bisogna scegliere la democrazia.

 

Grazie al rinvio da parte della Corte di Cassazione della questione di costituzionalità della legge elettorale vigente, nella vulgata definito “Porcellum” al giudizio della Corte Costituzionale, in questi giorni si è acceso un po’ dovunque il dibattito sulla riforma della legge elettorale.  Faceva specie vedere Mara Carfagna, deputata nominata, non certo eletta, parlare di sistemi elettorali Tedesco, Francese e Inglese con una disinvoltura degna di miglior causa. Il fatto è che di un argomento di cui pochi costituzionalisti capiscono veramente, tutti si sentono in dovere di parlarne  a prescindere dalla vera conoscenza del problema. Il punto vero  dei sistemi elettorali è che da una parte vi è chi sostiene che bisogna privilegiare la governabilità e dall’altra c’è chi sostiene che bisogna rispettare la volontà popolare favorendo la rappresentatività. Tutti i sistemi elettorali vigenti oscillano fra questi due equilibri. Matteo Renzi ed una pattuglia di deputati del PD, per esempio, tramite il deputato Giachetti ha tentato un blitz  per riportare in vita il sistema elettorale denominato “Mattarellum”. La legge Mattarella, attuata in seguito al referendum del 18 aprile 1993, con l’approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, sostituì  il precedente sistema proporzionale in vigore dal 1946. Questa legge elettorale per come fu concepita configurava un sistema elettoralemaggioritario, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea. Il sistema riunì pertanto tre diverse modalità di ripartizione dei seggi (quota maggioritaria di Camera e Senato, quota proporzionale alla Camera, recupero proporzionale al Senato) e per tale ragione venne anche chiamato “Minotauro“. Si trattava di un ibrido che non garantiva né governabilità ne rappresentatività tanto che  Giovanni Sartori, costituzionalista di fama internazionale, ritenne a suo giudizio illusorio il tentativo di creare un sistema prevalentemente maggioritario all’italiana. Da queste brevi osservazioni si capisce che il “mattarellun” non è un’alternativa valida al “Porcellum”. La verità è che nessuno, tantomeno la sinistra che ci troviamo, ha voglia di tornare  ad un sistema proporzionale senza trucchi in cui sia garantita la rappresentatività visto che il mito della governabilità non l’ha garantito né il “Mattarellum” né il “Porcellum”. Il compito è arduo perché una maggioranza politica deve essere il frutto non avvelenato di una maggioranza sociale presente nel paese. La verità è che i gruppi di potere economici internazionali, di cui la Germania e il FMI sono capofila  hanno come unico scopo di ridurre gli spazi democratici con ogni mezzo soprattutto utilizzando gli strumenti mediatici a loro disposizione per condizionare l’opinione pubblica, che intossicata dai costi della politica, che guarda caso ha come obiettivi principali gli organi rappresentativi elettivi dimentica le oligarchie del capitale finanziario (e dalle loro rapine), all’origine della devastante recessione economica e principale minaccia a qualsivoglia sistema di diritti e tutele sociali in un ordinamento davvero democratico. Se non bastasse questo scenario apocalittico, ma reale,  il governo Letta, sostenuto da un parlamento di nominati con la copertura di esperti lottizzati con il bilancino, si appresta a stravolgere la Costituzione prima di averla attuata. Si verrebbe così a realizzare il sogno di Berlusconi  che, per dirla ancora con Sartori, sogna un nuovo stato“frutto di un dispotismo elettivo pilotato da una dittatura del premier. Attenzione: del premier. Il che è diverso dal dire:dittatura del dittatore.” A suo tempo Prodi disse che la riforma Costituzionale “sta creando le premesse per una moderna e pericolosissima dittatura di maggioranza e anzi del primo ministro stesso.” Berlusconi, peraltro, questo regalo lo sta ricevendo del partito che a parole dovrebbe garantire libertà e democrazia: cioè il PD. A questo disegno reazionari si può dare una sola risposta: la sinistra e tutti gli spiriti democratici cha hanno a cuore le sorti della democrazia,  ha il dovere di  chiedere un referendum preventivo sulla forma di governo che vuole:1)parlamentare 2)semipresidenziale 3) presidenziale.  La maggioranza che governa l’Italia ha i 2/3 richiesti dalla legge per manomettere la Costituzione ed ha voglia di farlo senza un referendum confermativo come hanno fatto con gli articoli 81,97,117 e 119 Cost. Dopo aver dovuto votare per 8 anni senza avere il diritto di eleggere i parlamentari, il governo Letta in nome di un bisogno di governabilità che presuppone la  mortificazione degli strumenti democratici garantiti dalla Carta Costituzionale pretende di imporre agli italiani  in quale tipo di Stato vivere. Basta! L’unica battaglia che si può fare per vincere contro questo volgare attacco alla democrazia è quella del referendum.  Torni lo scettro nelle mani del popolo sovrano( art. 1 Cost), che solo così potrà rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese(art. 3 Cost.). Non c’è bisogno di essere degli estremisti per indignarsi per il pericolo che corre la nostra Costituzione, basta avere a cuore le sorti della democrazia nata dalla lotta al fascismo, che sotto nuova veste cercano di imporci.

aprile 19, 2013

Quei due sotto il cappotto.

aprile 19, 2013

Fumata nera.

aprile 15, 2013

Non si arrendono mai.

 

La bomba viene sganciata in prima pagina del Giornale, a firma del direttore Alessandro Sallusti. Il Pd avrebbe trovato il modo di sconfiggere definitivamente Silvio Berlusconi. Come? Semplice. Mandandolo al Quirinale.

Nelle ultime ore c’è chi ha messo sul tavolo un’ipotesi apparentemente bizzarra. E cioè togliere dalla mischia elettorale il pericolo numero uno della sinistra, quel Silvio Berlusconi dato già più volte per morto ma più che mai vivo, come dimostrano il risultato elettorale e i nuovi sondaggi che lo danno in ulteriore ascesa. Se Berlusconi dovesse salire al Colle è certo che il Pdl perderebbe il suo punto di forza e, detto senza offesa a delfini e possibili successori, avrebbe ben poche possibilità di mantenere le posizioni nelle prossime, inevitabil- mente imminenti elezioni. Il piano sarebbe di disfarsi una volta per tutte del berlusconismo promuovendo Berlusconi. Sembra fantapolitica, ma la pratica è stata aperta.

aprile 12, 2013

soliti noti


di Loretta Napoleoni (@lanapoleoni)

Che ne è stato dei protagonisti degli ultimi trent’anni? Alcuni sono impegnati, con scarsissimo successo, a risolvere la crisi del debito sovrano, altri sono usciti di scena dopo aver fatto sfavillanti carriere.

Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia, l’uomo che sancì la separazione fra tesoro e Banca d’Italia e che portò al raddoppio del debito pubblico nel giro di soli undici anni, divenne presidente del Consiglio nel 1993 e tale rimase fino al 1994. È stato il primo presidente del Consiglio non parlamentare, con interessanti analogie rispetto al governo Monti. Dal 1994 al 1996 fu chiamato come vicepresidente alla Banca dei regolamenti internazionali, la banca di coordinamento di 56 banche centrali compresa la Bce, a Basilea. Dal 1996 al 1999 fu prima ministro del tesoro con il governo Prodi, poi, nel 1998, super ministro dell’economia, avendo accorpato i ministeri del tesoro e del Bilancio in collaborazione con massimo D’Alema. Nel maggio 1999 fu nominato presidente della repubblica, il secondo governatore della Banca d’Italia dopo Luigi Einaudi a ottenere questa carica.

La cosa curiosa è che Ciampi venne chiamato da Prodi prima e da D’Alema poi a ridurre quel debito pubblico che lui stesso aveva fortemente contribuito a creare, con il divorzio tra Banca d’Italia e tesoro.

LEGGI TUTTO…

marzo 8, 2013

Prodi non dormiva.

“Non ho mai visto Casaleggio, questo lo posso ben dire”. Questa la risposta dell’ex premier Romano Prodi, intervenuto a margine di un convegno su UE e Ucraina a Roma, a chi gli chiede dei presunti contatti tra lui e Gianroberto Casaleggio del M5s. No comment invece quando nel giugno del 2006 (alla guida del governo c’era il Professore bolognese) e s’incontrò proprio con Beppe Grillo. Ma precisa: “Durante l’incontro che ebbi non dormivo”. Sulla difficile situazione politica infine Prodi predica calma: “Lasciamo depositare la sabbia, che si sedimenti bene la sabbia: avremo un orizzonte più chiaro”

Una domanda mi è sempre girata per la testa e che vorrei fare a Prodi, perchè ha regalato l’Alfa Romeo alla Fiat? Perchè ha regalato le autostrade alla famiglia Benetton? Allora sicuramente non dormiva.

marzo 2, 2013

La saga continua: De Gregorio smentisce Berlusconi.

Ramano Prodi
Anche Romano Prodi, il cui governo risicato fu fortemente danneggiato dal cambio di casacca di De Gregirio, commenta gli sviluppi della questione giudiziaria.

E lo fa al Tg1:

«Un episodio tristissimo e, se vero, un attentato alla democrazia. Si faccia chiarezza perché non si puo’ cambiare la storia del paese corrompendo il Parlamento».

De Gregorio: dichiarazioni rese spontaneamente

Sergio De Gregorio

Sergio De Gregorio smentisce Silvio Berlusconi:

«In relazione a notizie di stampa dalle quali si apprende che sarei stato ‘costretto dai pm’ a rendere dichiarazioni accusatorie contro l’on. Berlusconi, mi corre l’obbligo di precisare che la mia scelta di sottopormi ad interrogatorio e’ stata il frutto di una mia libera determinazione»

Le dichiarazioni di De Gregorio, che ha raccontato ai p.m. di aver ricevuto tre milioni di euro per passare dall’Idv al Pdl. Ragion per cui Berlusconi ha ricevuto un invito a presentarsi il 5 marzo per rendere interrogatorio.

In giornata, Berlusconi aveva sparato a zero contro la magistratura.

La notizia dell’indagine per compravendita di senatori era giunta giovedì 28 febbraio.

marzo 19, 2012

Il principio dello scarafaggio.

 

I 31 miliardi di dollari, circa 24 miliardi di euro al cambio attuale, che l’Italia ha perso dal 1994 ad oggi per errate manovre sui prodotti derivati (a tutto vantaggio di un ristretto manipolo di banche estere tra cui primeggia Morgan Stanley) non sono una cifra di poco conto. 24 miliardi di euro equivalgono a più di una delle tante manovre di aggiustamento dei conti pubblici che i governi di Silvio Berlusconi e di Mario Monti hanno propinato al paese nel tentativo di salvarlo da una situazione per molti versi simile a quella di altri paesi europei. Con 24 miliardi di euro si potrebbero ridurre tasse e accise sulla benzina, si potrebbero aumentare gli ammortizzatori sociali, si potrebbero assumere i 10.000 insegnanti precari che stanno sospesi, tanto per restare ai fatti più eclatanti. In questa vicenda sorprende il fatto che poca attenzione sia stata dedicata dai media e dalle forze politiche e sociali a chi dovrebbe assumersi la responsabilità del danno la cui entità riportata da Bloomberg, 24 miliardi di euro, non è stata sino ad oggi smentita. Chi nel lontano 1994 ha preso la decisione di affidarsi ai prodotti derivati, con le più lodevoli intenzioni, speriamo, portandoci ai risultati di cui sopra? Chi in questi 18 anni non ha fatto nulla per uscire da un contratto che si rivelava sempre più un salasso per le finanze nazionali? Un breve ripasso della recente storia politica può chiarire un quadro che nessuno sembra intenzionato a rendere pubblico. Nel 1994, anno di stipula dell’accordo, i due governi che si alternano non sono certamente guidati da sprovveduti in materia di ingegneria finanziaria e conoscenze. Sino a maggio troviamo ai vertici dell’esecutivo l’ex governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, mentre il ministero del Tesoro, è  guidato da Piero Barucci, banchiere fiorentino. Sotto il suo controllo si trovano l’immensa massa dei Bot e degli altri titoli di Stato che generano il debito pubblico nazionale, nonché il rapporto con la Banca d’Italia per la gestione della lira, ancora in tensione dopo la tempesta dei cambi. Non dimentichiamo infine che  nel 1994 alla direzione generale del Tesoro, guidata da Mario Draghi (poi governatore di Bankitalia e quindi di BCE), troviamo l’attuale vice ministro delle finanze Vittorio Grilli, in qualità di capo della commissione per le analisi finanziarie e le privatizzazioni. Insomma, governo e ministero del Tesoro sono in mano a persone competenti. A maggio arriva a palazzo Chigi Silvio Berlusconi, appena sceso in campo, e con grande successo. Forse Berlusconi se ne intende più di immobili, di Tv commerciali e di supermercati, ma il Tesoro è retto da Lamberto Dini, brillante economista fiorentino, fino ad un anno prima direttore generale di Bankitalia. Dini non è arrivato ai vertici di Via Nazionale perché il governatore Ciampi, scrivono le cronache dell’epoca, gli avrebbe preferito il vice Tommaso Padoa Schioppa. Si raggiunge  un compromesso tra Ciampi e il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, e in Via Nazionale arriva Antonio Fazio. Al fianco di Dini ci sono sempre Mario Draghi e Vittorio Grilli, mentre alle finanze troviamo Giulio Tremonti. Tutte teste fini, dunque. Gli anni passano, il contratto con i derivati continua a macinare perdite ma il ministero del ministero del Tesoro, che poi viene conglobato con le finanze, non si muove. Ai vertici del ministero nell’ordine si susseguono nel 1995 Dini ad interim nel governo da lui stesso presieduto, Ciampi nel primo governo di Romano Prodi 1996-1998, Giuliano Amato nel governo D’Alema 1999-2000, quindi Tremonti nei tre governi Berlusconi sino al 2011 e Padoa Schioppa nel secondo governo Prodi 2 del 2006-2008. Per concludere, non sono più di undici i personaggi che dovevano per forza essere al corrente del contratto con Morgan Stanley, o per averlo progettato o per averlo autorizzato: Ciampi, Barucci, Dini, Amato, Prodi,Tremonti, Berlusconi, Draghi, Grilli, D’Alema e Fazio.

luglio 11, 2011

Prodi: Se fossi ancora Premier parlerei al Paese.

Se fossi il presidente del Consiglio parlerei al Paese e presenterei alcune misure urgenti che aggiustino le finanze pubbliche distribuendo in modo equo i pesi e dicendo al paese che queste sono misure d’emergenza che successivamente possono essere cambiate. In secondo luogo ripristinerei lo spending review per tenere sotto controllo la spesa pubblica”. Lo ha detto l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, a Focus Economia su Radio 24. “Deve essere immediatamente indetta – ha sollecitato l’ex Presidente della Commissione Ue- una riunione con la Banca d’Italia e la direzione del Ministero del Tesoro per dare la sicurezza al mercato che le proposte sono realistiche e i conti sono seri per far capire che dietro al mercato c’è un Paese forte e coeso.”

berlusconi non può parlare al Paese perchè è un ladro, un delinquente, un corruttore ed è il principale responsabile dello stato in cui ci troviamo. Per tale motivo nessuno potrebbe credergli, nemmeno quelli che gli svolazzano intorno per poter continuare a rubare e depredare l’Italia.

Maggio 6, 2011

Prodi striglia la sinistra: «Serve più coraggio»

IMG

Serve più coraggio, più capacità di guardare «al domani e non solo all’oggi». Romano Prodi torna a strigliare il centrosinistra, a pochi giorni da un affondo che già aveva fatto rumore («gli eredi dell’Ulivo? Non fanno che litigare tra loro»). E soprattutto, lo fa a sole ventiquattr’ore da un’altra bacchettata di primo livello, quella impartita dal capo dello Stato Giorgio Napolitano: secondo cui la sinistra dovrebbe essere più «credibile e responsabile, o immagina così l’alternativa o rimarrà all’opposizione».

Parole che il numero uno dei democratici Pier Luigi Bersani non può non commentare: «Sappiamo benissimo di dover avere credibilità, in un momento in cui il governo non ne ha. Amareggiato? Non sono il tipo». Pierferdinando Casini si scansa: «Napolitano si è rivolto alla sinistra, non mi sento richiamato da lui». È un uno-due pesante, per un’opposizione in cerca di riscatto a una settimana dalle amministrative. Napolitano si concentra proprio sui suoi compiti, prendendo spunto da un incontro su Giolitti e su un testo che «dovrebbe leggere chi fa politica oggi a sinistra e sta all’opposizione: ci trova la definizione di cosa sia l’alternativa: cre- dibile, affidabile e praticabile». Tre aggettivi che inchiodano il Pd in un nuovo dibattito interno. Bersani abbozza, ma poi replica anche nel merito: «Sappiamo di avere la responsabilità di presentare un pacchetto di riforme per ricostruire il Paese, abbiamo già pronto un programma».