Posts tagged ‘procreazione’

maggio 16, 2012

Fecondazione in vitro: l’Italia va considerata patria d’eccellenza.

“In Italia la è sicura e gli alti livelli qualitativi delle tecniche utilizzate escludono l’aumento di ”.

 

Lo assicura in una nota Ermanno Greco, direttore del Centro di medicina della riproduzione dell’European Hospital di Roma, commentando gli ultimi dati sull’aumento di in bambini nati a seguito di procedure di .
“Di recente – ricorda Greco – il New England Journal of Medicine ha diffuso dati che parlavano dell’aumento di su circa 6.000 bimbi nati a seguito di procedure di . La notizia ha avuto vasta eco sui mezzi di comunicazione italiani, ma è utile sottolineare che questi dati sono completamente in disaccordo con quelli raccolti negli ultimi quattro anni dal nostro Registro nazionale”.
Questi dati, sottolinea Greco, “riguardano più di 24.000 nascite, in cui la frequenza di non ha superato l’1,1%, rispetto all’8-9% riportato nello studio” sul ‘Nejm’.

aprile 16, 2012

Fecondazione “in vitro”: possibile eredità di rischi vascolari nel nascituro.

Uno studio svizzero ipotizza per i bambini nati da o altre tecniche di .

Secondo quanto riporta il quotidiano francese ‘Le Monde’, in un programma televisivo andato in onda sulla tv elvetica RTS alcuni medici svizzeri hanno mostrato le tappe di uno studio durato quattro anni – pubblicato sulla rivista on line ‘Circulation’ – che prende in esame alcuni dei pericoli connessi alla . In particolare Urs Scherrer, cardiologo all’ospedale universitario di Berna, e i suoi colleghi hanno studiato 65 casi di bambini in buona salute, di circa 12 anni, nati mediante tecniche di : rispetto al gruppo di controllo (57 bambini concepiti naturalmente) le sono apparse piu’ rigide e meno sensibili all’espansione. La parete interna delle , inoltre, e’ apparsa piu’ spessa e a 3500 metri d’altezza la pressione delle polmonari e’ stata del 30 per cento piu’ elevata.

marzo 30, 2012

Va forte il turismo della provetta.

Non si ferma il turismo della . Nel 2011 circa 4.000 coppie italiane hanno varcato i confini per coronare il desiderio di avere un bambino sottoponendosi a trattamenti di . Più di 2.000 sono andate all’estero per la , che prevede il ricorso a un donatore esterno alla coppia ed è vietata nel nostro Paese. Ma altrettante hanno fatto la valigia per ottenere trattamenti che possono essere eseguiti anche in Italia. A fotografare il fenomeno è la quarta indagine dell’Osservatorio sul turismo procreativo, presentata questa mattina a Roma.

 
In attesa della pronuncia della Corte Costituzione sul divieto di fissato dalla legge 40, prevista per fine maggio, gli aspiranti genitori vanno all’estero soprattutto per questo trattamento. Le mete più gettonate si confermano la Spagna, dove circa 950 pazienti italiani si sono rivolti a otto centri per la donazione di gameti, maschili e femminili, e di embrioni; la Svizzera (630) e Repubblica Ceca (204). Ma in questi Paesi i nostri connazionali vanno anche per sottoporsi a trattamenti omologhi, permessi dalla legge 40 e che, dunque, potrebbero ricevere anche in Italia.
Perché partire allora? L’indagine ha risposto a questa domanda analizzando i forum dedicati all’argomento dai principali siti delle associazioni di pazienti. Ebbene, a spingere le coppie a fare le valigie è innanzitutto la confusione sulla legge 40: “non capisco cosa è permesso e cosa no in Italia, quindi vado all’estero”, si potrebbe sintetizzare.