Posts tagged ‘president Obama’

dicembre 18, 2012

Lacrime di coccodrillo.

The Herald, quotidiano Usa, ecco lo spot di armi e fucili finito nel pieno della notizia relativa al massacro di Newtown – uccisi 20 bambini e 6 donne. La testata si difende dicendo che quella pubblicità era già stata programmata da giorni, e che non sapevano dove sarebbe finita. Vabbé.

 

Per gli estimatori della civiltà americana, questa è la risposta. Una volta tanto ci piace dire che siamo orgogliosi di essere italiani, che con una legge dello Stato vieta la vendita indiscriminata delle armi, sottoponendo il commercio delle stesse ad una rigida disciplina.

 

marzo 27, 2011

Libia, i ribelli avanzano.

Aiutati dai raid aerei internazionali, i ribelli libici ieri hanno annunciato la riconquista di Ajdabiya e, in maniera controversa, anche di Brega, due centri strategici nel quadrante est della Sirte. Sull’altro lato del golfo le forze del colonnello Muammar Gheddafi hanno continuato a cannoneggiare l’enclave ribelle di Misurata per fermarsi solo quando in cielo sono comparsi gli aerei della coalizione.

Mentre a Bruxelles la Nato sta mettendo a punto piani e regole di ingaggio per il passaggio del comando della missione all’Alleanza – proprio come auspicato dall’Italia nonostante le resistenze francesi – da Washington il presidente Barack Obama ha usato il consueto messaggio del sabato per rassicurare gli americani annunciando che la coalizione sta vincendo e ha sventato una «catastrofe umanitaria» e «un bagno di sangue»

febbraio 25, 2011

«Libia, Usa non escludono intervento militare»

Meno di 24 ore dopo le prime dure, ma prudenti parole del presidente Usa Barack Obama sulla Libia, la Casa Bianca, di concerto con i gli alleati europei britannici e francesi, indurisce i toni, dicendosi pronta ad agire in fretta e ribadendo che nessuna opzione verrà esclusa per risolvere la situazione e proteggere i cittadini americani. Obama ha parlato oggi con il premier britannico David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Secondo l’Eliseo, Sarkozy ha chiesto una nuova riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dopo quella dei giorni scorsi che ha visto l’ approvazione all’unanimità di una prima dichiarazione di ferma condanna delle violenze.

giugno 6, 2010

Marea nera recuperato il 50% del petrolio disperso.

Circa diecimila barili di petrolio al giorno: è quanto viene recuperato dal nuovo dispositivo che la Bp ha messo in funzione per attenuare il devastante impatto della marea nera nel Golfo del Messico.

Lo ha annunciato l’amministratore delegato della Bp, Tony Hayward in un’intervista alla Bbc nella quale traccia un bilancio delle prime ore di funzionamento del ‘tappo’ approntato ieri.

Per Hayward il recupero del petrolio va meglio del previsto: si tratterebbe di circa metà della perdita che il responsabile ha quantificato il 12-19mila barili al giorno.

maggio 9, 2010

Orizzonte nero: sei domande a cui nessuno vuole rispondere.

 In questo blog non abbiamo l’abitudine di pubblicare articoli lunghi,  perchè riteniamo che il lettore del blog è normalmente portato a scartarli.  Ma questo report di greenpeace va letto con attenzione e mediatato profondamente. Se col petrolio la natura viene offesa così violentemente  eun disastro petrolifero provocatanti danni, provate ad immaginare un incidente nucleare cosa provocherebbe.

 “It turns out, by the way, that oil rigs today generally don’t cause spills. They are technologically very advanced.”(Risulta poi, tra l’altro, che oggi le piattaforme petrolifere general­mente non causano sversamenti. Sono tecnologicamente molto avanzate.) Barak Obama – 2 aprile 2010 

Dopo tante promesse di “rivoluzione verde” e Green Economy, agli inizi di aprile 2010, Barak Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria.

. Vediamo di capire come e perché.

1. Un incidente senza precedenti? Falso!

La moratoria alle estrazioni petrolifere offshore negli USA non è cominciata per caso. Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furo­no rilasciate in mare nell’arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. E’ il maggior rilascio di petro­lio in mare mai registrato, con danni anche negli USA che la PeMex non volle mai pagare. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate. Altri pesanti rilasci di petrolio furono causati dalle 30 piattaforme danneggiate o af­fondate dall’uragano Katrina, nel 2005: proprio in Louisiana.

2. Una tecnologia all’avanguardia? Falso!

La piattaforma Depwater Horizon non è della BP, che l’ha affittata dalla Transocean, alla modica cifra di 500,000 US$ al giorno. Con quella stessa cifra, la BP avrebbe potuto acquistare, e utiliz­zare, un sistema di bloccaggio del pozzo “a distanza” (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato uti­lizzato in una piattaforma assolutamente all’avanguardia (come sostiene la stessa BP)? L’uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli USA, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pres­sioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che “questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi”. Certo, mezzo milione di dollari sono una bella cifra: ma sono appena il costo dell’affitto giornaliero di una piattaforma. E nel primo quadrimestre 2010 la stessa BP, che ha fatto profitti per quasi 6 miliardi di dollari, per attività di lobby al Congresso USA ha speso non meno di 3,5 milioni di dollari.

3. Mille barili al giorno di petrolio in mare? Falso!

Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che BP ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnel­lare). Già dopo i primi sopralluoghi la NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Adminis­tration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori: il 2 maggio il Wall Street Journal parlava di 25.000 barili al giorno (ovvero 3.375 tonnellate!) e la stessa BP ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono essere moltiplicate per la durata dello sversamento. In ogni caso ci vorrà tempo, bisognerà tagliare la condotta (che sta perdendo petrolio in almeno tre punti) e le perdite di petrolio, che fuoriesce anche da fessurazioni nel fondo marino, saranno bloccate solo scavando un altro pozzo (a mezzo miglio di distanza) per “togliere pressione” al pozzo in perdita. Ci vorranno mesi: Ixtoc 1 è esploso nel giugno 1979 ed è stato chiuso solo nel marzo 1980.

4. BP pagherà tutti i danni? Falso!

Sui media si legge che BP avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: BP ha dichiarato che pagherà tutte le perdite economiche accertate e quantificabili. Probabilmente non è poca cosa: già i pescatori (soprattutto ostriche e gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una “class action” (azione legale collettiva) per chiedere a BP almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico: già solo la pesca sportiva in mare, da quelle parti è un bussiness da oltre 700.000 di dollari l’anno (oltre 7.700 posti di lavoro). Tuttavia, i precedenti ci dicono che difficil­mente BP pagherà i danni ambientali che sta causando.

Dopo il disastro della Exxon Valdes (Prince William Sound, Alaska 1989) la Exxon Mobil era stata inizialmente condannata a pagare 287 milioni di dollari di danni e 5 miliardi di dollari come am­menda (anche per risarcire i danni ambientali). Dopo anni di appelli e perizie in tribunale, il 25 giugno 2008, la Corte d’Appello ha deciso che Exxon doveva pagare solo 507,5 milioni di dollari di danni. In altre parole, le compagnie petrolifere (e le loro assicurazioni) difficilmente pagano per tutti i danni ambientali collegati alle “maree nere”, danni che, d’altra parte, sono spesso difficili da quantificare.

5. Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? Falso!

Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull’ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d’acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri) tra cui è confermato l’uso del Corexit (2- butossietanolo), vietato in California perché causa infertilità e malformazioni (o morte) dei feti.

L’uso di disperdenti può ridurre l’impatto sugli uccelli (che vengono “soffocati” dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina. Spesso è una decisione che si prende per mo­tivi di “pubbliche relazioni” (gli uccelli incatramati fanno sensazione) che è come nascondere l’immondizia sotto il tappeto visto che l’effetto sui pesci è poco visibile. Ad esempio, da metà aprile a metà giugno nell’area è in corso la riproduzione del tonno rosso, una specie già deci­mata dalla pesca eccessiva di cui è stato anche proposto (col sostegno degli USA…) il bando del commercio internazionale. Nella stessa area sono presenti tartarughe marine e cetacei (come le focene, varie specie di delfini, balenottere, capodoglio e capodoglio pigmeo o cogia).

Lungo la fascia costiera del Golfo del Messico, negli USA ci sono oltre 2 milioni di ettari di zone umide, con oltre 400 specie a rischio. Il Governatore della Louisiana ha dichiarato che la marea nera minaccia almeno 14 Aree Protette. Tra le specie in pericolo ci sono varie specie di rettili (tar­tarughe e alligatori), lontre, pellicano bruno (il simbolo della Louisiana) e decine di specie di uccelli migratori, canori e limicoli. E’ difficile stimare in quanto tempo gli ecosistemi si riprenderanno: tra l’altro, l’evento è purtroppo in corso e non abbiamo una stima precisa né dell’area colpita né dei quantitativi di petrolio sversato.(http://www.greenpeace.org/italy/)

maggio 3, 2010

Marea nera: vietata la pesca nel golfo del Messico

La marea nera ha raggiunto le coste della Louisiana e come primo provvedimento, oltre alla richiesta del Presidente Obama che sia la Bp a pagare tutti i danni, il blocco della pesca nel Golfo del Messico.

In alto i primi risultati devastanti sull’ambiente e ecositema marino: le tartarughe, pesci e uccelli iniziano a morire a causa del petrolio che invischia pelle e organi respiratori. Per ora le azioni di contrasto della Bp, per ridurre l’enorme chiazza di petrolio, lunga circa 20 Km e che si alimenta con 5000 barili di greggio al giorno ( tanto è il volume delle perdite) non hanno prodotto risultati apprezzabili.

Intanto, sono stati fermati per 10 giorni i pescherecci ai confini costieri con il Lago Borgne, il Lago Pontchartrain e il lago Maurapas, il Golfo della Louisiana tra New Orleans e Pensacola Bay, mentre a breve arriverà la chiusura a est del Mississipi dove si pescano molluschi e gamberi.

aprile 30, 2010

OBAMA CONTRO LA BP PER IL DISASTRO NEL GOLFO DEL MESSICO

Dalle foto della Nasa, diffuse ogni giorno attraverso il sito web dell’agenzia, emergono chiaramente le dimensioni del disastro ambientale della piattaforma petrolifera della BP affondata nei giorni scorsi. Dalle reazioni della politica americana, invece, emerge la difficoltà di porre un argine al problema.

L’ipotesi di bruciare il petrolio in mare, per evitare che devasti centinaia di chilometri di coste, è al vaglio ora dell’amministrazione Obama che ha chiesto l’intervento delle forze armate e ha inviato sul posto tre ministri di peso: il Segretario degli Interni Ken Salazar, il Segretario della Sicurezza Nazionale Janet Napolitano e l’amministratore per la protezione ambientale Lisa Jackson.

Nel frattempo, però, Obama ha chiesto e ottenuto che i costi economici della bonifica vengano pagati da BP, responsabile del disastro. Secondo il Washington Post, però, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l’amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.(ecoblog)

marzo 22, 2010

Una giornata particolarmente fortunata.

Oggi è stato particolarmente piacevole leggere il giornale. Perché per la prima volta da mesi in prima pagina non c’era la foto da cetaceo spiaggiato del nostro Presidente del Consiglio. Ulteriore motivo di soddisfazione è stato quello di apprendere che il Presidente Obama è riuscito a far  approvare al Congresso,dopo mesi di dibattito e polemiche, di accuse di socialismo, statalismo, stalinismo,  una legge storica, sfuggita per oltre un secolo ai suoi predecessori. La legge non era quella che i democratici avrebbero voluto, ma  è stato importante stabilire un principio. Il Presidente Obama ha vinto perché quando un numero sufficiente di esseri umani si sveglia e si dice: “Si può fare!” Diventa tutto facile, e allora le montagne diventano leggere e facili da spostare.  Se cambia il modo di pensare poi cambia tutto in maniera inarrestabile. Il terzo motivo di soddisfazione viene dall’aver letto che la sinistra in Francia vince e le donne della sinistra non solo vincono ma riescono anche ad andare d’accordo. Aspettando le elezioni di domenica prossima e i risultati, mi sento moderatamente soddisfatto.

dicembre 29, 2009

La verità sul ferimento di Berlusconi.

La vera storia: nella prima immagine vediamo il nanetto nazionale che fa lo scemo con la moglie di Obama. 

Nella seconda si vede il presidente degli Stati Uniti visibilmente incazzato. E ha ragione.

Nella terza foto vediamo il Presidente Obama telefonare a Walker Texas ranger, suo amico d’infanzia.

Nella quarta il ranger texano assicura il presidente che la vendetta sarà spietata. Nell’ultima si vede il risultato.

Caro Presidente, credevi di stare in Italia che ti fanno fare quello che vuoi e nessuno fiata? impara a fare lo spiritoso.

novembre 9, 2009

buona notte compagni.

Buona notte compagni toscani: trovate la quadra.

buona notte fratelli musulmani che siete stati offesi da quella donnaccia della Santachè.

Buona notte alla sorella di Stefano non è giusto morire così.

Perdonami Pinuccia.

Buona notte alla comunità montana della val di Susa.

buona notte alpresidente Obama che sta facendo la riforma sanitaria in America.

Auguro a Berluscon che gli venga la coxartrosi.