Posts tagged ‘pprivatizzazione dell’acqua’

novembre 19, 2009

Acqua. Fermiamo la svendita.

 

 

Il Governo Berlusconi, senza alcun dibattito parlamentare, ha dato il via libera alla definitiva privatizzazione dell’acqua. Così è iniziata la corsa all’oro blu, un settore strategico che nel nostro Paese vale 5 miliardi di euro all’anno.

Il provvedimento stabilisce la privatizzazione di alcuni servizi pubblici, rendendo obbligatorie le gare per l’affidamento dei servizi pubblici locali e prevedendo, nel caso di società miste, che la quota di capitale in mano pubblica scenda obbligatoriamente sotto il 30%. E così un Governo, che si proclama federalista, si appropria illegittimamente di una competenza che spetta alle Regioni e impone ai Comuni, unico caso in Europa, di svendere i servizi pubblici locali.

Inoltre, nel caso in cui come in Irpinia ci sia stato un affidamento diretto del servizio idrico, la nuova legge fissa al 31 dicembre 2010 la scadenza della concessione e, dunque, si dovrebbe, tra poco più di un anno, indire una nuova gara per lasciare spazio al mercato.

C’è dunque il rischio molto concreto che le multinazionali, in primis l’Acea, mettano le loro mani sul bacino idrografico irpino, il più grande dell’intero Mezzogiorno, sulla principale risorsa che la nostra provincia ha a disposizione, l’acqua. E questo significherebbe aumento delle tariffe, peggioramento dei servizi ai cittadini e delle condizioni di lavoro..

La Giunta Regionale della Campania, come ha già fatto il Presidente Vendola in Puglia, deve impugnare questo provvedimento davanti alla Corte Costituzionale e deve riconoscere l’acqua come un bene comune non assoggettabile alle logiche del mercato e della concorrenza.

La Provincia e i Comuni dell’Irpinia, e dunque l’Ato, devono formalmente dichiararsi indisponibili alla privatizzazione dell’acqua, e al contempo devono accorpare le società Alto Calore per risanarne il bilancio.

I partiti politici, le forze sindacali, i movimenti, l’associazionismo cattolico e laico, devono al più presto attivare una rete provinciale per l’acqua pubblica.
Il Governo Berlusconi continua a smantellare diritti. Oggi più che mai è indispensabile che le opposizioni sappiano costruire concretamente l’alternativa.

 (*)  Gennaro Imbriano – Sinistra e Libertà – Ecologia

novembre 9, 2009

Non arrendersi mai!

fontaneIl consenso e i riscontri ottenuti negli ultimi mesi sulla battaglia per difendere la natura dell’acqua come bene pubblico non mercificabile, che insieme a tanta parte della sinistra stiamo facendo ci deve convincere a non mollare a combattere su tutti i fronti possibili per evitare questo scandalo nazionale e per noi irpini questa tragedia annunciata.
Il mito che il privato sia meglio del pubblico è una sonora bugia dimostrabile con cento esempi. Nel caso specifico peraltro è difficile sostenere che un’azienda privata possa fare meglio di un’azienda pubblica con tanta storia e professionalità alle spalle. L’azienda alto calore servizi opera anche in presenza di scarse risorse finanziarie e con il dichiarato e dimostrato boicottaggio da parte della Regione Campania. Al di la di questo, che è comunque fondamentale, bisogna difendere il principio che l’acqua è un bene indisponibile per sua natura patrimonio universale che non potrà mai essere una merce.
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento, compreso il Presidente della Regione Campania Bassolino, si adegui a questo approccio, dopo avere, nella scorsa legislatura, tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell’acqua. E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull’acqua- le “sparate” di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all’acqua nasconde interessi economici che si cerca di nascondere con il mito dell’ “efficienza del mercato”. Non si può accettare che l’acqua diventi il viatico per la mercificazione di tutti i beni primari della società.
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l’acquedotto pugliese e la stessa cosa dovrebbe fare Bassolino. Chi vuole privatizzare l’acqua non è perché si interessi a far funzionare bene un servizio, ma vuole trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. In una situazione come quella irpina dove si perde già il 40% dell’acqua per la mancata manutenzione degli impianti significa aggiungere inefficienza, alla mancanza di fondi ed investimenti che nessun privato farà mai. Ecco perché bisogna sostenere e sviluppare ancora di più il movimento per l’acqua come bene comune, rilanciare le mobilitazioni e chiedere alla forze politiche di mettere al centro dell’iniziativa di questi mesi il tema dell’accesso universale e libero all’acqua, sottraendola alla dimensione del mercato. Prima che sia troppo tardi mobilitiamoci, con tutte le forme di lotta consentite, perché questa sfida se dovesse essere perduta, non sarà più riproponibile.