Posts tagged ‘portogallo’

Mag 18, 2013

Il karma della bicicletta: in Spagna e Portogallo le auto si reincarnano in due ruote.

 

C’è un filo rosso che unisce il riciclo creativo, la bicicletta e il design, un filo che rifiorisce in primavera, nella stagione in cui le biciclette tornano a impossessarsi delle arterie cittadine, non senza problemi dovuti al traffico motorizzato. Nel giro di un decennio le biciclette da città sono diventate un vero e proprio oggetto di culto sulle quali designer e creativi hanno scatenato genio e intuizioni artistiche.

Ora con Carma Project si parla addirittura di metempsicosi del metallo, da quello delle vecchie automobili, a quello delle bici. Il progetto è semplice (a dirsi): far nascere biciclette nuove di zecca da pezzi di ricambio di vecchie auto. L’idea è venuta a due giovani imprenditori di Lisbona che hanno deciso di mettere a punto una bicicletta con “il karma di un’auto” e con una missione ecologica da portare a termine: quella di compensare i chilometri percorsi dal veicolo da cui è stata creata.

 

Nella sua “seconda vita” l’automobile reincarnatasi in una bicicletta espierà i suoi peccati contro l’ambiente.

 

Sempre dalla penisola iberica arriva anche il progetto Bicycled che realizza biciclette a partire dagli scarti provenienti da vecchie auto dismesse. L’intento è di realizzare pezzi unici utilizzando il metallo per la struttura, gli inserti morbidi che rivestono gli interni per il sellino, le maniglie delle portiere per i fari e la cinghia di distribuzione come catena per la nuova bici.

aprile 12, 2013

Il vero “contagio” è quello dell’austerità.

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di Carlo Clericetti, da Repubblica.it

Adesso avremo anche la fama di appestati, visto che la Commissione Ue scrive che la nostra crisi rischia di contagiare il resto d’Europa? Ma contagiare chi, visto che – sempre secondo la Commissione – la lista dei malati è ben più lunga di quella dei paesi “sani”? L’elenco di chi ha squilibri definiti “seri” comprende, oltre a noi, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Malta, Ungheria, Olanda, Finlandia, Svezia, Regno Unito. Già, anche l’Olanda, sempre pronta a rimbrottare gli spreconi mediterranei, anche la virtuosa Finlandia col braccino corto quando si tratta di finanziare strumenti comunitari anti-crisi. Per altri due, Spagna e Slovenia, gli squilibri sono definiti “eccessivi”, cioè stanno anche peggio. E poi ci sono quelli che hanno già dovuto chiedere aiuti, Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro.

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marzo 3, 2013

Portogallo: un milione in piazza.

Portogallo: marea umana contro l'austerity

Una marea umana ha invaso le piazze delle principali città portoghesi per protestare contro la politica di austerità e per chiedere le dimissioni del governo di centro destra del premier Pedro Passos Coelho. Secondo gli organizzatori della protesta sono stati complessivamente un milione e mezzo i portoghesi che sono scesi in piazza in 34 città. A Lisbona, secondo le varie fonti, dai 200 ai 500 mila dimostranti si sono affollati nella centrale Praca do comerco ed hanno intonato lo slogan “E’ ora che il governo se ne vada”.

E la canzone che molti hanno cantato è Grandola vila morena, divenuta l’inno della rivoluzione dei garofani del 1974 che pose fine alla dittatura di Antonio Salazar. A chiamare la gente a raccolta è stata un movimento (‘Che la troika si fottà) che si organizza in rete, indipendente dai partiti e dai sindacati, nato spontaneamente a metà del 2012. Il movimento è riuscito a mobilitare persone di tutte le età e orientamenti politici con il comun denominatore delle critiche alle dure misure di austerità prese dal governo ed imposte dalla troika di creditori internazionali (Ue, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale).

marzo 1, 2013

Il vero obiettivo è privatizzare il pubblico.

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Enrico Mattei, presidente dell’ENI

A che serve la crisi europea? Una risposta è che rende inevitabile la privatizzazione delle attività pubbliche, con grandi profitti per i privati. Come mostrano i casi di Spagna, Grecia e Portogallo

L’Europa è avvolta in una spirale senza uscita fatta di ricette controproducenti, mentre la crisi fa il suo lento, inesorabile lavoro. Le famiglie, se possono, risparmiano e contraggono i consumi. Le imprese non investono. Le banche cercano di limitare i danni e riducono il credito. Una crisi di debito estero (prevalentemente privato) è stata spacciata per una crisi di debito pubblico. La spesa pubblica viene bloccata con perfetto tempismo da un trattato internazionale che impone un rozzo vincolo di pareggio di bilancio, senza troppo distinguere se si tratti di spesa per investimenti o di spesa corrente.

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febbraio 26, 2013

Carne di cavallo: tutti i prodotti ritirati in Europa

Dall’Inghilterra all’Europa intera, la frode alimentare della carne di cavallo ha ormai raggiunto una dimensione continentale. Il sito eFoodAlert che si occupa in maniera specifica di sicurezza alimentare ha pubblicato la lista (aggiornata allo scorso 22 febbraio) degli alimenti ritirati in Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Svezia e, naturalmente, Regno Unito. Nella lista che segue non sono segnalate le polpette Ikea ritirate negli ultimi giorni dai punti vendita di 24 paesi:  Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica Dominicana, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Belgio, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia, Thailandia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Hong Kong, Francia, Cipro e Irlanda.

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ottobre 2, 2012

Il riequilibrio delle bilance commerciali attraverso l’austerità.

Sin dall’inizio della crisi dei debiti sovrani in Europa, i più accreditati economisti hanno individuato negli squilibri delle partite correnti la sua ragione fondamentale. Paesi come l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, hanno per anni importato prodotti dal “centro” dell’Unione Europea (la Germania in particolare), accumulando così crescenti debiti (soprattutto privati) con le banche di quei paesi (un discorso a parte va fatto per l’Irlanda come accenneremo successivamente). Non si tratta quindi semplicemente di elevato debito pubblico. Al contrario. Per fare un confronto, la Spagna nel 2008 presentava un rapporto debito/PIL del 36%, la Germania arrivava al 65%. Tuttora la Spagna – può sembrare un paradosso – ha un debito pubblico inferiore alla Germania: 68% contro 81%.

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luglio 23, 2012

La Grecia è la prima della lista.

Atene deve uscire dall’euro e iniziare a fare i suoi pagamenti in dracme: e’ quello che sostiene il segretario generale della Csu (partito gemello bavarese della Cdu di Angela Merkel), in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt. “Atene e’ giunta a un punto morto.

Non potranno piu’ esserci aiuti per la Grecia. Un paese che non mostra la volonta’ o non e’ in grado di rispettare le condizioni deve avere le sue chance fuori dall’euro. Per la Grecia non c’e’ alcuna alternativa ragionevole”.

La Grecia è la prima della lista, poi toccherà alla Spagna al Portogallo ed infine all’Italia. Questo è già scritto nei libri di storia a venire.

giugno 21, 2012

Il debito pubblico non causa l’aumento dello spread.

Maurizio Donato* – da Economiaepolitica.it

La domanda che questo articolo si pone è se la correlazione tra rendimenti sui titoli del debito e stabilità dei conti pubblici di un paese  sia sufficientemente robusta da reggere da sola il peso della spiegazione della tempesta che si è abbattuta dalla primavera del 2011 sui titoli pubblici di alcuni paesi europei.

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Mag 31, 2012

Homens Da Luta – Luta é alegria (Portugal)

Sono diventati un fenomeno di massa in Portogallo. Milioni di portoghesi ridono di loro. Prendono in giro il potere anche perchè con l’ironia lottano contro una democrazia che impone sacrifici pesantissimi.

gennaio 13, 2012

S&P affossa l’Eurozona.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato le triple A di Francia e Austria (di un livello) e i debiti sovrani di Italia (A), Spagna (AA-) e Portogallo (BBB-) di due livelli.
Roma si vede assegnato un giudizio BBB+ (rating medio-basso), Madrid A (rating medio-alto), Lisbona BB (area di non investimento).
L’indiscrezione, circolata a mezzo stampa, è stata confermata dai rappresentanti dei vari governi, primo in ordine di tempo il ministro delle Finanze Francois Baroin.
Bersani: il downgrade deciso dall’agenzia di rating «è la sconfessione della linea tedesca».