Posts tagged ‘politiche di austerità’

gennaio 3, 2015

Cosa G. Napolitano non ci ha detto nel discorso di fine anno.

http://scenarieconomici.it/napolitano-non-ci-detto-nel-discorso-anno-ringraziare-supremo-per-aver-evitato-vittoria-tedesca-nellultima-guerra-mondiale-scatenata-dalla-germania/

E’ bene che tutti comprendano che la scelta di approvare senza remore le politiche di austerità euro imposte, benedette dal nostro amato Presidente della Repubblica, comporterà per i decenni a venire una tassazione interna talmente elevata da annullare ogni possibilità di crescita futura, ogni attività economica è destinata ad essere fortemente ridimensionata se non annullata così come la speranza di creare l’occupazione tanto necessaria per pagare i costi dello stato sociale (leggasi, pensioni e sanità). Oggi l’Italia è in decrescita, non crescita negativa, semplicemente decrescita. Ossia le poche risorse teoricamente disponibili per fare sviluppo vanno a ripagare il rigore europeo, tasse folli per ripagare OGGI il debito statale contratto in decenni passati e soprattutto in lire, pur trovandosi in un periodo di gravissima crisi epocale.

settembre 29, 2013

Il Sud e la retorica degli sprechi.

 

screenshot9I luoghi comuni sul mezzogiorno italiano sono duri a morire. Ma una analisi attenta dei dati indica che non è vero che il Sud è inondato di risorse pubbliche e che l’incidenza dell’evasione fiscale è più alta al Nord. Il mezzogiorno è in realtà vittima della crescente concentrazione geografica del capitale e delle devastanti politiche di austerità.

di Guglielmo Forges Davanzati 

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settembre 17, 2013

Armi di distruzione di massa.

 

Una generazione bruciata: in 3 anni e’ crollato di un milione il numero degli under 35 che lavorano, di cui 750 mila unita’ proprio nella fascia tra i 25 ed i 34 anni. Le tabelle dell’Istat sulla disoccupazione uscite ieri traducono in numeri certi il dramma della crisi che ha minato i sogni e il Visualizza altro

luglio 30, 2013

Obama boccia l’Italia dell’austerity (meglio il PD americano di quello italiano)

 

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di Gustavo Piga da Formiche.net

“Ed una delle cose interessanti di cui non parliamo abbastanza è il contrasto tra quanto avvenuto negli Stati Uniti e quanto avvenuto in molti altri paesi in via di sviluppo, in Europa (sic) in particolare. Succede raramente di avere la fortuna di esaminare due approcci di politica economica, seguendoli lungo l’arco di molti anni e di vedere quale ha funzionato. E il fatto è che ci sono molti paesi europei che hanno seguito le prescrizioni che i Repubblicani della Camera stanno chiedendo ora, e questi paesi non solo stanno ben più indietro di noi in termini di crescita, in molti casi i loro debiti e deficit sono attualmente aumentati perché le loro economie sono effettivamente in recessione. E malgrado noi non siamo cresciuti velocemente quanto desideravamo, abbiamo consistentemente fatto meglio di quei paesi che hanno seguito le politiche che raccomandano ora i membri Repubblicani della Camera.

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giugno 11, 2013

Il pensiero debole di Enrico Letta.

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Enrico Letta ha messo il lavoro e la lotta alla disoccupazione al centro delle sua agenda di governo. Si tratta di (buoni) propositi che però mal si conciliano con la zelante accettazione dei vincoli europei (le famigerate politiche di austerity) più volte ribadita dallo stesso premier. Molte riserve suscita anche il “modello di crescita” sul quale si impernia la politica del nuovo governo: trasformare l’Italia nella “piattaforma logistica d’Europa” è davvero una buona soluzione per uscire dalla crisi?

di Stefano Lucarelli da Micromega online

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marzo 7, 2013

Stiglitz: “Euro, o cambia oppure è meglio lasciarlo morire”

t100_stiglitz5di Joseph Stiglitz, da Project Syndicate

Il risultato delle elezioni italiane dovrebbe dare un messaggio chiaro ai leader europei: gli elettori non tollerano le loro politiche di austerità.

Il progetto europeo, per quanto idealista, è sempre stato un impegno dall’alto verso il basso. Ma incoraggiare i tecnocrati a guidare i vari paesi è tutta un’altra questione, che sembra eludere il processo democratico, imponendo politiche che portano ad un contesto di povertà sempre più diffuso.

Mentre i leader europei si nascondono al mondo, la realtà è che gran parte dell’Unione europea è in depressione. La perdita di produzione in Italia dall’inizio della crisi è pari a quella registrata negli anni ’30. Il tasso di disoccupazione giovanile in Grecia ha invece superato ora il 60%, mentre quello della Spagna è oltre il 50%. Con la devastazione del capitale umano, il tessuto sociale europeo si sta lacerando ed il suo futuro è sempre più a rischio.

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febbraio 12, 2013

Bilancio UE: tutti i numeri di sette anni di austerità.

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di Paolo Pini (*)

Si è chiuso con un accordo al ribasso il Consiglio Europeo dei governi e dei presidenti dei 27 paesi dell’Unione sul bilancio comunitario per il prossimo settennato. Per alcuni una mediazione, un compromesso onorevole, con varie sfumature di grigio, che ha salvato l’Europa dal bilancio provvisorio. Per altri un accordo che truffa i cittadini europei perché prevede quel deficit che ogni paese non dovrebbe avere. Nel mezzo, e sono i più, la tesi di un accordo miope, che non attiva strumenti nuovi e le risorse necessarie per contrastare la crisi e favorire la crescita.

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