Posts tagged ‘placche’

novembre 4, 2012

Alzheimer: spegnere un enzima riduce il rischio e allevia sintomi.

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01:46 pm | Lo studio per ora è stato condotto solo sui topi, ma i ricercatori sono speranzosi: è stato infatti scoperto un nuovo interruttore molecolare in grado di migliorare, se…

3 novembre 2012 / Leggi tutto »

febbraio 17, 2012

Alzheimer: lunghe dormite per ritardarne l’insorgenza.

di piu’ riduce le possibilita’ di ammalarsi di secondo un nuovo studio della University School of Medicine di Saint Louis che sara’ presentato al meeting dell’American Academy of Neurology a New Orleans.

“Dalle nostre indagini e’ emerso che un turbato e ridotto e’ associato all’accumulo di , un segno distintivo del morbo di nel cervello delle persone senza problemi di memoria. Sara’ necessario ora comprendere se le modifiche del possano aiutarci a riconoscere l’inizio del declino cognitivo”, ha spiegato Yo-El Ju, docente a Saint Louis e autore della ricerca. Il team ha analizzato i modelli di di 100 pazienti che non avevano mostrato alcun segnale di demenza di eta’ compresa tra i 45 e gli 80 anni: il 50 per cento dei partecipanti allo studio aveva una storia di di in famiglia. I ricercatori hanno dotato i pazienti di un monitor capace di registrare il per due settimane.

dicembre 15, 2011

Placche aterosclerotiche sciolte con le statine, e giù anche il colesterolo.

Le possono essere sciolte dalle , farmaci d’elezione per il controllo dei livelli di .

 

A dare la notizia è PLoS One, che ha pubblicato i risultati di una ricerca che offre una spiegazione ai risultati di un recente studio clinico in cui è stato osservato che i pazienti che assumono dosi elevate di questi farmaci anti- vedono diminuire il numero di presenti nelle loro . “La nostra nuova ricerca mostra che le promuovono la regressione dell’ alterando l’espressione di uno specifico recettore della superficie cellulare all’interno delle ”, spiega Edward Fisher, coautore dello studio.

novembre 19, 2011

Aterosclerosi: ormone bersaglio delle terapie per contrastarla.

L’, che regola i livelli di nell’organismo, potrebbe essere un bersaglio delle terapie contro l’.

A suggerirlo e’ uno studio presentato all’American Heart Association di Orlando (Stati Uniti) da Aloke Finn e Omar Saeed, ricercatori dell’Emory University School of Medicine (Atalanta, Usa). Esperimenti condotti sugli animali hanno dimostrato di poter ridurre la produzione di , causa un calo del presente nei globuli bianchi a livello delle . Questo meccanismo promuove la rimozione del colesterolo responsabile dell’.

luglio 6, 2011

Cardiopatia, la lotta e le placche.

Alcuni ricercatori in Europa hanno scoperto che stabilizzare le vulnerabili come metodo di secondaria potrebbe contribuire a eliminare almeno il 50% degli episodi .

Pubblicato sulla rivista Thrombosis and Haemostasis, l’articolo del gruppo di lavoro sull’ e la biologia vascolare della Società europea di cardiologia (ESC) suggerisce che la ricerca sulle cause della rottura della placca, e sullo sviluppo di una migliore diagnostica e di cure più efficaci, dovrebbe essere intensificata.

L’articolo ha affrontato lo stato attuale delle conoscenze riguardo le instabili studiando il ruolo dell’infiammazione, dei fattori di crescita, delle piastrine, delle chemochine, dell’angiogenesi e del . Le terapie come le cure a base di , anti-piastriniche e sono state descritte nell’articolo e i ricercatori hanno valutato nuovi approcci per gestire gli episodi cardiovascolari. Hanno anche lavorato per identificare le instabili attraverso test genetici, biomarcatori e diagnostica per immagini.

aprile 10, 2011

Placche aterosclerotiche che sviluppano in poco tempo.

In poco tempo lo sviluppo delle

 

Il risultato è stato ottenuto con un’ingegnosa tecnica di datazione al carbonio 14, che ha consentito di datare le lesioni

 

 

Le si formano in un tempo abbastanza breve, di 3-5 anni, e in una fase tardiva dell’esistenza: è quanto affermano in un articolo pubblicato sulla rivista PLoS ONE i ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia.

Il risultato è stato ottenuto con un’ingegnosa tecnica di datazione al carbonio 14, utilizzato da molto tempo in archeologia e in geologia, andando a cercare i residui di questo isotopo presenti in atmosfera, la cui abbondanza è cresciuta rapidamente in seguito ai test atomici a terra eseguiti negli anni Cinquanta e Sessanta per poi diminuire in modo graduale. Ora proprio questo fenomeno può essere sfruttato per determinare quando è stato sintetizzato un tessuto biologico, anche in epoca relativamente recente.

gennaio 24, 2011

Alzheimer: il meccanismo della formazione placche amiloidi.

Basta un piccolo errore nella sequenza di processi di ripiegamento per rendere la proteina altamente instabile beta-2 micro-globulina.
Un passo decisivo per la ricerca sulle patologie che coinvolgono la formazione di placche beta amiloidi è stato compiuto dai ricercatori dell’Università di Leeds, che hanno scoperto la reazione che dà il via alla formazione delle fibre amiloidi.

Le fibre amiloidi, implicate in un ampia gamma di patologie, si formano quando le proteine si srotolano e si legano tra loro in lunghe strutture fibrose. Finora tuttavia rimanevano oscuri i primi meccanismi che causano lo srotolamento a catena delle proteine di partenza.

“Il nostro obiettivo era quello di scoprire che cosa rende una proteina perfettamente normale una proteina che va incontro con alta probabilità all’aggregazione in placche: se si riuscisse ad arrestare il primo evento scatenante si aprirebbe una strada interessante per nuove strategie terapeutiche”, ha commentato Sheena Radford, professoressa di biologia molecolare dell’Università di Leeds.

novembre 6, 2010

Nuova tecnica per riconoscere gli ‘infarti silenti’

(AGI Salute) Washington, 22 apr. – Messa a punto una nuova tecnica di imaging che ha permesso di stimare la percentuale degli infarti del miocardio non riconosciuti. Sono infarti ‘silenti’ o Umi (dall’inglese ‘Unrecognized myocardial infarction’) che arrivano senza dare evidenti sintomi e per questo rappresentano un evento patologico molto insidioso. A realizzare la nuova tecnica e a fare una stima degli infarti ‘silenti e’ stato un gruppo di ricercatori della Duke University Medical Center in uno studio pubblicato sulla rivista Plos Medicine.  Si e’ calcolato che negli Stati Uniti ci sono circa 200 mila soggetti che hanno avuto un infarto senza essersene accorti. In generale, il 35 per cento dei soggetti che soffrono di arteropatia coronarica hanno i ‘segni’ di un precedente infarto non diagnosticato. S Un infarto recente puo’ lasciare alcuni segni nel elettrocardiogramma (Ecg), ma se e’ trascorso un lasso di tempo piu’ ampio l’evento lascia un segno inequivocabile nella cosiddetta ‘onda Q’ del tracciato Ecg che segnala la presenza di un danno al tessuto cardiaco. “Il problema e’ che non tutti gli Umi – ha spiegato Han Kim, coordinatore dello studio – sono rintracciabili nell’onda Q: tale sottogruppo e’ percio’ denominato infarti del miocardio ‘non onda-Q’.

novembre 6, 2010

Nuova tecnica per stanare potenziali infarti.

 

 

Dolore al petto, ma con esami di routine nella norma e coronarografia ‘senza stenosi significative’. Casi in cui il cuore appare sotto controllo ma a volte solo perché gli esami no hanno evidenziato il rischio di infartonascosto’. Un pericolo soprattutto al femminile contro il quale è stata messa a punto dall’equipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei a Roma, un ‘modello diagnostico integrato’ che fonde cardiologia e diagnostica per immagini, clinica e tecnologia.

Una metodologia considerata efficace anche oltreoceano e che ha portato ad un gemellaggio tra gli esperti del Texas Heart Institute di Houston e la struttura sanitaria romana, che prevede un appuntamento al mese, a distanza, per studiare i casi clinici più complessi e quindi fondere le diverse esperienze. La tecnica, inoltre, sarà al centro di un convegno internazionale organizzato dalla Mater Dei insieme al St.Luke’s Episcopal home of Texas Heart Institute di Houston e la Yale University che si inaugura lunedì a Roma, al Senato della Repubblica.

“Sono sempre più frequenti i casi di pazienti, spesso donne e sempre più giovani, che si presentano al pronto soccorso lamentando un dolore al petto – spiega Massimo Fioranelli, cardiologo, responsabile del Centro cuore della Mater Dei – e in molti casi vengono sottoposte a esami di routine e rimandate a casa perché tutto è nella norma. In altri casi il quadro viene approfondito con un’angiografia coronarica che, a volte, può dare esito negativo o meglio evidenzia stenosi (cioè restringimenti delle arterie) non significative e, quindi, la donna viene tranquillizzata. Ma l’angiografia coronarica, pur restando un esame insostituibile, ha dimostrato di avere dei limiti: ci consente, infatti, di vedere l’interno dei vasi ma non la parete ed è proprio qui che si forma la malattia coronarica responsabile dell’infarto”.

settembre 18, 2010

Dieta povera di carboidrati e rischi cardiovascolari

Rinunciare a pasta e pane per poter vantare una linea invidiabile può mettere a rischio la salute delle arterie e, alla fine, anche del cuore. Secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (Usa), infatti, questi regimi alimentari sono efficaci nell’aiutare a perdere rapidamente peso, ma a lungo andare possono avere un effetto negativo per la salute vascolare. Aumentando il pericolo di aterosclerosi, prima causa di ictus e infarto. Non solo. La dieta povera di calorie altera la capacità di formare nuovi vasi sanguigni nei tessuti colpiti da un limitato afflusso di sangue, fenomeno che può verificarsi nel caso di un infarto. Complicando in questo modo il recupero.

Lo studio, condotto sui topolini e pubblicato dal team di Anthony Rosenzweig su ‘Pnas’, ha anche scoperto che – nonostante chiare evidenze di una patologia vascolare – i classici marker che rivelano il pericolo cardiovascolare (come il colesterolo) non risultavano alterati negli animali messi a dieta. Come dire: il pericolo c’è, ma non è semplice scoprirlo. “Il nostro studio suggerisce che, almeno negli animali – spiega lo studioso – questo tipo di dieta potrebbe avere effetti avversi dal punto di vista cardiovascolare, che non si riflettono in semplici esami dei valori del sangue”.