Posts tagged ‘pil’

novembre 18, 2013

Italia e debito: perchè dobbiamo inseguire la follia della Ue?

 

Alberto Micalizzi – Il Giappone ha un debito/PIL del 220%, e nessuno si scandalizza. E ha un tasso di disoccupazione al 4%.
ROMA (WSI) – Venerdì la UE ha bocciato il piano di austerità italiano, basato su una serie di misure che dovrebbero garantire il contenimento del deficit pubblico entro il 3%.

ottobre 24, 2013

La manovra di Letta è un’aspirina contro il cancro.

letta

Dopo tanti sacrifici molti attendevano che la manovra economica del governo Letta ridesse fiato all’economia italiana, la quale dal 2007 ad oggi ha perso addirittura il 9 per cento della produzione di beni e servizi e ha visto raddoppiare la disoccupazione, da un milione e mezzo a tre milioni di unità. Riuscirà la manovra nell’impresa, portando il Pil a crescere almeno di un punto percentuale nel 2014 come il governo prevede?

di Riccardo Realfonzo da ilfattoquotidiano.it

ottobre 11, 2013

I conti truccati di Saccomanni.

saccodanniNessun Governo ha mai osato quanto fatto da Saccomanni: non solo truccare il PIL, ma contemporaneamente sgonfiare le spese per interessi. Dell’1% del PIL, 16 miliardi, una cifra colossale, una bugia incredibile fatta per evitare che impietosamente i conti pubblici raccontassero la vera sconfitta di questo esecutivo: la sua incapacità di saper fare politica economica.

di Gustavo Piga

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ottobre 11, 2013

BANCHIERI PADRONI E GOVERNI FANTOCCI – VERSO IL GLOBAL MELTDOWN.

MARCO DELLA LUNA – Il governo USA minaccia di travolgere il mondo intero nel suo volontario default.

L’Italia e altri paesi affondano nella recessione e nella disoccupazione per mancanza di investimenti, aumento delle tasse, crollo della domanda, tagli del welfare….Visualizza altro

ottobre 6, 2013

Il dietrofront dei liberisti.

istituto-bruno-leoni

Ha sorpreso molti un articolo del professor Ugo Arrigo pubblicato alcuni giorni fa sul blog dell’Istituto Bruno Leoni (già Chicago blog). La sorpresa iniziava già dal titolo: “Sono i 70 miliardi di Pil in meno che fanno sforare i conti pubblici”. Il pezzo era improntato ad un’analisi che risulta davvero nuova per il think tank liberista: secondo Arrigo, l’Italia si è comportata benissimo nel gestire la spesa pubblica; se il debito è aumentato e non si riesce a tenere il deficit sotto il 3%, ciò è dovuto al crollo del denominatore, cioè il PIL, crollo a sua volta determinato proprio dall’austerità. Si tratta della stessa identica analisi che gli economisti keynesiani hanno ripetuto ovunque negli ultimi anni, parlando di “self-defeating austerity”, l’austerità controproducente che, per tenere a bada i conti, in realtà ha l’effetto opposto di rendere insostenibile il debito pubblico.

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settembre 23, 2013

Debito pubblico: un piano preciso per regalare l’Italia ai falsari di Wall Street

Notizia sensazionale: il debito pubblico italiano non è più ripagabile, perché ormai supera i 2.000 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil. Per assorbirlo, l’Italia dovrebbe fare due cose, entrambe estreme: non fare più deficit (assoluto pareggio di bilancio: parità tra spesa pubblica e introito fiscale) Visualizza altro

giugno 19, 2013

Crolla la produzione industriale: -4,6% in un anno.



La produzione industriale è crollata in Italia su base annua per il ventesimo mese consecutivo: ad aprile 2013 è diminuita dello 0,3% rispetto a marzo e del 4,6% rispetto ad aprile 2012.
Secondo i dati dell’Istat soffrono la recessione anche il Pil e l’export. Nel primo trimestre 2013 il Pil è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedenVisualizza altro
maggio 16, 2013

Luci e ombre del “modello Islanda”.

Iceland holds referendum on repayment

Alla fine del 2008 l’Islanda è stata travolta dalla crisi finanziaria internazionale e la sua economia ha perso più del 6,5 per cento del pil. Un paio di anni dopo però era già tornata a crescere e a creare posti di lavoro. In mezzo due decisioni che hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo: la scelta di non pagare (in parte) i debiti delle proprie banche verso l’estero e l’approvazione di una nuova Costituzione redatta in forma partecipativa. Un modello esportabile?

Daniela Palma e Guido Iodice da Micromega 4/2013
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marzo 22, 2013

L’Italia meridionale come la Grecia.

Secondo un rapporto del Censis il Mezzogiorno italiano sarebbe in una situazione economica già oggi paragonabile a quella greca, anzi peggio. I redditi medi sarebbero più bassi che nel paese ellenico, e nell’ultimo anno si sono persi 300.000 posti di lavoro.

Il Censis ha recentemente offerto un quadro a dir poco preoccupante della situazione economica del Mezzogiorno. Anche nel Nord Italia, beninteso, le cose non vanno bene, ma nel Sud la situazione è per certi versi addirittura peggiore di quella ellenica. Secondo il Censis il Mezzogiorno sarebbe stato letteralmente “abbandonato a se stesso”, con i redditi medi persino più bassi che in Grecia e con una famiglia su quattro in condizioni di reale povertà. Come se non bastasse nel Mezzogiorno dall’inizio della crisi si sarebbero già persi oltre 300.000 posti di lavoro, moltissimi visto e considerato che anche prima della crisi non c’è mai stato molto lavoro. In un contesto già delicato si inserisce poi una spesa per scuola e formazione superiore alla media nazionale ma che non riesce a garantire livelli di apprendimento competitivi.Tra il 2007 e il 2012 nel Sud il Pil si è ridotto del 10% in termini reali a fronte di una flessione del 5,7% registrata nel Centro-Nord.Nella crisi abbiamo perso quindi 113 miliardi di euro, molto più dell’intero Pil dell’Ungheria, un Paese di quasi 9 milioni d’abitanti. Di questi, 72 miliardi di euro si sono persi al Centro-Nord e 41 miliardi (pari al 36%) al Sud. Inoltre l’Italia è il paese europeo con le più rilevanti diseguaglianze territoriali: ben sette regioni hanno meno di 20.000 euro di reddito pro capite. Insomma un Nord Italia che è vicino ai valori europei, Germania e Francia, e il Sud italia che ricorda da vicino i valori di Atene (17.957 euro pro capite contro 18.454 euro). Quello che il Censis non dice però è che la situazione italiana potrebbe essere molto ma molto peggio di quella tratteggiata dal momento che i giovani e gli under 40 senza lavoro stanno aumentando sempre di più anche a Nord. Insomma, a furia di dire “finiremo come la Grecia” non ci siamo accorti che siamo già sulla stessa barca dei cugini ellenici.

ottobre 28, 2012

mancano pochi mesi. …Ma mi faccia il piacere!

Secondo il premier Mario Monti «alla ripresa mancano pochi mesi», quindi bisogna essere ottimisti. Ma numerosi altri osservatori descrivono una situazione economica ben diversa: chi ha ragione? Come è possibile orientarsi fra le ondate di numeri e statistiche che ogni giorno ci piovono addosso da giornali e televisioni?

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