Posts tagged ‘piccole e medie imprese’

ottobre 29, 2013

Perché è giusto distribuire gli utili ai lavoratori



La proposta di un imprenditore bresciano per rilanciare la produttività delle Pmi e del made in Italy (Foto da Flickr di Andreas Levers) – Immaginate una delle province più manifatturiere d’Italia, Brescia, collocata nella dorsale pedemontana padana che corre da Biella a Treviso, patria del capitalismo diffuso e delle Pmi che, in tempi crisi, trVisualizza altro
novembre 5, 2012

La risposta a Monti.

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ROMA – Quasi 1 impresa su 4, il 23,6%, punta sulla green economy per superare la crisi. Il 38,2% delle assunzioni sono in settori ‘verdi’ dell’economia. Questi, in sintesi, alcuni dei dati del rapporto ‘Green Italy 2012′ di Unioncamere e Fondazione Symbola realizzato con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico – presentato oggi a Roma.

Lo studio scatta una fotografia dello stato dell’arte in Italia per le eco-imprese, una ”peculiarita”’ della nostra industria legata alla ”riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali”: dalla chimica alla farmaceutica all’high-tech, passando per l’agroalimentare e l’industria tessile ed edilizia, fino ai servizi, senza dimenticare rinnovabili e rifiuti. Per Symbola e Unioncamere si tratta di una ”rivoluzione verde che attraversa il Paese da nord a sud, tanto che nelle prime 10 posizioni per diffusione delle imprese che investono in eco-tecnologie ci sono 4 regioni settentrionali e 6 del centro-sud”. Alta la propensione all’innovazione: ”Il 37,9% di queste imprese hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel 2011, contro il 18,3% delle imprese” meno verdi. Lo stesso vale per ”la propensione all’export: il 37,4% vanta presenze sui mercati esteri (contro il 22,2% di chi non investe nell’ambiente).

Ancora una volta la risposta viene dalle persone di buona volontà. le piccole e medie imprese hanno capio qual’è la strada per uscire dalla crisi. Alla faccia di Monti e malgrado Monti. Saranno gli operai e le piccole imprese a salvare un’Italia mortificata e derelitta. Speriamo!

aprile 1, 2012

Tutta colpa dell’art.18

Nel 2011 ben 11.615 aziende hanno chiuso i battenti per fallimento, con una media di 35 al giorno. Si tratta di un dato mai toccato in questi ultimi quattro anni di grave crisi economica. E’ il dato fornito dalla Cgia di Mestre che parla di “un record che ci segnala quanto siano in difficoltà le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni”. “La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna – segnala il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli a portare i libri in Tribunale. Purtroppo, questo dramma non e’ stato vissuto solo da questi datori di lavoro, ma anche dai loro dipendenti che, secondo una nostra prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.

Maglia nera dei fallimento è, a sorpresa, la Lombardia: secondo i dati forniti dalla Cgia di Mestre, nel 2011 sono stati oltre 2.600, quasi un quarto del totale nazionale. Segue nella classifica il Lazio, con 1.215 aziende fallite; al terzo posto il Veneto (1.122). Supera quota mille anche l’Emilia Romagna (1.008). Chiude la classifica la Valle d’Aosta, con appena 9 aziende fallite.

marzo 25, 2010

Sarà un futuro d’inferno.

Se non fossimo occupati ogni giorno a sentirci dire quanto siano comunisti i giudici e quanto disgraziato Santoro, potremmo anche renderci conto quanto effettivamente sia grave la nostra situazione economica. Mentre infatti Berlusconi dice che la crisi è finita e la ripresa e alle porte leggendo i dati statistici ci accorgiamo che  nell’ultimo trimestre del 2009 risultavano 530.000 occupati in meno tra gli italiani rispetto allo stesso periodo del 2008. Il saldo del trimestre è di 428mila posti in meno. L’intero 2009 segna in media un’emorragia di posti di 380mila unità. È il primo calo dell’occupazione da 15 anni a questa parte: solo nel ‘95, dopo la crisi dei primi anni ‘90, l’occupazione ha avuto una flessione analoga.

Il 2010 sarà peggiore perché a questi dati si aggiungeranno presto quelli di chi sta terminando il periodo di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. Anche gli industriali non nascondono il pessimismo: la riduzione degli occupati alla fine del processo si preannuncia pesante. Il ministro Sacconi cerca di rassicurarci affermando che il livello di disoccupazione è in linea con quello degli altri paesi europei e la stessa cosa fa il ministro Tremonti. A parte il fatto che la cosa non consola chi rimane a casa senza stipendio, i ministri Sacconi e Tremonti non si rendono conto che la crisi peggiore deve ancora venire e l’occupazione è destinata a diminuire in maniera spaventosa perché nessuno ha fatto nulla per contenere questa emorragia di posti, né tantomeno per aiutare  le imprese in crisi. Mentre nel resto dell’Europa i governi continuano ad intervenire per contenere i danni della crisi economica, in Italia si preferisce rinviare sine die senza un reale programma di intervento.