Posts tagged ‘piattaforma Deepwater Horizon’

febbraio 28, 2012

Marea Nera. Il processo del secolo a due anni dal disastro.

Quei momenti angosciosi ci tornano in mente perché si sta per aprire il “processo del secolo” che mette alla sbarra Brithish Petroleum (BP) ma anche Transocean (proprietaria della piattaforma Deepwater Horizon, che BP affittava per mezzo milione di dollari al giorno) e Halliburton (l’azienda il cui cemento avrebbe dovuto sigillare il pozzo, ma c’è chi sostiene che fosse di qualità scadente).

Si parla di indennizzi miliardari – tra i 25 e i 50 miliardi di dollari – ma sono conti che si fanno sempre alla fine. Nel caso del processo alla Exxon Valdes, la Exxon (Esso…) alla fine pagò solo il 10 per cento della multa inizialmente disposta (da 5 miliardi a 507 milioni di dollari). Mentre lassù, in Alaska, ci sono ancora popolazioni di uccelli e pesci che pagano le conseguenze di quel disastro. Per non parlare del caso Haven, esplosa davanti Genova nell’aprile 1992, dove alla fine, i risarcimenti non coprirono nemmeno i costi pagati dallo Stato italiano per fronteggiare le emergenze.

settembre 15, 2011

Marea nera, pubblicato il Rapporto federale sulle responsabilità di Bp.

deepwater horizon

A oltre un anno dalla marea nera che ha inquinato il Golfo del Messico viene reso noto oggi il Rapporto federale di indagine dal titolo Report regarding the causes of the april 20, 2010 Macondo well blowout che inchioda la Bp e Transocean alle loro responsabilità. In sostanza secondo quanto scritto a 16 mesi dalla terribile esplosione della piattaforma estrattiva Deepwater Horizon causa della morte di 11 tenici e dell’inquinamento del Golfo del Messico, l’incidente si sarebbe verificato poiché la Bp ha voluto risparmiare soldi nelle procedure di perforazione del pozzo Macondo.

Le indagini risalgono allo scorso gennaio con l’istituzione di una commissione d’inchiesta governativa voluta dal presidente Obama.

Nel Rapporto sono elencati come in un catalogo le decine di errori commessi, dei malintesi e della fallimentare comunicazione che ha portato prima allo scoppio della piattaforma e poi alla fuoriuscita, in 87 giorni, di circa 5 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico, consegnando così alla storia degli Stati Uniti la cronaca di uno dei più grandi disastri ambientali.

Il Rapporto trova anche responsabilità per Halliburton, la società che ha fornito il cemento per sigillare il pozzo di Macondo, ma di fatto viene anche detto che il responsabile ultimo è Bp poiché avrebbe comunque dovuto vigilare sia sulla qualità dei prodotti che acquistava sia sulla corretta messa in posa dei lavori.

Una delle domande chiave emerse dopo il disastro era se agli ingegneri o ai manager era stato chiesto di risparmiare sui costi di perforazione abbassando così i margini di sicurezza. Ebbene l’indagine ha fatto emergere che la Bp premiava quei dipendenti che gestivano al risparmio e al contrario non erano previsti incentivi per chi invece voleva aumentare la sicurezza.

maggio 1, 2010

La marea nera provoca un disastro ambientale.

Dopo la Louisiana, la Florida e l’Alabama, anche il Mississipi ha decretato lo stato d’emergenza di fronte alla minaccia della marea nera del petrolio fuoriuscito dalla piattaforma Deepwater Horizon, che minaccia sempre più da vicino le sue coste. «Questa fuga di petrolio rappresenta una grave minaccia per il nostro ambiente e la nostra economia», ha dichiarato il governatore dell’Alabama, Bob Riley, in una nota. Il suo omologo del Mississipi ha annunciato di aver proclamato lo stato di emergenza «per aiutare il governo locale e le agenzie federali a lavorare insieme con maggiore efficacia per contrastare questa gigantesca marea nera».
La British Petroleum intanto ha minimizzato e virtualmente escluso la possibilità di un incidente sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che invece, sprofondando nelle acque del Golfo del Messico, ha provocato una marea nera potenzialmente più grave di quella della Exxon Valdez. In un documento di 52 pagine del febbraio 2009, di cui l’Associated Press ha ottenuto copia, la BP indica a più riprese che è «improbabile o virtualmente impossibile» che un incidente sulla piattaforma, situata ad 80 chilometri dalla costa, possa provocare una marea nera o nuocere gravemente alle spiagge, pesci, mammiferi o alle attività di pesca nella regione.