Posts tagged ‘petrolio’

ottobre 29, 2013

ONORE A ENRICO MATTEI: VITTIMA DI UN ATTENTATO IMPUNITO



Gianni Lannes – Mezzo secolo fa, ma secondo le coordinate geopolitiche è adesso. 27 ottobre 1962, ore 18 e 57 minuti, secondo più secondo meno. Sembra ieri, ma è oggi, e incombe l’attualità: gas, petrolio, terzo mondo, politica internazionale, indipendenza, sovranità nazionale, nuovo ordine mondiale.

C’è un aereo – un Morane Saulnier 760 PaVisualizza altro

settembre 10, 2013

Multa a Shell di 1.1 milione di dollari per aver violato il Clean Air Act in Alaska

Scritto da Marina Perotta – martedì 10 settembre 2013

L’EPA eleva una multa da 1.1 milione di dollari a Shell per la sua attività estrattiva in Alaska, ma non basterà a fermare la multinazionale delpetrolio che prosegue con le sue devastante trivellazioni Continua…

luglio 7, 2013

 

Grecia, al via le trivellazioni petrolifere: business milionario nello Ionio e a Creta

Nel giorno in cui quattromila agenti di polizia municipale per ‘accontentare’ la troika (lunedì si saprà se concederà la dose di agosto o meno) vengono assorbiti dalla Polizia di Stato, dal ministero dell’Ambiente e dell’Energia arriva l’annuncio di nuove trivellazioni petrolifere a Patrasso e in Epiro. Dopo vent’anni dal primo cenno di ‘presenza’ del prezioso idrocarburo nelle acque elleniche, solo oggi il governo decide che è arrivato il momento di uno sfruttamento commerciale di quei giacimenti. Nel golfo di Patrasso ricominciano le attività di esplorazione petrolifera, con il diritto di sfruttamento concesso ad un consorzio ad hoc costituito dal gruppo Petrolio greco, dai francese di Edison International e dagli irlandesi di Petroceltic. I depositi stimati ammontano a circa 200 milioni di barili. La regione di Ioannina ha inoltre concesso medesimi diritti al consorzio Energean Oil assieme ai canadesi di Petra Petroleum. Secondo l’annuncio del ministero, per ogni posto di lavoro diretto nel campo degli idrocarburi verranno prodotti 2,3 posti di lavoro nella complessiva area economica. Inoltre, per ogni euro di reddito nel settore degli idrocarburi, verrà generato reddito di euro 2.01 per i lavoratori in altri settori.

agosto 26, 2012

Benzina a due euro al litro.

Caro benzina. Cari, vecchi rimedi.

Mag 18, 2012

Evo Morales: “A Bolívia não quer patrões, e sim sócios” . Avercelo noi uno così!

 

O presidente boliviano, Evo Morales, assegurou, nesta quinta-feira (17) na inauguração do 2º Congresso Internacional YPFB Gás e Petróleo, que as empresas estrangeiras querem permanecer no país. O evento ocorre até esta sexta-feira (18), em Santa Cruz, na Bolívia.

 

O mandatário, que inaugurou a reunião, na qual se escreveram cerca de 800 delegados, insistiu que “da Bolívia ninguém quer sair”, embora alertou que “ não permitiremos a presença de entidades que conspirem para acabar com nossa democracia”.

Para Evo Morales, o país do altiplano se converteu, nos últimos anos, no centro do tema energético e o gás para a América do Sul, e falou sobre a necessidade de seguir as experiências de países como o Brasil e Venezuela para buscar valor agregado às produções.

Direito humano

Para ele o tema energia pode se converter em um direito humano, razão pela qual é obrigação dos Estados atenderem todas as demandas relacionadas a isso. Falou da importância de que o povo tenha o controle sobre recursos naturais e insistiu que a “Bolívia não quer patrões, mas necessita de sócios e operadores”.

Ratificou a posição de que quem investir na Bolívia terá sempre o direito de recuperar os investimentos. Recordou também que antes de sua gestão sempre se dizia que “se fossem nacionalizadas algumas empresas, as outras sairiam do país, mas a realidade tem sido outra e hoje ninguém quer sair”.

“Graças à nacionalização, a economia na Bolívia mudou”, assegurou o Presidente, que admitiu que durante a campanha eleitoral de 2005, não pensava que o país fosse viver mudanças tão profundas.

O  Congresso tem como tema central a exploração, busca e desenvolvimento de novas reservas de hidrocarbonetos.

Mag 18, 2012

Il lato devastante del land grabbing.

 

Si chiama land grabbing, ovvero saccheggio del territorio. Un fenomeno crescente in Africa ma anche in altre zone svantaggiate del mondo in cui le popolazioni non riescono a fermare la posizione straniera delle proprie risorse.

Adesso però sta nascendo una nuova consapevolezza e persino i popoli indigeni di Panama cercano di ribellarsi.

Violazione dei diritti unami, mancanza di assenso libero e preventivo e poi contratti iniqui, affitti irrisori, vendita di terreni in cambio di promesse di posti di lavoro e nuove infrastrutture ma anche assenza di studi adeguati sull’impatto ambientale. Dietro al “land grabbing“, l’accaparramento di terre nei paesi a sud del mondo c’è tutto questo. La corsa all’acquisto senza regole sale nel biennio 2007-2008 per la crisi dei prezzi, ma le multinazionali, solamente in Africa, dal 2000 ad oggi si sono aggiudicate una superficie pari a 8 volte la Gran Bretagna.

Il land grabbing fa male a tutti ed è un esempio di un egoismo anche economico. Sono soprattutto Cina ed alcuni paesi arabi che hanno petrolio ma non hanno terra agricola, e ultimamente anche il Brasile, che ha esigenza di complemento delle sue colture, vanno in paesi poveri, comperano o affittano grandi estensioni di terreno e si mettono a produrre lì quello che per diversi motivi non possono produrre a casa loro.

marzo 30, 2012

Obama e le energie rinnovabili.

Pain at the pump: per la prima volta anche gli americani sperimentano la sensazione di sgomento, che da mesi, anni, accoglie festosa l’italico automobilista alla pompa di benzina. In un paese abituato ad acquistare carburante a prezzi più che accessibili, il trend di continuo aumento della benzina si è rapidamente trasformato in una questione politica, al centro della campagna elettorale presidenziale. Una bella gatta da pelare per Obama, che suo malgrado ha visto il costo della benzina aumentare del 73% nel suo mandato.

Ed è così che il paladino della Green Economy ha lanciato ‘all of the above’, la nuova strategia energetica che prevede misure a favore delle rinnovabili e dell’efficienza energetiche e che introduce un importante rilancio del ricorso alle fonti fossili, con un incremento della produzione di petrolio nazionale pari al 12%. Tutto ciò nel duplice intento di arginare le bordate dei Repubblicani – che con Gingrich propugnano una deregulation delle trivellazioni – e di ridurre la dipendenza petrolifera dall’estero.

Quest’ultimo aspetto, in realtà, ha rappresentato una costante, ovviamente poco pubblicizzata, del mandato di Obama: a partire dal 2008, l’utilizzo di petrolio di provenienza estera si è ridotto di 5 punti percentuali (oggi è pari al 45% circa), mentre stime di Citigroup indicano che da qui al 2020 la produzione di petrolio e gas naturale in Nord America potrebbe raggiungere i 26,6 milioni di barili al giorno.

Continua a leggere: Obama: è tempo di realpolitik energetica, in vista delle elezioni

marzo 29, 2012

Energie rinnovabili addio.

Le mani di Mario Monti sulla culla del fotovoltaico Claudio Messora Byoblu

articolo di Maria Ferdinanda Piva per Byoblu.com

Sta per calare la mannaia sugli incentivi alle energie rinnovabili: il ministro Clini dice che bisogna ridurre i costi. Il web si accalora sull’ipotesi che le bozze del quinto conto energia siano state scritte dall’Enel (che smentisce), ma il punto fondamentale sfugge a tutti: le energie rinnovabili saranno anche care, ma il loro costo di produzione diminuisce. Invece il petrolio (cioè benzina e gasolio) è caro, continuerà ad essere caro e probabilmente sarà sempre più caro anche senza gli aumenti delle accise (che sono cari). Quindi per ottenere la crescita di cui il Professore si riempie la bocca è indispensabile ridurre la dipendenza dal petrolio, che si comporta come un vampiro nei confronti della già anemica economia. L’inquinamento e il riscaldamento globale sono fattori reali e determinanti (secondo me), ma ininfluenti rispetto all’evidenza contabile. Il beneficio vero, presente e futuro, non è tagliare le rinnovabili: è invece imparare a vivere con meno petrolio, meno gasolio, meno benzina. Che, fra l’altro, è arrivata a sfiorare i 2 euro al litro.
LEGGI TUTTO…

marzo 25, 2012

Stretto di Hormuz: il braccio di ferro continua.

In previsione della chiusura dello Stretto di Hormuz, utilizzato per un terzo del commercio di idrocarburi via mare del mondo, l’Iran sta accelerando i lavori per completare la costruzione dell’oleodotto Nord strategico e collegarlo all’oleodotto Kirkuk-Ceyhan per esportare petrolio dal porto di Ceyhan via Bassora.

In questo contesto, anche l’Iraq ha approvato un piano per espandere le sue rotte di esportazione di petrolio da spedire a Ceyhan in Turchia. Il piano di emergenza è stato creato dal governo iracheno per far fronte a qualsiasi potenziale crisi se l’Iran dovesse chiudere lo Stretto di Hormuz, che fermerebbe circa l’80 per cento delle esportazioni petrolifere irachene.

Dopo l’azione della Marina Usa di rafforzare ulteriormente lo schieramento navale nel Golfo Persico  (oltre alle unità della V flotta in Bahrein, il Pentagono invierà altre 4 navi cacciamine e altri 4 elicotteri  CH-53 Sea Stallion (nell’immagine) per l’individuazione di mine sottomarine), che ha l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dello Stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, da cui passa il 20% del petrolio mondiale, non si è fatta attendere la risposta iraniana.

marzo 6, 2012

Ecco perchè la benzina è così cara.

Ecco erchè la benzina costa 1,8 euro al litro, ecco perchè l’Europa è in crisi nera. L’ecologia e le risorse naturali sono l’altra faccia dell’economia, il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia e da un anno in Europa stiamo pagando il petrolio agli stessi prezzi che furono raggiunti solo per pochi giorni nel 2008, quando il rialzo vertiginoso mise per la prima volta ko l’economia mondiale.

Com’è possibile?, direte, adesso il petrolio costa circa 109 dollari al barile, allora sforava quasi i 150.

Ma il petrolio è quotato in dollari – tutti i media riportano il prezzo del barile in dollari – ma noi lo paghiamo con gli euro, e le oscillazioni del cambio interagiscono con le oscillazioni del prezzo.

Ho già pubblicato il grafico storico in euro del prezzo del brent europeo (il petrolio del Mare del Nord); adesso c’è anche il grafico storico del prezzo del barile americano in euro. E’ uscito sul blog Petrolio e ve lo ripropongo: aiuta a capire la situazione in Europa più di mille discorsi. Un clic, prego. Continua a leggere→