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febbraio 15, 2010

A proposito di polveri sottili.

Da 1 Febbraio 2010 era la data indicativa dell’entrata in vigore dei nuovi limiti sulle polveri sottili. 
Nelle direttive europee 1999/30/EC e 96/62/EC, la Commissione Europea ha fissato i limiti per la concentrazione delle PM10 nell’aria:
  Fase 1

Fase 2 termine indicativo

Valore massimo per la media annuale 40 µg/m³ 20 µg/m³
Valore massimo giornaliero (24-ore)
Numero massimo di superamenti consentiti in un anno.
50 µg/m³
35
50 µg/m³
7
I milanesi saranno felici di sapere che nel 2010 tre giorni su quattro i PM10 sono stati sopra il limite di 50 µg/m³ anche considerando la vecchia norma, ma se vogliamo utilizzare i nuovi parametri la situazione milanesi diventa uno spettacolare e purtroppo tragico fallimento.  Tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultrafine (PM10 e soprattutto PM2,5) vi sono patologie acute e croniche a carico dell’apparato respiratorio (asmabronchitienfisemaallergia,tumori) e cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).
Il meccanismo dettagliato con cui il particolato interferisce con gli organismi non è ancora chiarito completamente: è noto che al diminuire delle dimensioni la possibilità di interazione biologica aumenta, in quanto le più piccole particelle possono raggiungere laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasporta (ad esempio idrocarburi policiclici aromaticiSOx e NOx).
Le cosiddette nanopolveri arriverebbero addirittura a penetrare nelle cellule, rilasciando direttamente le sostanze trasportate, con evidente maggior pericolo. Secondo alcuni esse sarebbero pertanto responsabili di patologie specifiche (studiate nell’ambito della nanotossicologia), ma finora gli studi (oggi ancora ad uno stadio iniziale, e legati non solo allo studio delle polveri disperse in aerosol ma in generale alle nanotecnologie) non hanno portato ad alcuna prova epidemiologica definitiva. Secondo lo SCENHIR attualmente “gli studi epidemiologici riguardo l’inquinamento atmosferico non forniscono evidenze che le nanoparticelle siano più dannose di particolato di maggiori dimensioni”.