Posts tagged ‘Pasquale Condello’

agosto 7, 2021

La malavita non porta niente di buono!

Di Antonella Ricciardi.

Intervista a Maria Morabito

Maria Morabito, moglie dell’ex boss della ‘ndrangheta, Pasquale Condello, torna a esprimere un intenso appello contro le faide, ed a favore dello Stato di Diritto. In particolare, Maria considera scorretta la non precisazione, sul giornale “Domani”, che ampie parti del libro dedicato al marito, “Il supremo-storia di un comandante del male”, siano state romanzate ed in parte non rispondenti a verità, per esplicita ammissione degli autori, che, però, a loro volta, non chiariscono quali siano le parti di cronaca vera rispetto a quelle frammiste di pura fantasia e di verità solo parziali. Pasquale Condello non ha più contatti con la devianza, nella sua vita ha cercato anche il bene ed il suo non avere denunciato altri è da inquadrare nella contrarietà alla delazione e nel desiderio di proteggere la famiglia La sua vita, assieme a quella dei familiari, si svolge alla ricerca della legalità ad Archi, quartiere di Reggio Calabria, dove non mancano disagi, e sono presenti molte povere case: perfino baracche dell’epoca del terremoto del 1908, di Reggio di Calabria e  Messina.   

L’appello di Maria Morabito contro la violenza e gli assassinii, oltre che per la legalità, include anche l’appello per il diritto alla salute, e quindi alla vita, per i detenuti, che, condannati ad una pena detentiva, non sono però stati condannati a morte ed alla mancanza di cure, ed in quanto tali devono essere trattati. In particolare, Pasquale Condello è da tempo gravemente malato psichiatrico: la patologia lo porta ad isolarsi rispetto anche ad avvocati e familiari; inoltre, non tutto è chiaro sul trattamento ricevuto, e sul modo in cui lo ha vissuto: anni fa, fu ritrovato con strani ematomi, nel carcere di Parma, mai del tutto spiegati. La sua situazione di salute, che neanche la direzione sanitaria del carcere di Novara, dove attualmente si trova, è riuscita a migliorare, fa propendere per una possibile collocazione in struttura detentiva esterna al carcere: anche eventualmente in una delle REMS, cioè struttura sanitaria di accoglienza per autori di reati con problemi mentali… Un tempo, Pasquale Condello era sano, ma la sua mente non ha retto l’impatto con le misure del regime di 41 bis, applicate anche in modo particolarmente drastico. Del resto, la percentuale di persone che escono mentalmente non integre dalla reiterazione continua di questo regime è elevata e non viene considerata casuale da organizzazioni impegnate nei diritti umani, che denunciano le condizioni di carcerati ridotti in uno stato impressionante: simili a zombies, depressi, e che parlano con gli insetti, e rimuovono, per non soffrire,  il mondo esterno, che gli richiama quello su cui non hanno più potere, e non gli appartiene più. La realtà vera è comunque, che per Pasquale Condello la   priorità sia l’essere curato stabilmente all’esterno del carcere, anche a prescindere dal futuro regime detentivo, data la condizione di contrastato tra il regime carcerario e la sua salute.

Ricciardi: “Il giornale Domani per una settimana pubblica alcuni stralci dal libro “Il Supremo-ascesa e caduta di un comandante del male”, dedicato alla vicenda di cronaca legata a tuo marito, Pasquale Condello. Il volume, pubblicato quest’anno, scritto dal giornalista del Corriere della Sera Andrea Galli, e dall’ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, Giuseppe Lumia, fonde, però, cronaca vera e parti romanzate, da non prendere alla lettera, per loro stessa ammissione. Tuttavia, sulla testata giornalistica on line ciò non è precisato. Puoi spiegare meglio, ad esempio, perchè non risponde a verità il fatto che Pasquale Condello sia stato responsabile dell’assassinio del boss Antonio Macrì?

Morabito: “Quando ho saputo dell’uscita del libro “Il supremo”, ho voluto leggerlo anche se non amo questo genere. Parlava di mio marito, quindi ero molto interessata a ciò che avevano scritto gli autori. Già dalle prime pagine sono rimasta esterrefatta, leggendo questa storia  molto romanzata, dove si racconta che mio marito è stato l’autore dell’omicidio di Antonio Macrì. Io all’epoca non conoscevo mio marito, ma non è stato mai accusato di questo omicidio. Mi è dispiaciuto molto che venga aggravata la figura di mio marito, con cose che non ha mai fatto.”

Ricciardi: “Tuo marito, pur avendo commesso degli errori, in una situazione sociale esplosiva, dove la ‘ndrangheta aveva a tratti sostituito uno Stato poco presente, si è sempre dichiarato contrario al traffico di droga. Nell’estratto dal libro, pubblicato, ciò non viene considerato, viene piuttosto detto il contrario, pur divergendo dalla realtà. Inoltre, nell’opera, romanzata esplicitamente, Pasquale Condello viene indicato anche in quanto responsabile di sequestri di persone. Eppure, dagli atti processuali Pasquale Condello non risulta essere stato condannato per droga e sequestri. Puoi spiegare meglio la situazione al riguardo?”

Morabito: “Ho letto di mio marito che ha fatto traffico di droga sequestri di persona. Mio marito non ha mai fatto queste cose, nè tantomeno ha avuto mai accuse o processi per tali cose. Non mi sembra giusto accreditare a Pasquale Condello cose che non gli sono mai state contestate, è scritto come un romanzo tutta la prima parte, ma bisogna rispettare la realtà, perché si sta parlando di una persona reale.”

Ricciardi: “Tra gli altri aspetti non rispondenti alla realtà, c’è anche il fatto che il padre di tuo marito viene descritto morto di malattia; invece, suo padre morì per un incidente sul lavoro, in un periodo di scarse tutele sociali. Puoi raccontare ulteriormente la realtà effettiva, su questo drammatico evento?

Morabito: “Certo se si vuole scrivere un romanzo la storia può essere inventata, semi inventata come si vuole, ma se si sta parlando di una persona, bisogna rispettare la realtà, perchè non è affatto giusto peggiorare la figura di una persona. Ho notato tante incongruenze, tra cui pure dove si parla della morte di mio suocero, avvenuta per incidente sul lavoro e non per malattia.”

Ricciardi: “Ci sono altre parti del libro su tuo marito differenti dalla verità effettiva? Se sì, quali?

Morabito: “Io non ho mai saputo che mio marito è stato arrestato all’hotel “Commodore. Nè farò indagini su questo. Io so che era stato arrestato per la prima volta al ristorante “Il fungo”, da cui poi nacque il processo “I sessanta”, dove fu condannato per associazione mafiosa. Tra la bomba a villa S.  Giovanni e la morte di Paolo De Stefano mio marito non ha avuto nessun messaggio in carcere, come viene detto nel libro. Infatti proprio per questo è stato assolto allora per la morte di Paolo de Stefano. Io avrei preferito che gli autori di questo libro fossero venuti a conoscerci, a parlare con noi: molte cose inesatte si sarebbero potute evitare. Avrei avuto un cordiale colloquio con loro.”

Ricciardi: “Attualmente, tuo marito non ha alcun ruolo di comando, ed è in condizione di grave malattia in carcere, dove addirittura non riuscite a vederlo da ottobre (e da anni, per quanto riguarda tuo figlio); puoi raccontare meglio questa realtà?”

Morabito: “Sì ad oggi mio marito non sta bene; è un malato psichiatrico, che ha bisogno di essere curato. Noi ottobre non lo vediamo. Respinge il colloquio anche con gli avvocati. Io spero che possa essere curato, come tanti altri detenuti malati, perché sono esseri umani e hanno diritto come tutti a ricevere cure appropriate. È un diritto questo che non deve essere negato a nessun detenuto, chiunque egli sia e qualunque cosa abbia fatto. Sì mio figlio è un bravo ragazzo, lavora onestamente, non ha mai avuto processi per associazione mafiosa. Per una condanna di favoreggiamento nei riguardi del padre gli era stata affibbiata la sorveglianza speciale, ma all’appello gli è stata tolta, perché ritenuto ragazzo che lavora onestamente, che mantiene la famiglia e conduce una vita congrua al suo guadagno. Questa per me è stata veramente una grande vittoria, perché giustizia era stata fatta. La verità era venuta fuori.

Siamo una famiglia che aspira alla legalità. Io ho cresciuto i miei figli, con questi valori e sentimenti. Ho inculcato loro l’onestà, il lavoro e ne sono fiera. Dobbiamo essere noi donne, noi madri, mogli a essere le prime a voler un cambiamento. La malavita non porta niente di buono. Vivere una vita onesta non ha prezzo, di fronte a qualsiasi ricchezza illegale.”

giugno 9, 2021

Il 41 Bis e il diritto alla tutela dello stato di salute del detenuto: il caso di Pasquale Condello!

Intervista di Antonella Ricciardi

Pasquale Condello, un tempo condannato per un coinvolgimento nella ‘ndrangheta, attualmente non  è più collegato alla devianza: da tempo, è più un paziente che un detenuto, la cui sofferenza psichiatrica, subentrata con la prigionia, è un dato incontrovertibile. Pasquale Condello, entrato sano in carcere, nel corso degli anni ha subito un tracollo dell’equilibrio mentale. Del resto, la percentuale di persone che avvertono disequilibri mentali, dopo anni di reiterazione del regime di 41 bis, non è bassa, e, pur con vari gradi di intensità, variabili da persona a persona, non deve lasciare indifferenti. Situazioni, quindi, tra le più difficili, nelle già dolenti comunità delle carceri; luoghi di massima sicurezza, ma dove è minima la possibilità di umanizzazione della pena. Sull’argomento si esprime così l’avvocata Federica Barbero, del foro di Novara, che, correttamente, cerca di approfondire la disponibilità di documentazione medica, in vista di una possibile collocazione differente per Pasquale Condello, che gli garantisca cure molto più adeguate al suo stato di salute. Le varie prigioni, pur avendo proprie direzioni sanitarie, non sempre possiedono al loro interno adeguati reparti sanitari, per situazioni più complicate. Lo stesso Pasquale Condello aveva iniziato a manifestare una profonda sofferenza psichiatrica già nel carcere di Parma, fornito di un centro clinico interno, che però non era riuscito a migliorarne la situazione. In tempi più recenti, si può ricordare che la direzione sanitaria di varie carceri aveva ottenuto la detenzione di persone, anche dai nomi più discussi in strutture esterne al carcere. Per questi detenuti le  condizioni di salute risultavano talmente delicate, da dovere essere gestite fuori dal carcere. E’ : è stato il caso, di Raffaele Cutolo, che, dichiarato non dimissibile,  pur nelle gravi restrinzioni del 41 bis, era però potuto essere meglio curato,  nell’ultimo periodo della sua vita, tra luglio 2020 e febbraio 2021 collocato in una struttura esterna: l’Ospedale Civile Maggiore di Parma, che è anche clinica universitaria. Tornando alla situazione di Pasquale Condello, persona ormai del tutto inerme ha diritto alla tutela della salute con adeguate misure di cura perché sono doveri di legalità e civiltà, per coloro che ne siano responsabili. La Corte Costituzionale,  si è più volte espressa contro l’automaticità della ostatività della carcerazione, in caso di non collaborazione con la giustizia: non sempre dovuta a sicura pericolosità sociale, ma a volte dovuta al volere evitare in modo più deciso vendette trasversali, oltre ad essere frutto di remore sulle delazioni. Nel 2019, infatti, la Corte Costituzionale  aveva aperto ai permessi premio, nell’aprile 2021 alla liberazione condizionale (cfr l’ordinanza n. 97 dell’11 maggio 2021 con cui la Corte  è intervenuta sulla questione di legittimità costituzionale degli artt. 4-bis, comma 1, e 58-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nonché dell’art. 2 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell’attività amministrativa), convertito, con modificazioni, nella legge 12 luglio 1991, n. 203, con riferimento agli artt. 3, 27, terzo comma e 117, primo comma, Cost., nella parte in cui escludono che possa essere ammesso alla liberazione condizionale il condannato all’ergastolo, per delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416-bis c.p., ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, che non abbia collaborato con la giustizia.) Già in precedenza, c’erano comunque stati alcuni casi di benefici, per “collaborazione impossibile”: quando si conosceva troppo poco di determinate organizzazioni, e situazioni comunque impossibilitanti per tale situazione. Un clima quindi più equanime e disteso si sta diffondendo su queste scottanti tematiche: del resto, ministra della Giustizia è divenuta proprio Marta Cartabria, già presidente della Corte Costituzionale.  Una possibile collocazione detentiva esterna per Pasquale Condello è, comunque, qualcosa di minore  di un beneficio: semplicemente è richiesta di un fondamentale diritto costituzionale alla salute.

Ricciardi: “Le condizioni mentali di Pasquale Condello sono da un certo tempo allarmanti, addirittura in peggioramento, in un contesto di grave isolamento, che metterebbe a dura prova chiunque: può spiegare più specificamente quale sia la situazione e che gli ultimi, drammatici episodi?”

 Barbero: “Il signor Condello indubbiamente soffre di disturbi della personalità, probabilmente legati proprio al regime carcerario cui è costretto. Negli ultimi anni ha riferito al personale sanitario del carcere degli episodi di violenza fisica: in particolare ha più volte riferito di ricevere scosse elettromagnetiche e di avere il timore di esser avvelenato. Frutto di un proprio delirio probabilmente…”


Ricciardi: “Pasquale Condello ha bisogno di cure specialistiche, ma il carcere ha   possibilità d cure limitate; del resto, il carcere non è un ospedale…La difesa si sta muovendo per un possibile differimento della
pena? Ultimamente si sta parlando di più forme di detenzione non carceraria, in centri di cura per malati psichiatrici: le R.EM.S….”


 Barbero: “,Gli Istituti detentivi classici non godono del personale sanitario necessario per offrire ad ogni detenuto il giusto ed adeguato supporto medico o psicologico. Stiamo valutando la possibilità di richiedere un trasferimento in altro Istituto carcerario dotato di reparto sanitario o, nel caso, un differimento pena con contestuale applicazione di una misura di sicurezza. 

Ad oggi non possiamo però ancora dire come ci orienteremo, sono necessari esami clinici specifici per poter valutare quale sia la scelta più opportuna per la tutela della salute del signor Condello e per la contestuale tutela della sicurezza pubblica.”


Ricciardi: “ A prescindere da un possibile differimento della pena la stessa Direzione Sanitaria del carcere di Novara  ha delle responsabilità, e, in quanto misura di emergenza, ha il potere  di disporre collocazione in centro di cura esterno, nel momento in cui  non riesca più a gestire una situazione troppo grave: si sta muovendo  qualcosa in questo senso?

 Barbero: “No, al momento nulla di cui a nostra conoscenza. Su questo punto non ce la sentiamo neppure di entrare nel merito. Di fatto sono state tentate diverse visite psichiatriche a cui il più delle volte il detenuto ha però rifiutato di sottoporsi. Credo che anche il personale addetto stia comunque tentando di comprendere le problematiche di cui il Condello soffre.”

Ricciardi: “ Pasquale Condello è tuttora gravato dal 41 bis, ma il diritto  costituzionale alla salute è corretto venga prima di tutto: se anche il 41 bis rimanesse, una cura anche esterna deve essere una concreta
possibilità; inoltre, recentemente la Corte Costituzionale ha più volte aperto ad una carcerazione non automaticamente ostativa, anche in caso  di non collaborazione con la giustizia. Pensa che il clima più equo al  riguardo potrà portare maggiore serenità anche su questo caso? Tenendo presente che il differimento è anche meno di un beneficio, e nello  stesso tempo è qualcosa di più basilare…

Barbero: “Beh sicuramente.. certo è che il regime carcerario di cui all’art. 41bis O.P. è stato concepito per limitate tipologie di reato e che, sin dall’introduzione, è un argomento particolarmente dibattuto che lascia aperti miriadi di quesiti. Al proposito in merito all’ordinanza della Corte Costituzionale L’incompatibilità con la Costituzione deriva dal carattere assoluto della presunzione, che fa della collaborazione con la giustizia l’unica strada a disposizione dell’ergastolano per accedere alla valutazione della magistratura di sorveglianza da cui dipende la sua restituzione alla libertà. La Corte afferma, però, che spetti al Parlamento modificare questo aspetto della disciplina relativa all’”ergastolo ostativo”, posto che un intervento meramente demolitorio della Corte potrebbe produrre effetti disarmonici sul complessivo equilibrio di tale disciplina, compromettendo le esigenze di prevenzione generale e di sicurezza collettiva che essa persegue per contrastare il fenomeno della criminalità mafiosa.

marzo 11, 2021

Siamo tutti vinti!

 Di Antonella Ricciardi
“Quella è stata una guerra cruenta piena di vittime innocenti. In ogni guerra di cui si parla non ci saranno mai dei vincitori:  siamo tutti vinti; ancora oggi ci sono madri, mogli, figli ,che piangono i loro morti”[…]

Queste ed altre parole emergono dall’accorata testimonianza di Maria Morabito, moglie dell’ex boss della ‘ndrangheta, Pasquale Condello: un appello a favore del diritto alla salute, di un lavoro costruito sull’onestà, e dei diritti costituzionali  contro la violenza delle faide, che sconfiggono tutti. Nelle parole di Maria Morabito si evidenzia anche la necessità di spezzare i meccanismi di esclusione sociale, che  la pura repressione indiscriminata favorisce, in realtà, ai danni della legalità e dello Stato di diritto:  emarginare ad esempio i figli di padrini di un tempo, oltre ad essere ingiusto,  rischia di impedirne proprio l’inserimento in un contesto slegato dalle mafie.  Nel corso dell’intervista, il figlio di Maria, Francesco, è stato liberato da una misura di sorveglianza speciale, per la sua condotta molto corretta, che ha convinto i magistrati… un primo passo verso una rinascita della situazione della famiglia. Maria Morabito condanna gli errori passati del marito, ma cerca contemporaneamente di aiutare a comprendere un contesto, per cui questi, che pure inizialmente voleva tenersi fuori da un certo ambiente, si era trovato al centro di una guerra… Sullo sfondo, le vicende passate che avevano coinvolto da una parte la cosca Imerti-Condello-Fontana, dall’altra il potente clan dei De Stefano, ed altro ancora. Attualmente, Pasquale Condello, pur non essendosi sentito di percorrere la strada del pentito giudiziario, non vuole avere più contatti con il crimine; anche la Corte Costituzionale, con storica sentenza del 2019, aveva sancito la non condivisibilità della negazione automatica di tutti i benefici, cioè attenuazioni dei gradi di intensità delle pene,  in mancanza di collaborazione con la giustizia.

Nell’Italia delle quattro mafie principali, in effetti, molto spesso si parla di tali fenomeni, ma molto meno frequentemente delle loro cause: in questo senso, l’analisi della Consulta aiuta a fare maggiore chiarezza. Nelle parole di Maria Morabito viene espressa una coraggiosa presa di posizione contro una mentalità oppressiva arcaica, che stigmatizza la libertà delle donne, c’è la volontà di inserirsi onestamente in un contesto lavorativo interno allo Stato, in un desiderio di riscatto sociale, ed emergono anche dei fatti tangibili, tra cui la non sussistenza di grandi risorse economiche di dubbia origine per la famiglia Condello; piuttosto, sono incontrovertibili attualmente le sue ristrettezze economiche. Pasquale Condello più volte si è definito vittima di abusi carcerari:..non sempre è chiaro quanto ciò sia eventualmente reale e quanto sia eventualmente frutto di patologie psichiatriche subentrategli in prigione, ma certamente le patologie ci sono: gravi sofferenze, che chiaramente il carcere, oltretutto gravato dalle misure estreme del 41 bis,  non aiuta assolutamente ad attenuarsi. Del resto, chiedere rispetto del diritto alla salute è chiedere qualcosa di tutt’altro che contrario allo Stato di diritto. Per questi motivi, la situazione si presenta del tutto compatibile con l’ipotesi di differimento della pena, cioè lo scontarla definitivamente  in una struttura esterna. In attesa di tale eventuale misura, si ricorda che è possibile, per evitare il tracollo di determinate situazioni, che  a volte possa essere la stessa direzione sanitaria delle prigioni a collocare in strutture di cura esterna persone che ormai erano più pazienti che detenuti: è accaduto negli ultimi anni anche a nomi molto più noti, tra cui quello di Salvatore Riina, di Bernardo Provenzano, di Raffaele Cutolo. Sono alcuni tra i vari esempi possibili in cui il diritto alla cura è correttamente prevalso, per intervento di medici che avevano dichiarato i pazienti non dimissibili. Le parole di Maria Morabito, così, esprimono il più intenso auspicio a favore dell’affermazione dei principi del diritto, che comprendono anche i diritti dei detenuti; del resto, le leggi di emergenza, approvate dopo le atroci stragi del 1992 in Sicilia, erano però a cavallo tra costituzionalità ed inconstituzionalità, e giustificate temporaneamente solo dall’emergenza: una emergenza che attualmente non sussiste più.

Ricciardi: “Più volte hai espresso  il concetto che tuo marito, Pasquale Condello, era intenzionato a tenersi fuori da questioni relative alla 'ndrangheta, ma si è poi trovato coinvolto, suo malgrado, in una guerra: puoi spiegare meglio questa molto drammatica dinamica? 
 

 Morabito: “Per risponderti voglio partire dall’ infanzia di mio marito molto molto sfortunata. non per  dare una giustificazione ai suoi sbagli…

Perché secondo me niente e nessuno devono portarci su strade sbagliate ,ma è altrettanto sbagliato giudicare….. Mio marito è rimasto orfano da piccolissimo. La madre era  rimasta vedova con 4 figli, di cui il più piccolo era  un bambino paraplegico al 100%. Mio suocero è  morto sul lavoro, oggi queste vengono chiamate morti 'bianche,.lavorava in una fabbrica di mattoni e un giorno ebbe un incidente: gli cadde addosso una montagna di creta. Oggi una morte del genere sarebbe risarcitoria per i familiari, ma allora non era cosi: mia suocera si è trovata nella miseria, cominciò allora a lavorare come colona in una vigna da cui ricavava il vino e lo vendeva, ma con tutto ciò non riusciva a mantenere la famiglia e allora ai due fratelli più grandi toccò l'orfanotrofio, da cui mio marito una volta scappò. Verso i 14 anni andò a lavorare in una officina x motorini, che erano la sua grande passione. Dopo il militare la sua vita cambiò, cambiarono le sue amicizie. Io ho conosciuto mio marito nel 1982, subito dopo il mio diploma e ci siamo fidanzati a settembre dello stesso anno. Io provengo da una famiglia cosiddetta “normale”, mio padre e nessuno dei miei parenti hanno mai avuto problemi giudiziari. il matrimonio tra me e mio marito è stato un matrimonio d'amore; allora mio padre acconsentì, nonostante Pasquale aveva già una condanna per associazione mafiosa, perché lo conosceva da quando era un ragazzino e lo riteneva un ragazzo serio e lo stimava.  “Dalla sua condanna per  associazione mafiosa gli era rimasto allora un residuo di pena,  che io sapevo che prima o poi doveva scontare. Cominciammo allora a fare i nostri progetti, il fratello maggiore in quel periodo stava aprendo un negozio di ceramica e bagni; lui intendeva mettersi a lavorare con suo fratello e cambiare vita, ora che stava x formare una famiglia. Dopo sposati, io aspettavo la prima figlia e vennero a casa per arrestarlo, per scontare quello che gli rimaneva da fare in carcere. Ad ottobre del 1985, dopo una bomba scoppiata a villa S. Giovanni nei riguardi di Antonino Imerti, dopo tre giorni ci fu l'uccisione di Paolo de Stefano. Mio marito in quei giorni si trovava in carcere, non aveva fatto nessun colloquio e non aveva avuto nessun contatto con l'esterno. Infatti fu riconosciuto innocente sia dall'associazione che dall'omicidio di De Stefano. Nonostante ciò, uscito dal carcere qualche anno dopo, si è reso subito irreperibile, per paura di essere ucciso, poiché la prima vittima dopo l'uccisione di Paolo de Stefano è stato Francesco Domenico Condello il fratello di mio marito. Tutto ciò, a tre mesi esatti, nonostante non c'entrava niente con tutto ciò. Si susseguirono allora tante morti e cominciarono così le prime operazioni e i vari arresti e condanne con ergastoli e con queste i primi pentiti. Allora chi si pentiva riceveva tanti benefici, anche sull'espiazione della condanna. I processi che fecero a mio marito furono basati solo su dichiarazioni di pentiti con tante incongruenze tra di loro. In quel periodo venivano creduti anche senza riscontri. Ed in questa realtà mio marito ebbe le condanne all'ergastolo ostativo. Per quanto riguarda la morte di Ludovico Ligato, io personalmente non avevo mai sentito parlare di questa persona. Io penso che mio marito non c'entra niente con questo omicidio, perché lui non ha 'mai avuto interessi politico economici.In tutta la sua vita non è stato mai coinvolto con politici o con affari politici mafiosi; che interesse aveva per lui la morte di Ligato? Nessuna!! Io, per come ho conosciuto mio marito, è stato sempre una brava persona seria e rispettosa. Non è stato mai un uomo che ha rincorso ricchezze. La famiglia era ed è per lui il suo più grande bene. Ad oggi, mio marito non ha contatti con nessuno, da 13 anni di carcere ha incontrato solo me e i miei figli. Per quanto riguarda noi, non abbiamo più contatti con nessuno dei parenti Condello né con quelli fuori né con quelli che sono attualmente reclusi. Tutto ciò, dopo la separazione delle mie figlie con i loro mariti e il nuovo rapporto di mia figlia con un altro uomo. Abbiamo trasgredito le regole della famiglia (anche se mio marito è d’accordo con le figlie). Siamo diventati secondo loro il disonore della famiglia. Io invece io dico che abbiamo raggiunto la nostra libertà !!!”

Ricciardi:  “Negli anni tragici delle faide tuo marito, va detto, aveva escluso il traffico di droga dalle proprie attività, e non erano mancate tragedie anche subite: soprattutto l’assassinio del fratello; puoi esporre di più in che modo si svilupparono queste vicende?”

Morabito: “Mio marito non ha mai avuto processi per droga, non solo durante il periodo della faida, ma da sempre: non è stato mai interessato a questi traffici. era contrario, da quando ci siamo conosciuti , e me ne parlava:  mi diceva sempre questo suo concetto: la droga è la rovina delle famiglie, i giovani distruggono la loro vita e spesso trovano la morte con queste sostanze; non vorrei mai trovarmi in una situazione del genere con un mio figlio. La droga per  lui era una grande piaga, e per soldi non si può bruciare la vita degli altri. Per quanto riguarda la morte di mio cognato, quel giorno della sua uccisione, come già detto, mio marito si trovava in carcere. Era il 13 gennaio 1985, ricordo quel giorno come fosse ora: avevamo fatto il colloquio con mio marito,  allora si trovava nel carcere di Reggio, in via S. Pietro. Usciti dopo il colloquio, io ero un po’ indietro rispetto a mio cognato, sentii dei colpi di pistola e vidi lui stesso a terra. quando mi sono avvicinata era già morto. Lasciava una moglie e tre figli tutti piccoli . Mio cognato non ha mai avuto a che fare con malavita,  ha sempre lavorato non so perché quella morte. Quella è stata una guerra cruenta piena di vittime innocenti. In ogni guerra di cui si parla non ci saranno mai dei vincitori:  siamo tutti vinti; ancora oggi ci sono madri ,mogli, figli, che piangono i loro morti. “

Ricciardi: “Pasquale Condello era stato definito “U supremu”, il supremo, in dialetto calabrese, ed addirittura paragonato a Bernardo Provenzano, ma, nonostante alcuni errori del passato, non si è arricchito con proventi illeciti quanto altri; le vostre difficoltà economiche sono documentate. Puoi raccontare meglio questa situazione anche attuale?”

Morabito: “Non so perché hanno affibbiato questo soprannome a mio marito, mi sembra esagerato “supremo”...mio marito non ha mai cercato la ricchezza, anche se gli sono stati affibiati miliardi, tesori, e quant'altro. Abbiamo sempre vissuto nella modestia, vivevamo in un palazzo di 4 piani: in tutto,  8 appartamenti. Al Pian terreno abitava mia suocera con il figlio disabile, al primo mia cognata, la vedova,  e al secondo io; gli altri appartamenti, tra cui anche la scala, erano tutti rustici. Quando  questo palazzo era stato costruito negli anni ’70, io non conoscevo ancora mio marito. Per come mi hanno sempre raccontato, è stato fatto con tanti tanti sacrifici. Allora mia suocera prendeva la pensione e pure quella di suo marito morto. Mio cognato, disabile al 100%, prendeva pure la pensione con accompagnamento e in più la parte della pensione del padre morto: in tutto 5 milioni di lire al mese, e mio cognato, Domenico Francesco, lavorava allora. Tutta questa documentazione non è bastata per non fare confiscare il palazzo. Una volta confiscato il palazzo, abbiamo dovuto lasciare i nostri rispettivi appartamenti. Pure mio cognato disabile !!!! Nessun disabile può essere cacciato di casa!!!! Mio cognato infatti da quel giorno non ha più sorriso,  si è visto sradicare dalle sue radici dai suoi affetti.!
Dopo un po' di tempo è morto nel suo dolore. Io ho sempre vissuto con l'aiuto di mio padre, un commerciante, mia madre aveva una bottega di generi alimentari; siamo stati sempre benestanti. Andato in pensione mio padre, lasciò il suo negozio a mia figlia Angela: la più grande; appena sposata, avendo avuto la bambina, quasi subito lasciò la responsabilità del negozio a suo marito, oggi suo ex, ma questi lo ha gestito in modo disastroso!! Ha lasciato tanti debiti a mia figlia, sia con banche, con l'erario, e ora rischia di perdere pure la casa. Non abbiamo potuto far fronte a questi debiti. Io dopo essere stata cacciata dalla mia casa confiscata sono andata in affitto. Eravamo io, mio figlio e la più piccola,  poiché  Angela era già sposata. Tre anni dopo il matrimonio della figlia piccola, sono uscita dall'affitto,  per risparmiare, e sono andata a vivere in casa di mia mamma e mio padre. Per pagare l'ultima rata del ristorante del matrimonio di mia figlia, ho venduto la mia macchina. È da allora che non ho una mia macchina, sto con  una panda condivisa:  la usiamo io e le mie due figlie. Mio figlio ha solo una punto furgonata che usa per il lavoro, se deve uscire con la fidanzata gliela presta suo cugino,  il figlio di mia sorella…Tutte queste ricchezze presunte dove sono? Io ho bisogno di lavorare,  da quest'anno sono in graduatoria a Roma per insegnare; è la prima volta che faccio domanda, perché mio marito non ha voluto che lavorassi,  per poter seguire meglio i miei figli e anche perché mio padre non ci ha mai fatto mancare niente. Ora sono pronta anche ad andare fuori Reggio per poter insegnare. Io ho sempre insegnato ai miei figli che si deve lavorare, che niente ci è dovuto. Nella vita bisogna fare sacrifici,  tutti e tre i miei figli lavorano, ma devo riconoscere che i miei figli sono molto penalizzati x il lavoro;  qualche anno fa una ditta a mia figlia Caterina è stata chiusa perché il padre è ritenuto mafioso…queste cose non sono affatto giuste, secondo me.”
 
Ricciardi: “Attualmente Pasquale Condello è molto cambiato rispetto a quando è stato arrestato nel 2008; provato da una carcerazione definita esplicitamente dura da coloro che gliela hanno applicata, subisce la misura estrema del 41 bis, ma da tempo non ha e non vuole avere rapporti con la devianza. Soprattutto soffre per una malattia che gli causa disagio mentale, parziale ma indiscutibile. Il regime di prigionia potenzialmente può favorire ed aggravare questa sofferenza,veramente straziante? 
 Morabito: “Mio marito è entrato in carcere nel febbraio del 2008. Quando vi è entrato godeva di ottima salute; è stato per nove anni nel carcere di Parma,  dove ha iniziato a sentire scosse elettromagnetiche, qualunque cosa toccasse. Si trovava nell'area riservata del 41bis di Parma. Il 41 più duro . Nel 2012 ancora subiva queste torture che sono durate anni,  ma un giorno di questo anno lo trovarono in cella incosciente e lo trasferirono immediatamente nell'ospedale di Parma. Gli furono riscontrati ematomi alla testa, che, curato, si riassorbirono. Di certo quegli ematomi non gli erano venuti per una caduta da letto o da qualsiasi altra caduta. Una volta rimesso dall'ospedale, abbiamo subito fatto un colloquio io e i miei figli e lo abbiamo trovato con lividi sotto gli occhi!!!.Lui non ha detto niente in proposito e noi non abbiamo chiesto, perché pensavamo che erano dovuti agli ematomi alla testa che aveva avuto. Iniziò a non mangiare e non bere,  perché diceva che gli mettevano cose nel mangiare e pure nell'acqua che lo facevano stare molto male. Ci ribadiva sempre che non è per mancanza di fame che non mangiava, ma per le cose che gli mettevano per farlo stare male. Abbiamo mandato allora un nostro medico per visitarlo e ci avvisò che, se avesse continuato in quel modo,  sarebbe potuto morire. Era dimagrito tantissimo, era irriconoscibile. Allorché un giorno siamo partiti per Parma, ma ci fu detto che non si trovava a parma bensì nel carcere di Livorno in un centro psichiatrico. È stato a Livorno più di un mese e lì cominciò un po’ a riprendersi. Là era più tranquillo, non gli venivano emesse quelle scosse di cui lui si lamentava. Tornato a Parma, ricominciò a lamentarsi per le scosse e non poteva neanche lavarsi, perché con l'acqua soffriva di più;  per anni non ha potuto fare la doccia né lavarsi i denti. Si puliva con fazzolettini imbevuti… e  mio marito è stato sempre un maniaco della pulizia personale e della sua cura. 4 anni fa veniva trasferito nel carcere di Novara, dove eravamo contenti che le cose sarebbero migliorate per  lui…ma abbiamo avuto una dolorosa sorpresa: mio marito diceva cose senza senso, sentiva voci fuori dalla sua stanza delirava!!!!!
Allorché mandiamo uno pschiatra da Reggio che lo visitò per 4 ore,  gli fece pure dei test e ci disse che aveva deliri, che era un malato pschiatrico,  che aveva bisogno di cura, ma mio marito non si è fatto mai curare perchè ha paura che lo vogliano uccidere. Ancora oggi ci esprime questa sua paura: non può certo continuare in questa situazione delirante!!!! Non so come hanno fatto in tutti questi anni a trattare così mio marito. Nessuna persona umana deve avere questi trattamenti, nessuna tortura di nessun genere deve essere fatta a qualunque uomo, chiunque egli  sia e qualunque cosa abbia fatto!!!!! Quando andiamo a fare il colloquio, lo troviamo con una fascia in testa perché dice che ha dolori; sono anni che non vede i nipoti, i figli delle nostre figlie, perché non è in condizioni di farlo vedere ai bambini. I gemelli di 5 anni non lo conoscono: sentono parlare di questo nonno, ma non hanno presente la sua figura,  solo qualche vecchia foto: tutto questo perché? Perchè doveva pentirsi e non lo ha fatto?”
 Ricciardi: “Tuo figlio, Domenico Francesco Condello, aveva subito un arresto per scommesse clandestine con cavalli. Tuo figlio rimarca la sua innocenza rispetto all'ipotesi di associazione del delinquere, e tu stessa dici che è stata fatta pressione acuta su tuo marito affinchè si pentisse, e l’arresto di tuo figlio è stato fatto per il suo rifiuto. Puoi spiegare ancora meglio tale situazione, della quale si auspica il superamento?”
Morabito: “Mio marito nel primo periodo del suo arresto  ci raccontava che andavano a trovarlo in carcere e auspicavano un suo pentimento. Quando mio figlio ha subito il primo arresto, mio marito ci replicò che lo sapeva che sarebbe avvenuto, perché era stato avvisato che se non si sentiva avrebbero arrestato nostro figlio!!! Mio figlio è stato arrestato per favoreggiamento del padre. Lui aveva appena 20 anni…quella notte che sono venuti x prenderlo, io non credevo che fosse possibile una cosa del genere!!!!
Mio figlio arrestato!!!! Un bravissimo ragazzo onesto …io vedevo il futuro di mio figlio al di fuori dalla ndrangheta, al di fuori da tutte queste cose!!!! Ma non è stato così, nel processo è stato condannato a un anno e 8 mesi per favoreggiamento:  una sentenza basata solo su supposizioni senza nessuna prova!!!.4 anni fa la storia si è ripetuta hanno arrestato mio figlio nell'operazione Eracle per corse di cavalli clandestine. Mio figlio non ha mai fatto corse clandestine, aveva solo il suo cavallo dove altri avevano i loro cavalli. Si è trovato là in mezzo. Mio figlio non ha mai fatto corse né tantomeno ha mai maltrattato il suo cavallo, tanto è vero  che lo amava da morire e che curava tantissimo. Ora sono 4 anni che è iniziato questo processo e ancora non è finito neanche il primo grado. Oggi mio figlio ha 31 anni e una vita davanti a sé. Con la fedina penale sporca non può auspicare a un posto di lavoro non può fare domande o concorsi. Lui ad oggi comunque lavora, fa il rappresentante di prodotti semilavorati per pasticcerie e rivende bibite. Ha un regolare contratto di lavoro e partita iva. Questa estate gli hanno messo la sorveglianza speciale con divieto di uscire dal comune con rientro con orario a casa e con limite di entrare in luoghi pubblici dalle 17 in poi. La sorveglianza perché a questo ragazzo che non ha mai avuto una accusa di associazione mafiosa.  Neanche il primo grado, quando finirà  tutto questo? E intanto la vita di mio figlio continua appesa a un filo, appesa a una giustizia che non ha fine .E tutto questo non è giusto. Io spero che ci sia per mio figlio una giusta sentenza e che non venga più arrestato per cose che non ha fatto. Se sbaglia,  che paghi, ma non pagare per errori mai fatti. Non lo trovo giusto. Mio figlio non deve pagare per essere “il figlio di”; non ha scelto lui di nascere in questa nostra famiglia. Mio figlio ha tanta voglia di potersi riscattare fare il bravo ragazzo quale è. E io spero tanto in tutto questo e prego Dio.”
 Ricciardi: “Mentre attuavamo questa intervista, subito dopo questa tua risposta,  è arrivata questa notizia, per te molto positiva, che offe un enorme sollievo: mi accennavi sia  arrivata la revoca della sorveglianza per tuo figlio: puoi spiegare più precisamente cosa sia accaduto?”
  Morabito: “L'altra sera aspettavo mio figlio come al solito il suo rientro a casa per le 19. Quando ho visto che erano le 19 e dieci mi sono subito preoccupata: mio figlio con 10 minuti di ritardo con una sorveglianza speciale e non era rientrato!!!!!! Allora l'ho chiamato subito e mi rispose che non doveva rientrare perché gli avevano tolto la sorveglianza!!!!! L'avvocato aveva presentato l'appello e i giudici avevano deciso. Ho letto e riletto la sentenza i giudici avevano stabilito che la prima condanna per favoreggiamento per il padre non era una condanna che dava i requisiti per  una sorveglianza speciale, poiché non era condanna per mafia e c'era il rapporto padre-figlio, e non portava una gravità. Poi per quanto riguardava il processo Eracle, che è ancora in corso, mio figlio ha solo a carico una associazione delinquere comune. Non c'erano neanche i presupposti per detta sorveglianza, poiché Domenico Francesco ha sempre lavorato, migliorando oltretutto la sua attività lavorativa. Ha sempre mantenuto un comportamento esemplare, senza aver a che fare con pregiudicati. Ha condotto uno stile di vita conforme al suo guadagno. E ha provveduto con il suo lavoro al mantenimento della famiglia!!!! Giustizia è stata fatta!!!! Mio figlio è stato riconosciuto per quello che è stata riconosciuta la sua vita e condotta al di fuori della cosca Condello, nonostante è il figlio del presunto "boss” Condello Pasquale. Questa è la conferma che non per forza i figli dei boss diventeranno di conseguenza dei boss. io ho sempre cresciuto i miei figli con idee oneste legali con dedizione al lavoro. Oggi sono soddisfatta e felice, ma non è finita: da oggi ancor più mio figlio dovrà dimostrare questa sua estraneità a delinquere. Grazie Antonella Ricciardi, per avermi dato questa possibilità di farmi conoscere e far conoscere la mia famiglia !
 
Ci ho messo il cuore in questa intervista, tutto il mio sentimento di moglie di madre. Tutto è verità,  tutto può essere documentato! E’ la mia storia, la storia di una famiglia che voleva vivere degnamente, ma è stata battuta dal destino avverso. Sia lodato Gesù!!!