Posts tagged ‘Parkinson’

dicembre 5, 2011

Pacemaker cerebrale italiano: brevetti USA ed EU.

Un intelligente dopo diversi anni di ricerche congiunte tra Fondazione Ca’Granda Policlinico e Università degli Studi di Milano, è stato brevettato come strumento per la gestione della malattia di anche negli Stati Uniti.Dal 2005 un’equipe di ricercatori della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e dell’Università degli Studi di Milano, diretta dal prof. Alberto Priori, sta lavorando a questa nuova strategia terapeutica di stimolazione elettrica cerebrale in grado di adattarsi istante per istante ai sintomi della malattia di , fornendo un trattamento sempre adatto alle esigenze del paziente. L’invenzione, che ha ottenuto il brevetto anche in Europa, è costituita da uno stimolatore collegato a elettrodi impiantati in strutture cerebrali al di sotto della corteccia che, misurando l’attività dei neuroni, consentono di monitorare le condizioni del paziente, guidando il stesso a dare il giusto stimolo al . Grazie a questa invenzione, per la prima volta, sarà possibile sintonizzare l’attività cerebrale alle necessità del paziente, rendendolo in grado di portare a termine le sue normali attività quotidiane con un miglioramento sensibile della qualità di vita sua e dei suoi familiari. Per accompagnare lo sviluppo e la commercializzazione di questa promettente tecnologia, nel 2008 era stato costituito lo spin-off Newronika, istituito con la partecipazione congiunta di Fondazione IRCCS Ca’Granda Ospedale Maggiore Policlinico e Università degli Studi di Milano. La conferma delle potenzialità della tecnologia e degli strumenti utilizzati arriva ora dagli Uffici brevetti europeo e statunitense che concedendo i relativi brevetti (European Pat. EP 1940508 e U.S. Pat. n°. 8.078.281) hanno riconosciuto questa invenzione come realmente innovativa nell’ambito delle terapie neuro-modulatorie.

dicembre 1, 2011

Morbo di Parkison: possibile implicazione di alcune sostanze chimiche.

Un nuovo studio dell’Universita’ del Kentucky rileva l’esistenza di un legame tra alcune sostanze chimiche comunemente usate nei solventi e il di . Pubblicato sugli ‘Annals of Neurology’, la ricerca ha esaminato coppie di gemelli umani, delle quali uno era stato professionalmente esposto al tricloroetilene () e ad altre sostanze chimiche ritenute connesse allo sviluppo del .

Gli autori hanno dimostrato che oltre al contatto con il , l’aumento del rischio di malattia di e’ anche associato all’esposizione al percholorethylene () e al tetracloruro di carbonio (CCI4). Lo studio epidemiologico, condotto da Samuel Goldman e Caroline Tanner dell’Istituto a Sunnyvale, in California dimostra come l’esposizione a , e CCI4 sia correlata al rischio di sviluppare il .

novembre 15, 2011

Parkinson: agenti contaminanti ne favoriscono l’insorgenza.

Uno nuovo studio su gemelli pubblicato sulla rivista Annals of Neurology, ha rilevato che l’esposizione al (), pericoloso contaminante organico presente nel suolo, nelle acque sotterranee e nell’aria, e’ significativamente associato a un aumento del rischio dell’insorgenza della malattia di (PD).

 

La possibilita’ di sviluppare questa malattia neurodegenerativa e’ legata anche all’esposizione al percloroetilene () e al tetracloruro di carbonio (). Il e’ tra le piu’ diffuse malattie neurodegenerative, caratterizzato da sintomi quali tremori degli arti, rallentamento del movimento, rigidita’ muscolare e disturbi del linguaggio. Il National Institute of Neurological Disorder and Stroke () stima in 500.000 il numero di americani affetti da PD e sono piu’ di 50.000 i nuovi casi diagnosticati ogni anno.

novembre 10, 2011

Parkinson, ancora speranze dalle cellule staminali.

Ancora un passo in avanti nella lotta al morbo di Parkinson è stato raggiunto grazie alle cellule staminali. Un gruppo di scienziati americani ha infatti dimostrato come sia possibile sostituire i neuroni distrutti dalla malattia con le cellule staminali embrionali capaci di integrarsi nel cervello dopo l’impianto e sopravvivere. Lo studio, pubblicato sulla rivista di settore Nature, promette di aprire nuove strade per trovare una cura efficace alla patologia. Si tratta di una ricerca finanziata in parte da gruppo di ricerca NeuroStemCell coordinato dalla dott.ssa Elena Cattaneo dell’università di Milano.

Lavorando sul modello animale infatti, gli scienziati sono riusciti non solo a trasformare delle cellule staminali in cellule nervose, ma le hanno trapiantate in topi e scimmie malate curando parte della sintomatologia senza creare tumori.

In Europa da questo punto di vista, i ricercatori hanno le mani legate. Questo perché dal 18 ottobre 2011, la Corte di Giustizia europea ha vietato il brevetto di procedimenti ed invenzioni derivanti dall’utilizzo di cellule staminali. Un divieto che non esiste negli Stati Uniti e che permette alla ricerca di progredire in tal senso.

 

ottobre 24, 2011

Effetto Placebo: studio italiano ne svela i meccanismi.

L’effetto agisce con le stesse dinamiche chimiche dei farmaci, tanto che “i farmaci e gli stimoli psicosociali (per esempio le suggestioni verbali del medico verso il paziente) agiscono con gli stessi meccanismi”.

 

Lo ha appurato un ricercatore italiano, Fabrizio Benedetti, professore di Neuroscienze all’Universita’ di Torino e membro dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze (), in uno studio pubblicato ‘Nature Medicine’ che fara’ parte della lettura che terra’ al congresso internazionale di psico-neuro-endocrino-immunologia ‘Stress e Vita’, in programma a Orvieto dal 27 ottobre. “I farmaci agiscono tramite il legame a – spiega Benedetti – la cui attivazione produce sia effetti terapeutici che effetti collaterali negativi. Gli stimoli psicosociali, attraverso meccanismi di condizionamento e di anticipazione, sono in grado di attivare specifiche sostanze (ad esempio le endorfine nel caso del dolore, la dopamina nel caso della malattia di ), che si vanno a legare agli stessi ai quali si vanno a legare i farmaci, producendo effetti simili a quelli prodotti da questi ultimi, sia terapeutici che collaterali.

giugno 18, 2011

Parkinson: la formazione di fibrille che determinano la malattia e il ruolo del rame.

Scoperto il modo in cui il determina un anomalo di una proteina, l’, portando alla formazione delle che caratterizzano la .

Il modo il cui il induce un anomalo di una proteina associata alla di , portando alla formazione delle caratteristiche placche fibrillari è stato chiarito da una ricerca condotta presso la North Carolina State University. La proteina coinvolta, l’, è infatti il componente principale delle placche fibrillari.

Da tempo si era scoperto che alcuni metalli, fra cui il , possono aumentare il tasso di anomalo di questa proteina, aumentandone la deposizione in , ma non eran noti i meccanismi che intervengono nel processo.

aprile 7, 2011

Parkinsonismo grave curato con cellule staminali

E’ italiano il primo studio clinico sull’impiego di per il trattamento della (), considerata una forma di parkinsonismo grave. La sperimentazione partira’ entro due-tre mesi su 20 pazienti affetti da , con eta’ superiore ai 40 anni e che non rispondono alla terapia farmacologica.

 

Entro il primo anno dall’avvio si potra’ avere una prima valutazione a breve termine (a sei mesi dal trattamento) sul primo gruppo di pazienti. Lo studio e’ stato presentato questa mattina a Milano. “Questa sperimentazione clinica – spiega Gianni Pezzoli, direttore del Centro di Milano – rappresenta un importante traguardo, prima di tutto perche’ risponde ai bisogni dei pazienti affetti da questa grave patologia, ma anche perche’, da un punto di vista medico-scientifico, apre nuove prospettive in termini di possibilita’ di trattamento delle altre malattie neurodegenerative, a cominciare dalla malattia di ”.

aprile 4, 2011

Fermare skywalker per migliorare comunicazioni sinaptiche.

L’inibizione di , un coinvolto nel riciclo delle , induce un segnale più intenso fra i

 

 

La comunicazione fra i del avvengono attraverso le , che consentono il passaggio di un segnale elettrico da una cellula a quella successiva attraverso il rilascio nello spazio sinaptico che le separa di sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, che vi vengono riversate da dalle che contenevano, situate nelle terminazioni nervose. Dato che le vengono riutilizzate più volte, si osserva normalmente un progressivo degrado delle che presiedono alla funzione del rilascio dei neurotrasmettitori, e quindi all’efficienza della trasmissione del segnale. Il modo in cui le vengono rese operative nel corso di questo processo di riciclaggio non era finora chiaro. Si sa che molti tipi di cellule il processo di riciclaggio comprende una fase in cui intervengono particolari compartimenti cellulari, gli endosomi, nei quali le vescicolari vengono selezionate in modo da assicurarne il funzionamento ottimale nelle riciclate. Finora non si sapeva però se questo passaggio fosse presente e rilevante per il riciclo delle neuronali.

febbraio 9, 2011

Parkinson: ricercatori studiano il movimento delle proteine tra le cellule malate

Uno studio finanziato dall’UE ha rivelato che le proteine malate, che sono un elemento fondamentale della malattia di Parkinson, si spostano lentamente tra le cellule, eventualmente innescando la distruzione della nuova cellula ospite.

 

Essi credono che la scoperta potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche per le malattie neurodegenerative. La ricerca, presentata nel Journal of Clinical Investigation, è stata finanziata dal progetto PROSPECTS (Proteomics specification in time and space), al quale l’UE ha erogato quasi 12 milioni di euro attraverso il Settimo programma quadro (7° PQ).

L’errato ripiegamento (misfolding) delle proteine anomale nelle cellule del cervello è un elemento chiave nello sviluppo del morbo di Parkinson. Lo studio ha dimostrato che le proteine alfa-sinucleina danneggiate possono diffondersi in un modo simile ai prioni, un modello di infezione in precedenza descritto per malattie come l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), altrimenti nota come morbo della mucca pazza.

“Questo è un passo avanti significativo per comprendere il ruolo potenziale del trasferimento da cellula a cellula di alfa-sinucleina nella patogenesi della malattia di Parkinson, e siamo entusiasti dei risultati”, dice il professor Patrik Brundin dell’Università di Lund, in Svezia, che ha guidato un team di ricercatori provenienti da Danimarca, Francia e Portogallo.

febbraio 8, 2011

Cura il Parkinson e diventa dipendente da sesso e gay

Si cura il Parkinson e diventa dipendente dal sesso gay e dal gioco d’azzardo: un uomo di Nantes, in Francia, 51 anni e padre di due figli, ha fatto causa alla casa farmaceutica britannica GlaxoSmithKline perché ritiene che le sue medicine l’abbiano trasformato in un maniaco.

I suoi avvocati – riporta l’agenzia France Presse – hanno spiegato che il carattere del loro assistito è completamente cambiato dopo l’inizio della cura contro il Parkinson: dal 2003, per curare tremori e difficoltà del linguaggio sintomi della malattia, Didier Jambart, sposato e con due figli, è diventato dipendente dal gioco d’azzardo su internet, perdendo tutti i risparmi di famiglia, e ha tentato il suicidio tre volte.

Inoltre, secondo il dossier presentato dai suoi legali alla procura, l’uomo ha cominciato ad avere inclinazioni omosessuali e si è messo in situazioni di ‘sesso estremo’ che l’hanno portato anche ad essere violentato.

Tutto è finito quando, nel 2005, ha smesso di prendere i medicinali anti-Parkinson della Glaxo. Ma nel frattempo aveva già perso il suo lavoro al ministero della Difesa ed era caduto in depressione.

L’uomo ora vuole 450.000 euro di danni, ritenendo che la Glaxo abbia messo in commercio una partita di medicinali ‘difettosi’. Anche al neurologo ha chiesto i danni, per non averlo informato sulle conseguenze ed effetti collaterali delle medicine.