Posts tagged ‘pareggio di bilancio.’

settembre 23, 2013

Debito pubblico: un piano preciso per regalare l’Italia ai falsari di Wall Street

Notizia sensazionale: il debito pubblico italiano non è più ripagabile, perché ormai supera i 2.000 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil. Per assorbirlo, l’Italia dovrebbe fare due cose, entrambe estreme: non fare più deficit (assoluto pareggio di bilancio: parità tra spesa pubblica e introito fiscale) Visualizza altro

aprile 18, 2013

Rodotà: “Col pareggio di bilancio, Keynes è stato reso incostituzionale”.

Stefano_Rodota

Nel silenzio generale abbiamo assistito alla manomissione di alcuni importantissimi articoli della Costituzione, in particolare l’articolo 81 con l’introduzione del pareggio di bilancio. Stefano Rodotà è stato tra i pochi a pronunciarsi in modo nettamente critico . Ci pare utile, in queste ore nelle quali il suo nome è tornato alla ribalta come possibile candidato alla Presidenza della Repubblica, rileggere un suo articolo di qualche mese fa, in cui mette in evidenza i danni prodotti da una “fase costituente” affrettata e imposta dall’Unione europea.

di Stefano Rodotà, da Repubblica, 20 giugno 2012

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giugno 7, 2012

Per quelli che ancora ragionano.

Claudio Messora byolu Byoblu.com Mario Draghi BCE MES ESM Trattato Treaty Europa

E’ mai possibile “venire a sapere che la Costituzione è cambiata”? E’ mai possibile che il dna più profondo, l’essenza delle nostre radici, del diritto che ci rende persone libere, venga modificata senza che nessuno ne parli, senza dibattito alcuno, né in televisione, né sui giornali, né nella più striminzita delle piazze dell’ultimo paesino di quattro anime? Quando questo accade, quando cioè ti cambiano la Costituzione sotto al naso senza che te ne accorgi e i media, complici, tacciono, non equivale forse a dire che c’è stato un colpo di stato e che la democrazia è finita?

Per quei pochi che ancora ragionano, sì: equivale.

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aprile 26, 2012

Per il resto, tutto bene.

Mario Monti Mario Draghi Angela Merkel Mariano Rajoy  Guindos BCE MES FMI

Un’altra strada c’è, ma solo in Italia sembra che sia tabù anche solo accennarvi. Mentre nel silenzio generale abbiamo approvato il Fiscal Compact, il trattato europeo che obbliga i paesi che lo ratificano al pareggio di bilancio, oltre alle Alpi c’è chi dice no. E’ l’Olanda, dove il premier Mark Rutte si è dimesso perchè Geert Wilders, suo alleato, ha fatto mancare il sostegno alle misure di austerity. Subito i mercati hanno minacciato di togliere la tripla A ad Amsterdam. Ma ci sono anche quegli irriducibili mattacchioni degli irlandesi. Pensate un po’: il 31 di maggio hanno addirittura indetto un referendum – l’ennesimo – per decidere se ratificare o meno il Fiscal Compact. Dalle loro parti usa così, anche se di solito, dal Trattato di Lisbona in poi, è più una questione formale, perché anche quando vincono i “no”, la UE li ripropone cambiando due virgole fino a quando non trionfano i “sì”. Ma c’è anche la Spagna. Come? Quei poveri greci degli spagnoli hanno il coraggio di alzare la testa? Sembra di sì, visto che non solo hanno indetto regolari elezioni mentre da noi incoronavamo in meno di 48 ore quello che Schifani ieri a Porta a Porta ha ricordato “essere stato chiamato” a risolvere una situazione (per carità, mica Mario si è presentato lui: ha accettato di buon grado, povera stella; e l’hanno chiamato, sì, ma – piccolo particolare – non gli italiani, bensì le élite, quelle della Trilaterale), ma ora Mariano Rajoy e il suo ministro delle finanze Guindos stanno addirittura pensando di non ratificare il Fiscal Compact perché, sull’onda delle svolte francesi (anche Sarkozy sta mollando la Merkel per tenere testa a Holland) e olandesi, si sono convinti – guarda un po’ – che un’altra strada c’è.

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aprile 20, 2012

Approvato il pareggio di bilancio e lo spread va su. ma perchè?

Bloomberg.com

I sintomi di un nuovo acutizzarsi della crisi dei debiti sovrani ci sono tutti. Che il pericolo non fosse scampato, ma solo lenito grazie all’iniezione di liquidità della BCE, lo avevano detto in molti.

Eppure, a ben vedere, i nostri compiti a casa li abbiamo fatti: da due giorni abbiamo in Costituzione il pareggio di bilancio. Un fatto storico. Il premier Mario Monti ha promesso che nel 2013 ci avvicineremo all’obiettivo: “close to balance”, quasi in parità. La riforma del mercato del lavoro, anche se non ancora approvata, è ormai delineata e toccherà quello che fino a poco tempo fa era considerato un tabù, l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Continua a leggere »

settembre 4, 2011

Pareggio di bilancio.

L’Europa non molla e preme su Silvio perchè pareggi il bilancio con provvedimenti seri, non con le solite buffonate a cui assistiamo ormai da quasi un ventennio.

 

agosto 30, 2011

Abbiamo scherzato:cosa resta e cosa cambia della manovra.

Ieri ad Arcore si sono visti Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Calderoli, Fabrizio Cicchitto, Angelino Alfano, Maurizio Gasparri e Silvano Moffa (tutti maschi, tra l’altro) per discutere della manovra finanziaria d’emergenza da 45 miliardi di euro varata dal governo. Quella manovra è stata approvata sotto forma di decreto legge, dando quindi al Parlamento sessanta giorni per approvarla definitivamente. Gli emendamenti proposti potrebbero ulteririormente cambiare la manovra, quindi anche quanto segue è da intendersi come provvisorio.

Il contributo di solidarietà
Dal testo originale della manovra è stato cancellato il cosiddetto “contributo di solidarietà”, il prelievo straordinario sui redditi superiori a 90.000 euro. Lo pagheranno soltanto i parlamentari, e la Lega ha promesso un emendamento per far sì che lo paghino, raddoppiato, anche gli “sportivi professionisti”.

Abolizione delle province sotto i 300.000 abitanti
Cancellata del tutto anche questa (già era stata molto ridimensionata).

Accorpamento dei comuni con meno di 1.000 abitanti
Annullato e, dice il governo, “sostituito con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dal 2013, nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri”. Insomma, si accorpano i servizi e non i comuni. Il risparmio previsto è circa 6 milioni di euro, non proprio moltissimo.

Tagli agli enti locali
Ridotti da 9,2 miliardi a 6,2 miliardi. Uno di questi miliardi dovrebbe arrivare dai maggiori introiti della cosiddetta “Robin Hood Tax”, quella sulle società energetiche. Gli altri due dalla lotta all’evasione fiscale.

Le pensioni
È la novità più grossa, nonché l’intervento da cui il governo pensa di recuperare il gettito del contributo di solidarietà. In sostanza, nel caso delle pensioni di anzianità, gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati non saranno più conteggiabili ai fini del raggiungimento degli anni di contributi necessari ad andare in pensione: i contributi versati non spariscono e verranno conteggiati nello stabilire l’ammontare dell’assegno mensile, ma i lavoratori dovranno raggiungere i 40 anni di anzianità senza contare gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati. Sono esclusi i lavoratori che hanno svolto attività usuranti.

Le cooperative
L’altra novità sulla manovra è la cancellazione o la riduzione – ancora non è chiaro – delle agevolazioni fiscali per le cooperative.

Evasione fiscale
È saltata la cosiddetta “patrimoniale sugli evasori”, proposta dalla Lega, sostituita da una stretta sulle “società di comodo”, quelle società create ad hoc allo scopo di intestare case e beni di lusso ed eludere il fisco.

Cosa resta, della vecchia manovra
Lo slittamento delle tredicesime per gli uffici pubblici che non raggiungono gli obiettivi di risparmio. Il rinvio di due anni della liquidazione per chi anticipa il pensionamento. I tagli ai ministeri. L’inefficacia delle promozioni sul calcolo del TFR se maturate da meno di tre anni. E tutto quanto non specificato in questa lista, che ricalca quanto comunicato ieri dal Governo, in attesa di leggere concretamente i testi degli emendamenti.

agosto 29, 2011

IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE DETTA LA LINEA AL GOVERNO ITALIANO

Oggi i tecnocrati del fondo monetario internazionale hanno dettato la linea al nostro governo, alla nostra opposizione parlamentare, alle associazioni di categoria. La linea è sempre la stessa, ed è quella a base di austerity che in tutto il mondo sta provocando crisi e recessione.

Riportiamo il messaggio per intero
1) NOI DEL FMI STIMIAMO CHE STATE CRESCENDO TROPPO POCO
Il Fmi prevede che nel 2011 il Pil italiano avanzerà dello 0,8%, 0,2 punti percentuali in meno delle stime di giugno, e nel 2012 la crescita rallenterà allo 0,7%, cioè 0,6 punti in meno rispetto alle precedenti previsioni.

2)TUTTE LE RISORSE DEVO FINIRE PER IL PAREGGIO DI BILANCIO, LE MISURE IN FINANZIARIA VANNO BENE MA NON BASTANO
«L’Italia recentemente ha molto rafforzato il proprio programma fiscale di medio periodo», «La recente stretta adottata dall’Italia e l’impegno a portare avanti alcune delle misure per il consolidamento di bilancio varate a luglio sono benvenuti”. «il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, che è l’obiettivo del governo, richiederebbe alcune misure addizionali». fmi
Dopo queste dichiarazioni il governo prenderà nota, l’opposizione parlamentare griderà che l’allarme del FMI segna l’inefficienza del nostro governo, e tutti insieme concorderanno che occorre avere responsabilità per uscire dalla crisi.