Posts tagged ‘ovarico’

dicembre 5, 2012

Tumore ovarico: un farmaco contro il diabete migliora sopravvivenza.

Scienza

Maggio 20, 2012

Tumore dell’ovaio: più informazione e prevenzione per sconfiggerlo.

 

A Milano incontro pubblico tra pazienti, ricercatori e clinici per fare il punto su questa insidiosa malattia, il all’: cinque milioni di nuovi caso.

 
In Europa il dell’ miete 500 vittime al giorno e solo nel nostro Paese vengono diagnosticati 5 mila nuovi casi all’anno con possibilità di sopravvivenza ancora troppo basse, soprattutto, se come accade nelle maggior parte dei casi, il viene identificato in fase avanzata. È proprio per far conoscere questo killer silenzioso, considerato il ginecologico più minaccioso, che ormai da due anni sono scese in campo le stesse donne colpite dalla malattia che hanno dato vita a ACTO Onlus – Alleanza contro il . Per promuovere una maggiore informazione e collaborazione tra le figurano che ruotano intorno a questa malattia ACTO Onlus ha appena organizzato, presso l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, un incontro per fare il punto sulle novità nel campo dell’immunologia, della clinica e della ricerca. «L’obiettivo dell’incontro – ha spiegato Flavia Villevieille Bideri, Presidente di ACTO Onlus -, anche con il coinvolgimento delle Istituzioni competenti, è quello di informare e avvicinare le pazienti, i ricercatori, i medici e le strutture del territorio per creare un’alleanza in cui ognuno, con le proprie competenze, possa contribuire alla lotta contro questa insidiosa malattia».

febbraio 25, 2011

Tumore ovarico, i poteri di miR-200c.

Nei casi di tumore ovarico funziona da ‘spia’, perché la sua assenza segnala l’alto rischio di recidiva post terapia. Quando al contrario è presente, la molecola miR-200c ha un ruolo (e potere) diverso: le pazienti con cancro alle ovaie al primo stadio hanno buone e maggiori possibilità di guarigione. Perché miR-200c ostacola la crescita del tumore e quindi le possibilità di recidiva.

  A identificare questa particella di Rna è stato un team italiano dell’Istituto Mario Negri, la cui ricerca – finanziata dalla fondazione Cariplo e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro – è stata pubblicata su Lancet Oncology 1.

Per arrivare all’identificazione di miR-200c, i ricercatori hanno analizzato una classe di molecole di Rna, chiamate micro-Rna. Queste, a differenza delle ‘colleghe’, non producono proteine necessarie all’organismo, ma regolano il funzionamento di altri geni, compresi quelli che determinano la crescita del tumore all’ovaio.

dicembre 23, 2010

Cancro ovarico: isolato un gene.

I ricercatori del Laboratorio di Genetica Umana del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Molecolari dell’Universita’ dell’Insubria, guidati da Roberto Taramelli, ordinario di Genetica umana alla Facolta’ di Scienze a Varese, hanno isolato un gene che contribuisce a chiarire il processo che sottende la genesi del tumore ovarico, uno dei tumori piu’ letali e per molti versi considerato misterioso dagli studiosi. Le ricerche hanno evidenziato che questo gene induce il reclutamento di particolari cellule che aiutano a circoscrivere la crescita tumorale: nelle persone ammalate di cancro ovarico e’ presente una alterazione di questo gene e di conseguenza una mancanza di reazione al tumore. Il tumore ovarico e’ il cancro ginecologico piu’ letale: porta alla morte della meta’ delle pazienti. Ogni anno in tutto il mondo sono 200.000 i nuovi casi, in Italia circa 4.000. Inoltre, i sintomi sono piuttosto vaghi (mal di schiena, dolori addominali) e spesso le pazienti arrivano all’attenzione del medico quando la malattia e’ ormai a uno stadio molto avanzato, da qui il triste appellativo di ‘killer silente’ dato a questo tumore. “Da alcuni anni il mio gruppo di ricerca si occupa dello studio dei meccanismi molecolari e cellulari alla base della genesi di alcuni tumori solidi quali i tumori ovarici – spiega il professor Taramelli -. Alla luce della notevole scarsita’ di nozioni che riguardano l’essenza di questi tumori, ossia la loro biologia di base, abbiamo cercato di trattare questa patologia con un approccio innovativo”. I ricercatori sono partiti da una considerazione molto generale ma abbastanza semplice: se e’ un dato ormai assodato che a una persona su tre sia diagnosticata una neoplasia, e’ anche vero che due su tre sono resistenti. Da questa premessa si e’ cercato di capire da cosa dipendesse questa ‘resistenza’. Per rispondere occorre pensare al cancro non come un susseguirsi di alterazioni che colpiscono una singola cellula, in questo caso quella dell’epitelio ovarico, bensi’ considerare il cancro come una malattia dovuta a un’alterata organizzazione strutturale dei tessuti che compongono i nostri organi.