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agosto 7, 2021

RICORDO DI OTTO BAUER.

di Giuseppe Giudice

Un grande militante , intellettuale e dirigente socialista austriaco. Uno dei principali esponenti di quell’Austromarxismo (il nome fu dato loro , se non erro, dal socialista americano Boudin – loro non si definirono come tali). Che poi fu la maggiore espressione teorica e politica di quella “socialdemocrazia di sinistra” che ebbe notevole influenza su tutte le correnti di sinistra dei partiti socialisti. Marcando una posizione di critica radicale alla socialdemocrazia di destra tedesca (quella di Ebert e Noske, per intenderci), e nel contempo contestando la deriva burocratica, dittatoriale ed autoritaria del bolscevismo. Ma di questo abbiamo già parlato. Otto Bauer fu indubbiamente un grande leader politico, di vastissima cultura. Cresciuto con gli altri suoi compagni Fritz e Max Adler, nella Vienna dei primi del 900. Uno straordinario crogiuolo di culture , movimenti artistici , nuove scienze e filosofie. Basti pensare all’empiriocriticismo, alla Psicanalisi (da Freud ed Alfred Adler), alle avanguardie artirtische nella musica , nella pittura , nella letteratura. In questo brodo di cultura emerge la peculiarità del marxismo dei socialisti austriaci. Che rifiutarono sia una lettura positivista sia quella hegeliana, del marxismo stesso. Ciò non va confuso con il “revisionismo” di Berstein (verso cui Bauer fu sempre critico) , ma il rifiuto del marxismo come concezione del mondo; no un marxismo evolutivo e ripensato come “sociologia” o per usare le parole di Max Adler : il materialismo storico come “scienza sociale mediante esperienza”. Insomma il marxismo come strumenti di analisi critica delle contraddizioni del capitalismo come base per un socialismo come progetto etico-politico. Una chiara “terza posizione ” tra il doppio determinismo , sia della II che della III Internazionale. E comunque gli austromarxisti ebbero una influenza importante anche in molti intellettuali e politici socialisti italiani negli anni dell’esilio o della prigione. Addirittura in personaggi diversissimi come Morandi e Saragat. Del resto il Saragat degli anni Trenta, attento lettore di Marx (lesse tutte le sue opere in tedesco) ebbe una forte influenza da parte di Bauer (che conosceva personalmente) essendo stato in esilio a Vienna dal 1924 al 1930. Era il Saragat che contstava le derive parlamentaristiche dei riformisti e il velleitarismo astratto dei massimalisti. Un nuovo socialismo sarebbe dovuto andare oltre riformismo e massimalismo. Ma era il Saragat che , con Nenni , firmò il Patto di Unità D’Azione con i comunisti. Non certo certo il Saragat ultratlanitista del dopo 1948 e totalmente subalterno a De Gasperi. Irriconoscibile rispetto a quello di di dieci anni prima, Ma non mi interessa parlare di Saragat. Torniamo a Bauer. Merito suo e dei suoi compagni fu quello di aver costruito un partito fortemente radicato nella classe operaia e nei ceti popolari. Con un rappoprto fecondo con il sindacato e le altre forme di autorganizzazione sociale. A Vienna (che era città land) costruirono uno dei progetti più arditi ed ampi di edilizia popolare (la Karl Marx Offe) negli anni 20. Organizzavano concerti per gli operai. Un grande partito socialista. Ma in un piccolo paese , dove la parte occidentale (Tirolo, Carinzia) era ultra reazionaria. E dopo la crisi del 29, venne alla ribalta un personaggio come Dolfuss, un clerico-fascista, che attuò un colpo di stato e fece bambardare la “Karl Marx Hoffe dove gli operai socialisti si rivoltarono contro il colpo di stato, e diedero un grande tributo di sangue. I dirigenti del partito andarono in larga parte in esilio. Bauer andò in Cecoslovacchia e poi a Parigi dove morì nel 1938. Inchiniamoci alla memoria di questo grande compagno.