Posts tagged ‘organizzazione mondiale della sanità’

aprile 24, 2013

Malaria uccide 660mila persone anno,domani Giornata mondiale.

malaria malaria

Grandi progressi sono stati fatti nella lotta contro la malaria, anche se questa malattia uccide ancora oltre 600mila persone l’anno. Oggi, pero’, si intravede una nuova minaccia: i finanziamenti, complice la crisi economica, sono a rischio. Per questo, ”e’ vietato abbassare la guardia”, per non vanificare i risultati raggiunti nel mondo rischiando di ”tornare indietro di almeno un decennio”. E’ il messaggio lanciato dall’Amref (African medical and research foundation) alla vigilia della Giornata Mondiale contro la Malaria, che si celebra domani.

Come rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, afferma Amref, impegnata in Africa con vari programmi per il contrasto della malattia, ”dal 2000 i tassi di mortalita’ per malaria sono diminuiti di oltre il 25%, e 50 dei 99 paesi con trasmissione in corso, ora sono sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Assemblea Mondiale della Sanita’ di ridurre i tassi di incidenza di oltre il 75% entro il 2015”. Ed ancora: In Africa, i morti per malaria sono diminuiti di un terzo nell’ultima decade e, al di fuori dell’Africa, 35 dei 53 paesi colpiti dalla malaria hanno ridotto i casi del 50% nello stesso periodo. Nei paesi in cui l’accesso a interventi di controllo della malaria e’ migliorato piu’ significativamente, i tassi complessivi di mortalita’ infantile sono diminuiti di circa il 20%. L’incremento degli interventi di controllo delle zanzare vettori della malattia, insieme a un maggiore accesso ai test diagnostici e a trattamenti di qualita’, sono stati la chiave di questo progresso. Ma ancora molto c’e’ da fare. La malaria, infatti, uccide ogni anno circa 660.000 persone, soprattutto bambini sotto i 5 anni in Africa sub-sahariana, e l’OMS calcola che ogni anno si verificano 200 mln di nuovi casi.

marzo 29, 2013

Attenti alla pressione arteriosa.

Aumenta ipertensione tra italiani Aumenta ipertensione tra italiani

L’ipertensione arteriosa e’ un problema che colpisce oltre 15 milioni di italiani, anche se solo uno su quattro si controlla regolarmente, e circa un miliardo e mezzo di persone nel mondo, e puo’ provocare malattie cardiovascolari che sono la causa di otto milioni e mezzo di decessi all’anno. E’ questa la patologia a cui l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) dedica quest’anno il World Health Day, la Giornata Mondiale della Salute che, come di consueto, si celebrera’ il 7 aprile.

Un adulto su tre nel mondo soffre di pressione alta – ricorda l’Oms – e la proporzione aumenta con il crescere dell’eta’: un dato questo che innalza il rischio di attacchi di cuore, infarto e insufficienza renale. Se non tenuta sotto controllo, inoltre, l’ipertensione arteriosa puo’ provocare cecita’, irregolarita’ nel battito cardiaco e insufficienza cardiaca.

Ci sono pero’ alcune semplici regole da rispettare, avvertono gli esperti, contro questa patologia: una dieta bilanciata e a ridotto contenuto di sale, consumo di alcol moderato, attivita’ fisica regolare e l’astensione dal fumo.

febbraio 1, 2013

Niente sale per noi anziani.

L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) ha emanato nuove linee guida che riducono la quantita’ di sale giornaliera raccomandata nell’alimentazione ed introducono per la prima volta un limite per il potassio. Gli adulti – annunciano – dovrebbero consumare meno di 5 grammi di sale ed almeno 3.510 mg di potassio al di’. Una persona con alti livelli di sodio e bassi livelli di potassio corre il rischio di avere la pressione alta con un aumentato pericolo di malattie cardiovascolari e ictus.

gennaio 3, 2013

Acqua avvelenata: il caso Lazio

 

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ROMA – Un’esposizione prolungata all’arsenico tramite acqua potabile e cibo puo’ causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso e diabete. L’allarme arriva dall’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) e riguarda l’Italia da vicino, e in particolare il Lazio. Dal primo gennaio, infatti, i sindaci di alcune province di Viterbo hanno dovuto vietare l’uso potabile dell’acqua del rubinetto. Un provvedimento che colpisce una quarantina di comuni e quasi 300mila persone nella Tuscia.

Il contenuto di arsenico e fluoruro e’ presente infatti in quantita’ superiori ai limiti di legge, che sarebbero di 10 microgrammi al litro per l’arsenico e 1,5 microgrammi per il fluoruro. Una situazione che non e’ certo una novita’, visto che e’ dal 2001 che regioni e territori chiedono deroghe alla legge.

Il problema e’ che il termine concesso per la terza e ultima deroga e’ scaduto il 31 dicembre 2012 e i lavori di adeguamento probabilmente non termineranno prima del 2014, dice Legambiente.

Cosi’ dal primo gennaio sono scattate le ordinanze dei sindaci che, secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanita’, vietano di bere l’acqua del rubinetto, di usarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia a persone con patologie cutanee.

febbraio 25, 2012

IndependentWHO: “L’OMS subordinata alla lobby del nucleare”

Cristophe Elain è il rappresentante francese di Independentwho associazione no profit che lancia una precisa accusa attraverso la trasmissione televisiva TV5:

l’OMS- Organizzazione mondiale della Sanità- non è indipendente sulla questione nucleare.

E in proposito annuncia il Forum Scientifique et Citoyen sur la Radioprotection: de Tchernobyl à Fukushima il prossimo 12 maggio a Ginevra. Spiega Elain:

Le vere conseguenze sanitarie di Chernobyl e di tutte le attività nucleari sono state occultate. l’Organizzazione mondiale della sanità, autorità internazionale, è subordinata alla lobby del nucleare e ha abdicato tutte le responsabilità nell’ambito di radiazioni e salute. Con la catastrofe di Fukushima è più urgente che mai che cittadini e studiosi indipendenti assumano assieme la responsabilità delle ricerche e delle informazioni in questo settore critico della sanità pubblica.

marzo 17, 2010

Mettiamoci tutti a dieta.

Il 2010 è stato indicato come l’anno di lotta all’obesità. Protagonisti i medici di base chiamati a svolgere un ruolo primario per divulgare e promuovere i princìpi di una sana e corretta alimentazione, così come della necessità di svolgere una appropriata attività fisica per affrontare in modo diretto un problema troppo a lungo ignorato e sottovalutato, ma oggi sempre più diffuso.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le statistiche sull’obesità condotte in tutta Europa (non solo all’interno dei paesi dell’Unione) indicano che il tasso di obesità è triplicato negli ultimi vent’anni e, senza adeguate misure per frenarlo, si prevede che il fenomeno interesserà 150 milioni di adulti e 15 milioni di bambini (rispettivamente il 20% e il 10% della popolazione mondiale) entro l’anno in corso.

Secondo quanto rileva l’ultimo rapporto Osservasalute (sui dati 2009) oggi il 35,6% degli italiani (ovvero 1 su 3) è in sovrappeso con una prevalenza nelle regioni del Sud. La quota di popolazione in condizione di eccesso ponderale (obesa o in sovrappeso) aumenta al crescere dell’età: dal 16,5% tra i 18 e i 24 anni al 60% ed oltre tra i 55 e i 74 anni, per diminuire nelle età più anziane con il 55,8% tra le persone di 75 anni ed oltre.

Condizioni di sovrappeso e obesità più diffuse tra gli uomini, rispettivamente il 44,3% e il 10,6% rispetto al 27,6% e al 9,2% delle donne e che ha raggiunto il 36% dei bambini.
Nell’età compresa tra gli otto e i nove anni il 23,1% dei bambini è in sovrappeso e l’ 11,5% è già obeso con una distribuzione più variabile che negli adulti a livello regionale: dal 17,5% in Valle d’Aosta al 27,8% in Campania.

L’obesità, fenomeno tipicamente caratteristico dei paesi occidentali, è al centro dell’attenzione delle politiche sanitarie perché rappresenta un importante fattore di rischio per la salute di un individuo.
Le più frequenti riguardano le complicazioni cardiovascolari, il diabete, le malattie del fegato, l’ipertensione sino al cancro del colon retto. E di obesità si muore ad un tasso di 390 persone ogni 100mila abitanti ogni anno.

Quindi è un problema che ha anche un rilevante costo sociale che in Italia vale quasi 8,3 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 6,7% della spesa sanitaria pubblica, secondo uno studio congiunto condotto dalla Scuola superiore Sant`Anna e dall`Università Bocconi.
Questo spiega perché medici, strutture ospedaliere, nutrizionisti e centri di attività fisica si stanno muovendo, per quest’anno dedicato alla lotta all’extra large per promuovere le basi per una corretta alimentazione e per sane abitudini di vita.(greenreport)