Posts tagged ‘onlus’

maggio 17, 2020

L’ODIO E IL SILENZIO

di Alberto Benzoni

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Fioriscono, anche a sinistra, gli interrogativi sulla vicenda Romano. C’è chi si interroga sul riscatto (ma lo pagano tutti)) o sulla Onlus ( com’era la zona: sicura, non sicura; così così ?). C’è chi contesta, magari giustamente,la sceneggiata del governo al suo ritorno in Italia. Ma i più si concentrano sul bersaglio più facile: la ragazza. Sulle ragioni del suo viaggio in Africa; sui perchè e i percome della sua conversione; sui suoi rapporti con i suo

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luglio 20, 2011

Lo sfruttamento ai tempi del no profit

Call center, promoter per strada o porta a porta: le grandi onlus si servono delle più estreme logiche d’impresa

Onlus, associazioni no profit, enti morali, sono organizzazioni dalle finalità etiche che rappresentano uno dei pilastri del vivere civile: la società prospera e cresce anche grazie all’altruismo di chi si riunisce in gruppo per sostenere il prossimo. Chiunque di noi può citare al volo almeno quattro o cinque esempi di grandi enti che in Italia operano per una buona causa: difendere i bambini dalle violenze domestiche, proteggere l’ambiente, aiutare i poveri, prestare cure mediche nei paesi in guerra.

I DEBOLI DIMENTICATI – Ma ad uno sguardo poco meno che superficiale nel variegato mondo delle associazioni benefiche potrebbe sorgere il sospetto che ci sia una classe di “nuovi” deboli dimenticata un po’ da tutti: quella dei lavoratori. Le testimonianze di chi ha lavorato per alcune delle maggiori onlus ed enti morali sono infatti controverse. Alcuni dipendenti hanno dichiarato di aver lavorato volentieri, magari anche affrontando qualche sacrificio, per sostenere una buona causa in cui credevano, altri hanno messo in luce aspetti della policy di queste organizzazioni che mal si conciliano con le loro finalità etiche. Se talvolta il fine giustifica i mezzi, il motto non è mai tanto inadeguato come nel caso di quegli enti che dovrebbero avere la dignità e il rispetto non solo come fine, ma anche come modus operandi.

novembre 14, 2010

Un altro modo do fare credito.

Un italiano su quattro non ha ‘accesso al credito’. E anche quelli che hanno idee imprenditoriali, non trovano i soldi per realizzarle. A meno che non si rivolgano al microcredito: una realtà che sta crescendo anche da noi. Ecco come

Amina ha comprato due biglietti aerei solo andata, dal Marocco all’Italia, per i suoi figli. Così ha trasformato in realtà il sogno del ricongiungimento familiare. Rosanna sta aprendo un negozio di prodotti biologici a Gioia Tauro. Per necessità: il marito, che lavorava nel porto calabrese, è stato licenziato e ci sono tre figli da mantenere. I nomi sono di fantasia, le storie sono autentiche. Amina e Rosanna si sono rivolte al microcredito perché appartengono al popolo dei “non bancabili”: non offrono abbastanza garanzie per ottenere prestiti da una banca tradizionale.

È un popolo numeroso: un italiano su quattro non ha accesso al credito. Nella maggior parte dei casi la necessità non supera i 4-5000 euro. Lo stretto necessario per pagare la rata del mutuo o dell’affitto, per una manutenzione straordinaria in casa, per rifarsi la dentiera.

Un’emergenza sociale, ma anche un nuovo mercato in cui si sono lanciate molte associazioni no profit e banche. Eticredito, Risorsa Donna, Banca Etica, Mag Verona, PerMicro e Fondo Essere solo per citarne alcune. Realtà legate al territorio, che lavorano a braccetto con servizi sociali, Caritas, associazioni, onlus e ong. Si trovano soprattutto al centro nord e si stanno lentamente sviluppando anche al meridione.

In Italia nel 2009 sono stati erogati quasi 11 milioni di euro in microcredito. Un cifra minima rispetto ai 182 dell’Ungheria e ai 152 della Francia, ma in crescita. Solo nel 2007, i microcrediti versati nel nostro paese erano fermi a 3,6 milioni di euro.

In Italia esiste anche un ente di diritto pubblico, il Comitato Nazionale permanente per il microcredito che si occupa di promuovere e monitorare le attività di microcredito del nostro paese, incoraggiare la politica a sviluppare il settore con norme ad hoc. Nella galassia delle associazioni e cooperative, c’è chi considera il comitato un inutile orpello, oltretutto assai costoso. Il presidente Mario Baccini si difende: “Costiamo 1,8 milioni di euro all’anno. Negli ultimi mesi siamo riusciti a canalizzare fondi europei pari a tre volte il finanziamento percepito”.