Posts tagged ‘Ong’

ottobre 29, 2011

Nucleare: allarme Greenpeace, stress test Ue pieni di lacune.

Nucleare: allarme Greenpeace, stress test Ue pieni di lacune 
Stress test alle centrali nucleari europee con più di qualche buco, almeno questo è l’allarme lanciato da Greenpeace ad una prima valutazione delle analisi di tenuta realizzate sui 134 reattori attivi nella Ue. Secondo la Ong esistono infatti “lacune allarmanti” nei test realizzati dalle autorità di supervisione e dagli operatori degli impianti, una misura decisa dopo la tragedia di Fukushima.

“Uno dei principali problemi è che manca ancora la piena trasparenza – spiega al telefono Jan Haverkamp, consulente di Greenpeace per l’energia nucleare – abbiamo infatti potuto valutare tutti i rapporti dei supervisori ma solo metà di quelli degli operatori”. Dalle oltre 10 mila pagine di prove ed analisi emerge comunque una lacuna comune a tutti, spiega sempre Haverkamp, “manca uno studio di impatto sulle prime conseguenze di un eventuale incidente sulla popolazione: non ci sono i piani per l’evacuazione”.
Oltre a ciò la Ong ambientalista lamenta che “l’età dei reattori non viene adeguatamente considerata” che “non vengono analizzati i pericoli di un’avaria ad un multireattore e gli effetti di un incidente provocato da aerei di grandi dimensioni”.

dicembre 28, 2010

Gravissimo incidente nucleare in Africa, nessuno ne parla.

 

Lo scorso 11 dicembre presso la miniera d’uranio Somair in Niger oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell’ambiente. Una catastrofe radioattiva nel silenzio.  

In Africa pochi giorni fa è accaduta una vera e propria catastrofe radioattiva nel disinteresse del mondo occidentale che pretende energia “pulita” dall’atomo (che è una contraddizione in termini). Secondo rapporti di ONG e di Greenpeace, proprio in questi giorni di grande spolvero di comunicazione del nucleare italiano, dove al Forum Nucleare Italiano arriva una notizia che fa venire ancora più dubbi sulle centrali nucleari, riprendendo il tema dello spot tv. Difatti, come riporta il blog di Greenpeace, “Il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair”.

novembre 14, 2010

Un altro modo do fare credito.

Un italiano su quattro non ha ‘accesso al credito’. E anche quelli che hanno idee imprenditoriali, non trovano i soldi per realizzarle. A meno che non si rivolgano al microcredito: una realtà che sta crescendo anche da noi. Ecco come

Amina ha comprato due biglietti aerei solo andata, dal Marocco all’Italia, per i suoi figli. Così ha trasformato in realtà il sogno del ricongiungimento familiare. Rosanna sta aprendo un negozio di prodotti biologici a Gioia Tauro. Per necessità: il marito, che lavorava nel porto calabrese, è stato licenziato e ci sono tre figli da mantenere. I nomi sono di fantasia, le storie sono autentiche. Amina e Rosanna si sono rivolte al microcredito perché appartengono al popolo dei “non bancabili”: non offrono abbastanza garanzie per ottenere prestiti da una banca tradizionale.

È un popolo numeroso: un italiano su quattro non ha accesso al credito. Nella maggior parte dei casi la necessità non supera i 4-5000 euro. Lo stretto necessario per pagare la rata del mutuo o dell’affitto, per una manutenzione straordinaria in casa, per rifarsi la dentiera.

Un’emergenza sociale, ma anche un nuovo mercato in cui si sono lanciate molte associazioni no profit e banche. Eticredito, Risorsa Donna, Banca Etica, Mag Verona, PerMicro e Fondo Essere solo per citarne alcune. Realtà legate al territorio, che lavorano a braccetto con servizi sociali, Caritas, associazioni, onlus e ong. Si trovano soprattutto al centro nord e si stanno lentamente sviluppando anche al meridione.

In Italia nel 2009 sono stati erogati quasi 11 milioni di euro in microcredito. Un cifra minima rispetto ai 182 dell’Ungheria e ai 152 della Francia, ma in crescita. Solo nel 2007, i microcrediti versati nel nostro paese erano fermi a 3,6 milioni di euro.

In Italia esiste anche un ente di diritto pubblico, il Comitato Nazionale permanente per il microcredito che si occupa di promuovere e monitorare le attività di microcredito del nostro paese, incoraggiare la politica a sviluppare il settore con norme ad hoc. Nella galassia delle associazioni e cooperative, c’è chi considera il comitato un inutile orpello, oltretutto assai costoso. Il presidente Mario Baccini si difende: “Costiamo 1,8 milioni di euro all’anno. Negli ultimi mesi siamo riusciti a canalizzare fondi europei pari a tre volte il finanziamento percepito”.

luglio 16, 2010

J.R. diventa ambientalista.

Entrato perfettamente a suo agio nell’alter ego che lo ha reso famoso nel mondo, cioè il magnate petrolifero di Dallas J.R. Ewing, in un momento in cui l’America sta attraversando una catastrofe ambientale senza precedenti, causata proprio dall’oro nero, che tanto ha fatto godere il mondo occidentale, l’attore Larry Hagman ha prestato il suo famoso volto per una buona causa, abbracciando la tecnologia solare come parte di una nuova campagna pubblicitaria,  il cui slogan recita: “Shine, Baby, ShineTrivella, pupa, trivella”.

L’azienda produttrice è la SolarWorld, azienda tedesca leader mondiale nella tecnologia relativa all’energia fotovoltaica di alta qualità, che produce celle solari a Hillsboro, in Oregon.

L’attore è un sostenitore di lunga data di energie rinnovabili e ha installato quello che lui crede essere più il grande sistema residenziale solare del Paese nella sua eco-tenuta a nord di Los Angeles, costatagli la bellezza di 750 mila dollari, quando l’acquistò nel 2003.  Hagman ha fatto inoltre parte del consiglio della Solar Electric Light Fund, una ONG senza scopo di lucro che vuol portare il sole nei paesi in via di sviluppo.

novembre 16, 2009

Vertice FAO: un fallimento.

Due anni fa, nel novembre 2007, una commissione indipendente, l’Iee (Independent external evaluation) guidata dall’economista Leif Christofferson e incaricata dalla stessa Fao di studiare la crisi dell’agenzia Onu, aveva lanciato l’allarme: se la Fao non opererà subito “un cambiamento strutturale radicale e sconvolgente, non si risolleverà dalla crisi che la attanaglia da anni”. Nè, si potrebbe aggiungere, risolverà il problema della fame nel mondo. “Sono venti anni che la Fao tenta di riformarsi – spiegava Christoffersen – ma ha finito con il chiudersi in se stessa, emarginandosi dal contesto globale”.  Riforma e crescita, le parole-chiave inascoltate.Tra le priorità immediate, lo snellimento della burocrazia, la nuova definizione di ruoli e livelli, il taglio dei dipendenti, una maggiore sinergia tra le sedi nazionali, regionali e sub-regionali, il decentramento dell’autorità al fine di responsabilizzare i soggetti territoriali locali, maggiore coerenza nei progetti di sviluppo , abbandono di settori d’intervento obsoleti e lotta agli sprechi.

A dire il vero, l’agenzia accolse positivamente il documento, definendolo una “pietra miliare decisiva” nella propria storia. Di più: nel gennaio 2008 venne adottata una risoluzione e un ‘immediato piano d’azione per il rinnovamento dell’agenzia’. Lo scorso novembre, il piano venne approvato dalla trentacinquesima sessione della Conferenza della Fao. Nella risoluzione si chiedeva, tra le altre cose, ciò che si chiede oggi agli Stati sovventori: 21,8 milioni di dollari in più per il 2009 per la creazione di un Fondo speciale che risani il bilancio dell’agenzia. Il limite temporale per la riforma è fissato nel 2011.

Il vertice apertosi stamani ha annunciato in abstracto una nuova strategia per combattere la fame, ma non ha previsto impegni, fondi e responsabilità. Dall’allarme lanciato da Christoffersen due anni fa gli affamati sono cresciuti di 200 milioni. Al vertice si parla di riformare l’agenzia ma non si è fatto cenno – anzi, lo si è cancellato – al riferimento temporale del 2025 per l’eradicazione totale della fame nel mondo. Così come è stato ignorato l’appello del direttore generale della Fao, Jacques Diouf, di stanziare 44 miliardi di dollari l’anno per il sostegno all’agricoltura.

In effetti, come è stato anche evidenziato al vertice parallelo delle Ong riunite a Roma, il vero problema non sarebbero i soldi. Ma il fatto che le politiche agricole e alimentari e la gestione delle risorse vengano formalmente demandate a organismi come la Banca mondiale, che ha enormi responsabilità nell’aver causato l’attuale crisi alimentare. E che tali soldi vengano spesi per la gestione delle agenzie, anzichè venire investiti direttamente sul campo. Sovranità alimentare, autonomia, gridano a gran voce le organizzazioni di agricoltori e di pescatori dei Paesi africani e asiatici in crisi. Ma finché si spenderà mezzo milione di dollari per organizzare un vertice internazionale come il G8 dell’Aquila, e allo stesso vertice si prometteranno soldi (20 miliardi di dollari) per i poveri e gli affamati che non arriveranno, le loro grida rimarranno inascoltate.