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maggio 6, 2020

LA NUOVA LINEA DI CONFINDUSTRIA

di Alberto Benzoni

In altri tempi, il terremoto ai vertici della stampa italiana, in coincidenza non casuale con l’elezione di Bonomi al vertice di Confindustria avrebbe suscitato un’ondata di commenti e di proteste, in particolare da parte della categoria. Questa volta solo un vagito di contestazione. Al minimo sindacale. E subito spento.

Questione di sensibilità al problema. Ai tempi della prima repubblica, questa era molto alta. E si accentuò con l’avvento di Berlusconi. Dopo è andata via via scemando. Per il progressivo disinteresse ai problemi delle regole e a quello che accadeva nel mondo dei media. E, corrispondentemente, con il “chiamarsi fuori” di quelle èlites democratico-liberali titolari della causa e progressivamente indebolite e in tutt’altre faccende affaccendate.

Tutto ciò premesso, la vicenda ha certamente a che fare con gli equilibri interni al settore. Ma non è questo il suo aspetto più importante. Perché quello che si manifesta in queste settimane è un nuovo protagonismo del potere economico nel nostro paese. E, insieme, la ricerca di un suo più equilibrato posizionamento e rispetto alla politica italiana e al suo governo e in relazione alle possibili evoluzioni dello scontro in atto a livello mondiale.

Sinora la Confindustria, e gli organi di stampa che ne riflettevano i diversi umori, si erano mossi in ordine sparso. In una cacofonia di richieste e di proteste; alla ricerca confusa di sempre nuovi e magari opposti referenti politici; e comunque con toni variamente ostili al governo, anche in vista di crisi destinate potenzialmente a esplodere in ogni momento.

Oggi, il quadro è diventato più chiaro. E su diversi fronti. I sondaggi d’opinione rafforzano lo schieramento di governo a danno di quello di opposizione, punendo, all’interno dei due schieramenti, quelli che giocano in modo più spericolato e irresponsabile su ipotesi di rottura. Per altro verso, non sembrano esistere, anche per la tenuta del M5S, combinazioni ministeriali suscettibili di ottenere la maggioranza in Parlamento e soprattutto padri della patria disposti ad assumerne la guida.

Per altro verso, viviamo un periodo in cui tutti ci amano, che dico, si precipitano per aiutarci. Dalla Cina, miliardi di mascherine e di messaggi di simpatia. Dalla Russia, materiale sanitario, accompagnato da militari per impedire che venga trafugato. In arrivo e con parole di ringraziamento per i nostri aiuti passati, gli albanesi. Medici da Cuba. La von der Leyen che si scusa. L’Oms che ci pone ad esempio. La Bce che acquista con avidità i nostri titoli di stato. Altri centinaia di miliardi in arrivo dalla Ue. I soldi del Mes, con l’unica condizione di essere effettivamente spesi. E, siccome a Trump piace sempre Giuseppi, una bella commessa per l’acquisto di fregate lanciamissili: una subito e le altre a scalare.

Allo stesso modo, il nostro governo si dichiara amico di tutti; con particolare riferimento all’America ma senza escludere nessuno.

Il senso di queste convergenze amorose non sfugge affatto né alla nuova Confindustria né di riflesso alla grande stampa italiana. Come non sfugge affatto che il progetto salviniano – un populismo di destra, ostile all’Europa e perfettamente in linea con l’avventurismo di Trump – è non solo pericoloso ma sta anche andando in confusione.

E allora, sotto la guida del nuovo presidente Bonomi, la Confindustria, “farà da sé”. Niente rapporti promiscui e senza avvenire con questo e con quello ma un fronte compatto (in rappresentanza, anche, degli interessi delle piccole e medie imprese) nei confronti dell’esecutivo. E in un confronto in cui non si tratta di rivendicare questo o quel provvedimento; perché è in gioco, qui e oggi, il ruolo delle imprese private nel futuro assetto del paese.

Il primo e fondamentale rischio è che lo stato interpreti in modo estensivo il suo ruolo nel salvataggio delle imprese: o nel senso di una loro nazionalizzazione o più in generale come premessa di un rilancio di “politiche industriali”. Ora, Confindustria farà, d’intesa con i sindacati, tutto ciò che le compete per favorire l’uscita del paese dalla crisi; ma in piena indipendenza e senza accettare intromissioni “stataliste”. Su questo ha già avuto, da subito ampie assicurazione da Gualtieri: se lo stato entra nel capitale delle imprese è per salvarle dal fallimento o dalle brame predatorie dello straniero; non per nazionalizzarle o senza alcuna pretesa di “governante”. Sani principi; che poi questi possano essere rispettati nel caso di Alitalia o di Taranto (e annessi) è tutto da vedere.

Insomma, è bene che lo stato ritorni al suo posto. Anzi, che si faccia un po’ più da parte. Oggi bisogna correre; e per correre bisogna essere liberi di farlo: e, allora, via il codice degli appalti, via i controlli antimafia, via la malfamata “burocrazia”. Siamo al “meno stato più mercato”; anche se, di questi tempi, lo slogan non suscita più i consensi di una volta.

C’è poi la tentazione redistributiva. Insomma le varie ipotesi di mettere i soldi in tasca alla gente perché ne ha bisogno; magari perché ha perso il lavoro e non ha speranze di trovarne un altro. Anche su questo l’altolà del padronato è chiaro. I soldi sono pochi; e allora è meglio darli, nell’interesse generale del paese, a coloro che vogliono lavorare e soprattutto che il lavoro sono in grado di darlo. Aggiungendo, a buon bisogno, che chi pensa, anche per un attimo, a tassare patrimoni o rendite deve essere “silenziato”.

Alla fine, un velato avvertimento. Vada pure il “dopo nulla sarà più come prima”. Ma, mi raccomando, senza crederci troppo. E soprattutto, senza pensare, che in questo dopo, il ruolo e il peso dell’iniziativa privata possa essere ridimensionato. Questo è pronto ad assumersi tutte le sue responsabilità anzi a svolgere un ruolo “nazionale”nell’individuare le vie della ripresa; a patto però che questo ruolo vada riconosciuto, valorizzato e soprattutto premiato.

Abbiamo fin qui parlato dell’ideologo del nuovo corso e cioè di Bonomi. Dimenticandoci del controllore dei suoi diffusori; e cioè di Agnelli. Nella sua veste di cittadino del mondo: il fisco in Olanda, le auto negli Stati uniti. E, non a caso, attraverso La Stampa, di capofila dell’atlantismo, anzi del partito americano.

Non ce ne siamo affatto dimenticati. Ma prendiamo atto che lo schieramento atlantico e occidentale nel nostro paese non coincide più o coincide sempre di meno con il “partito americano” che, attualmente è quello di Trump. E per il semplice motivo che i suoi interessi e i suoi ideali non possono essere garantiti – nell’attuale scontro tra America e Cina – né dalla vittoria di una delle due parti né dall’inacerbirsi, sino a livelli incompatibili con la permanenza di qualsivoglia ordine mondiale; ma piuttosto dalla ricerca di un modus vivendi, con le sue regole del gioco, analogo a quello costruito ai tempi della guerra fredda.

Un’opinione, in questo, condivisibile da qualsiasi persona ragionevole.

aprile 20, 2020

Chi torna al lavoro il 4 maggio e come.

Chi potrà tornare al lavoro il 4 maggio e come? In vista della data x della Fase 2, tutte le informazioni su riapertura di negozi, uffici, aziende e fabbriche.

Chi torna al lavoro il 4 maggio (e come)

Dopo una probabile apertura prevista il 27 aprile per le attività “a basso rischio” come aziende della modamobilificicantieri edili e settore automotive, il 4 maggio sarà il turno delle attività di estetica. Potranno quindi tornare al lavoro parrucchieri, tatuatori ed estetisti che lavoreranno, però, solo su appuntamento e utilizzando dispositivi e misure anti-contagio simili a quelli del settore sanitario.

Per la riapertura delle attività di acconciatura ed estetica Confartigianato ha proposto misure come la ricezione di un solo cliente per volta, orari di apertura flessibili con turnazione dei dipendenti, utilizzo perenne di mascherina, guanti, occhiali protettivi o visiera, messa a disposizione di soluzioni disinfettanti in corrispondenza di tutte le postazioni di lavoro, sanificazione dei lettini e utilizzo di soprascarpe e camici monouso.

Anche [bar e ristoranti potrebbero riaprire tra il 4 e l’11 maggio->, ma i locali dovranno garantire il distanziamento di oltre un metro per i posti a sedere. Inizio maggio sembra invece troppo presto per cinema, teatri, palestre e sale giochi dove il rischio di aggregazione sociale è molto alto.

Rientro in ufficio: cosa cambia dal 4 maggio

Con la Fase 2 si attendono novità per uffici e aziende, che se vorranno riaprire dovranno garantire il rispetto di standard e regole di sicurezza.

Per quanto riguarda il rientro in ufficio il 4 maggio, i lavoratori possono aspettarsi molti cambiamenti sul posto di lavoro. Si parla infatti della possibilità di introdurre obbligo di misurare la febbre prima di entrare in servizio, e attendiamoci anche l’uso generalizzato di guanti e mascherine per proteggersi. Sulla questione mascherine resta però un grande punto interrogativo: ce ne saranno abbastanza per tutti quelli che dovranno uscire di casa per andare al lavoro? Al momento Roberto Guerra, direttore vicario dell’OMS, dice che il fabbisogno di mascherine dipenderà da quando si prevede di riaprire dall’attività lavorativa svolta, “perché ci sono persone a cui non ne basta una e la devono cambiare ogni tot ore”.

Gli uffici, così come i negozi, dovranno fornire gel e prodotti disinfettanti e avere un medico a cui affidarsi in caso di necessità.

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Ma per consentire a tutti di tornare al lavoro in sicurezza bisognerà però sanificare quotidianamente i mezzi pubblici e rimodularne il servizio, specie nelle grandi città dove bus, tram e metro sono presi d’assalto. Ad esempio a Roma Atac sta pensando di contingentare gli ingressi e studiare percorsi alternativi nelle stazioni per evitare i contatti tra chi esce e chi entra, aumentare i controlli e potenziare il servizio; per quanto riguarda gli autobus si fa strada l’ipotesi “bus a numero chiuso”, con non più di 20 passeggeri su ogni mezzo, anche se chi conosce la situazione mezzi pubblici a Roma sa che una misura del genere potrebbe essere irrealizzabile. Per questo, spiega il presidente di Roma servizi Stefano Brinchi “Puntiamo anche sull’effetto dello smart working e sulla differenziazione degli orari di apertura di negozi e uffici”.

Per la Fase 2 si pensa infatti a eliminare le ore di punta, alla possibilità di entrare in ufficio anche alle 11 e di lavorare a turni; alle aperture serali per i negozi e fabbriche aperte h24 visto che non tutti potranno lavorare contemporaneamente alle catene di montaggio.

aprile 16, 2020

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

di Violetta Silvestri

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

La situazione è grave e di assoluta emergenza. Con la dichiarazione dello stato di calamità nel Wyoming, la potenza statunitense si trova in una situazione inedita, mai successa nella sua storia: tutto il territorio è dichiarato in calamità.

Il Senato ha approvato un piano di interventi economici fondamentale per la nazione.

Nel mirino delle critiche resta il presidente Trump, che ha appena deciso di sospendere i finanziamenti all’OMS, incolpando l’organizzazione per i ritardi su informazioni e interventi contro la pandemia.

La Casa Bianca, però, è stata accusata nuovamente di sottovalutazione del coronavirus e Trump ha mostrato molto nervosismo anche contro i governatoriminacciando “poteri assoluti” che, in realtà, la Costituzione non gli concede.

Intanto, il presidente degli Stati Uniti continua a ripetere che presto si potrà riaprire. Secondo la sua analisi, infatti, il picco è stato raggiunto e alcuni territori potrebbero allentare le misure già entro maggio.

Molti dubbi, però, restano da sciogliere, soprattutto quelli legati alla gestione sanitaria e dei tamponi.

Il coronavirus ha destabilizzato gli USA, non solo da un punto di vista economico e sanitario, ma anche sociale. La popolazione, infatti, ha reagito con [paure incontrollate, aumentando gli acquisti di armi.>/coronavirus-usa-armano-contro-epidemia-con-pistole].

aprile 3, 2020

Pillole di Filosofia, Evento.

L'immagine può contenere: notte, cielo e spazio all'aperto
Gianni Marilotti

Oggi voglio partire da un brillante libro di Slavoj Zizek, uno dei più importanti, e giustamente discussi, filosofi contemporanei che si intitola, giustappunto, “Evento”.
Ogni giorno accadono nel mondo una miriade di fatti nuovi che attirano la nostra curiosità: gossip su personaggi pubblici, una nuova ipotesi scientifica in campo astrofisico o bio-genetico, la corsa agli oscar o ai premi nobel, etc; ma per Evento Zizek propone una definizione più restrittiva e pregnante, esso è: “qualcosa di scioccante, fuori posto, che compare all’improvviso e interrompe il flusso continuo delle cose”.
Che si tratti di Eventi personali, come l’insorgere dell’amore o di un’intensa esperienza estetica; o sociali, come una crisi economica globale o una rivoluzione; o naturali, come un terremoto, uno tzunami, una pandemia; o culturali, l’uscita nelle sale di un film-cult o la nascita di una nuova avanguardia artistica; o spirituali, l’insorgere di fedi nel trascendente; ebbene tutti questi eventi sono capaci di cambiare radicalmente, o condizionare, il corso della vita di un singolo, come di una moltitudine di uomini. Sono oltre cinquanta le sfumature di Eventi, presi in esame da Zizek, capaci di cambiare sensibilmente la nostra vita o il corso della storia.
Lo spazio di un Evento è quel che si apre nello iato che separa un effetto dalle sue cause. E qui irrompe la filosofia con i suoi dubbi e le sue certezze: tutte le cose sono connesse da legami causali? Oppure esistono cose che sorgono dal nulla? Domande che ci rimandano ad altre ancor più generali: Come si è originato l’universo? Ha un inizio e una fine?
Il dibattito filosofico ha messo in luce due approcci antitetici: quello trascendentale, che ha in Martin Heidegger l’ultimo grande rappresentante per cui l’Evento è l’orizzonte di senso che determina come percepiamo e ci relazioniamo alla realtà; e quello ontologico, proprio delle scienze naturali, per cui la risposta sull’origine dell’universo debba venire dalla cosmologia quantistica, dalle neuroscienze e dall’evoluzionismo, mettendo dunque in soffitta la metafisica.
In sintesi: un Evento è un mutamento nel mondo in cui la realtà ci appare o è una trasformazione sconvolgente della realtà stessa?
Proviamo a riportare questi problemi al tema che ci sta tanto angosciando in questi giorni, il covid 19, il quale a tutti gli effetti ricade nella tipologia di Eventi previsti da Zizek.
Per prima cosa dobbiamo chiarire cosa sia questo Evento. La tesi più accreditata è che sia un virus già presente in natura in alcuni animali (pipistrelli, ratti) che, auto adattandosi e parzialmente modificandosi, ha fatto un salto di specie e ha colpito l’uomo. Esso è apparso per la prima volta nella città di Wuhan, la più popolosa della Cina Orientale e perno degli scambi commerciali internazionali, e da lì si è diffuso in tutto il mondo.
L’ ipotesi di un virus creato (e modificato) in laboratorio (USA? Cinese?) poi per incuria, negligenza (o peggio) divenuta pandemia globale è stata dichiarata una bufala dall’OMS, ne prendo atto e non voglio seguirla, così come non voglio seguire le diverse varianti circolate sul web, quali quella che si sia trattato di una sperimentazione di prova di pandemia in una zona limitata poi sfuggita di mano e diventata globale, o addirittura primo atto di una guerra totale allo strapotere economico della Cina, tutte ipotesi che rientrano nel genere “complottistico”.
Sembrerebbe, dunque, che si sia trattato di un qualcosa di nuovo frutto della continua catena evolutiva e, per usare le parole di Zizek “comparso all’improvviso a interrompere il flusso continuo delle cose”. Ma la percezione di questo Evento sta producendo in noi mutamenti, per ora solo embrionali, nel rapporto con la realtà, destinati a cambiare il corso delle cose, nel modo di produrre, negli stili di vita, nel modo di rapportarci con i nostri simili.
Lo vediamo già nel dibattito sulla sanità pubblica, colpita da anni dalla scure dei tagli alla spesa; lo vediamo da una nuova consapevolezza sull’importanza del ruolo centrale dello Stato quale regolatore dell’economia per una più equa redistribuzione dei redditi; lo vediamo dall’emergere del ruolo delle comunità sempre più in prima fila nell’affrontare le nuove povertà; lo vediamo dall’emergere di una nuova sobrietà nel pensare al nostro futuro.
Che sia arrivato il tempo di cambiare veramente e di pensare non solo al consumo di beni spesso inutili ma di migliorare la qualità della nostra vita?

marzo 28, 2020

CORONAVIRUS, STATISTICHE.

di Alberto Benzoni

Churchill diceva che ci sono tre tipi di bugie: le bugie pure e semplici, le bugie “efferate” e le statistiche; aggiungendo che, torturando a sufficienza i numeri, ognuno poteva ottenere il responso che desiderava.
Considerazioni più che pertinenti per quanto riguarda i numeri che compaiono, giorno dopo giorno, forniti dai governi, per tutti i paesi del mondo; viziati, tra l’altro, da metodi di rilevazione del tutto diversi. Ma che dobbiamo però tenere per buoni: perché è sulla base di questi numeri che i governi scelgono le loro strategie di contenimento e i cittadini le accettano; e, ancora, e soprattutto, perché contestarli avrebbe il solo effetto di alimentare un clima di isterismo, di sfiducia e di complottismo, pronto ad esplodere in ogni momento, travolgendo tutto e tutti.
Fatta questa doverosa premessa, gli ultimi dati forniti dai nostri giornali ci danno un quadro nuovo e per molti aspetti preoccupante.
Scompaiono dalla corsa o la rallentano i tre Grandi colpevoli di inizio anno: Cina, Iran e Italia; i paesi d’Europa occidentale seguono a una/due settimane di distanza il percorso e i numeri italiani; gli Stati uniti si apprestano a raggiungere il primo posto e a mantenerlo nel futuro prevedibile; e, infine e anche soprattutto, la pandemia è entrata, con effetti potenzialmente esplosivi, nell’Asia meridionale, in Africa e in America latina.
Ciò avrà una serie di conseguenze. Prendiamole in esame nel modo più sintetico possibile. Prima in riferimento al quadro generale; poi in relazione a specifiche aree e in particolare all’Europa e all’Italia.
Al primo posto, la presa d’atto che la crisi è destinata a durare e che avrà effetti talmente distruttivi da rendere assolutamente impossibile il ritorno al mondo di prima (anche se molti, come avremo modo di vedere, sognano il contrario: a dimostrazione non della loro malvagità ma della loro stupidità).
Non più settimane, ma mesi e forse anno. Insomma, fino a quando non disporremo dell’unico possibile strumento di contenimento, il vaccino. E, allora, ecco il “durante” che, nella mentalità delle persone e nelle politiche dei governi prende il posto del “dopo”, sino a condizionarlo in modo decisivo; ma che può portarci nelle direzioni più opposte.
In questo “durante” c’è il collasso del sistema economico: offerta, domanda, reti. E, ancora, la centralità di istituzioni e di condizioni che prima del diluvio erano considerate superate o abominevoli: gli stati sovrani e il Debito (ce lo ha spiegato, meglio di chiunque altro, Mario Draghi). Il che si accompagna alla assenza o, comunque all’estrema debolezza delle istituzioni internazionali e dei meccanismi di solidarietà.
In questo “durante” c’è, di conseguenza, la fine del vecchio ordine: che si tratti di ordoliberismo o di austerità.
In questo “durante” si consoliderà la pratica e la mentalità della quarantena: magari ridotta all’interno dei singoli paesi ma sempre valida per quanto riguarda il mondo esterno.
In questo “durante” sono in gioco beni necessari: credibilità dei governi e fiducia dei cittadini nei loro confronti, coesione sociale, rapporti tra stato e cittadini. Basta un nulla – lo capite vero? – perché lo strato sottile si spezzi: fake news, esplosioni di panico, caccia all’untore di turno, lotta di tutti contro tutti; per tacere di quelle “unità nazionali”, giustamente invocate ma sempre meno praticate.
In questo “durante” c’è, infine e, probabilmente soprattutto, l’esplodere di un dato che tutti, chissà perché, erano interessati a occultare: il coronavirus come acceleratore delle disuguaglianze. Colpito il mondo della produzione; ma non quello della speculazione e della finanza. Colpiti i percettori di salari e stipendi ma non i titolari di patrimoni e i percettori di rendite (se n’è accorto, in Italia quel tardo bolscevico di Onida che ha proposto una patrimoniale). Colpiti i più deboli e i più esposti: i vecchi negli ospizi, quelli fuori da ogni sistema sanitario (perché troppo costoso o inesistente), i lavoratori, i giovani che per mesi non potranno avere accesso all’istruzione. E ,da oggi in poi, gli abitanti delle megalopoli/bidonville di quello che una volta si chiamava terzo mondo.
Ma veniamo, ora, al alcune vicende specifiche, o, almeno a quelle più significative..

USA, USA/CINA, USA/MONDO

Secondo l’OMS gli Stati uniti sono diventati – e presumibilmente rimarranno – l”epicentro mondiale della crisi del coronavirus”. Il tutto in un contesto in cui l’attuale amministrazione è, diciamo così, in scadenza. E vive in un clima di scontro a somma zero. E in cui non si fanno prigionieri.
Ciò la porta a estremizzare al massimo le sue posizioni e la sua precedente linea di condotta. Vediamo come, dove e perché.
Tempo fa, ne discutevamo con gli amici di Alganews, il segretario al commercio Usa Ross si fregava le mani per l’epidemia, allora tutta cinese; e sperava che durasse il tempo necessario per garantire agli Stati uniti nuove quote di mercato. Ma forse non sapeva che è proprio delle epidemie di diffondersi fino a colpire drammaticamente gli stessi Stati uniti; e proprio quando la Cina, chiusa l’epidemia, si sta riprendendo, produce e vende e si pavoneggia distribuendo a destra e manca medici, “expertise” e apparecchiature sanitarie.
Una sfida intollerabile. Cui Trump risponde lungo due linee; la prima oggettivamente spregevole ma forse pagante. La seconda, obbligata ma rischiosissima.
Nel primo caso, si gioca sulla ricerca ossessiva del nemico. C’è il virus che è “killer” Pnon in sé e per sé ma perché si manifesta in Cina; ci sono coloro che lo diffondono da fuori, cinesi, migranti o europei che siano, che lo diffondono; e, guarda caso, in fondo alla lista, coloro (democratici, membri della comunità scientifica, istituzioni locali) che denunciano la gravità della pandemia e la necessità di misure straordinarie per combatterla; mentre dovrebbe essere ovvio a tutti che il virus, mortale, nelle intenzioni di chi l’ha fatto nascere, diventa una comune febbriciattola una volta approdato in territorio americano. Al punto di pensare di chiudere l’emergenza in un paio di settimane.
Però, c’è del metodo in questa follia. E sta nella necessità di chiudere il mandato con un bilancio positivo sul terreno economico: più occupati, più soldi per tutti, borse che volano e così via. Per questo occorre sacrificare la vita delle persone al successo dell’economia; un’opzione (che è poi in definitiva quella del gregge) presente in tutta la sfera anglosassone e nel suo avamposto europeo, l’Olanda. Ma anche una scommessa che sarà sottoposta al vaglio del popolo americano: da ora in poi, sino alle presidenziali di novembre.

BIDEN

La sua è oramai una marcia trionfale. Al punto di spingere Sanders a rallentare la sua campagna (e non solo per colpa del coronavirus). Circolano voci di un suo ritiro; si moltiplicano le aperture, personali ma anche programmatiche, di Biden nei suoi confronti. L’esatto contrario di quanto avvenne quattro anni fa.
E, qui forse, la politica politicante non c’entra. E nemmeno la tradizionale distinzione tra moderati e radicali. C’entra la sensazione sempre più diffusa che quello tra Biden e Trump e Biden sia uno scontro di civiltà; e che elezioni del 3 novembre siano una specie di giudizio di Dio, decisivo per le sorti del paese e del mondo.

UE

Le ultime riunioni degli organismi europei sono segnate da profonde fratture. E, a differenza del passato, non suscettibili di occultamento, magari grazie alla vaghezza dei comunicati conclusivi. Chiarissimi i nomi e cognomi dei due partiti in contrasto: da una parte i paesi latini e mediterranei, con l’aggiunta della Slovenia. Dall’altra il blocco anseatico (dall’Olanda ai baltici), e quello di Visegrad con l’aggiunta dell’Austria; ma, a differenza delle altre volte, con la Germania non più giudice inflessibile ma non ancora mediatore neutrale.
A definire la materia del contendere lo scontro tra esigenze di fatto e obiezioni di principio. Scontro già definitivamente risolto, con la vittoria dei primi, a livello di politiche economiche e di bilancio dei singoli stati. Qui, in linea di fatto il cosiddetto “sistema di Maastricht” era già completamente franato. Via libera alla spesa pubblica e in tutti i maggiori paesi; e in dimensioni così gigantesche da ritenere provocatoria e del tutto impraticabile qualsiasi pretesa di ritorno alle regole e alle discipline dell’altro giorno. E via anche alle nazionalizzazioni e alle politiche industriali meglio se presentate con gli opportuni mascheramenti semantici. E via libera in nome di “circostanze eccezionali” che giustificavano la sua “sospensione”. Una sospensione che, come tutti sanno, è, in questo caso, per sempre.
La discussione rimane invece accesa, e con toni espliciti e violenti (vedi lettera di Conte) sul Mes e sui corona bond. Anche qui la logica delle cose e forse anche i rapporti di forza sono a favore dei fautori del cambiamento. Perché è non solo ridicolo ma anche provocatorio che chi chiede di accedere al fondo salva stati debba essere sottoposto a condizioni che richiamano il trattamento subito dalla Grecia e che tutti sanno essere del tutto insostenibili. In realtà l’opposizione si basa, qui come altrove, su questioni di principio dai sottintesi razziali (nordici onesti e latini imbroglioni per natura); e basterebbe, per soddisfarla, che il principio delle condizioni sia mantenuto magari come semplice foglia di fico. Una trincea destinata a franare; anche perché il suo principale sostenitore, la Germania, sta anch’essa franando.
Sugli eurobond, invece, almeno per ora, niente da fare. Perché qui si chiede ai paladini della virtù di unire le proprie sorti e di sostenere con i propri soldi con i praticanti del vizio; e questo è troppo.
Se ne riparlerà tra pochi giorni. In un contesto in cui i sostenitori del cambiamento non sembrano disposti al compromesso (la loro linea del Piave è fondo salva stati senza condizioni e introduzione, in tempi certi anche se in modo graduale, degli coravirus bond). E il probabile mancato accordo avrà come conseguenza lontana, l’instaurazione del principio del voto di maggioranza nelle istituzioni europee e la rinuncia di queste istituzioni a svolgere un ruolo attivo nella soluzione della crisi. Un colpo all’Europa di ieri; ma anche a quella di domani.

MIRACOLI E MIRACOLATI: ITALIA

L’Italia, anzi lo stato italiano, è, indubbiamente, uno dei più grandi miracolati di questo specifico momento storico. Le sue istituzioni, dallo stato al pubblico, fino a oggi oggetto del pubblico ludibrio fino ad essere demolite pezzo a pezzo, riacquistano un ruolo centrale, oggetto dell’attenzione e dell’aspettativa di tutti e con poteri, sulle cose e sulle persone, impensabili anche nei sogni più folli. Tutti i tabù che lo paralizzavano sono improvvisamente caduti. E lo status di libertà vigilata che lo segnava a dito in Europa è stato cancellato.
Questo miracolo va rispettato e apprezzato. Da laici perché riparatore di un’ingiustizia storica e ritorno di antichi valori. Dai cristiani, laici o meno, perché ogni miracolo contiene in sé un vincolo e una prmessa cui tenere fede.
Ma, allo stesso tempo, questo miracolo non abbiamo fatto nulla per meritarlo; né disponiamo ancora delle risorse necessarie per metterlo a frutto. Mentre saremo, anzi siamo sottoposti alle pressioni più diverse: regione contro regione, piccole contro grandi imprese, sindacati contro Confindustria; e, più in generale sostenitori delle pratiche del passato ampiamente dotati di truppe e anticipatori del futuro ancora del tutto disarmati. Scelte da compiere tra opzioni diverse se non opposte tra loro.
Un caso da manuale. Lo seguiremo insieme.

JOHNSON/TRUMP/BOLSONARO

Tre personaggi che hanno affrontato impavidamente il coronavirus. E il prezzo che questo poteva comportare per altri. Il primo con il “perderete i vostri cari”; il secondo con la “febbriciattola destinata a scomparire”; il terzo con il più marziale “chi si chiude in casa è un codardo”.
Per ora nessun segnale da Lassù: tre tamponi, uno positivo ma senza conseguenze.
Nemmeno una febbriciattola, magari per qualche collaboratore? Non chiediamo di più. E attendiamo fiduciosi.

SONDAGGI IN ITALIA

Tutti i sondaggi danno Salvini tra il 30 e il 25% e in calo; il Pd a tre/quattro punti di distanza e in crescita; alti valori per Conte; stazionario il M5S, la Meloni in ascesa e Renzi irrimediabilmente irrilevante. E’ vero che le elezioni sono ormai fuori dai nostri schermi; ma prima o poi si dovranno tenere. E allora sarebbe il caso di cominciare a riflettere su questi dati.

luglio 27, 2013

Epatite C: ecatombe per le sanità di ogni stato, ma l’OMS sottovaluta il dramma.

Diverse ONG hanno chiesto oggi una maggiore mobilitazione internazionale, essenzialmente da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (), per combattere le epatiti B e C nel mondo, in occasione della giornata mondiale contro le epatiti che si tiene domenica 28 luglio. Hepatitis c 300x207 Epatite C: ecatombe per le sanità di ogni stato, ma lOMS sottovaluta il drammaIl virus dell’, il , “e’ una grande minaccia per la sanita’ pubblica mondiale”, dice un comunicato di diverse ONG tra cui Medecins du Monde, che lanciano una petizione in 86 Paesi per domandare all’ “di agire con urgenza”. Dal 2010, piu’ di un milione di persone sono morte per l’, incurabile. “Si stima in 185 milioni il numero di persone infette da e tra i 3 e 4 milioni le nuove contaminazioni all’anno”, scrive Medicins du monde. “L’ ha qualificato l’ la ‘maggiore bomba virale a ritardo’, ma non ha fatto grandi cose per attaccarla in modo significativo”, critica l’associazione, che reclama un migliore accesso ai metodi di prevenzione, di diagnostica e di trattamento nel mondo, in modo particolare per chi usa le droghe iniettandosele con siringhe, molto toccati dalla .

luglio 27, 2013

Oms, virus polio trovato in acque scarico Israele.

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Il virus della polio è tornato a circolare in Israele, e chiunque viaggi in questo come negli altri paesi in cui la malattia è ancora presente dovrebbe fare il richiamo del vaccino. Lo afferma l’Oms in un comunicato, che specifica come nel paese non siano comunque ancora stati segnalati casi di persone contagiate.

Il virus è stato trovato in 30 campioni di acque di scarico tra febbraio e giugno 2013, e i risultati delle analisi hanno subito fatto scattare un piano sanitario in Israele per aumentare la copertura vaccinale, ora al 94%. ”E’ importante che tutti paesi, in particolare quelli con contatti frequenti con i territori affetti da polio, aumentino la sorveglianza – spiega la nota dell’Oms – le autorità dovrebbero anche analizzare i dati di immunizzazione, dando priorità alle zone dove la copertura vaccinale è inferiore all’80%. Tutti i viaggiatori da e per le aree colpite dovrebbero essere completamente vaccinati contro la polio”.

marzo 29, 2013

Attenti alla pressione arteriosa.

Aumenta ipertensione tra italiani Aumenta ipertensione tra italiani

L’ipertensione arteriosa e’ un problema che colpisce oltre 15 milioni di italiani, anche se solo uno su quattro si controlla regolarmente, e circa un miliardo e mezzo di persone nel mondo, e puo’ provocare malattie cardiovascolari che sono la causa di otto milioni e mezzo di decessi all’anno. E’ questa la patologia a cui l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) dedica quest’anno il World Health Day, la Giornata Mondiale della Salute che, come di consueto, si celebrera’ il 7 aprile.

Un adulto su tre nel mondo soffre di pressione alta – ricorda l’Oms – e la proporzione aumenta con il crescere dell’eta’: un dato questo che innalza il rischio di attacchi di cuore, infarto e insufficienza renale. Se non tenuta sotto controllo, inoltre, l’ipertensione arteriosa puo’ provocare cecita’, irregolarita’ nel battito cardiaco e insufficienza cardiaca.

Ci sono pero’ alcune semplici regole da rispettare, avvertono gli esperti, contro questa patologia: una dieta bilanciata e a ridotto contenuto di sale, consumo di alcol moderato, attivita’ fisica regolare e l’astensione dal fumo.

febbraio 4, 2013

Oggi il World Cancer Day, in Ue quasi 2 milioni morti l’anno

Word Cancer Day Word Cancer Day

MILANO-  Il cancro è responsabile del 20% delle morti che avvengono in Europa: ogni anno sono oltre 3 milioni i nuovi casi e 1,7 milioni i decessi provocati da questa malattia, che rimane la principale causa di morte e invalidità, dopo le patologie cardiovascolari. A ricordarlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), in occasione del World Cancer Day che si celebra oggi.

Il cancro, ricorda l’Oms, in molti casi è però prevenibile e una diagnosi precoce aumenta in modo significativo le possibilità di cura. Attualmente è possibile prevenire un terzo di tutti i tumori semplicemente intervenendo sugli stili di vita, quindi non fumando, adottando una dieta salutare, consumando poco alcol e facendo attività fisica.

febbraio 25, 2012

IndependentWHO: “L’OMS subordinata alla lobby del nucleare”

Cristophe Elain è il rappresentante francese di Independentwho associazione no profit che lancia una precisa accusa attraverso la trasmissione televisiva TV5:

l’OMS- Organizzazione mondiale della Sanità- non è indipendente sulla questione nucleare.

E in proposito annuncia il Forum Scientifique et Citoyen sur la Radioprotection: de Tchernobyl à Fukushima il prossimo 12 maggio a Ginevra. Spiega Elain:

Le vere conseguenze sanitarie di Chernobyl e di tutte le attività nucleari sono state occultate. l’Organizzazione mondiale della sanità, autorità internazionale, è subordinata alla lobby del nucleare e ha abdicato tutte le responsabilità nell’ambito di radiazioni e salute. Con la catastrofe di Fukushima è più urgente che mai che cittadini e studiosi indipendenti assumano assieme la responsabilità delle ricerche e delle informazioni in questo settore critico della sanità pubblica.