Posts tagged ‘Olivier Blanchard’

agosto 2, 2018

Blanchard: “Le élites hanno confidato troppo nel capitalismo”

Pubblicato da keynesblog il in Economia, Europa, Italia

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Intervista di Marie Charbel e Philippe Escande a Olivier Blanchard
da Le Monde del 10 luglio 2018.
Traduzione di Faber Fabbris

« Di fronte all’ascesa del populismo, i governi devono occuparsi urgentemente delle disuguaglianze », avverte l’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard. Presente ai Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il 6 luglio scorso, Blanchard esprime timori anche sulla fragilità della moneta unica.

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giugno 15, 2013

Ecco perché annullare l’avanzo primario.

 

di Riccardo Realfonzo Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2013

Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).
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giugno 7, 2013

Il fantasma di Keynes turba i sonni del FMI (ma non della BCE).

 

John Maynard Keynes BustNella sede del Fondo Monetario Internazionale, da qualche tempo, il fantasma del suo ideatore sta gettando scompiglio. Dopo aver (ri)scoperto la rilevanza dei moltiplicatori fiscali, il Fondo  ora ammette, in un rapporto riservato svelato dal Wall Street Journal, che quanto fatto dalla Troika in Grecia ha avuto anche effetti controproducenti. [il testo è ora pubblico]

Secondo il rapporto, se da un lato l’azione congiunta UE-BCE-FMI “ha dato più tempo all’area euro per costruire una cortina di protezione a beneficio di altri Paesi membri vulnerabili evitando effetti potenziali gravi per l’economia globale” dall’altro è stata condotta con approssimazione e ingiustificati ritardi. In particolare il Fondo punta il dito contro i paesi creditori (Germania in testa) che hanno dato il loro consenso alla ristrutturazione del debito greco solo nel 2012, due anni dopo l’inizio del programma, e contro la Commissione UE che non era preparata a operazioni di salvataggio.

Lo studio, smentendo le dichiarazioni ufficiali della stessa Christine Lagarde, svela anche che i funzionari del FMI avevano forti dubbi circa la sostenibilità del debito pubblico greco. Fatto che, se riconosciuto, avrebbe forse portato più rapidamente all’hair cut.

Il FMI torna ad ammettere i suoi errori di previsione: inizialmente le proiezioni di Washington parlavano di una contrazione del 5,5% tra il 2009 e il 2012. La realtà è stata molto più pesante: -17%. Riguardo la disoccupazione, si è passati dal 15% delle previsioni all’effettivo 25%. Allentare l’austerità – aggiunge il Fondo – avrebbe evitato dati così negativi, ma non era politicamente possibile per le resistenze dell’Unione europea.

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Alla fine dei conti, quindi, la Grecia non si è avvantaggiata del salvataggio, piuttosto, secondo il rapporto, il vero vincitore è l’Unione Europea che ha così potuto prendere tempo per far maturare le condizioni politiche necessarie ad elevare le barriere anticontagio, l’ESM e i programmi di espansione monetaria della BCE.

E proprio quest’ultima ieri è tornata a parlare, per bocca di Draghi, sottolineando che quanto fatto in Grecia è stato fatto bene proprio perché ha permesso di guadagnare tempo, salvando così la moneta unica. Ma, ironicamente, proprio le parole di Draghi hanno determinato una giornata che ha visto le borse crollare, in particolare Milano, a causa delle previsioni pessimistiche della stessa BCE e per il mancato abbassamento dei tassi di interesse e la messa in campo di nuovi strumenti come i tassi negativi. A dimostrazione che i pericoli per l’eurozona non sono affatto alle spalle e le spinte centrifughe possono tornare a farsi sentire in ogni momento.

marzo 12, 2013

Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico.

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Non è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.

Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” punta il dito sulla crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di “stringere la cinghia”.

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novembre 6, 2012

Ormai ci crede solo Monti.

Aspetti! Mi riporti indietro e mi faccia mantenere il punto: “Lo Stato non è la soluzione, è il problema”

Guardando quel che sta venendo fuori dal Fondo monetario internazionale vien da chiedersi che fine abbia fatto quell’insieme di certezze, ideologia e politiche che va sotto il nome di Washington consensus. Dopo quattro anni di austerità senza risultati, perfino il Fondo ha cominciato a mettere in discussione il suo effetto sulla crescita, attirandosi però la critica della teoria economica mainstream.

di Roberta Carlini e Anna Maria Simonazzi, da ingenere.it

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ottobre 17, 2012

La rivincita di Keynes: l’austerità fa aumentare il debito pubblico.

di Fabrizio Galimberti da “Il Sole 24 ore” del 14 ottobre 2012

«Le idee degli economisti e dei filosofi della politica, sia quando son giuste che quando son sbagliate, sono più potenti di quanto si creda. In verità, son loro che governano il mondo. Gli uomini di azione, che si credono esenti da ogni influenza intellettuale, son di solito schiavi di qualche economista defunto. Pazzi al potere, che odono voci nell’aria, distillano le loro frenesie da scribacchini accademici di qualche anno fa…». Dure parole, queste di John Maynard Keynes. Ma son parole che tornano alla mente guardando al dibattito fra sostenitori dell’austerità e i sostenitori della crescita.

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