Posts tagged ‘nuove povertà’

ottobre 6, 2013

Famiglia di 4 persone sfrattata dorme in una Punto. Chiedono: «Dateci un garage»

5 ott – CHIOGGIA – Una famiglia dorme in auto dopo aver perso la casa. La vicenda è raccontata da L.B., una ventiquattrenne che, assieme ai genitori e al fratello di 13 anni, da lunedì dorme in una Fiat Punto. «Mio padre ha perso il lavoro – spiega – era imprenditore edile, ma ha dovuto chiudere l’azienda qualche ann…Visualizza altro

settembre 21, 2012

Manager italiani sempre più ricchi, lavoratori sempre più poveri.

Manager italiani sempre più ricchi, lavoratori sempre più poveri

Sono stati pubblicati i compensi ufficiali dei manager italiani nel 2011. Il dato è impressionante. L’indice della borsa italiana è sceso del 25 % ma i ma…Visualizza altro

Foto: Manager italiani sempre più ricchi, lavoratori sempre più poveri

di Alfiero Grandi - Sono stati pubblicati i compensi ufficiali dei manager italiani nel 2011. Il dato è impressionante. L’indice della borsa italiana è sceso del 25 % ma i manager delle stesse aziende hanno aumentato le loro retribuzioni. In particolare i 100 più pagati hanno incassato nel 2011 ben 352 milioni di euro complessivi. Con un aumento di 50 milioni sull’anno precedente, pari al 16,5 % di aumento su base annua. Una voracità non comune.

A fronte di questi compensi ci sono le retribuzioni dei lavoratori dipendenti che non recuperano neppure l’inflazione. Secondo l’Istat le retribuzioni contrattuali sono aumentate dell’1,8 % contro un’inflazione del 3,3 % e il salario lordo medio annuo nel 2011 è circa 23.000 euro. Quindi il rapporto tra la retribuzione del più pagato (Tronchetti Provera) pari a 23 milioni lordi e la retribuzione media lorda dei lavoratori è circa 1.000 volte. Qualche tempo si stimava il rapporto 1: 400, ormai questo rapporto è stato superato di slancio.

Questo segnala una volta di più che mentre ai lavoratori vengono chiesti sacrifici, salari legati alla produttività, i capi delle aziende aumentano le loro retribuzioni in modo più che proporzionale, annullando gli aumenti della tassazione e dei prezzi. Anzi aumentando il loro margine di guadagno netto. Sarebbero questi gli esmpi da proporre al paese ? Per di più si aumentano i compensi mentre le loro aziende si svalutano in borsa e sono in difficoltà. Si potrebbe dire che più difficoltà hanno le aziende più aumentano i loro compensi.

I lavoratori invece stringono la cinghia. Diminuiscono gli occupati. Poiché complessivamente il monte salari si riduce la domanda interna e quindi la recessione diventa più grave.

E’ chiaro chi porta il peso e chi si fa portare.

Sarà anche un termine desueto, ma questa si chiama lotta di classe e per di più la stanno vincendo le classi dominanti che aumentano la quota di Pil che si autoattribuiscono, mentre i lavoratori diminuiscono pesantemente la loro quota.

Così si ottengono 2 effetti, entrambi negativi. Il primo è che le distanze sociali aumentano per effetto dell’egoismo delle classi dominanti. L’Italia è oggi un paese fortemente ineguale e con mobilità sociale pari a zero. Il secondo è che la ripresa economica si allontana perché senza una ripresa della domanda interna – che solo l’aumento dei salari, degli stipendi e delle pensioni può garantire – e della fiducia nel futuro, l’economia italiana è destinata al ristagno. Per di più non è nemmeno vero che essendo i percettori di alti redditi pochi, solo “tosando” la grande massa dei contribuenti si possono trovare le risorse necessarie per aiutare la ripresa.

In realtà oggi le risorse crescenti che le classi dominanti si attribuiscono, in totale controtendenza all’andamento dell’economia e delle aziende, è talmente ingente che solo introducendo una tassazione adeguata di queste ricchezze si possono ottenere le risorse per rilanciare l’economia. L’alternativa è un abbassamento ancora più drastico del livello retributivo e di vita dei lavoratori, perché solo così si può creare il margine necessario a loro spese.

Per questo è perlomeno strana l’affermazione del Presidente Monti che si augura che le richiesta salariali per i rinnovi contrattuali siano moderate. Per rimettere in moto la domanda servono anche aumenti salariali.

La questione è seria e andrebbe affrontata con chiarezza, altrimenti non usciremo dalla recessione.

Premesso che il 2012, come alcuni hanno detto da tempo, si chiuderà con una diminuzione del Pil del 3 %, malgrado tutti i tentativi di addomesticare i conti. Ora il Governo è costretto a rivedere le previsioni, ma insiste a dare numeri troppo ottimistici. Anche per il 2013, anno in cui – senza interventi adeguati -  non vi sarà ripresa economica in Italia e quindi la disoccupazione continuerà a crescere.

L’Italia avrebbe bisogno di una politica economica espansiva mirata a sostenere i redditi da lavoro e le pensioni e gli investimenti in innovazione, prendendo le risorse da chi palesemente le ha, con tutti i mezzi legali disponibili. Mezzi di cui si discute da tempo: patrimoniale, tassare le rendite finanziarie come gli altri redditi, abolire i privilegi fiscali, accordo con la Svizzera per tassare almeno un poco i capitali con targa italiana, ecc. Un esempio ulteriore: perché non introdurre anche in Italia la normativa a cui sta pensando Hollande, con un prelievo sui redditi alti portato al 75 % ? Chi guadagna 23 milioni all’anno ha ancora margine, o no ?

La produttività è un problema del sistema paese, tanto più in presenza di una classe dominante che nella sua maggioranza ha perlomeno un atteggiamento di tutela esclusiva dei suoi interessi, in barba ad ogni interesse collettivo. Infatti i lavoratori si impegnano duro mentre i manager traggono sempre maggiori introiti da aziende in difficoltà. Per i manager evidentemente il problema del risultato del loro lavoro non esiste.

Questa è la classe economica dominante che vorrebbe condizionare anche il futuro politico del nostro paese, perfino in barba ad ogni risultato elettorale.

Anche il piano del Governo per la ripresa economica è quanto mai evanescente. Se ne sa poco e quel poco è deludente. Per immettere energie nell’economia occorrono risorse. Più volte sono state fatte proposte ma il Governo le ignora e pensa solo ai conti pubblici. Conti che sono destinati ad essere sempre in difficoltà senza ripresa economica. Il cane si morde la coda e prima o poi rischiamo di dovere chiedere l’aiuto europeo che verrebbe dato a condizioni che porterebbe a ulteriori sacrifici e a una perdita secca di autonomia nelle scelte.

E’ curioso che tocchi a Strauss Kahn, purtroppo travolto da vicende non commendevoli, avanzare proposte sulle questioni della finanza pubblica che meriterebbero attenzione. Propone infatti DSK di utilizzare almeno una parte dei margini sul debito pubblico che lucrano i paesi forti dell’Europa a vantaggio dei paesi più deboli e indebitati. Ha ragione. L’attuale meccanismo salva stati è tutto caricato sulle spalle dei paesi che hanno bisogno di aiuto, che in pratica debbono pagarsi da soli il riequilibrio, mentre altri guadagnano molto dalle loro difficoltà. Purtroppo la Bce ha scelto questultima via e il Fmi ha cambiato direttore. Peccato che DSK abbia creato da solo le condizioni per non essere ascoltato, la proposta che ha avanzato nella lontana Ucraina è tuttaltro che poca cosa.

http://cambiailmondo.org/2012/09/20/manager-italiani-sempre-piu-ricchi-lavoratori-sempre-piu-poveri/
maggio 4, 2012

Spending che?

aprile 11, 2010

L’Arcivescovo di Milano per la solidarietà.

L’Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, interviene a Milano alla Conferenza Organizzativa delle Acli e richiama all’impegno a favore dei poveri, alla “premura verso gli ultimi” e “non meno presenti oggi, proprio nell’ambito del lavoro, verso i ‘penultimi'” perche’ la lotta alla poverta’ deve essere intesa come “un’urgenza sociale e un’emergenza politica da affrontare con estrema serieta’”. Il Cardinale, nel suo discorso, racconta: “Mi diceva ieri l’altro un giovane prete che nel suo quartiere di Milano – segnato da una popolazione di medio-alta borghesia e dall’immigrazione – si e’ accorto che tra i poveri deve oggi contare, e numerosi, queste due categorie: i figli dei portieri e i figli degli stranieri”. Persone spesso considerate “pietre di scarto della nostra societa’” ma se la “pietra scartata dai costruttori – aggiunge citando il salmo 117 – cioe’ lo stesso Gesu’, e’ divenuta per la potenza di Dio la ‘pietra d’angolo’ a noi e’ chiesto di recuperare a pienezza di valore e di dignita’ tutte queste pietre di scarto e ricondurle, riabilitate, come importanti pietre da costruzione per l’edificio comune: l’edificio cioe’ della nostra societa’ che deve essere umana e umanizzante”. Tettamanzi, riprendendo Sant’Ambrogio, si scaglia contro “l’avarizia” e la “brama di potenza” che “indebolisce il carattere energico della giustizia”. La solidarieta’ invece e’ “un fatto di giustizia” e ha come “sua nemica l’avarizia” non solo per la Chiesa ma per la stessa Costituzione repubblicana che afferma un “profondo legame tra i diritti inviolabili dell’uomo e l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale”. (AGI)

febbraio 11, 2010

E questa la chiamano democrazia.

Il 10% delle famiglie possiede quasi il 45% dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Lo rileva l’indagine di Bankitalia sulle famiglie italiane. Un livello di concentrazione peraltro sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni. Gli italiani con reddito al di sotto della soglia di povertà sono il 13,4%, valore in linea con quello rilevato nel 2006.

Nel 2008 il reddito familiare medio, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato di 2.679 euro al mese. Il 20% delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a circa 1.281 euro, il 10% superiore a 4.860 euro. Nel biennio 2006-2008, rileva Palazzo Koch, il reddito medio delle famiglie si è contratto in termini reali di circa il 4%; tenendo conto dei cambiamenti nell’ampiezza e nella composizione della famiglia il reddito equivalente è caduto circa del 2,6%. La riduzione è sostanzialmente simile a quella osservata nel corso della precedente recessione, tra il 1991 e il 1993.

Soffre il popolo delle partite Iva
La riduzione dei redditi ha riguardato in misura maggiore i lavoratori indipendenti rispetto ai dipendenti e agli individui in condizione non professionale. Inoltre, la contrazione è stata maggiore per gli individui di età inferiore ai 55 anni e in particolare per quelli con meno di 45 anni.

Il tesoro di famiglia
Nel 2008 la ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 153mila euro. In termini reali, dopo essere cresciuto di circa il 44% dal 1993 al 2006 soprattutto grazie all’aumento del valore degli immobili, questo importo è diminuito di circa l’1% nel biennio successivo.