Posts tagged ‘Noam Chomsky’

ottobre 25, 2012

Pensatori liberi.

I sistemi democratici procedono diversamente, perché devono controllare non solo ciò che il popolo fa, ma anche quello che pensa. Lo Stato non è in grado di garantire l’obbedienza con la forza e il pensiero può portare all’azione, perciò la minaccia all’ordine deve essere sradicata alla fonte. È quindi necessario creare una cornice che delimiti un pensiero accettabile, racchiuso entro i princìpi della religione di Stato. (Noam Chomsky )

Maggio 20, 2012

Le 10 regole per il controllo sociale secondo Noam Chomsky

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

aprile 27, 2012

Noam Chomsky: Occupy Points to a “Different Way of Living”

Noam ChomskyNoam Chomsky. (Photo: Jean-Baptiste LABRUNE / Flickr)

Noam Chomsky is uniquely skilled to provide context to the Occupy movement and encourage its growth into new stages of energetic initiatives. Get your copy of his new 128-page book, “Occupy,”with a minimum donation of $25 – or a monthly donation of $15 – to Truthout. You can order it here now, just released.

Noam Chomsky has seen a lot of social movements. He cut his teeth on the civil rights and anti-war movements of the 1960s and 1970s. He participated in the anti-intervention struggles of the 1980s as well as in the World Social Forums that began in the 1990s. Now in his 80s, Chomsky has hardly slowed down with his schedule of writing and speaking and agitating. And he is certainly not one to watch the new Occupy movement from the sidelines.

The latest publication from the new Occupied Media Pamphlet Series brings together several of Chomsky’s intersections with the Occupy movement. There’s a lecture he gave at Occupy Boston in October 2011, an interview in January 2012 with a student about the meaning of Occupy, a conference call with hundreds of Occupiers later that same month, a subsequent speech on “occupying foreign policy” at the University of Maryland, and a brief tribute to his friend and co-agitator Howard Zinn.

Having spent so much time thinking about and engaging with social movements, Chomsky is both optimistic about the energy of Occupy and realistic about the challenges it faces. He appreciates the “just do it” ethos and embraces its radical approach to participatory democracy. But he reminds his audiences that all social movements reach further than they can grasp. The influence of money on U.S. politics, the huge weight of the military-industrial complex, the rapaciousness of financial speculation: these are forces not easily dislodged by people gathering together in public spaces and voicing their opinions. And yet, as Chomsky points out, the mostly non-violent, non-funded, and non-partisan set of actions radiating out from Zuccotti Park in Manhattan managed to change the national discussion about economic inequality.

This inequality, he argues, is the result of a 30-year-long class war that has hollowed out the middle class and put great pressure on the poor in the United States. The neoliberal push for privatization and lower trade barriers has carried that war to every corner of the globe. The Occupy movement is pushing back against the actors, the actions, and most importantly the consequences of this class warfare. Not surprisingly, given the vested interests being challenged, the pushback of the 99 percent has generated pushback in turn from the 1 percent.

What makes Chomsky’s perspective so interesting, aside from the wealth of his political experience, is the range of his interests. He draws from examples around the world to demonstrate his points. When talking about community-based media, for instance, he describes a scene from a Brazilian slum where media professionals set up a truck in a public square – to show skits and plays written by people in the community – and then walked around to interview people for their reactions. Why can’t we do something similar in the United States, Chomsky wonders.

It’s a big agenda that Occupy has identified, nothing less than a complete renewal of U.S. society and the U.S. role in the world. Chomsky sees not only the radical agenda but also the radical practice of the Occupiers. “Part of what functioning, free communities like the Occupy communities can be working for and spreading to others is just a different way of living, which is not based on maximizing consumer goods, but on maximizing values that are important for life,” he concludes in this valuable set of remarks and interviews.

marzo 15, 2012

Noam Chomsky on Iran, the 2012 Presidential candidates, Anonymous, and the Internet

 

gennaio 10, 2012

Noam Chomsky pronostica Intervención Militar EstadoUnidense en LatinoAmerica

Lo scrittore e analista internazionale Noam Chomsky ha rilasciato una dichiarazione che riassume la situazione energetica, politica ed economica tra gli Stati Uniti e l’America Latina. Chomsky parla di un imminente indipendenza completa dei latino- americani a un ritmo che integrano le nazioni di questa regione che influirà sui piani energetici del Nord –America. Questa situazione determinerà una pericolosa situazione da parte del governo Statunitense che cercherà di ripristinare la dipendenza dei governi del Sud America che cammina nel senso dei sogni di Bolivar. e noi per sapere queste cose dobbiamo andarle a scovare nei siti sudamericani.