Posts tagged ‘neuronali’

aprile 15, 2013

Retina artificiale: progetto in attuazione grazie ad un polimero

Un conduttore è in grado di ripristinare la sensibilità alla in di ratti ciechi. Lo ha dimostrato una ricerca dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, che apre la strada alla sperimentazione di protesi visive nei casi in cui i della siano solo parzialmente danneggiati da come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare senile.retina 300x168 Retina artificiale: progetto in attuazione grazie ad un polimero

Un nuovo realizzato da Fabio Benfenati e colleghi, del Dipartimento di neuroscienze e tecnologie cerebrali dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, è in grado di ripristinare la sensibilità alla nella di ratti ciechi. Il risultato, pubblicato su “Nature Photonics”, apre le porte alla realizzazione di artificiali affidabili ed efficaci, ed è frutto di numerosi progressi compiuti nel campo delle biotecnologie, in particolare nella possibilità di collegare componenti elettronici basati su composti organici con substrati biologici.

aprile 13, 2012

Cellule gliali: la scoperta delle origini di queste cellule.

Una nuova ricerca sul modello animale ha permesso di individuare il fattore che attiva la differenziazione delle in , che costituiscono l’80 per cento di quelle presenti nel cervello. La scoperta apre la strada a una migliore comprensione dei meccanismo di insorgenza delle cerebrali ed eventualmente anche di possibili trattamenti terapeutici.
Le rappresentano la popolazione più numerosa tra quelle che compongono il cervello, ma le modalità della loro generazione, la gliogenesi, è rimasta in gran parte sconosciuta. In un nuovo studio condotto presso il Baylor College of Medicine i cui risultati sono ora pubblicati sulla rivista “Neuron”, è ora stata identificata una nuova cascata trascrizionale che controlla alcuni stadi della gliogenesi a partire da .
“Tutti conoscono i neuroni, le che elaborano e trasmettono le informazioni nel sistema nervoso centrale, mentre le sono per gran parte sconosciute, pur rappresentando l’80 per cento delle del cervello e costituendone la struttura di sostegno, oltre ad avere un ruolo nella neurotrasmissione, nella formazione della guaina mielinica agli e della barriera ematoencefalica”, ha spiegato Benjamin Deneen, professore di neuroscienze del BCM.

marzo 25, 2012

Staminali somatiche già differenziate ottenute dalla pelle.

Una nuova frontiera e’ stata aperta nella ricerca sulle potenzialita’ delle per la cura delle .

 

I ricercatori del Max Planck Institute for molecular Biomedicine di Munster (Germania), sono riusciti a ottenere, per ora solo nei topi, da della pelle completamente differenziate. Gli scienziati hanno utilizzato “una combinazione unica di fattori di crescita, che garantendo nel contempo adeguate condizioni di coltura, e’ riuscita a indurre la differenziazione in ”.
Secondo la ricerca quindi “in un futuro non troppo lontano queste potrebbero essere utilizzate per rigenerare i tessuti danneggiati o distrutti da una grave patologia”. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista ‘Cell Stem Cell’.

Mag 6, 2011

Il meccanismo che decide la fine delle staminali neuronali.

ricercatori del Sanford-Burnham Medical Research Institute in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele hanno scoperto che l’espressione di un chiamato assicura la potenzialità delle staminali della a diventare neuroni del periferico. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell, potrebbero contribuire a migliorare le terapie contro le neurocristopatie, malattie causate da difetti nella .

All’inizio dello sviluppo embrionale, la – un gruppo transitorio di cellule staminali non ancora differenziate – dà luogo a parti del e a diversi altri tessuti. Poco si conosce su cosa determini quali cellule differenziano in neuroni e quali in altri tipi cellulari.
Il team, guidato dal Dr. Alexey Terskikh del Sanford-Burnham Medical Research Institute (Sanford-Burnham) in collaborazione con il Dr Stefano Pluchino dell’INSPE- San Raffaele di Milano, ha recentemente scoperto che l’espressione di un chiamato mantiene il potenziale delle cellule staminali della di differenziare in neuroni nel periferico, dove si interfacciano con muscoli e altri organi. Gli importanti risultati di questo studio, pubblicati online il 5 Maggio dalla rivista Cell Stem Cell, potrebbero contribuire a migliorare le terapie contro le neurocristopatie, malattie causate da difetti nella o neuroni, che includono microftalmia e la sindrome di CHARGE.

agosto 29, 2010

Epigenetica e longevita’: sequenziato genoma di due specie di formiche.

La mappa genomica di questi insetti potrebbe consentire di chiarire l’effetto dell’epigenetica sulla longevità, dal momento che pur possedendo lo stesso genoma delle formiche operaie, la regina vive 10 volte più a lungo

È stato coronato da successo un nuovo progetto di ricerca per il sequenziamento del genoma di due specie di formiche: Harpegnathos saltatorCamponotus floridanus.

Il risultato, riportato sulla rivista Science, è frutto della collaborazione tra i ricercatori del Langone Medical Center della New York University e di quelli dell’Howard Hughes Medical Institute guidati da Danny Reinberg ed è ritenuto importante per la comprensione del complesso comportamento sociale di questi insetti.

“Le formiche sono creature estremamente sociali e la loro capacità di sopravvivenza dipende dalla loro comunità in modo assai simile a ciò che avviene per l’essere umano”, ha spiegato Reinberg.

Reinberg studia da anni l’epigenetica, il complesso sistema che determina quali geni debbano essere attivati e quali spenti, con un interesse particolare per le l’influenza che essa ha sulla longevità. Nel caso delle formiche, per esempio, le variazioni individuali sono estreme: in alcune colonie le regine vivono fino a 10 volte più a lungo delle operaie.

“Nello studiare i genomi di queste due formiche siamo rimasti affascinati dai differenti comportamenti e dai diversi ruoli che le api operaie sono in grado di sviluppare”, ha continuato Reinberg. “Poiché ogni formica della colonia condivide la stessa informazione genetica, le differenti connessioni neuronali che specificano il comportamento appropriato per ciascun rango sociale devono essere controllate da meccanismi epigenetici. Ciò potrebbe aprire la strada a una migliore comprensione dell’effetto dei meccanismi epigenetici anche nel cervello degli esseri umani”.

Dallo studio è emerso che circa il 20 per cento dei geni sono specifici delle formiche, ma che un’altra quota consistente, circa il 33 per cento, è condiviso dall’essere umano.

Il genoma di Harpegnathos saltator è formato da 240 milioni di coppie di basi e 17.064 geni, mentre nel caso della Camponotus floridanus i numeri salgono a 330 milioni di coppie e 18.564 geni. Per confronto, il genoma umano possiede un numero di coppie di basi 10 volte maggiore e circa 23.000 geni.(liquidarea)