Posts tagged ‘network per il socialismo europeo’

luglio 5, 2013

Il dramma del Pd in un’analisi di Lanfranco Turci.

IL SUCCO DI UNA GIORNATA ROMANA IN AREA PD E SEL. (4 luglio 2013)
https://i1.wp.com/desk.unita.it/cgi-bin/showimg2.cgi Il gruppo dirigente del pd che si raccoglie attorno a Bersani, Letta, Franceschini e in posizione separata D’alema, è preoccupatissimo dell’Opa ostile di Renzi che continua a sottrarsi al confronto politico di merito, sollecitato anche nella riunione di Fare l’italia di oggi, utilizzando la tecnica del chiagni e futti e mentre continua a godere di un rigonfiamento della sua bolla mediatica abilmente alimentata dai poteri forti. La sensazione diffusa è che se Renzi, anche senza il ripristino nello statuto dell’automatismo segretario-candidato leader, decidesse alla fine di candidarsi a segretario, visto che si deciderebbe cmq con primarie aperte, vincerebbe a man bassa anche se i vari candidati della ” sinistra PD , come è auspicabile, convergessero su un unico nome. Da qui le manovre di alcuni per convincerlo a rinunciare in cambio di una garanzia della candidatura a prem…Continua a leggere

giugno 30, 2012

Messaggio di Nichi Vendola per il 120 anniversario del Partito dei lavoratori.

Messaggio di NICHI VENDOLA per il 120˚ anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori.

Carissimi compagni e carissime compagne,

l’occasione che viene proposta dal gruppo di Volpedo e dai circoli socialisti che hanno organizzato questa giornata di studi, è quantomai preziosa. Difficilmente, senza il vostro impegno, a partire da quello instancabile di Felice Besostri che mi ha così cortesemente invitato, avremmo potuto avere una sede collettiva di discussione su una data tanto gravida di conseguenze come quella della fondazione del 120˚ anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori, che poi diede origine al Psi. Una discussione che, vista la qualificazione delle presenze sia nazionali che internazionali, ragiona in maniera non scontata sull’evoluzione di un pensiero e di una pratica politica ancora valida per i giorni nostri, non lasciando a sterili commemorazioni il compito di “imbalsamare” la storia, rendendola infeconda.

La riflessione sulle comuni origini della sinistra europea, sulle sue divisioni, debbono farci prendere parte nella elaborazione di un pensiero politico all’altezza delle sfide proposte dall’attuale fase politica e sociale nel nostro paese ed in Europa.

Siamo all’indomani di un vertice europeo che veniva atteso con speranze eccessive e che, sul piano delle risposte da dare a questa crisi, non costituisce la necessaria discontinuità rispetto alla disastrosa situazione economica e politica attuale. Ritengo insensate le politiche che hanno puntato sull’imposizione di un rigore di bilancio che ha generato l’austerity, con un aumento della pressione fiscale e un taglio consistente della spesa sociale. Per questo mi sto impegnando, tanto in Italia quanto in Europa, per far sentire la voce di quei cittadini che sono stritolati dai meccanismi creati al solo scopo di garantire le attuali rendite di posizione dei mercati finanziari. L’Europa è in crisi innanzitutto poiché non ha affrontato la crisi attuale dal punto di vista di chi stava subendo gli effetti della crisi stessa, ma adottando le priorità di chi quella crisi l’aveva generata. Penso che la crisi dell’Europa, del suo progetto originario e delle speranze che aveva acceso in tanti cittadini europei, va a braccetto con quella della sinistra.

Ci sono tre domande alle quali, ritengo, dobbiamo saper rispondere collettivamente.

“La casa brucia” si ripete da molti mesi e così appare una crisi finanziaria ed economica nel nostro paese. Noi, che siamo stati educati a fronteggiare le fiamme per salvare chi abita dentro la casa, pensiamo davvero che per spegnere l’incendio si debba seppellire di sabbia ogni cosa? Siamo sicuri che per spegnere l’incendio, attraverso l’austerity, in realtà non stiamo soffocando l’intero sistema paese, portando le politiche deflattive ad avere degli effetti recessivi se non depressivi? Penso che risalire alle origini di questa crisi, che è una crisi generata non da una “finanza impazzita”, ma da una finanza utilizzata per generare il massimo grado di disuguaglianza sociale, sia fondamentale per fare le scelte necessarie. Se la casa brucia, non si può avere il solo debito sovrano, che va ridotto, come variabile indipendente. Va piuttosto rilanciata l’economia e l’occupazione, ambientalmente sostenibile, per far crescere la ricchezza prodotta. Ma vanno anche prese misure immediate per tagliare le unghie alla speculazione finanziaria.

La seconda domanda riguarda la questione che è alla base dei sistemi di convivenza umana: chi decide? Qual è il ruolo della democrazia nel fronteggiare la crisi? Alcuni segnali, dalla cancellazione del referendum che avrebbe voluto fare Papandreu all’imposizione di un governo tecnico in Italia, fanno sempre più pensare che la gestione della crisi sia tendenzialmente a democratica. Basti pensare alla silenziosa modifica dell’articolo 81 della nostra Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio, che determinerà le scelte fondamentali di politica economica del nostro paese. Siamo in un regime di cessione di sovranità “inconsapevole”, ovvero non controllabile dai cittadini. Penso che l’unica strada per non alimentare le pulsioni nazionaliste ed antieuropeiste, che pure stanno crescendo, sia quello di rilanciare il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di un impegno che non può essere preso genericamente, ma esso deve essere preceduto dalle scelte che, fin dalla prossima tornata delle elezioni europee, possano far eleggere direttamente il Presidente della Commissione ed che possano introdurre strumenti adeguati per dare un governo politico europeo che sappia guidare le politiche fiscali ed economiche per armonizzarle, a partire dal ruolo nuovo che dovrà assumere la Bce. Si tratterebbe di una cessione di sovranità “consapevole”, affidata al consenso ed alla partecipazione dei cittadini.

La terza domanda mette in campo noi. Quale sinistra di fronte alla crisi? È evidente che il cimento dei padri fondatori di 120 anni fa rende tutti noi nani sulle spalle di giganti. Eppure, il nostro posto nella storia non dovrà essere quello di chi abbia abbandonato ogni ambizione di cambiamento reale dell’esistente. La sinistra in Europa, in primo luogo, deve essere pienamente libera dai condizionamenti, dalle divisioni, dai nazionalismi e dagli egoismi. Siamo di fronte alla nostra sfida più impegnativa e per affrontarla abbiamo bisogno dell’impegno di ciascuno a lavorare insieme, non a misurare il proprio grado di consenso per tutelare solo se stessi.

Il campo socialista europeo è per noi il principale riferimento sulla scena politica continentale.Vogliamo contribuire ad un dibattito che ha il compito di mettere radicalmente in discussione ciò che è stato il quindicennio disastroso della terza via blairista. Ipnotizzate dall’ambizione di governo le classi dirigenti che hanno diretto la maggior parte dei governi negli anni ’90 hanno aperto la strada alla riscossa delle destre e alla disastrosa crisi attuale. Va riscoperte l’orgoglio di dirsi socialista, ambientalista, libertario e non liberista. Va fatto con una passione civile e politica che non sopporta il piccolo cabotaggio e che mette al centro la dimensione europea, sempre più necessaria. Se un tempo era il movimento operaio ad essere internazionale ed il capitale ad essere nazionale (o peggio patriottico), oggi sono le forze che rappresentano il lavoro (tanto partitiche che sindacali) che sono strette nella ridotta nazionale, mentre il capitale è globalizzato. Solo la sinistra, per la sua storia e per la fedeltà ai propri principi, dunque, può far rinascere una dimensione europeista e di sinistra.

Sta a noi raccogliere la sfida!

Evviva il socialismo! Evviva la libertà!

Genova, 30 giugno 2012

Nichi Vendola

marzo 19, 2012

Migliore ospite del Network per il socialismo europeo.

novembre 10, 2011

Tutti a Passignano.

Io ci sarò!
ottobre 12, 2011

siamo piccoli ma cresceremo!

giugno 2, 2011

Hasta Siempre Commandante-Buena Vista Social Club – Buonanotte compagni.

Dedicato ai compagni che sono compagni senza aggettivi, come me e come tanti altri che credono che ancora una società giusta fra eguali sia possibile, a quelli che credono che la solidarietà sia la prima regola di vita. Dedicato a quei compagni che lunedì erano nelle piazze d’Italia a sorridere a osservarsi e sentirsi vincenti per la prima volta dopo tanti anni.

Non abbiamo vinto niente. La destra è una merda ed è arrogante più di prima. Il Pd che non ha vinto  niente ha messo il cappello su quello che è successo.

Dedicato ai compagni del Network per il Socialismo Europeo, compagni meravigliosi, con cui è bello stare, discutere, ossservarli.

Per una notte ci siamo illusi ed è stato bello.

marzo 18, 2011

Domandare è lecito, rispondere è cortesia.

LETTERA APERTA AL COMPAGNO

NICHI VENDOLA
PRESIDENTE DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’

«Caro Vendola,

abbiamo apprezzato il tuo messaggio al Convegno svolto il 19 febbraio a Livorno sul tema “Dalla scissione comunista all’unione per il socialismo nel XXI secolo”; l’esito del confronto lì sviluppato ed i riscontri positivi che riceviamo sulla nostra iniziativa,  ci inducono a chiedere a Te ed ai compagni di S.E.L. una riflessione conclusiva su una opzione strategica che noi riteniamo utile anche in vista dell’auspicato riassetto della sinistra italiana.

Da troppo tempo il rinnovamento e la ricostruzione della sinistra italiana sono all’ordine del giorno per poter essere differiti. Si tratta, a nostro avviso, di prendere atto, come ha detto Fausto Bertinotti al convegno di Livorno, del fallimento di due progetti: quello della costruzione di una seconda sinistra alternativa e quello del PD.

Un terzo progetto, invece, non è mai decollato ed è quello di un grande partito popolare socialista con forza e ruolo paragonabili a quelli degli omologhi partiti socialisti e socialdemocratici europei. Un progetto, insomma, con una chiara identità politica di sinistra, fortemente ancorato all’Europa e che faccia riferimento al Socialismo europeo, inteso come insieme di valori in continuo rinnovamento e arricchimento grazie alla fertile contaminazione con altre esperienze politiche e culturali.

L’Europa è l’orizzonte politico e strategico nel quale può vivere ed affermarsi il socialismo nel terzo millennio. La crisi economica impone a tutta la sinistra un complessivo ripensamento anche sul fronte della teoria e della politica economica. La ripresa di un intervento pubblico nella sfera economica e la riconquista di un efficace peso politico e sociale del mondo del lavoro nelle sue nuove e varie articolazioni non possono oggi che passare attraverso una dimensione sovranazionale. L’Europa diviene, quindi, un’opzione strategica, a partire dalla quale le forze socialiste e di sinistra possono candidarsi per un effettivo governo dello sviluppo non subordinato alle logiche del capitalismo finanziario internazionale e alle politiche liberiste da esso ispirate.

Insomma, quali che siano i limiti dell’UE, noi siamo convinti che il futuro si giochi su scenari internazionali e regional-continentali, cioè alla stessa scala dei problemi da affrontare e del livello di organizzazione delle imprese multinazionali o dei conglomerati finanziari.

In questo orizzonte europeo s’impone, a nostro avviso, un’interlocuzione privilegiata e prioritaria  con il socialismo organizzato nel PSE, che rappresenta, malgrado le recenti e ripetute sconfitte elettorali, il gruppo più consistente, e in alcuni paesi il solo, delle forze democratiche e progressiste.

Un rapporto stretto, ancorché non esclusivo, con il socialismo europeo non può ridursi ad una mera questione di affiliazione tout court al PSE poiché ciò di cui si avverte la necessità è soprattutto volontà di misurarsi a livello europeo con le forze socialiste sul piano programmatico e politico ed anche, se la parola non fosse stata abusata nel passato, ideologico.

Dopo mesi di dibattito nei grandi partiti socialisti e socialdemocratici europei, si è fatta ormai strada, dopo il Congresso di Praga del PSE, una posizione , che invoca una svolta a sinistra in netta rottura col recente passato. Di questa svolta sostanzialmente maggioritaria sono testimonianza il documento congiunto del Partito socialista francese e della SPD tedesca da un lato e l’esito del congresso del Labour party inglese – con l’elezione di Ed Miliband – dall’altro.

Questa revisione critica del proprio passato, presente anche nei paesi nordici, dall’Islanda alla Norvegia, dalla Svezia alla Finlandia, rappresenta un indubbio rinnovamento del tradizionale pensiero socialdemocratico e va senz’altro apprezzata ed incoraggiata. Servono nuove forme organizzative: a livello europeo le confederazioni di partiti nazionali, anzi dei loro gruppi dirigenti, non hanno futuro e non sono in grado di incidere.  Una nuova idea d’Europa, che inserisca coesione sociale, solidarietà, equità e giustizia tra i valori fondanti della UE, ha bisogno di una sinistra più unita, anche se plurale, e che sia in grado di sviluppare e proporre una sua visione di società, in altre parole ritrovare l’ispirazione socialista e libertaria, lasciando alle sue spalle le drammatiche e troppo spesso tragiche divisioni del XX° secolo.

Il partito che rappresenti, caro Vendola, già contiene nel suo nome due dei valori fondanti della nuova sinistra: la sensibilità ambientalista e la vocazione per la libertà. Queste scelte vanno completate e arricchite con i filoni socialista e comunista, questi ultimi non intesi come concrete formazioni storiche, poiché non hanno raggiunto integralmente i propri obiettivi (le socialdemocrazie), o li hanno traditi, (il comunismo sovietico), ma come aspirazioni comunitarie ad una società più giusta, libera ed eguale da costruire nella democrazia e con un alto tasso di partecipazione popolare alla amministrazione pubblica e dei lavoratori alla gestione e/o controllo delle imprese.

Crediamo, dunque, che il percorso svolto da te e dai fondatori di Sinistra Ecologia Libertà e l’evoluzione in atto nei partiti socialisti europei determini – oggi – le condizioni politiche per un avvicinamento di S.E.L al PSE ed alle formazioni ad esso aderenti e che ciò potrà innescare un circuito virtuoso sia nella sinistra europea che italiana, accelerando tendenze o processi in atto sia nel P.D. che nel PSI.

In una fase così drammatica per il nostro Paese, l’atto politico che vi proponiamo di compiere non sarebbe certo solo un fatto formale, bensì una scelta lungimirante, di grande responsabilità nazionale, potenzialmente produttiva di conseguenze politiche rilevanti nell’intero centrosinistra. A tutti si chiede una sfida alle idee tradizionali e alle identità autoreferenziali e un superamento nei fatti di un malinteso patriottismo di partito, spesso nutrito dai rancori del passato piuttosto che animato da un nuovo slancio proiettato nel futuro.

24 febbraio 2011

Il Coordinamento Nazionale del Network per il Socialismo Europeo