Posts tagged ‘nazismo’

maggio 14, 2020

L’ALBUM HOCKER E LA BANALITÀ DEL MALE

“La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme” è un saggio di Hannah Arendt. La lettera Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male è il diario dell’autrice, inviata dal settimanale New Yorker, sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann. Il gerarca nazista, rifugiato come tanti altri in Argentina nel 1945, fu prelevato dagli israeliani nel 1960 e processato per genocidio nel 1961 a Gerusalemme. Fu condannato a morte per imp…

Continua a leggere

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: 9 persone, persone in piedi e spazio all'aperto
maggio 9, 2020

NON DIMENTICARE L’ORRORE FASCISTA!

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Nessuna descrizione della foto disponibile.
di Giuseppe Galzerano

75 ANNI FA…
La prima pagina del quotidiano «Avanti!», Milano, n. 14 , mercoledì 7 maggio 1945.
In prima pagina, il quotidian

Altro…

gennaio 28, 2015

Grandi professionisti.

gennaio 27, 2015

L’olocausto di Gaza.

Con tutto il rispetto dovuto per i martiri del Nazismo non possiamo far finta di ignorare nella giornata della memoria l’olocausto tutt’ora in corso nella striscia di Gaza.

Di quello ovviamente nessuno parla. Perchè?

gennaio 27, 2014

Martiri socialisti.

“Molti non sono tornati, non è tornata la mia figliuola Vittoria, e pure domani è giorno ancora, cioè la morte stessa è un atto di vita, quando chi l’affronta, e non la teme, con il sangue sottoscrive i più alti ideali della umanità ” (Pietro Nenni ).

ottobre 17, 2013

Aurora “Lola” Vuillerminaz.


Nata a Saint Vincent il 22 marzo 1922, fucilata il 16 ottobre 1944, operativa presso la 87° Brigata Garibaldi. Aurora era una fervente antifascista, moglie di Giulio Ourlaz, partigiano, nome di battaglia Dulo. Volle seguire il marito sui monti ove più ferveva la lotta. Si recò ripetutamente in Svizzera, attraversando i numerosi posti di blocco, con una compagna per acco…Visualizza altro

agosto 12, 2013

12 agosto 1944: Strage di Sant’Anna di Stazzema.

  Ai primi di agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco “zona bianca” ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione, in quell’estate, aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto ’44, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.

In poco più di tre ore vennero massacrati 560 civili, in gran parte bambini, donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Sebbene fosse viva era gravemente ferita. A trovare la piccola fu una sorella che, miracolosamente superstite, la rinvenne tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell’ospedale di Valdicastello. Infine fu il fuoco a distruggere e cancellare tutto. Non si trattò di rappresaglia. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare di La Spezia si trattò di un atto terroristico, di una azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

luglio 12, 2013

Pippo Baudo affonda in un mare di merda.

Pippo Baudo, le Fosse Ardeatine, la Resistenza.
Lo storico conduttore si è incautamente lanciato nella storia. Ha lasciato via libera ad un giochino di comunicazione (ormai alla portata di qualsiasi principiante) in cui, facendo scivolare certe parole una sull’altra, con poche mosse si arriva a far passare un concetto senza mai averlo espresso direttamente (nel caso specifico è stato dato dei “terroristi” ai partigiani e “dell’attentato terroristico” alla bomba di via Rasella). Scoperto facilmente e denunciato il giochino, Pippo Baudo (ma perché così incauto?) si è asserragliato nel difendere la legenda dei manifesti nazisti che avrebbero chiesto ai partigiani di consegnarsi, leggenda ancora presente nell’immaginario collettivo, ed ha affermato che i partigiani si sarebbero dovuti consegnare. Riportiamo le parole del comandante tedesco Kesselring (grazie per questo ad Aldo Pavia dell’Associazione Nazionale Ex Deportati) così come risultano dagli atti del processo depositati presso il Tribunale militare di Roma:

DOMANDA: Faceste qualche appello alla popolazione romana o ai responsabili dell’attentato prima di ordinare la rappresaglia?
KESSELRING: Prima no.
D.: Avvisaste la popolazione romana che stavate per ordinare rappresaglie nella proporzione di uno a dieci?
K.: No. […]
D.: Ma voi avreste potuto dire: ‘se la popolazione romana non consegna entro un dato termine il responsabile dell’attentato fucilerò dieci romani per ogni tedesco ucciso’ ?
K.: Ora, in tempi più tranquilli, […] devo dire che l’idea sarebbe stata molto buona.
D.: Ma non lo faceste?
K.: No, non lo facemmo.
“ Atti del processo Kappler, Tribunale Militare di Roma.”

gennaio 29, 2013

Italiani brava gente. Ma non è vero!

Il cattivo tedesco e il bravo italiano
Filippo Focardi
Il cattivo tedesco e il bravo italiano
La rimozione delle colpe della seconda guerra mondialeCattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell’occupante.

Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d’ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall’Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l’8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell’antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l’‘oppressore tedesco e il traditore fascista’, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un’immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell’Asse, non senza l’interessato beneplacito e l’impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo.

gennaio 27, 2010

NOI NON SCORDIAMO

 Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.

Primo Levi