Posts tagged ‘natural killer’

maggio 21, 2013

Longevità femminile superiore alla maschile: complice il sistema immunitario, più giovane.

Le , si sa, tendono a vivere più a lungo degli uomini. Il segreto di questa non è però limitato a un diverso stile di vita (uno studio precedente aveva dimostrato che nel 60% dei casi le vivono più a lungo perché non fumano), ma anche dal diverso modo di invecchiare del femminile rispetto a quello maschile. A svelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Immunity & Ageing da Katsuiku Kirokawa e colleghi della Medical and Dental University di Tokyo, secondo cui le difese immunitarie femminili diminuiscono più gradualmente rispetto a quelle degli uomini, risucendo, così, a combattere le infezioni per più anni.immune system structures 1 300x240 Longevità femminile superiore alla maschile: complice il sistema immunitario, più giovane

Per giungere a questa conclusione Kirokawa e colleghi hanno misurato i livelli di e di alcune moelcole che partecipano alla risposta immunitaria, le chitochine, in campioni di sangue prelevati da 356 uomini e in buono stato di salute di età compresa tra i 20 e i 90 anni.

febbraio 26, 2013

Contro tumori, preparati omotossicologici stimolano le cellule natural killer.

Un nuovo studio scientifico dimostra l’efficacia di preparati nella stimolazione delle “natural ”, in prima linea nella guerra contro il .linfonodi 286x300 Contro tumori, preparati omotossicologici stimolano le cellule natural killer

I preparati naturali atti a stimolare i meccanismi di guarigione propri dell’, incrementandone la risposta immunitaria – sono stati oggetto di un nuovo studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica indicizzata Cell Biochemistry and Function.
Studio in cui si dimostra come cinque si siano dimostrati efficaci nello stimolare l’azione delle cosiddette “natural ” (o )  in pazienti oncologici in stadio avanzato.

settembre 23, 2011

Come lavorano i leucociti “Natural Killer”

Un team di scienziati del Regno Unito, finanziato dall’UE, ha rivelato in un nuovo studio come i bianchi uccidono il tessuto malato impiegando granuli mortali. 

Il team di ricercatori, dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Oxford, spiegano sulla rivista PLoS Biology come hanno usato pinzette laser “ottiche” e un microscopio a super-risoluzione per osservare il funzionamento interno dei , a una risoluzione mai raggiunta prima dagli scienziati.

Lo studio, che è stato in parte finanziato da una borse di studio intraeuropea Marie Curie nell’ambito del Settimo programma quadro (7° PQ) dell’UE, ha esaminato un tipo di chiamati (), che proteggono il corpo individuando e uccidendo i tessuti malati. Il team ha scoperto che per creare un foro, attraverso il quale fornire granuli pieni di un micidiale enzima per uccidere il tessuto malato, la cellula riorganizza la sua “impalcatura” di proteine actine all’interno della sua membrana.

Uno dei ricercatori dello studio, la dottoressa Alice Brown dell’Imperial College di Londra, dice: “Questi eventi, in precedenza non rilevabili all’interno delle , non sono mai stati osservati in alta risoluzione. È davvero emozionante osservare ciò che accade quando una entra in azione.”

Gli scienziati sperano che acquisire una più profonda comprensione del modo in cui le decidono quali tessuti uccidere e di come avviano il processo di uccisione, potrebbe portare a una migliore assistenza sanitaria e allo sviluppo di nuovi trattamenti medici. Le sono importanti nella nostra risposta immunitaria ai virus e ai tessuti invasivi come i tumori. Potrebbero anche avere un ruolo nel risultato dei trapianti di midollo osseo, determinando se il corpo del destinatario rifiuta o accetta il tessuto donato.

gennaio 24, 2011

Linfomi gravi: la scoperta italiana del gene complice.

Uno studio italiano appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Cancer Research, organo ufficiale dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro, dimostra che per i linfomi e’ possibile ottenere, nel topo, una cura disattivando un gene chiamato ERAP1.

La manipolazione di questo gene consente di attivare un potente (e finora inesplorato) meccanismo di rigetto da parte del sistema immunitario; questa scoperta potrebbe aprire nuovi importanti scenari terapeutici anche nell’uomo. La ricerca e’ stata condotta da due equipe di ricercatori del Dipartimento di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesu e dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. “Per la prima volta – spiegano i ricercatori – siamo riusciti ad ottenere un’efficace interazione fra i due tipi di cellule del sistema immune deputate all’attivita’ antitumorale (i linfociti T citotossici e le cellule Natural Killer) e questo e’ stato possibile inibendo le cellule tumorali dell’espressione di un gene chiamato ERAP1″.