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febbraio 8, 2010

Nuovi studi per combattere l’obesità

Il National Institutes of Health sta lanciando un programma di 37 milioni dollari che per sviluppare interventi più efficaci per ridurre l’obesità utilizzando  i risultati di una ricerca di base sul comportamento umano. Il programma,  finanzierà un team interdisciplinare di ricercatori in sette ambiti di di ricerca facendo interagire  il  comportamento sociale e  le scoperte scientifiche  interventi per ridurre l’obesità. Il programma è condotto dal National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), in collaborazione con il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), il National Cancer Institute (NCI), il Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD), e l’Ufficio di Behavioral and Social Sciences Research (OBSSR).

“L’obesità è una sfida importante di sanità pubblica perché aumenta il rischio di un individuo per il diabete di tipo 2, malattie cardiache, ipertensione, ictus, alcuni tumori, artrosi, e altre patologie”, ha detto NIH Director Francis S. Collins, MD, Ph.D. “Queste borse sono destinate a sviluppare nuove e innovative vie per affrontare questo importante problema. Questo approccio si differenzia dai precedenti ampi studi clinici di interventi comportamentali per ridurre l’obesità, ponendo l’accento su come applicare i risultati di base scienze comportamentali e sociali per migliorare le strategie comportamentali”.

l programma di studi si concentrano su diverse popolazioni ad alto rischio di sovrappeso o obesi, compresi i Latino e gli afro-americani adulti, gli adolescenti afro-americani, popolazioni a basso reddito, le donne incinte, e le donne in transizione verso la  menopausa. Gli interventi in fase di sviluppo comprendono creazione di nuovi approcci per promuovere la conoscenza di specifici comportamenti alimentari, diminuire il desiderio di cibi ad alto contenuto calorico, ridurre lo stress-correlato al mangiare, aumentare la motivazione ad aderire alle strategie di perdita di peso, coinvolgere le reti sociali di un individuo e le comunità a promuovere il fisico attività, e di migliorare i modelli di sonno. Scansioni cerebrali saranno utilizzati anche per comprendere i meccanismi cerebrali di obesità che potrebbero guidare lo sviluppo di nuovi interventi.

dicembre 14, 2009

Non è vero che non si butta niente.

Il consumismo è alla base del nostro stile di vita, bisogna produrre, consumare e naturalmente, qualche volta buttare. Dispiace sempre, ma non perdiamo certo il sonno o ne facciamo una tragedia. Sì, ma quanto ne sprechiamo? In Europa non lo so, ma ho trovato dei dati relativi agli Stati Uniti.

Le stime in precedenza venivano ricavate attraverso sondaggi o monitoraggi su scala locale e poi estrapolati su tutta la nazione. Kevin Hall e i suoi colleghi del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases del Maryland hanno approcciato il problema in maniera diversa. Hanno calcolato l’apporto calorico giornaliero medio di ogni americano e lo hanno confrontato con la produzione nazionale di cibo opportunamente corretta dalle importazioni ed esportazioni. Il dato risultante è sconfortante, ogni americano spreca 1400 kcal al giorno, che equivalgono a quasi il 40% del cibo acquistato. La produzione del cibo cestinato utilizza 300 milioni di barili di  petrolio all’anno oltre che il 25% della capacità idrica statunitense.

Gran parte della quantità di cibo che va sprecata non arriva nemmeno nelle case degli americani, la grande distribuzione trova vantaggioso gettare le scorte piuttosto che rimanere senza merce.

Sarebbe interessante fare un analogo studio in Italia.