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aprile 16, 2020

Steve McCurry rende omaggio all’Italia con una serie di fotografie incredibili.

“Tribute to Italy”. Il grande fotografo statunitense Steve McCurry ha reso omaggio al nostro Paese con una serie di fotografie incredibili scattate lungo lo stivale.

Da Venezia a Ischia, passando per i borghi del Reatino. Come solo un grande artista sa fare, la selezione coglie lo spirito, le tradizioni e la bellezza dell’Italia, alle prese con il lockdown e l’emergenza del coronavirus.

“Sono vicino al popolo italiano. Siete sempre nel mio cuore. Durante la sfida mondiale al Covid-19, gli italiani hanno mostrato altruismo e coraggio nell’affrontare una tragedia inimmaginabile. Vivere bene e pienamente: è questa la filosofia di vita degli italiani. E la gioia di vivere non li ha abbandonati neppure in questo periodo”, scrive l’artista.

Dopo il celebre scatto della “Ragazza afgana” sulla copertina del National Geographic nel 1984, oggi queste parole e queste immagini sono destinate a diventare storia.

Accompagnate dalla citazione di Giuseppe Verdi “Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me” e dalla melodia di “Nessun dorma”, queste foto fanno bene al cuore all’anima.

Grazie Steve McCurry! Un’infusione di coraggio e resilienza!

Maggio 16, 2010

Dilettanti allo sbaraglio per sconfiggere la marea nera.

petrolioC’è un autentico catalogo di bizzarrie nei circa 5.000 suggerimenti inviati via internet alla Bp per fronteggiare il pozzo che dal 20 aprile vomita quotidianamente almeno 50.000 barili di petrolio nel Golfo del Messico.

Ha sollecitato questo brainstorming la stessa Bp: e quando si ramazzano su tanti dilettanti allo sbaraglio sperando di imbattersi in un genio incompreso vuol dire che la situazione è proprio grigia. 

Sui media americani comincia a circolare l’idea – insinuata ad esempio da National Geographic – che sia opportuno prepararsi a fronteggiare il petrolio per mesi, forse per anni: addirittura finchè il giacimento non si sarà svuotato.

Incanalare il petrolio verso una nave cisterna attraverso un tubo infilato da un robot subacqueo in quello che perde non potrà essere la soluzione definitiva. Nella migliore delle ipotesi, con questo sistema si potrebbe intercettare solo l’85% del flusso. Che fare allora? Ecco cosa suggerisce alla Bp il popolo di internet.

La Bp sta usando disperdenti chimici, navi che aspirano il petrolio dalla superficie del mare, barriere galleggianti. Ha fallito con la cupola, ha deciso di lasciare da parte per ora un cilindro da calare sul pozzo e l’idea di turarlo con i rifiuti.

La maggior parte dei suggerimenti ricevuti dalla società riguarda i più eterogenei materiali impiegabili per assorbire il petrolio. Solo che ne servirebbe una quantità più che industriale per assorbire una razione quotidiana pari a 50.000 barili, poco meno di 8 milioni di litri.

In quest’ottica sono da considerare le idee relative all’impiego di trucioli da imballaggio, segatura, lettiere per gatti, collant riempiti di peli di animali  o di capelli, filtri per i condizionatori.

Alcune idee sono ancora più creative. Come questa che mira a proteggere almeno le coste: prendere le barchedei pescatori rimasti senza lavoro a causa della marea  nera, metterle una vicina all’altra e accendere i motori così da produrre un’onda che spinga il petrolio verso il largo.

C’è addirittura un video, gettonatissimo su Youtube: due signori sostengono che la paglia e il fieno assorbono benissimo il petrolio e – muniti di schiumarola – danno dimostrazione pratica dentro ad un catino.  (http://www.blogeko.it/)