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gennaio 6, 2013

Musicisti sviluppano’supercervello’per leggere note e parole.

Musicisti sviluppano'supercervello'per leggere note e parole Musicisti sviluppano’supercervello’per leggere note e parole

(ANSA) – ROMA, 19 DIC – I musicisti hanno un ‘supercervello’.

Oltre alle gia’ note differenze di dimensioni nelle aree cerebrali coinvolte nell’esecuzione di un brano, un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto che i musicisti per leggere un testo, al contrario delle altre persone, ‘reclutano’ le stesse aree abitualmente coinvolte per leggere un pentagramma. Secondo gli esperti, il risultato puo’ avere interessanti applicazioni per i bambini a rischio di dislessia.

Lo studio, pubblicato su Neuropsychologia, e’ stato condotto da Alice Mado Proverbio, Mirella Manfredi e Roberta Adorni dell’Università Milano-Bicocca e Alberto Zani dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia molecolare del CNR di Milano. I ricercatori hanno ricostruito, tramite una tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione, il segnale bioelettrico durante l’elaborazione cerebrale delle note e della lettura in un gruppo di quindici musicisti professionisti e altrettante persone di uguale scolarizzazione ed eta’, ma senza alcuna conoscenza musicale.
Risultato: sia nel leggere le note che le parole, i musicisti attivavano delle aree cerebrali diverse da quelle osservate nelle persone senza conoscenze musicali.

febbraio 1, 2012

La musica mantiene il cervello giovane: il segreto dei geni del pentagramma.

La mantiene . Almeno a livello mentale. E’ questo il segreto delle leggende del rock, ancora sulla cresta dell’onda a 60 anni, o dei cantautori dalle carriere infinite. Da Mick Jagger in giù.

 

Parola di scienziati. La formazione musicale continua ha un impatto sul processo di invecchiamento. Uno studio americano della Northwestern University, pubblicato online sul ‘Journal Neurobiology of Aging’, mostra anche le prove biologiche di questo effetto positivo.
Gli autori – ricercatori dell’Auditory Neuroscience Laboratory – hanno infatti misurato le risposte automatiche del di e e di non . E hanno scoperto che gli artisti più in là con l’età hanno un distinto vantaggio in termini di tempi neurali. “Non solo vantano delle prestazioni migliori rispetto ai coetanei non , ma riescono a codificare gli stimoli sonori tanto velocemente e accuratamente quanto un giovane non musicista”, spiega Nina Kraus, neuroscienziata della Northwestern University e coautrice dello studio. “Questo risultato non fa che rafforzare la teoria secondo cui avere un’esperienza con la e con i suoni nel corso della propria vita ha un profondo effetto sul funzionamento del nostro sistema nervoso”.