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aprile 24, 2022

RESISTENZA E REPUBBLICA

di Franco Astengo

La retorica mainstream sulla guerra, la polemica distruttiva verso l’ANPI, il goffo tentativo di distorcere la realtà storica della Resistenza Italiana ci hanno privato, in questo drammatico 2022, di poter esplicitare fino in fondo la storia e il senso di quello che fu il momento fondativo della nostra Repubblica.

La Resistenza come guerra civile, come individuato a suo tempo da Claudio Pavone nel suo fondamentale saggio sulla “moralità della Resistenza”, è stata percorsa da una categoria di fondo, quella della “non legittimità” nell’origine del potere statuale del fascismo e quindi dalla necessità “storica” del combattere quel potere distinguendo tra Nazione (Patria) e Stato .

Il ventennio era stato così percorso da una lotta antifascista sicuramente minoritaria nei numeri e i cui protagonisti anch’essi divisi nelle opzioni ideali proprio secondo lo schema poi usato da Pavone e successivamente dal più recente lavoro di Franzinelli e Flores.

Al momento dello scoppio della guerra era entrata in scena, nella coscienza di molti, la categoria del “tradimento”: tra grandi tormenti ideali infatti l’antifascismo italiano era stato percorso dalla convinzione che fosse necessaria la sconfitta militare per eliminare il fascismo.

I comunisti(e anche gli azionisti, mi pare) non nutrirono dubbi al proposito (alcuni, pur nel dramma, tirarono un sospiro di sollievo quando iniziò l’operazione Barbarossa) ma in altri settori dell’antifascismo sicuramente il problema si pose.

La questione del “tradimento” entrò potentemente nel dibattito dell’epoca alla data dell’8 settembre: la “fedeltà” era posta su tre piani, quella della continuità antifascista per chi l’avesse conservata con coerenza durante il ventennio, quella del mantenere il giuramento al Re (nonostante la fellonia della fuga), quella di stare dalla parte della “Nazione (Patria) ” che era stata e tornava ad essere quella fascista.

Una generazione intera si trovò di fronte ad un vero e proprio “spartiacque morale” e dopo vent’anni di fascismo ci fu chi trovò intelligenza e coraggio per compiere una scelta che poteva anche essere considerata come contraria alla Patria.

Esaminando i vari aspetti riguardanti le scelte e le opere resistenziali Flores e Franzinelli affrontano questo quadro con grande vigore: anche i punti che, sotto l’aspetto di una certa agiografia possono essere considerati come “scomodi”sono valutati tenendo sempre ben conto l’elemento della reciprocità dell’accusa di aver tradito lanciata da entrambe le parti in lotta.

L’appoggio all’invasione tedesca è la ragione per la quale la Repubblica di Salò non può essere considerata parte della continuità dello Stato: aver intuito questo elemento contribuendo al riconoscimento del governo Badoglio come governo legittimo nella linea di prosecuzione dell’identità statuale è stato il grande merito del CLN (o almeno della maggioranza dei suoi componenti) e della “svolta” togliattiana.

La scelta del riconoscimento del governo Badoglio e la formazione della Resistenza consentirono una rilegittimazione dello Stato assolutamente decisiva per l’avvenire, anche se la legittimazione della Patria fu conquistata soltanto al momento della Liberazione delle grandi città del Nord da parte dei partigiani

Non si tratta di una distinzione capziosa: il 25 aprile Stato e Patria si ricongiunsero ponendo le basi per la formazione di una democrazia posta al di fuori da un binario di mera prosecuzione con quello che era stato l’antico Stato liberale frutto dell’incompleto Risorgimento (come ben intuito da Gramsci nei “Quaderni”).

La gran parte della classe operaia non ebbe tentennamenti: nelle 5 giornate di Napoli, a Roma a Porta San Paolo, al Nord nelle grandi fabbriche a partire dagli scioperi del Novembre 1943, poi del Marzo 1944 fino al segnale dell’insurrezione generale del 24-25 aprile dato con il suono delle sirene di fabbrica.

L’esito del 25 aprile consentì di ricostruire la democrazia e arrivare nel giro di pochi mesi a libere elezioni nel marzo – aprile 1946 quelle amministrative, il 2 giugno elezioni per l’assemblea costituente e referendum istituzionale.

Le contraddizioni non mancarono e il testo di Flores e Franzinelli ma rimane il dato prevalente di uno Stato ricongiunto alla Nazione (Patria) che poteva ben essere considerato, a questo punto, come sorto dalla Resistenza.

A questo punto però sorge una domanda rivolta nel senso di approfondire il concetto di rilegittimazione dello Stato. La Repubblica è nata solo dalla Resistenza, sciogliendo il nodo del “tradimento” oppure anche dalla crisi del tipo di “Stato – Nazione” (Patria) costruito dal fascismo? La crisi del fascismo colpì più la nazione (Patria) che lo Stato di cui molto fu conservato, come scrive ancora Franzinelli in un suo recentissimo saggio: l’Italia è stata com’è ben noto, zona di frontiera tra il blocco occidentale e quello orientale, ed è stata attraversata al suo interno da una sorta d’invisibile confine che ne ha condizionato lo sviluppo democratico addirittura dividendo il sistema politico in due sottosistemi: l’arco costituzionale e l’arco di governo al riguardo del quale vigeva la “conventio ad excludendum” rivolta agli opposti estremismi anche se PCI e MSI furono di volta in volta associati alla maggioranza (Governo Tambroni 1960, governo Andreotti 1978). Il tipo di democrazia repubblicana disegnato dalla Costituzione fu pensato come adatto a quel tipo di situazione mentre al momento della caduta del Muro si era ritenuto che ormai si potesse superare quel tipo di assetto e riunificare il sistema politico “sbloccandolo”. Invece il tema della rilegittimazione dello Stato e la differenza tra il concetto di Stato e quello di Patria erano ancora d’attualità e non risolvibile in una prospettiva sovranazionale come molti avevano ritenuto potesse essere possibile. Oggi si può dire che tutto sommato è ancora valido il tipo di mediazione raggiunto dai grandi partiti di massa prima tra l’8 settembre e il 25 aprile e poi tra il 25 aprile 1945 e il 18 aprile 1948. Una mediazione tutto sommato ancora valida perché la Repubblica è quella nata dalla Resistenza riunificando con grande difficoltà e molte incertezze Stato e Nazione (Patria). La sparizione dei partiti che avevano realizzato, essenzialmente attraverso il lavoro della Costituente, quel momento unitario non ha lasciato comunque nessuna nuova possibilità di legittimazione per un’eventuale “Seconda Repubblica” che si era pensato di fondare modificando il sistema elettorale e aderendo al processo di presunta unificazione europea sull’onda dell’euforia del grande equivoco della “fine della storia”. La Resistenza come fatto fondativo e costituente invece non ha avuto eredi e l’eterna transizione che è seguita all’89 ne è ancora testimonianza. Tentare di modificare quest’assetto primario magari cambiando la Costituzione ha via via causato una fragilità del sistema che dovrebbe rappresentare l’immediata preoccupazione di un ceto politico sempre più in difficoltà nella sua capacità di esprimere assieme identità per i diversi soggetti e valori riunificanti che rendano Stato e Nazione (Patria) soggetti credibili agli occhi delle nuove generazioni.

giugno 21, 2013

Il muro di Belin!

giugno 4, 2010

Buonanotte compagni.

David Bowie, Brian Eno, George Murray, Dannis Davis trovarono lo spunto per l’album Heroes a pochi metri dal muro di Berlino.Un bell’album tragico,  atmosferico, lucido e folle.

novembre 10, 2009

Abbattere tutti i muri.

La esistenza di muri assai più alti e spaventosi di quello di Berlino è stata ricordata da un gruppo di palestinesi che ha tentato di abbattere seppur simbolicamente l’interminabile mostruoso serpente di cemento alto otto metri che li tiene prigionieri e continua a divorare la loro terra. Il muro di Israele è alto otto metri e munito di fortificazioni, torri, artiglieria, fossati. Non rispetta la linea verde che divideva la Palestina da Israele ed era lunga 350 chilometri. A regime sarà lungo più di 700 chilometri
e renderà impossibile, assieme agli insediamenti colonici che hanno reticolato i territori occupati, la costituzione di uno Stato palestinese promessa da interminabili negoziati che durano da quaranta e più anni e che non avranno mai fine e servono a coprire il genocidio.

L’Occidente che ieri ha fatto ricadere simbolicamente il Muro con la messa in scena dei pannelli di plastica colorata si autocelebra in nome della libertà. Un articolo del Corriere della Sera
parla di oltre un milione di morti causati dalle privatizzazioni del capitalismo in tutta l’area degli Stati
comunisti ai quali bisogna aggiungere i morti dei territori occupati dalla Nato in oriente e tutte le brutture delle guerre che non ci sarebbero mai state se il Muro fosse rimasto in piedi

novembre 6, 2009

Sinistra e Libertà è salva!

lotte operaieSenza conoscere i retroscena dell’incontro di ieri sembra che si sia riusciti a raggiungere un compromesso fra le varie anime di Sinistra e Libertà Ecologia.    Sinistra e Libertà sarà presente in 12  regioni. Rimane esclusa la  Toscana non presenterà il simbolo di Sinistra e libertà.  Il simbolo di S e L Ecologia sarà presente anche  nei comuni capoluogo e le province chiamate al voto la prossima primavera.

Salvo sorprese si voterà il 19 dicembre si voterà il Manifesto Programmatico per le Elezioni regionali, sarà nominato il  Coordinamento nazionale e grazie a dio si parlerà anche di politica, forse. Sono state poi decise altre cose come l’approvazione del Manifesto per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino;E’ stata indetta una Fiaccolata per le politiche climatiche il 7 dicembre a Roma;E’ stata approvata la Proposta di Legge di iniziativa popolare per le Unioni Civili ed il Divorzio breve.

La notizia buona è che Sinistra è Libertà non è morta. Certo è molto poco rispetto a quello che erano le aspettative. Innanzitutto quella del 19 dicembre non sarà un’assemblea costituente ma un’assemblea, cioè niente. In secondo luogo Nencini in Toscana correrà senza il simbolo. Che significa? Marco Di Lello si giustifica dicendo perchè in Toscana, dove si vota tra poche settimane per le primarie, i dirigenti locali, tutti, non hanno creato le condizioni perchè ci potesse essere una lista unitaria: è un peccato, e me ne dispiace” Che vuol dire? La sensazione è che ancora una volta una nomenclatura faccia e disfaccia a proprio arbitrio le regole del gioco salvo cambiarle a piacimento, senza chiedere il consenso a nessuno. Io sono socialista e mi sento a disagio per questa arroganza di Nencini e Compagni che hanno chiesto a Sinistra e Libertà Ecologia un prezzo molto alto per mantenerla in vita. Purtroppo  ed in questo ha ragione di Lello  “il futuro di Sel, dopo l’infausto esito del congresso dei Verdi e le fibrillazioni che sono seguite, è stato per 20 giorni appeso ad un filo. Ora è salvo!” Questa salvezza ci porterà al partito? Per ora sicuramente no! Dopo le regionali, forse, soprattutto se, come mi auguro, i socialisti da soli prenderanno una bella lezione dall’elettorato toscano.
Una cosa che mi lascia perplesso è che nel sito del PSI manca la prima parte del comunicato, quella relativa alla presentazione delle liste regionali di S.eL. Ecologia. Perché? Forse il comunicato era troppo lungo e hanno dovuto accorciarlo per recuperare spazio. Io non voglio tornare indietro, non voglio tornare all’interno di una federazione in cui la politica era ridotta ad un piccolo comitato d’affari che si recava con il cappello in mano dal PD a chiedere l’elemosina di qualche posto in qualche ente. Io voglio che Sinistra e libertà  Ecologia  diventi la casa comune della sinistra per sconfiggere la destra e per condizionare da sinistra il PD. Lo voglio per fare quelle lotte che sono sempre più indifferibili quali i diritti civili, la libertà, i bisogni, l’ambiente. Non buttiamo a mare questo sogno, per fare lotta politica ci vuole un soggetto politico unito e coeso, non si può pensare di dividerci ancora. Noi socialisti abbiamo Bobo Craxi che ha fatto un’operazione del genere. Evitiamo il frazionismo. Vuol dire che Nencini sarà la nostra Binetti.Io sono socialista e non sono Craxiano e come me ce ne sono moltissimi. Malgrado i nostri autoproclamati dirigenti andiamo avanti, ripartiamo tutti uniti dalla nostra base, quella che ha dato tre milioni di voti alla Europee e lavoriamo per costruire una sinistra vera. Riappropriamoci della politica e portiamo in sinistra e Libertà Ecologia quello stesso entusiasmo che avevamo a giugno.