Posts tagged ‘movimento’

maggio 22, 2012

Il ruolo dei colori nel percepire i movimenti.

I consentono una più precisa e completa del : è quanto hanno concluso alcuni ricercatori studiando due diversi tipi di fotorecettori dell’occhio del moscerino della frutta i cui output, secondo i risultati, sono coinvolti in una forma di integrazione neurobiologica.

La del e quella dei sono collegate? E se sì in che modo? Finora i trattati di neurobiologia hanno riportato che in questi due tipi di vengano utilizzati cammini percorsi separati ma esistono ragioni di pensare che esista una forma di integrazione tra i due sistemi. Potenzialmente la discriminazione cromatica consente di diminuire l’incertezza e di orientare l’azione nel mondo in modo più proficuo.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Science” a firma di un gruppo di ricercatori di un consorzio di istituti di diverse nazioni tra cui l’Università di Sheffield, l’Università normale di Pechino, lo Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development dei National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland, e l’Università di Cambridge, nel Regno Unito. ha ora fornito una base sperimentale a questa ipotesi.

Oggetto dello studio è stato, come in molti casi analoghi, il moscerino della frutta Drosophila melanogaster, e in particolare specifiche classi di fotorecettori del suo occhio. L’occhio di D. melanogaster è infatti considerato uno dei più sofisticati tra tutti gli insetti; esso è costituito da circa 800 unità chiamate ommatidi, ciascuna delle quali a sua volta, è costituita da otto fotorecettori a cui ci si riferisce con le sigle R1-R8, che producono rodopsina, la proteina che media la della radiazione luminosa, in diverse forme, sensibili a diversi dello spettro elettromagnetico.

febbraio 15, 2012

Percezione visiva del movimento: studio italiano illustra il processo cerebrale.

La capacità di percepire rapidamente il è fondamentale per la sopravvivenza degli esseri viventi. Il riconoscimento di di avviene in un’area del chiamata nell’uomo, corrispondente all’area V5 nelle scimmie.

Quando ci guardiamo attorno, gli che colpiscono la retina arrivano al nucleo genicolato laterale nel talamo, quindi raggiungono la corteccia visiva primaria (V1) e da qui arrivano alle aree visive associative, compresa , dove il forma la rappresentazione cosciente di ciò che abbiamo visto. A lungo gli scienziati hanno ipotizzato l’esistenza di connessioni alternative dirette tra i nuclei del talamo e le aree visive associative, e ora uno studio italiano ha confermato questa teoria.
L’ipotesi era stata avanzata anche dopo l’osservazione che persone divenute cieche a causa della distruzione completa della corteccia visiva primaria, ad esempio per un , mantengono la capacità di discriminare correttamente il colore o la posizione di un oggetto nello spazio quando forzati a scegliere tra due possibilità, fenomeno noto con il nome di visione cieca (blindsight). Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Pisa, pubblicato su ‘’, ha ora dimostrato che l’area del riceve informazioni dirette dal talamo, aggirando la corteccia visiva primaria. Questa scoperta rivela che l’area risponde per prima e in maniera indipendente dall’attivazione della corteccia visiva primaria.

marzo 7, 2010

Corri Forrest, corri

Secondo un nuovo decalogo di lunga e sana vita, che è stato presentato  in un convegno a Rozzano, Milano, per star bene dovremmo percorrere 30mila passi ogni 30 giorni.
Muoversi fa bene al fisico mentre tutta ‘sta matematica aiuta a mantenere attivo il cervello.