Posts tagged ‘mitocondri’

giugno 10, 2013

La proteina che alimenta il cancro, che non ha bisogno di ossigeno.

riesce a far sopravvivere le anche senza respirare
La capacità delle di sopravvivere anche in assenza di ossigeno dipende da , una la cui espressione aumenta in molti tipi di . Il suo ruolo cruciale, che la rende un nuovo promettente bersaglio per le , è stato scoperto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova guidato da Andrea Rasola e Paolo Bernardi, che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sulla rivista Cell Metabolism.cellula cancerosa 300x199 La proteina che alimenta il cancro, che non ha bisogno di ossigeno

lega ed inibisce la , una dei – le centrali energetiche delle – indispensabile per produrre energia utilizzando l’ossigeno. Questa interazione riduce la respirazione cellulare e stabilizza la Hif1α, la cui attività è richiesta per la crescita dei tumori. Tutto ciò contribuisce al cosiddetto effetto Warburg, un fenomeno che, spiegano Rasola e Bernardi, “rende le capaci di sintetizzarsi da molti dei componenti necessari per la loro proliferazione, che diventa possibile anche in un ambiente estremamente povero di ossigeno”.

dicembre 21, 2011

Parkinson: studio su una proteina virale per contrastare la malattia.

Ricercatori britannici stanno sviluppando una innovativa per la cura del Parkison che punta a stabilizzare i , le centrali energetiche delle cellule. Lo studio, per ora realizzato in via sperimentale sui topi, e’ pubblicato sul Journal of Experimental Medicine.

Wei-Li Kuan e colleghi dell’Universita’ di Cambridge (Gran Bretagna) hanno individuato una , beta 2.7, capace di contrastare la degenerazione dei , che nella malattia di Parkison sono danneggiati e per questo portano alla perdita di neuroni dopaminergici, essenziali al corretto funzionamento del cervello.

luglio 15, 2011

Chemioterapia: recente studio mostra come le cellule cancerose reagiscono al trattamento.

Alcuni ricercatori finanziati dall’UE hanno fatto grandi progressi nella comprensione di come le del possono qualche volta resistere agli effetti della . Queste nuove conoscenze faranno avanzare lo sviluppo di cure per il sempre più efficaci e potrebbero permettere qualche passo avanti nella riduzione della ricaduta, buone notizie quindi per malati di e scienziati.

In quanto parte del progetto APO-SYS (“Apoptosis systems biology applied to cancer and AIDS”), che ha ricevuto un finanziamento di 11 Mio EUR nell’ambito del Tema “Salute” del Settimo programma quadro (7° PQ), il team di ricercatori del Royal College of Surgeon in Ireland (RCSI) con sede a Dublino ha condotto uno studio completo sulle del .

Scrivendo sulla rivista Molecular Systems Biology, il team spiega come i risultati da loro ottenuti mostrano che la resistenza alla si verifica a causa delle differenze di metabolismo tra le del e le normali umane.

Nella si usano farmaci contro il per uccidere le del . I farmaci agiscono stimolando un processo di morte programmata delle chiamata apoptosi e rallentando la funzione dei . I sono responsabili della regolazione della produzione di energia della cellula e di mantenere un equilibrio tra acqua e ioni; per questo, se i sono paralizzati, tutta la cellula non può funzionare.

novembre 24, 2010

I segreti del gene dell’invecchiamento: svelati i poteri del Sirt3

Perché e come riducendo le calorie si rallenta il declino delle cellule? Uno studio dell’Università del Wisconsin ha risposto a queste domande, aprendo prospettive inattese per lo sviluppo di farmaci in grado di assicurare una vita più lunga o una vecchiaia più in salute.

E’ possibile fermare l’invecchiamento? Dietro le licenze letterarie di Peter Pan e Dorian Gray, la ricerca continua a camminare sulla strada verso uno dei più ambiziosi sogni della scienza. Il nuovo passo avanti lo ha fatto un team della University of Wisconsin-Madison, che ha individuato un enzima chiave nel processo di declino delle cellule. La scoperta, secondo gli scienziati, potrà aiutare a comprendere non solo i vari fattori legati all’invecchiamento, ma potrebbe essere il punto di partenza per la ricerca di farmaci in grado di ritardarlo o di assicurare una vecchiaia più in salute.Lo studio, presentato sull’edizione online di Cell, è stato coordinato dal genetista Tomas A. Prolla ed è partito dalla vecchia questione – ampiamente documentata in studi su specie diverse, dai ragni alle scimmie – di come e perché a una dieta a più basso contenuto calorico corrisponda un rallentamento dei processi di invecchiamento: “Siamo molto più vicini alla comprensione di quel legame – afferma ora Prolla sulle pagine di Cell – e questo studio è la prima prova diretta del meccanismo che sta alla base degli effetti anti-invecchiamento legati alla riduzione calorica”.

ottobre 21, 2010

La chiave dell’evoluzione della vita complessa: il mitocondrio.

Secondo lo studio, una cellula eucariotica media può supportare un numero di geni 200.000 volte maggiore rispetto a un batterio

L’evoluzione della vita complessa è strettamente dipendente dai mitocondri, le “centrali energetiche delle cellule”: è questa la conclusione di un nuovo studio  pubblicato sulla rivista Nature a firma di Nick Lane e colleghi dello University College di Londra.

Per 70 anni gli scienziati hanno dibattuto se l’evoluzione del nucleo sia stata la chiave per lo sviluppo della vita complessa. Ora Lane e colleghi sostengono che un ruolo ancora più importante sia stato rivestito dai mitocondri, anche per lo sviluppo di innovazioni complesse per la cellula, come lo stesso nucleo, in virtù della loro funzione di “stazioni energetiche”.

“Si tratta di un’ipotesi che va contro il punto di vista tradizionale secondo cui il ‘salto’ verso la complessa cellula eucariotica semplicemente richiederebbe le opportune mutazioni, mentre in realtà è necessaria una sorta di rivoluzione industriale in termini di produzione di energia”, ha commentato Lane.

ottobre 5, 2010

Telethon pubblica uno studio sui meccanismi con cui le cellule si ripuliscono da molecole tossiche.

Pulizia uguale salute: una regola che vale anche per le cellule. In uno studio pubblicato sul Journal of Cell Biology, Francesco Cecconi, ricercatore Telethon presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e l’Universita’ Tor Vergata di Roma, ha chiarito nuovi e importanti aspetti sui meccanismi con cui le cellule si ripuliscono da molecole tossiche. La scoperta fornisce non solo importanti informazioni su un meccanismo molto conservato in natura, quello dell’autofagia, ma suggerisce anche nuovi possibili bersagli farmacologici.

La ”pulizia cellulare” ha infatti un ruolo molto importante in patologie neurodegenerative, come le malattie di Parkinson e Alzheimer, ma anche in malattie di origine genetica come quelle da accumulo lisosomiale, la corea di Huntington e le distrofie muscolari, nonche’ in numerose forme di tumore. Patologie molto diverse, ma accomunate dal fatto che materiali cellulari danneggiati si accumulano progressivamente danneggiando i tessuti. Poter regolare farmacologicamente i processi di autofagia potrebbe quindi rivelarsi la mossa vincente per proteggere le cellule e migliorare cosi’ i sintomi nei malati.

luglio 10, 2010

Parkinson: nuovi studi sulla proteina Parkin.

Una recente ricerca ha rivelato che i difetti dei geni associati al Parkinson sono la causa di circa il 10% dei casi di morbo di Parkinson, mentre altri studi hanno dimostrato che i mitocondri (che sono spesso descritti come gli impianti energetici delle cellule) danneggiati potrebbero essere un’altra causa. Un nuovo studio condotto da ricercatori in Germania collega questi due fenomeni, mostrando in modo efficace l’importanza di due geni associati al Parkinson nel mantenere la funzionalità mitocondriale. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Biological Chemistry.

“Le malattie come il Parkinson, dove almeno alcuni casi sono collegati chiaramente alla disfunzione di geni specifici, offrono una promettente opportunità di ricerca,” ha spiegato il biochimico, dott. Konstanze Winklhofer della Ludwig-Maximilians-Universität (LMU) di Monaco. “Quando capiremo la funzione di questi geni, potremo apprendere molte cose sulle cause della malattia, il suo decorso e le possibili nuove cure.”(liquidarea)

luglio 2, 2010

Nuove ricerche sul ‘gene del fitness’ che allunga la vita.

Un aiutino genetico per assomigliare a Matusalemme. Grazie a un piccolo ‘mattone’ di Dna sembra infatti possibile migliorare le performance durante l’esercizio fisico. E lo sport, si sa, allunga la vita. Nei topi funziona e secondo gli scienziati americani dell’università del Missouri, autori di uno studio pubblicato sul ‘Plos One’, questo ‘gene del fitness’ – nome tecnico Mcat – potrà essere usato in futuro anche nell’uomo. Per terapie geniche alleate di longevità.L’ideale sarebbe vivere di più, restando comunque attivi e in salute. Ebbene, i ricercatori hanno osservato che i topi sottoposti a terapia genica con il gene Mcat sono più resistenti allo sforzo fisico. Corrono più veloci e a lungo, coprono distanze maggiori. Insomma sono più ‘fit’ e più longevi.

L’invecchiamento progressivo della popolazione è una delle principali sfide della società moderna, ricordano Dongsheng Duan e colleghi. Ma l’obiettivo non è solo quello di vivere più a lungo, avvertono.