Posts tagged ‘metastasi ossee’

luglio 26, 2010

Un nuovo freno alle metastasi ossee.

Un principio attivo intelligente in grado di rallentare gli effetti delle metastasi ossee: si chiama denosumab, ed è l’anticorpo monoclonale che viene dal futuro, quello delle biotecnologie, l’ultima frontiera in tema di sviluppo farmacologico. Presentato oggi in California uno studio che dimostra la sua superiorità rispetto alle terapie attuali nel ridurre e ritardare la comparsa di metastasi ossee nelle pazienti affetti da cancro al seno in 2.049 pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato. La superiorità è stata dimostrata nel ritardare una serie di complicazioni ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati) e che comprendono anche fratture e compressione del midollo spinale.

“Siamo estremamente lieti dei risultati di questo importante studio, che dimostra come questo anticorpo monoclinale può ridurre o ritardare le gravi complicanze delle metastasi ossee nelle pazienti affette da carcinoma mammario più efficacemente rispetto all’attuale standard terapeutico, e con un profilo beneficio/rischio favorevole – ha dichiarato Roger M. Perlmutter, M.D., Ph.D., Executive Vice President della Ricerca e Sviluppo Amgen – Questi risultati sottolineano l’importanza del RANK Ligand nella progressione delle malattie delle ossa, e promettono di migliorare le cure per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato”.
Si tratta del primo anticorpo monoclonale totalmente umano in fase finale di sviluppo clinico che bersaglia in maniera specifica il RANK Ligand, il regolatore essenziale degli osteoclasti (le cellule che degradano l’osso).

febbraio 7, 2010

L’anticorpo che combatte le metastasi Possibili nuovi farmaci per il cancro

Le metastasi ossee coinvolgono soprattutto i pazienti malati di mieloma multiplo, carcinoma della mammella e della prostata. Una ricerca dell’università di Padova ha individuato l’attività della relaxina, la sostanza che le produce, e di un anticorpo che ne blocca l’azione. Aprendo così la strada a nuove possibilità terapeutiche.

Sono concentrate in un anticorpo le speranze per chi è affetto da metastasi ossee. Un disturbo che coinvolge soprattutto i pazienti malati di mieloma multiplo, carcinoma della mammella e della prostata. A scoprire la relazione tra sistema immunitario e tumore è stato un gruppo di ricercatori italiano, coordinati dal professor Carlo Foresta, ordinario di Patologia clinica all’università di Padova. Stando ai risultati della ricerca pubblicata su Bone, una delle principali riviste scientifiche che si occupa di metabolismo scheletrico, tutto dipende dall’attività della relaxina, una sostanza prodotta in elevate concentrazioni dai tumori che generano metastasi ossee.

“Grazie a un esame in vitro – spiega Foresta – abbiamo dimostrato che la relaxina favorisce la distruzione dell’osso, perché è in grado di mettere in circolo calcio e di favorire l’ipercalcemia. In altre parole questa sostanza, agendo su ricettori specifici delle cellule dello scheletro, attiva meccanismi cellulari che portano proprio alla distruzione dell’osso”. In una seconda fase della ricerca, l’equipe di Foresta ha individuato che un anticorpo, ribattezzato “Antirelaxina”, è in grado di bloccare completamente la capacità distruttiva di questo ormone sulle cellule dell’osso. In altre parole gli studiosi, prima, hanno capito come funziona le relaxina, poi hanno individuato il funzionamento di un anticorpo che ne contrasta l’azione. Ma comprendendo questo meccanismo, lo studio ha aperto le porte a una nuova classe di farmaci in grado di trattare le metastasi ossee.

“Bisogna considerare – continua il professor Foresta – che le metastasi ossee sono la causa maggiore di morbilità nei pazienti con cancro e che lo scheletro è la terza sede più comune di metastasi, preceduta solo da polmone e fegato. Sebbene qualsiasi osso possa esserne sede: il cranio, il rachide, le coste e il bacino sono più coinvolti rispetto alle estremità. Le sedi più comuni sono le coste, la colonna vertebrale, la pelvi, il cranio e la porzione prossimale degli arti inferiori”. E ancora, in tutto il mondo vi sono più di 1,5 milioni di pazienti neoplastici portatori di metastasi ossee. In Italia invece sono circa 35mila. “Ma al di là dei numeri – conclude il ricercatore – le metastasi ossee hanno anche come complicanze il dolore, le fratture patologiche, la compressione midollare, l’ipercalcemia e la soppressione midollare”. L’insieme di questi problemi è responsabile dell’alto tasso di ospedalizzazione di questi pazienti con tutte le conseguenze socio-economiche che possono derivare.