Posts tagged ‘mercato del lavoro’

giugno 2, 2013

Europa, le raccomandazioni all’Italia e l’evidenza dei fatti.

Enrico Letta, on the left, and José Manuel Barroso

La flessibilizzazione del mercato del lavoro, che l’Europa nuovamente raccomanda, è stata una delle cause del declino della produttività e delle retribuzioni reali dell’ultimo ventennio

di Paolo Pini da Sbilanciamoci.info

Mag 2, 2013

Sul mercato del lavoro Letta dichiara – tecnicamente – il falso.

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di Emiliano Brancaccio

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato: «Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo». Quanto alla riforma Fornero il premier ha commentato: «In un momento straordinario come questo è necessario un pochino meno di rigidità. Ci sono alcuni punti che in una fase recessiva stanno creando dei problemi come ad esempio le limitazioni sui contratti a termine, che sono necessarie in una fase economica normale, ma che in una fase di straordinaria recessione come quella l’attuale non sono utili, e per questo è necessaria una minore rigidità» (fonte: Il Sole 24 Ore). Un’argomentazione simile era stata sostenuta poco prima dal ministro del Welfare Enrico Giovannini.

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Mag 1, 2013

Lavoro, dal 2008 tra autonomi -416.000 unità.

Metti la recessione, aggiungi l’austerity ed ecco qui che si presenta la condizione pessima dei lavoratori autonomi. Si tratta infatti della fascia che, in proporzine, ha pagato il conto più caro di questi cinque anni di crisi. Sono infatti 416mila le unità che hanno perso il lavoro bruciando in questo modo 68 miliardi di reddito disponibile. E questo dato fa virare in modo negativo il reddito intero primario nazionale (-30,9 miliardi).. E questo…Visualizza altro

aprile 30, 2013

Nuovi dati Istat: 248mila posti di lavoro persi. Per giovani e donne la crisi non ha fine


Il governo incassa la fiducia e promette riforme del mercato del lavoro. Intanto la disoccupazione è al 11,5%, quella giovanile al 38,4% e quella femminile risulta con 70mila unità in meno. Ed i suicidi aumentano, come afferma lo studio dell’’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane.

NUOVO GOVERNO, CRISI VECCHIA – Dopo il “rimbalzo tecnico” di febbraio, a marzo il numero di occupati (su base mensile) torna a diminuire: meno 0,2%, pari a una contrazione di 51mila lavoratori complessivi. Su base annua l’occupazione cala dell’1,1% per circa 248mila unità lavorative perse. Peggiora invece il tasso di disoccupazione giovanile (nella fascia d’età 15-24 anni) che sale al 38,4%, in aumento di 0,6 punti percentuali su febbraio e addirittura di 3,2 punti percentuali nel confronto tendenziale. Mentre a livello complessivo, a marzo, il tasso di disoccupazione complessiva si attesta all’11,5%, stabile rispetto al mese precedente, ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi.

Questi i dati diffusi dall’Istat pochi giorni fa che mostrano tutte le difficoltà del mercato del lavoro Italiano, confermando così come l’emergenza occupazionale – e quella salariale non allineata con l’inflazione – siano al centro delle necessità della crisi del sistema Italia.NUOVO…Visualizza altro

aprile 12, 2013

Ce lo chiede l’Europa.

Il 26 aprile il Governo spagnolo presenterà un «ambizioso» pacchetto di riforme.Il  segretario di Stato spagnolo all’Economia, Fernando Jimenez Latorre, definisce così l’ulteriore attacco al mondo del lavoro precisando come “come le norme puntano a favorire la creazione di un nuovo sistema fiscale, in linea con le richieste di Bruxelles”. La Commissione europea ha infatti chiesto alla Spagna di rivedere la riforma del lavoro per «consentire una maggiore efficienza e ridurre la dualità del mercato del lavoro». Le riforme  punteranno a «favorire la crescita, tenendo presente il quadro di risanamento del bilancio» pubblico e «interesseranno tutti i settori», dal commercio al mercato del lavoro, passando per il sistema finanziario. Le nuove riforme molto probablmente scateneranno nuove proteste dopo i due scioperi generali del 2012. Una prima protesta è già stata organizzata per il 25 aprile al di fuori del palazzo del parlamento.

aprile 3, 2013

Occupazione: Keynes contro i neoclassici (for dummies).

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Tanto si è detto negli ultimi tempi a proposito dell’argomento a favore di una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e di come si possa in tal modo creare maggiore occupazione. Vediamo quindi quali sono i fondamenti teorici di queste politiche e quale è stata la maggiore e solida critica che ha ricevuto tale impostazione.

di Sebastiano Marino & Keynes Blog

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marzo 30, 2013

Salari minimi, cosa ne pensano gli economisti?

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Nel modello neoclassico il salario minimo sopra il punto di equilibrio tra domanda e offerta di lavoro provocherebbe disoccupazione

Il blog della Chicago Booth (sì proprio quella dove insegna Luigi Zingales) ha domandato ad un panel di economisti delle maggiori università statunitensi cosa pensassero dell’aumento a 9$/ora del salario minimo federale, proposto da Obama, che sta facendo discutere da mesi gli Americani. I risultati sono sorprendenti solo per chi crede ingenuamente che l’economia sia una scienza esatta: la professione economica non sa decidere che effetto questa misura potrebbe avere sull’occupazione.

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gennaio 1, 2013

Reddito minimo o minimi salariali? Il caso tedesco.

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Con le riforme Hartz implementate dal governo socialdemocratico di Gerhard Schröder, il mercato del lavoro tedesco è profondamente cambiato: i lavori a tempo pieno e indeterminato hanno lasciato via via il posto a forme di impiego precarie e sottopagate, integrate dall’assistenza pubblica. Materia su cui riflettere attentamente anche in Italia quando si parla di “reddito minimo garantito” dallo stato e non di minimo salariale imposto per legge ai datori di lavoro. Da Voci dalla Germania
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agosto 30, 2012

mercato del lavoro è sempre più crisi.

di LUIGI CORTINOVIS

Mercato del lavoro sempre più in crisi. A luglio sono 639,5 milioni le ore di cassa integrazione autorizzate per operai e impiegati delle aziende italiane: rispetto a un anno fa sono aumentate dell’8,8%. I dati sono resi noti da Confartigianato, che ha analizzato la dinamica delle diverse forme di cassa integrazione guadagni per settori produttivi e aree del paese. La cassa integrazione ordinaria incide per il 31,5% del totale degli interventi di cassa integrazione, quella straordinaria per il 35,9% e quella in deroga per il 32,6%.

La situazione peggiore riguarda il settore dei servizi, che tra gennaio e luglio ha fatto registrare un aumento del 32,6% del numero di ore di Cig concesse (pari a 35,7 milioni di ore in più), e le costruzioni che nello stesso periodo mostrano un’impennata del 30,5% delle ore autorizzate di cassa integrazione (pari a 18,5 milioni di ore in più). In aumento anche l’agricoltura, con 1,3 milioni di ore in più (+48,4%). Per l’artigianato, l’aumento è stato del 6%. In valori assoluti, è la Lombardia al primo posto tra le regioni italiane per numero di ore autorizzate di Cig a luglio 2012: 135.644.344. Seguono il Piemonte con 97.424.429 ore di Cig e il Veneto con 50.669.520 ore autorizzate di cassa integrazione. Ma è la Sicilia la regione che, da gennaio a luglio 2012, ha mostrato la crescita maggiore di ore di cassa integrazione: 76,6%. Al secondo posto la Basilicata con il 39,2% in più e l’Umbria con un aumento del 37%.

Per quanto riguarda l’artigianato, le ore di Cig concesse a luglio 2012 sono 50,8 milioni pari al 7,9% del totale delle ore autorizzate di Cig e al 24,3% delle ore di cassa integrazione in deroga. Nel complesso del periodo compreso tra il 2008 e il I semestre 2012 il peso dell’artigianato è dell’8,7% che sale al 32,9% per la cassa integrazione in deroga. Complessivamente, negli ultimi 12 mesi sono 1.024.659.694 le ore di cassa integrazione autorizzate per il totale di operai e impiegati. La Cig ordinaria incide per il 28,5% sul totale degli interventi di cassa integrazione, la Cig straordinaria per il 39,0% e la Cig in deroga per il 32,5%. Rispetto ai 12 mesi precedenti la Cig è in calo dell’1,6% e si evidenzia per l’artigianato la diminuzione più intensa, pari al 21,5% in meno. L’industria segue con una diminuzione quasi tre volte inferiore (-6,7%) mentre tutti gli altri rami sono in aumento: l’edilizia sale del 20,9%, il commercio del 32,2%.  (VEDI GRAFICO INPS A LATO)

“In attesa dei dati dell’Istat sulla situazione occupazionale – sottolinea il segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli – la nostra analisi mostra la preoccupante situazione del mercato del lavoro italiano. In particolare, l’artigianato, nonostante la crisi che lo attraversa, conferma la minore propensione a utilizzare lo strumento della cassa integrazione ordinaria, mentre rimane la necessità di poter disporre di ammortizzatori sociali efficaci e propri del settore come quelli gestiti attraverso il modello degli enti bilaterali”.

giugno 25, 2012

Aumentare i salari minimi non provoca disoccupazione. Evidenze empiriche dagli Stati Uniti.

Premessa teorica

La teoria neoclassica dell’occupazione, di cui abbiamo già accennato in passato, sostiene che il livello di occupazione dipenda dall’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro in base al suo “prezzo”: il salario (in termini reali, cioè in rapporto con il livello dei prezzi). La teoria sostiene che esiste quindi un salario di equilibrio al quale si può realizzare la piena occupazione. Versioni più moderne affermano che in realtà la piena occupazione può non essere raggiunta poiché esiste un livello di disoccupazione “naturale”. Cercando di forzare il superamento di questo livello (chiamato NAIRU, Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment, sviluppato da Milton Friedman per spiegare la stagflazione) con politiche pubbliche di piena occupazione, si otterrebbe una forte inflazione e poi il ritorno verso il tasso di equilibrio “naturale”.

I neoclassici tuttavia sostengono anche che, nella situazione reale di non concorrenza perfetta sul mercato del lavoro, una serie di imperfezioni possano minare il raggiungimento dell’equilibrio ottimale. Tra queste, un eccessivo potere dei sindacati che realizzi un innalzamento dei salari, o, il che è equivalente, un salario minimo stabilito dallo stato, una misura che esiste in quasi tutti i paesi industriali tranne Germania e Italia, dove la determinazione del salario minimo è demandata alla contrattazione tra sindacati e imprese, tenendo però così fuori molti dei lavoratori con contratti atipici.

L’innalzamento del salario minimo porterebbe quindi all’aumento della disoccupazione, tanto più in un periodo di crisi economica. Al contrario, il salario minimo in tali casi andrebbe ridotto, per permettere al mercato del lavoro di trovare un equilibrio migliore, o eventualmente eliminato del tutto. E’, in effetti, ciò che in Europa la Trojka (FMI, UE, BCE) ha chiesto e ottenuto dalla Grecia e in parte dalla Spagna.

E’ quindi interessante sottoporre a verifica questa asserzione.

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