Posts tagged ‘memoria’

aprile 20, 2013

Neuroscienze: perdita della memoria vista come processo reversibile.

La perdita di sarebbe un fenomeno reversibile. A sostenerlo è una ricerca americana condotta su un particolare mollusco marino con simili a quelle umane

MILANO – Un team di dell’Università del Texas, Health Science Center, sostiene di essere riuscito a invertire il processo di perdita di in una lumaca di mare, l’. Questo animale, sebbene anatomicamente molto differente dall’uomo, è dotato di un sistema estremamente semplice e costituito da poche , che però hanno proprietà molto simili a quelle di animali più evoluti, uomo compreso.Aplysia californica 300x166 Neuroscienze: perdita della memoria vista come processo reversibile Questo rende questa specie di molluschi un utilissimo modello per gli studi sul , anche in virtù del fatto che i loro sono i più grandi dell’intero regno animale, arrivando a dimensioni di circa 1 millimetro di diametro (quelli umani sono 100 volte più piccoli).
LO STUDIO – I ricercatori hanno messo a punto un sofisticato modello matematico in grado di prevedere i processi biochimici che rendono il di questi animali più sensibile all’apprendimento. Questo modello prevede cinque sessioni di allenamento a differenti intervalli di tempo che variano da 5 a 50 minuti, è in grado di mettere a punto 10mila programmi differenti e di individuare quello più adatto all’apprendimento. Per verificare l’efficacia di questo metodo gli scienziati americani hanno simulato una malattia in una coltura cellulare costituita da sensoriali delle lumache marine, bloccando l’attività di un gene deputato alla di una (denominata CBP o ) strettamente collegata alla a lungo termine. Negli esseri umani questa condizione è conosciuta come sindrome di Rubinstein-Taybi. Per simulare invece le cinque sessioni di allenamento la coltura cellulare è stata trattata con serotonina (un neuro-trasmettitore che regola l’apprendimento) a precisi intervalli di tempo definiti grazie al modello matematico. E, come era nelle speranze dei ricercatori, grazie all’esatta scelta dei tempi, i prelevati dall’ hanno superato l’ostacolo dei bassi livelli di CBP e hanno stabilito nuove sinapsi, paragonabili a quelle di un individuo sano.

ottobre 21, 2012

Due le molecole della memoria e dei ricordi. Studio del funzionamento in una lumaca marina.

MAPK_PKA-

01:38 pm | Si chiamano MAPK e PKA e sono due molecole coinvolte nella formazione dei ricordi. Una nuova analisi del funzionamento neuronale nella lumaca marina Aplysia californica ha permesso di…

21 ottobre 2012 / Leggi tutto »

febbraio 28, 2012

Dieta povera di Omega-3 comporta invecchiamento precoce del cervello e calo facoltà mnemoniche.

Si trovano nel , dalle alici alle sardine fino agli sgombri e sono un salutare ‘elisir’. Sono gli acidi grassi insaturi del tipo omega-3.

 

Una dieta priva di questi fondamentali mattoni della nutrizione può accelerare l’invecchiamento del e mettere a repentaglio le capacità cognitive come la . A svelarlo è un studio dell”University of California’ (Los Angeles), pubblicato sulla rivista ‘Neurology’.

gennaio 7, 2012

Memoria e capacità cognitive: il degrado inizia dopo i 45 anni.

Secondo un nuovo studio inglese, a questa età comincia il crollo della capacità di e la . Un calo del 3,9 per cento negli uomini e nelle donne tra i 45 e i 49 anni.

 

ROMA – Perdiamo colpi prima del previsto. Il nostro comincia il suo processo di lento declino a partire dai 45 anni e non dai 60 come finora era stato sostenuto da molti studi scientifici. Il clamoroso anticipo di 15 anni sulla perdita delle capacità di memorizzare oggetti e parole o sulle attitudini al ragionamento è stata descritta da una ricerca clinica pubblicata sull’autorevole British Medical Journal che non lascia dubbi sull’interpretazione: le attività di ragionamento e calano del 3,6% negli uomini e nelle donne tra i 45 e i 49 anni. La situazione peggiora con il passare degli anni e il calo arriva al 9,6% negli uomini tra i 65 e i 70 anni ma si ferma al 7,4% nelle donne della stessa età.

dicembre 31, 2011

Ictus silenti responsabili di perdita di memoria.

Una ricerca statunitense della Columbia University Medical Center di New York evidenzia nuovi collegamenti tra la perdita di e gli silenti che attaccano circa uno su quattro adulti anziani.

 

Lo studio sara’ pubblicato sul numero di gennaio di Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology. “L’aspetto nuovo di questo studio sulla perdita di negli anziani e’ che si esamina in relazione agli silenti”, ha commentato l’autore dello studio Adam Brickman, ricercatore della Columbia University Medical Center di New York. Per l’indagine e’ stato esaminato un gruppo di 658 persone di eta’ media di 65 anni. I partecipanti sono stati sottoposti a che misuravano la , la capacita’ di linguaggio, la velocita’ di elaborazione delle informazioni e la percezione visiva. Un totale di 174 dei partecipanti risultava aver subito silenti e ha ottenuto esiti peggiori ai di rispetto agli intervistati sani.

ottobre 3, 2011

Premio Nobel 2011 per la Medicina o Fisiologia.

Il per la medicina o la fisiologia del 2011 è stato assegnato a Bruce A. Beutler,  Jules A. Hoffman e Ralph M. Steinman.

Il per la medicina o la fisiologia del 2010 è stato assegnato a

Bruce A. Beutler e Jules A. Hoffman per le loro sui meccanismi di attivazione dell’immunità innata

e a

Ralph M. Steinman per la scoperta delle e il loro ruolo nell’immunità adattativa

Le

Il nostro è formato da due linee di difesa.

La prima linea di difesa è costituita dall’immunità innata, in grado di distruggere i microrganismi invasori scatenando un’infiammazione che contribuisce a bloccarne l’assalto. Se i microrganismi riescono a superare questa linea di difesa, interviene l’immunità adattativa attraverso le e B, che producono e che distruggono microrganismi e le infette.

Le biografie

Bruce A. Beutler è nato nel 1957 a Chicago, USA. Ha ricevuto il suo MD presso l’Università di Chicago nel 1981 e ha lavorato come ricercatore della Rockefeller University di New York e dell’Università del Texas a Dallas, dove ha scoperto il . Dal 2000 è stato professore di genetica e immunologia presso The Scripps Research Institute, La Jolla, USA.

A. Jules Hoffmann è nato a Echternach, in Lussemburgo, nel 1941. Ha studiato presso l’Università di Strasburgo, in Francia, dove ha conseguito il dottorato nel 1969. Dopo la formazione post-dottorato presso l’Università di Marburg, in Germania, è tornato a Strasburgo, dove ha diretto un laboratorio di ricerca fra il 1974 e il 2009. Ha anche lavorato come direttore dell’Istituto di biologia cellulare molecolare a Strasburgo e nel 2007-2008 è stato presidente dell’Academia dele scienze francese.

Ralph M. Steinman è nato nel 1943 a Montreal, in Canada, dove ha studiato biologia e chimica alla McGill University. Dopo aver studiato medicina alla Harvard Medical School a Boston, MA, USA, ha ricevuto il suo MD nel 1968. Trasferitosi alla Rockefeller University a New York dal 1970, è stato professore di immunologia presso questa istituzione dal 1988, di cui è direttore del Centro di immunologia e patologie immunitario. (gg)

luglio 14, 2011

Scoperti meccanismi in grado di riattivare la memoria nel cervello.

Scoperti i meccanismi che permettono al di riattivare la .

In uno studio pubblicato da Nature Neuroscience un gruppo internazionale di ricercatori ha dimostrato che nel moscerino della frutta le cellule ricevono le informazioni dalla porzione del che associa un valore positivo o negativo a uno stimolo, per esempio un odore, e le trasmettono alla porzione del midollo spinale che processa l’informazione dando luogo a comportamenti innati, come la repulsione nei confronti di un odore. Secondo Hiromu Tanimoto, uno degli autori principali della ricerca, ”l’identificazione di queste cellule e del loro ruolo nel richiamare le memorie e’ una pietra miliare nella comprensione di come la guida i comportamenti animali”.

luglio 2, 2011

Una fragola al giorno leva il medico di torno.

Una al dì per mantenere la salute? Roba vecchia. Uno studio condotto da scienziati del Salk Institute for Biological Studies (Usa) suggerisce che una al giorno, anzi più precisamente 37, non tolgono solo un medico di torno, ma un’intera squadra di ‘camici bianchi’, compreso il neurologo, l’endocrinologo e forse anche l’oncologo.

 

L’indagine, pubblicata sulla rivista ‘Plos One’, spiega che la è finalmente in grado di ‘rubare’ il primato alla grazie ai risultati documentati sulla : si tratta di un presente naturalmente nella frutta, e in quantità particolarmente abbondanti nelle fragole, che riduce le complicanze del e rafforza la , oltre ad avere tutta una serie di altri benefici su numerosi organi umani.

giugno 17, 2011

Contro l’Alzheimer, pochi grassi e pochi zuccheri.

Una dieta povera di grassi e di zuccheri migliora la memoria e aiuta a combattere l’Alzheimer. A sostenerlo, è una ricerca del Veterans Affairs Puget Sound Health Care System di Seattle, negli USA, diretta dalla dottoressa Jennifer Bayer-Carter e pubblicata su “Archives of Neurology”.

Il team di ricercatori, ha coinvolto un gruppo di persone composto da adulti sia in buone condizioni di salute, sia affetti da disturbi della memoria, che solitamente precedono la comparsa del morbo di Alzheimer. Il decorso di questa malattia, infatti, è caratterizzato da sintomi circoscritti, come l’incapacità di acquisire nuovi ricordi e la difficoltà nel ricordare eventi osservati recentemente. Inoltre, con il progredire della patologia si presentano altri sintomi come confusione, irritabilità e aggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, perdita della memoria a lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali.

settembre 25, 2010

Allarme depressione: riguarda un italiano su quattro.

Una diagnosi precoce può significare la salvezza per molti depressi ed il primo che può accorgersi dell’insorgere della malattia è il medico di famiglia, in costante contatto con i cittadini. Proprio per questo la SIF, Società Italiana di Farmacologia, insieme alla SIP, Società Italiana di Psichiatria, e alla SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, ha realizzato la prima ricerca in grado di fornire uno strumento diagnostico pratico a disposizione del medico di medicina generale. A partire dal mese di aprile 2007 e fino alla scorsa primavera, 160 ambulatori di medici di medicina generale hanno avuto a disposizione per la prima volta uno strumento pratico elaborato da tutti gli specialisti per comprendere la percezione della qualità di vita da parte di 1.600 pazienti a rischio depressione. Si tratta di un questionario relativo a umore, sintomi somatici e terapie, farmacologiche e non. Dalla capacità di movimento alla cura della persona, dalle attività abituali ai fastidi, dalla tristezza agli scoramenti ed alla visione del futuro, dall’analisi degli errori commessi nella vita al grado di soddisfazione raggiunta, dai sensi di colpa alle delusioni.
“Questo lavoro conferma che la diagnosi precoce permette di proteggere il cervello da danni morfologici irrimediabili, come la totale atrofizzazione dei neuroni, estremamente grave e difficilmente recuperabile” – afferma il professor Giovanni Biggio, Presidente della SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia – “Purtroppo risulta molto difficile riconoscere i sintomi della malattia, i quali, molto spesso, non vengono collegati al mal di vivere”.(liquidarea)