Posts tagged ‘melanoma’

giugno 27, 2013

Melanoma: cellule immunitarie modificate per contrastarlo.

melanoma 300x246 Melanoma: cellule immunitarie modificate per contrastarlo

Un gruppo di ricercatori della Duke University e’ riuscito a modificare geneticamente alcune del sistema immunitario in modo da far loro riconoscere e eliminare le cancerose del . Lo studio e’ stato pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Investigation. Le dell’organismo che sono sotto stress o danneggiate presentano sulla propria superficie dei frammenti di proteine chiamati immunoproteasomi: questi sono individuati dalla dentritiche che poi provvedono a distruggere la cellula danneggiata. Gli immuoproteasomi non sono pero’ prodotti dalle della maggior parte dei cancri, incluso il e quindi i sono al riparo dal sistema immunitario. Gli scienziati hanno allora ingegnerizzato le dendritiche in modo da riconoscere gli antigeni cancerosi associati alle del e poi li hanno iniettati in alcuni pazienti.

giugno 8, 2013

Tumori in età pediatrica: un braccialetto avverte con il viraggio di colore quando il sole diventa pericoloso.

Un contro i del . Quando i diventano pericolosi per la , cambia colore (da bianco a viola) per avvertire che il limite di guardia e’ stato raggiunto. E’ distribuito in questi giorni nelle scuole elementari della Campania e, a partire da fine giugno, negli stabilimenti balneari della Regione. mani raggi uv 300x165 Tumori in età pediatrica: un braccialetto avverte con il viraggio di colore quando il sole diventa pericoloso”Il ti salva la ‘ e’ lo slogan della campagna di informazione con cui la Fondazione vuole raggiungere in particolare i piu’ giovani per sensibilizzarli sull’importanza delle regole per una corretta esposizione solare. La campagna e’ stata presentata in un incontro all’Istituto ”Pascale” di Napoli. La prevenzione e’ la prima arma per sconfiggere il , un tumore della particolarmente aggressivo, che ogni anno fa registrare nel nostro Paese 7000 nuove e 1500 decessi.

giugno 2, 2013

Melanoma: nuovo test per la diagnosi in fase precoce.

Da uno studio italiano arriva un nuovo metodo che consentirà, per la prima volta, di diagnosticare il in una fase attraverso un prelievo di sangue e l’analisi del . Una buona notizia alla vigilia dell’Euromelanoma Day 2013

Il è una delle forme di della più pericolose.
Attualmente, infatti, è in molti casi mortale a causa dell’aggressività del tumore e della difficoltà di curarlo. Oltre alla prevenzione, una delle armi che può risultare più efficace è la , quando il è ancora in fase iniziale.melanoma 300x205 Melanoma: nuovo test per la diagnosi in fase precoce

Tutto questo potrà essere possibile grazie a uno studio italiano pubblicato sulla rivista PLoS ONE e condotto da un team di ricercatori dell’ Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma e l’Ospedale Sant’Andrea, in collaborazione con due ospedali romani. Una buona notizia che giunge proprio alla vigilia dell’Euromelanoma Day 2013.
Il risultato della è questo nuovo metodo diagnostico basato sulla proteomica, la scienza che studia l’insieme delle , la loro struttura e funzione e come queste interagiscono all’interno di un sistema biologico.

L’esame è condotto per mezzo di un prelievo di sangue e l’analisi del . Il nuovo test consentirà, per la prima volta, di diagnosticare il in fase . Agire tempestivamente è infatti fondamentale per permettere una cura più efficace del .
I ricercatori sono riusciti a mettere a punto grazie questo metodo grazie all’analisi, unica nel suo genere, del di 10 affetti da cutaneo in fase .

giugno 7, 2012

Melanoma e radiazioni ultraviolette: spiegate le correlazioni.

La correlazione tra alla e rischio di è nota da tempo ma solo ora se ne scoprono alcuni meccanismi fondamentali, che coinvolgono i melanociti con la mediazione della nel caso dei raggi ultravioletti A, mentre nel caso degli ultravioletti B l’insorgenza è indipendente dai pigmenti .

I raggi ultravioletti A e ultravioletti B possono indurre l’insorgenza di melanomi, ma solo i primi richiedono la mediazione della : è quanto ha dimostrato un recente studio sul modello animale condotto da un gruppo internazionale di ricerca guidato da Edward C. De Fabo del Laboratorio di fotobiologia del Dipartimento di microbiologia, immunologia e medicina tropicale della George Washington University e Glenn Merlino del Laboratorio di biologia e genetica oncologica del National Cancer Institute a Bethesda, nel Maryland. Il maligno è una delle neoplasie che stanno aumentando costantemente la loro incidenza in tutti i paesi industrializzati. Precedenti ricerche hanno dimostrato come esso sia associato, in soggetti geneticamente predisposti, all’ alla da sorgente naturale o artificiale. Gli studi epidemiologici hanno però evidenziato due fatti controintuitivi: che il maggior rischio è associato all’ invece che a quella continua e che l’esposione in età infantile sia determinante sebbene sia influente anche quella in età adulta.
Tuttavia, l’esatto meccanismo d’insorgenza e le lunghezze d’onda responsabili erano finora sconosciute. Per colmare questa mancanza, De Fabo e colleghi hanno utilizzato un modello mammifero per studiare la formazione di in risposta a lunghezze d’onda controllate in modo preciso e con dosi biologicamente rilevanti.

febbraio 16, 2012

Tumori: Veronesi lancia il centro “obiettivo mortalità zero”, ossia guerra al melanoma

Una task force di camici bianchi multidisciplinare e altamente specializzata in forze all’Istituto europeo di oncologia, ‘armata’ di tutti i mezzi a disposizione per la diagnosi ultra-precoce e la cura dei tumori della pelle. Umberto Veronesi presenta oggi a Milano il Melanoma Cancer Center (Mcc) e rilancia il suo slogan: “Obiettivo mortalità zero” anche contro il carcinoma cutaneo più temuto, “primo amore” dello scienziato che proprio al melanoma applicò inizialmente la tecnica del linfonodo sentinella, grazie alla quale ha poi rivoluzionato la chirurgia del cancro al seno. “Il melanoma può essere completamente eradicato”, assicura l’oncologo. “All’inizio del secolo scorso nessuno guariva; 50-60 anni fa la guaribilità era del 10-15%, mentre oggi salviamo oltre l’80% dei malati. Possiamo e dobbiamo arrivare al 100%. Le nostre ambizioni sono ragionate, non è certo pura fantasia”, ma “questo traguardo – avverte Veronesi – richiede la mobilitazione della popolazione e soprattutto dei medici di famiglia”.

febbraio 12, 2012

Trattamanto melanomi: cure efficaci e personalizzate.

Per trattare il esiste una cura efficace e personalizzata. I pazienti: “i nuovi trattamenti siano subito disponibili”
Esiste una cura che «migliora la sopravvivenza nella fase avanzata ed è efficace in pochi giorni», afferma il professor Paolo Ascierto presidente della Fondazione , dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli.

 

Da più parti si ritiene necessario abbreviare i tempi affinché le terapie innovative per il del siano immediatamente disponibili per i pazienti. Gli esperti infatti ritengono che non si possa ritardare ulteriormente l’accesso a queste armi efficaci nel combattere il tumore.
La legittima richiesta sarà presentata il prossimo aprile a Bruxelles al Parlamento europeo da una delegazione di pazienti, guidata da Antonio Brancaccio della Fondazione .

Anche in Italia il – una forma di della pelle particolarmente aggressiva – colpisce molte persone con 7.000 nuove diagnosi ogni anno e 1500 decessi.
«Oggi assistiamo a una svolta nel – spiega il prof. Ascierto – Nel 50% dei casi di è presente la mutazione di una proteina, il gene BRAF V600, che svolge un ruolo chiave nello sviluppo del tumore. Vemurafenib è la prima ed unica molecola personalizzata ad aver mostrato di migliorare la sopravvivenza in pazienti affetti da metastatico positivo alla mutazione del gene BRAF. Agisce in modo mirato sulla proteina spegnendola e bloccando così l’evoluzione del . È il primo caso di terapia personalizzata di così ampia portata in oncologia. Per individuare i pazienti candidati a questo nuovo è necessario effettuare un per verificare la presenza della mutazione del gene. Gli effetti della molecola sono visibili in pochi giorni e il paziente ne trae un beneficio immediato: gli esami mostrano infatti una regressione tumorale dal punto di vista metabolico».

gennaio 21, 2012

Senescenza cellulare: non rappresenta una barriera per le cellule tumorali.

Le , inserite in un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare indefinitamente. Questo ha fatto supporre che la cellulare potesse rappresentare una barriera alla loro crescita. Una collaborazione interdisciplinare tra l’Istituto per l’energetica e l’ del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr), l’Universita’ di Milano e la Cornell University (Usa) ha mostrato come la cellulare, che avviene spontaneamente nelle di , non ne arresta la crescita.

 

I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista open access PLoS Computational Biology. ”Il lavoro ha cercato di esplorare la relazione tra il e la cellulare, ovvero il processo naturale per cui le , invecchiando, smettono di dividersi – spiega Stefano Zapperi dello Ieni-Cnr – Da qui l’idea di seguire la crescita in vitro di di , monitorando il numero di quelle senescenti. Dopo tre mesi, effettivamente, la crescita ha cominciato a rallentare e la maggioranza delle sono diventate senescenti, ma senza che il processo di crescita si arrestasse mai completamente. Infatti, subito dopo e’ ripreso alla velocita’ iniziale, mentre le senescenti sono progressivamente scomparse”. Una consistente presenza di senescenti e’ stata osservata nei tumori ottenuti in topi immunocompromessi (con sistema immunitario modificato).

novembre 14, 2011

Da cellule della pelle ottenute cellule del sistema immunitario per combattere il cancro.

Combattere il cancro attraverso la dei pazienti. I ricercatori della Oxford University hanno trasformato della in del , una che potrebbe essere utilizzata per fronteggiare alcune tipologie di tumore.

 

Il risultato e’ stato raggiunto solo in laboratorio e mai sperimentato sugli esseri umani. L’ipotesi di , quindi, e’ ancora molto lontana ma la premessa potrebbe aprire scenari curativi davvero interessanti. Sfruttare la potenza del e’ una strategia molto inseguita dagli studiosi in campo oncologico, soprattutto nella ricerca di vaccini contro i tumori. L’indagine, pubblicata sulla rivista ‘Gene Therapy’, e’ stata focalizzata sulle , che organizzano una parte della risposta immunitaria, veicolate in modo da poter attaccare direttamente le cancerose. Il team ha utilizzato i progressi nella tecnologia delle per creare nuove direttamente dalla di un paziente.

novembre 12, 2011

Melanomi: il ‘sildenafil’ (viagra) attiva le cellule ‘gendarmi’.

Il , la pillola blu contro l’impotenza maschile, potrebbe essere usata per la cura di un tumore maligno, il , tra le forme di cancro piu’ aggressive.

Ricercatori dell’Universita’ di Mannheim, in Germania, hanno scoperto che il principio attivo del farmaco e’ in grado di inibire l’ determinata dalle cellule neoplastiche.

I topi malati di trattati con la molecola ”blu” hanno mostrato un incremento delle , le ”cellule gendarmi” del sistema immunitario che devono difendere l’organismo dall’infiammazione cronica e dal tumore, un tasso di sopravvivenza piu’ lungo e un riequilibrio delle difese immunitarie mandate in tilt dal cancro. Lo studio e’ pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas).

settembre 22, 2011

I farmaci per la pressione: inaspettata azione anti-tumorale.

I beta-bloccanti, comunemente usati per trattare la alta, possono giocare un ruolo fondamentale anche nel rallentamento di alcune gravi di . Lo dimostra un nuovo studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.   Un team di ricercatori dell’Institute for Behavioral Medicine Research (IBMR) and the Comprehensive Cancer Center dell’Universita’ dell’Ohio, prendendo in rassegna migliaia di cartelle cliniche del Danish Cancer Registry, hanno mostrato che i pazienti con , i quali stavano al tempo stesso assumendo anche uno specifico beta-bloccante, hanno fatto registrare tassi di mortalita’ molto piu’ bassa rispetto ai pazienti che non avevano assunto il farmaco. Se i risultati saranno confermati da uno studio clinico, gia’ previsto, si tratterebbe di un importante trattamento adiuvante aggiuntivo per pazienti oncologici sottoposti a una prognosi infausta. “Il lavoro e’ iniziato sulla base di alcuni precedenti studi in cui abbiamo scoperto che alcune cellule tumorali hanno recettori a due specifici dello stress catecolamine – epinefrina e norepinefrina”, ha spiegato Ron Glaser, docente di Virologia molecolare, immunologia e genetica medica presso l’Universita’ dell’Ohio e direttore dell’IBMR.