Posts tagged ‘marea nera’

giugno 11, 2013

Brasile, è allarme per la marea nera in arrivo dall’Ecuador.

Brasile, è allarme per la marea nera in arrivo dall'Ecuador

E’ allarme in Brasile per una marea nera di petrolio che avanza inesorabile verso il Rio delle Amazzoni: era il 31 maggio scorso quando una frana del terreno in un settore che attraversa la località di El Reventador, nella regione di Sucumnios in Ecuador, danneggiava gravemente l’oleodotto SOT (Oleodotto Transequatoriano) di proprietà Petroecuador, facendo riversare 11mila barili di di petrolio nel Rio Coca.

Nonostante le autorità ecuadoriane si siano immediatamente attivate, 7 mila barili di petrolio (circa 1 milione di litri) hanno lentamente raggiunto, viaggiando sul Rio Coca, il Rio Napo, un importante affluente del Rio delle Amazzoni che bagna Ecuador, Perù e Brasile: proprio la scorsa settimana la lenta marea nera di morte e veleni è arrivata in territorio peruviano.

I 140 metri di oleodotto danneggiati hanno letteralmente creato un problema da milioni di dollari: è infatti un vero e proprio disastro ambientale quello che sta avvenendo adesso, proprio in queste ore, in sudamerica: l’Istituto brasiliano per l’ambiente e l’Agenzia nazionale Petrolifera seguono la situazione da vicino, in collegamento con le ambasciate brasiliane a Quito e Lima e con le autorità peruviane e ecuadoriane, ma fino ad oggi non è stata trovata nessuna soluzione concreta al pericolo.

febbraio 28, 2012

Marea Nera. Il processo del secolo a due anni dal disastro.

Quei momenti angosciosi ci tornano in mente perché si sta per aprire il “processo del secolo” che mette alla sbarra Brithish Petroleum (BP) ma anche Transocean (proprietaria della piattaforma Deepwater Horizon, che BP affittava per mezzo milione di dollari al giorno) e Halliburton (l’azienda il cui cemento avrebbe dovuto sigillare il pozzo, ma c’è chi sostiene che fosse di qualità scadente).

Si parla di indennizzi miliardari – tra i 25 e i 50 miliardi di dollari – ma sono conti che si fanno sempre alla fine. Nel caso del processo alla Exxon Valdes, la Exxon (Esso…) alla fine pagò solo il 10 per cento della multa inizialmente disposta (da 5 miliardi a 507 milioni di dollari). Mentre lassù, in Alaska, ci sono ancora popolazioni di uccelli e pesci che pagano le conseguenze di quel disastro. Per non parlare del caso Haven, esplosa davanti Genova nell’aprile 1992, dove alla fine, i risarcimenti non coprirono nemmeno i costi pagati dallo Stato italiano per fronteggiare le emergenze.

novembre 18, 2011

marea nera al largo di Rio.

Marea nera al largo di Rio Marea nera al largo di Rio

RIO DE JANEIRO – Allarme al largo di Rio de Janeiro per una perdita di petrolio in un giacimento che è arrivata a 120 chilometri dalla costa carioca. Per controllare la chiazza – che avrebbe avuto origine da un pozzo a circa 1.200 metri di profondità, nel campo petrolifero di Frade, a 370 km dal litorale nordorientale dello Stato di Rio – sono state impiegate 17 navi. La marea nera avrebbe nel frattempo raggiunto un’estensione di 160 chilometri quadrati.

La Chevron, compagnia petrolifera statunitense che sta operando nella zona, ha informato l’Agenzia nazionale di petrolio (Anp) brasiliana – l’organo regolatore delle attività legate all’industria del petrolio, del gas naturale e dei biocombustibili in Brasile – che la perdita potrebbe essere stata provocata dalla perforazione di un pozzo sperimentale, ma le cause ufficiali dell’incidente non sono ancora conosciute.

ottobre 31, 2011

Rapporto finale sulla marea nera nel Golfo del Messico: è il più grave disastro petrolifero offshore.

marea nera del Golfo del Messico

La marea nera nel Golfo del Messico, provocata dalla BP nell’aprile del 2010, è il più grave disastro petrolifero occorso ad una piattaforma offshore. L’esplosione della Deepwater Horizon ha provocato undici morti tra gli operai della compagnia, centinaia di vittime tra gli uccelli marini, le tartarughe ed i cetacei, perdite economiche ed ambientali per 30-40 miliardi di dollari.

Senza contare i danni a medio e lungo termine sugli ecosistemi, al momento incalcolabili. Un vero e proprio ecocidio che poteva essere scongiurato con piani di emergenza adeguati e misure di prevenzione che avrebbero impedito l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Esplosione che ha causato la dispersione di quasi 5 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico.

Il rapporto della Oil Spill Commission punta il dito contro le compagnie petrolifere coinvolte ma anche contro l’assenza di controlli del Governo. Le istituzioni governative e le aziende petrolifere erano impreparate a far fronte ad un incidente di così grave entità in acque profonde. E lo sono ancora, ndr. La OSC chiede l’istituzione di un organo indipendente preposto alla sicurezza delle trivellazioni petrolifere offshore.

ottobre 19, 2011

Marea nera in Nuova Zelanda: la Rena si sta per spezzare.


Il destino della Rena sta tenendo con il fiato sospeso i neozelandesi quanto l’imminente finale del campionato mondiale di Rugby che vedrà impegnati gli All Blacks contro la Francia. La situazione della nave portacontainer, incagliatasi al largo della Nuova Zelanda per un errore umano, potrebbe rapidamente peggiorare. Nonostante le 350 tonnellate di petrolio disperse in mare abbiano già provocato la morte di 1.250 uccelli marini e gravissimi danni nel tratto di mare coinvolto il peggio dovrebbe ancora venire. Il lavoro di svuotamento dei serbatoi è stato reso difficile dalle avverse condizioni meteorologiche e i timori iniziali sembrano confermarsi: la nave è destinata a spezzarsi in due liberando in acqua altre 1000 tonnellate di carburante.

Secondo quanto riferisce il New Zealand Herald gli stessi venti e le onde che impediscono alle squadre di soccorso di liberare la nave dal suo carico (11 dei container trasportano sostanze pericolose) stanno mettendo a dura prova l’integrità strutturale dello scafo già gravemente danneggiato dall’urto con la barriera corallina. Tutto il lavoro fatto dai volontari sulle spiagge di Tauranga potrebbe rivelarsi inutile se lo scafo dovesse effettivamente spezzarsi in due. Se questo scenario dovesse avverarsi i danni ambientali sarebbero di portata drammatica.

luglio 24, 2011

Marea nera in Cina

Negli scorsi giorni le notizie della piattaforma Penglai 19-3, proprietà dell’azienda statale cinese Cnooc e della statunitense ConocoPhillips, sono state puntualmente silenziate. Le due aziende avevano inizialmente smentito la fuoriuscita, salvo poi dichiarare che era tutto “sotto controllo“.

Ora anche gli addomesticati media cinesi sono furiosi perché con il passare delle ore diventa evidente che il disastro non solo c’è stato, ma è ormai palese il tentativo delle due aziende di nascondere la verità. Secondo il China Daily, che ha duramente criticato la censura delle autorità, complici dei proprietari della piattaforma, una gigantesca macchia d’olio che si sviluppa su 4200 chilometri quadrati nel mare a nord della Cina si avvicina alla costa e le prime particelle essiccate di petrolio sono state ritrovate sulla spiaggia di Dongdaihe, nella provincia di Liaoning. Certamente più facile negare l’evidenza quando i media non vengono (o non vogliono essere) messi nella posizione di informare i cittadini.

agosto 7, 2010

Marea Nera: a quando il prossimo disastro?

Più del 20 per cento del petrolio estratto negli ultimi cinquant’anni proviene da giacimenti sottomarini. 

Normalmente si lavora su fondali di 200, 300 metri ma si giunge a profondità molto maggiori con punte sino a 3000 metri. In condizioni come quelle della Deepwater Horizon è pensabile che il rischio incidenti sarà sempre più frequente. Allora come ha scritto un giornalista americano, il disastro del Golfo del Messico è solo un avvertimento. Fino a quando continueremo a estrarre petrolio, gas, carbone e uranio da posti rischiosi sotto ogni punto di vista – geologico, ambientale e politico – i disastri come quello della Bp continueranno ad accadere. E’ sempre più evidente la necessità di uscire dalle fonti energetiche (petrolio, uranio, carbone, ma anche il gas e le grandi dighe…) che possono provocare catastrofi ambientali e sottosviluppo per le popolazioni che subiscono lo sfruttamento.

agosto 4, 2010

Marea nera: finalmente è finita.

L’operazione ”Static Kill” ha avuto successo e il pozzo sottomarino Macondo, all’origine della marea nera nel Golfo del Messico, e’ stato chiuso. Lo ha dichiarato la Bp.

luglio 25, 2010

Marea nera in Cina e pronto intervento in casi del genere dei colossi petroliferi.

Nel nord est della Cina si cerca di contenere la gigantesca macchia di petrolio scaturita da due esplosioni in un oleodotto di proprietà della più grande compagnia petrolifera cinese, ma il fatto che la si combatta con mezzi di fortuna, addirittura a mani nude (incredibili le foto che stanno venendo fuori), poichè i mezzi a disposizione non sono moltissimi, rende il disastro ancor più inquietante. 

E’ quanto accade attorno al porto di Dalian, dove su circa 400 chilometri quadrati, con gran parte delle spiagge chiuse al pubblico, si sta delineando il più grave disastro ambientale nella storia recente del grande paese asiatico.  

Per la prima volta le autorità ammettono che una minaccia gravissima incombe sulla flora e la fauna della zona. Le autorità assicurano che dall’oleodotto non ci sono più fuoriuscite di petrolio ma intanto emerge che la China National Petroleum Corp (CNPC), era stata avvertita del rischio di esplosione ma non era intervenuta.

Data la gravità del disastro ambientale anche nelle case cinesi la televisione si sofferma molto sull’incidente, pur non trasmettendo le immagini di GreenPeace e di altri che stanno facendo il giro del mondo, dove spicca l’immagine di un uomo coperto di petrolio. 

Forte risalto invece si da all’annuncio, che, proprio per ridurre la dipendenza dal petrolio, nei prossimi 10 anni Pechino investirà 700 milioni di euro per la ricerca sulle fonti energetiche alternative. 

Intanto i 4 colossi petroliferi mondiali Exxon Mobil, Chevron, Conocophillips e Royal Dutch Shell hanno unito le loro forze per creare un sistema di pronto intervento, del valore di un miliardo di dollari, nel caso si verifichi un’altra catastrofe come quella del golfo del Messico. Il sistema garantirà interventi in 24 ore per aspirare e contenere fino a 100mila barili a profondità fino a 3mila metri.   

luglio 19, 2010

Marea nera. non si ferma la perdita.

Dopo le  dichiarazioni con cui la BP annunciava trionfalmente di aver arrestato la marea nera è stato necessario fare un passo indietro. Infatti gli ingegneri della BP hanno scoperto una fuga di petrolio ai margini del pozzo danneggiato nel Golfo del Messico, che potrebbe essere dovuta al tappo calato la settimana scorsa per impedire al greggio di sgorgare in mare. Lo hanno detto ieri le autorità americane. Alcune ore prima, la compagnia britannica aveva auspicato che il dispositivo per otturare il pozzo, in funzione da giovedì, potesse tenere fino al completamento di un pozzo secondario, atteso per agosto, capace di contenere definitivamente la marea nera. La Bp ha annunciato oggi di avere speso 3,95 miliardi di dollari per contenere il disastro. Sono ormai tre mesi che nel golfo del Messico .si risversa questa inarrestabile marea nera.