Posts tagged ‘mappa’

ottobre 8, 2010

Nuovo approccio di ricerca malattie cardiovascolari: mappa genetica del cuore.

Una mappa genetica senza precedenti e un nuovo approccio di ricerca sulle malattie cardiovascolari potrebbero rivoluzionare le cure e la prevenzione dell’infarto. È l’obiettivo di una delle più grandi indagini di genomica mai intraprese sulla quale stanno investendo tempo e risorse i ricercatori dell’Università di Lubecca in Germania. L’identikit genetico di oltre 22.000 persone con una storia di familiarità per le coronaropatie sarà confrontato con quello di 60.000 persone sane, numeri che superano di 10 volte lo studio più ampio condotto finora sull’argomento. La vera novità anticipata sulla rivista Circulation è la profondità dell’indagine: i ricercatori hanno avviato l’analisi di 2,2 milioni di polimorfismi a singolo nucleotide (Snp) per ogni ricerca inclusa nel mega-studio. I polimorfismi a singolo nucleotide sono varianti genetiche in punti specifici del cromosoma, micro-difetti del Dna che possono innescare fattori di rischio per malattie, comprese quelle di cuore.Il progetto si chiama CARDIoGRAM (The Coronary ARtery DIsease Genome-wide Replication And Meta-Analysis) e quando sarà completato conterrà oltre 2,5 milioni di confronti tra ”impronte” genetiche. “Lo scopo principale del consorzio CARDIoGRAM è quello di individuare nuovi meccanismi di malattia per migliorare la prevenzione del rischio”, spiega il portavoce del progetto, Heribert Schunkert. I dati saranno archiviati in un database e ogni imperfezione rilevata sui singoli cromosomi verrà isolata per studiarne nel tempo la corrispondenza con le manifestazioni di malattie coronariche. (ASCA)

agosto 29, 2010

Progetto ‘Blue Brain’: il 2030 sara’ l’anno del cervello su computer.

Riprodurre su un gigantesco computer il cervello umano per simularne il funzionamento. Nel 2030 sara’ possibile, la ricerca e’ gia’ cominciata. “Se riusciremo a simulare l’attivita’ del cervello, potremo simulare anche quello che accade quando si ammala. Cosi’ – spiega il responsabile del progetto ‘Blue Brain’, Idan Segev, dell’Universita’ Ebraica di Gerusalemme – ‘curando’ il computer saremo in grado di curare anche l’uomo”. Se ne e’ discusso questa mattina nel corso del convegno sulle nuove frontiere della ricerca sul cervello, ‘The Brain Revolution’, promosso dalla Camera di Commercio di Roma per celebrare i 101 anni del Nobel Rita Levi Montalcini che, salutando l’incontro in collegamento video, ha dichiarato che “gli argomenti trattati rappresentano una vera e propria rivoluzione nella nostra conoscenza del cervello”.Per replicare il cervello sia nella sua parte anatomica che fisiologica, spiega Segev, coordinatore del progetto, “dobbiamo pensare tre fasi di lavoro: studiare ogni singolo nervo mediante un modello matematico, le connessioni nervose ed infine l’attivita’ elettrica del cervello”. Il ‘supercomputer’, sviluppato da Ibm, e’ lo stesso con cui e’ stata ottenuta la mappa del Dna umano ed il primo passo, continua Segev, “e’ stato organizzare la corteccia cerebrale in colonne: piccoli frammenti che comprendono 10.000 cellule collegate fra loro da miliardi di connessioni chiamate sinapsi, all’interno delle quali si nasconde il segreto della creativita’ e della capacita’ di adattarsi”. “Tra cinque anni contiamo di ottenere il primo modello completo del cervello di topo, poi si passera’ a cervelli sempre piu’ complessi – continua a margine dell’incontro il coordinatore del Blue Brain – come quello del gatto, della scimmia e, nel 2030, finalmente, dell’uomo”.(liquidarea)

agosto 29, 2010

Epigenetica e longevita’: sequenziato genoma di due specie di formiche.

La mappa genomica di questi insetti potrebbe consentire di chiarire l’effetto dell’epigenetica sulla longevità, dal momento che pur possedendo lo stesso genoma delle formiche operaie, la regina vive 10 volte più a lungo

È stato coronato da successo un nuovo progetto di ricerca per il sequenziamento del genoma di due specie di formiche: Harpegnathos saltatorCamponotus floridanus.

Il risultato, riportato sulla rivista Science, è frutto della collaborazione tra i ricercatori del Langone Medical Center della New York University e di quelli dell’Howard Hughes Medical Institute guidati da Danny Reinberg ed è ritenuto importante per la comprensione del complesso comportamento sociale di questi insetti.

“Le formiche sono creature estremamente sociali e la loro capacità di sopravvivenza dipende dalla loro comunità in modo assai simile a ciò che avviene per l’essere umano”, ha spiegato Reinberg.

Reinberg studia da anni l’epigenetica, il complesso sistema che determina quali geni debbano essere attivati e quali spenti, con un interesse particolare per le l’influenza che essa ha sulla longevità. Nel caso delle formiche, per esempio, le variazioni individuali sono estreme: in alcune colonie le regine vivono fino a 10 volte più a lungo delle operaie.

“Nello studiare i genomi di queste due formiche siamo rimasti affascinati dai differenti comportamenti e dai diversi ruoli che le api operaie sono in grado di sviluppare”, ha continuato Reinberg. “Poiché ogni formica della colonia condivide la stessa informazione genetica, le differenti connessioni neuronali che specificano il comportamento appropriato per ciascun rango sociale devono essere controllate da meccanismi epigenetici. Ciò potrebbe aprire la strada a una migliore comprensione dell’effetto dei meccanismi epigenetici anche nel cervello degli esseri umani”.

Dallo studio è emerso che circa il 20 per cento dei geni sono specifici delle formiche, ma che un’altra quota consistente, circa il 33 per cento, è condiviso dall’essere umano.

Il genoma di Harpegnathos saltator è formato da 240 milioni di coppie di basi e 17.064 geni, mentre nel caso della Camponotus floridanus i numeri salgono a 330 milioni di coppie e 18.564 geni. Per confronto, il genoma umano possiede un numero di coppie di basi 10 volte maggiore e circa 23.000 geni.(liquidarea)

aprile 24, 2010

Progetto ‘Blue Brain’: il 2030 sara’ l’anno del cervello su computer

Riprodurre su un gigantesco computer il cervello umano per simularne il funzionamento. Nel 2030 sara’ possibile, la ricerca e’ gia’ cominciata. “Se riusciremo a simulare l’attivita’ del cervello, potremo simulare anche quello che accade quando si ammala. Cosi’ – spiega il responsabile del progetto ‘Blue Brain’, Idan Segev, dell’Universita’ Ebraica di Gerusalemme – ‘curando’ il computer saremo in grado di curare anche l’uomo”. Se ne e’ discusso questa mattina nel corso del convegno sulle nuove frontiere della ricerca sul cervello, ‘The Brain Revolution’, promosso dalla Camera di Commercio di Roma per celebrare i 101 anni del Nobel Rita Levi Montalcini che, salutando l’incontro in collegamento video, ha dichiarato che “gli argomenti trattati rappresentano una vera e propria rivoluzione nella nostra conoscenza del cervello