Posts tagged ‘manuel Barroso’

maggio 30, 2013

L’austerità? Condannata.


Matteo Mascia – I magistrati della Corte dei Conti hanno condannato l’austerità e la politica dei tagli lineari alle spesa pubblica.
Le scelte politiche degli ultimi cinque anni sono state responsabili di difficoltà che avrebbero potuto essere evitate con una strategia differente. I giudici hanno accusato Governi e Parlamento numeri alla mano, così come si dovrebbe fare neVisualizza altro

gennaio 22, 2011

Commission Annual Growth Survey a ‘frontal assault on workers’.

Jose Manuel Barroso, E.C President Jose Manuel Barroso, E.C. President

Despite the crisis that has engulfed the Eurozone, and the massive job losses that have resulted, the European Commission has seen fit to publish a document which directly attacks workers rights, unemployment benefits and in broad terms, the already much weakened Social Model in Europe.

The document, entitled the Annual Growth Survey, was adopted by the Commission on 11 January under heavy pressure from Commission President Jose Manuel Barroso and will also be presented at the European Council meeting on 4 February. Although not a legislative test, the Survey gives a clear indication of the road map that the Commission wishes to take.

The Commission demands that Member States:

  • strengthen indirect taxation, while weakening the progressive structure of taxes;
  • incentivise longer working hours;
  • increase the retirement age and further privatise pension schemes;
  • weaken employment protection legislation;
  • reduce direct unemployment benefits;
  • And to further liberalise the public sector.

PES President Poul Nyrup Rasmussen, stated that; “the document illustrates that Mr. Barroso has not learned the lessons of 2010, nor acknowledged of the inherent weaknesses of the neo-liberal model that caused the economic crisis. Instead it outlines his delusional belief that the road to economic recovery is based on more harsh measures for those already suffering most from the effects of recession”.

 

settembre 28, 2010

Italia, rischio manovra da 130 miliardi.

La Ue studia un piano per rimettere in ordine i conti dei paesi con i più alti debiti pubblici. Sanzioni durissime per chi viola i parametri. Per il nostro Paese è prevista una riduzione dell’8% in 3 anni.

Multe milionarie per chi non riuscirà a ridurre in maniera sostanziale il proprio debito. Meno fondi per lo sviluppo e per i sussidi agricoli, sospensione del diritto di voto al Consiglio dei ministri dell’Unione europea. Sono queste le punizioni per gli stati membri che non riusciranno ad adeguarsi alle nuove direttive che la Ue sta studiando per imporre una drastica cura dimagrante al disavanzo pubblico. Il Financial Times rivela che il piano del presidente della commissione europea Manuel Barroso e del commissario agli affari monetari Holli Rehn ha già incassato l’importante sostegno del ministro delle Finanze tedesco Shäuble (nella foto con Tremonti) che va ad aggiungersi a quello di Olanda e Gran Bretagna. Bruxelles prevede che i paesi con il rapporto deficit/Pil superiore al 60% debbano diminuire il proprio debito di un ventesimo all’anno se non vorranno incorrere nelle sanzioni. Per l’Italia, che con il 116% detiene uno dei peggiori quozienti d’Europa, significano 130 miliardi nel prossimo triennio. Una somma enorme. Se il progetto passerà, al governo tagliare non basterà più. E bisognerà per forza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma nessun governo politico, a partire da quello di Silvio Berlusconi, è in grado di accollarsi il peso elettorale di una scelta del genere. E le decisioni, dice l’economista Tito Boeri devono essere immediate: “Nominare un sostituto alla guida della Consob, pensare a un rimpiazzo del premier come ministro dello Sviluppo economico e soprattutto incentivare il commercio estero”. Solo così, secondo l’economista, si potrà dare lo slancio necessario al sistema paese, “in grado anche di sostenere una politica di rientro del deficit” (il fatto quotidiano)

dicembre 1, 2009

Da oggi l’Europa volta pagina.

Da oggi l’Unione europea ha il suo primo presidente stabile e il suo primo ministro degli esteri: l’ex premier belga Herman Van Rompuy, 62 anni, e l’ex commissaria al commercio estero, la britannica Catherine Ashton, 53 anni, hanno assunto dalla mezzanotte di ieri le rispettive funzioni, con l’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona, che riforma le istituzioni europee e il loro funzionamento. In una dichiarazione, il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso sottolinea che l’adozione del nuovo trattato migliorerà il funzionamento della Ue e darà all’Europa maggiore visibilità nel mondo. Il trattato darà infatti all’Unione Europea – afferma Barroso – “gli strumenti necessari per affrontare le sfide future e rispondere alle domande dei cittadini”. “La Ue sarà meglio equipaggiata per rispondere alle loro attese nei settori dell’energia del cambiamento climatico, della criminalità transfrontaliera e dell’immigrazione”, aggiunge Barroso “e sarà capace nello stesso tempo di parlare con una voce più forte sulla scena internazionale”.