Posts tagged ‘Manifesto’

giugno 22, 2012

Non serve molto per ridurre i parlamentari.

Prima pagina del giorno.

giugno 6, 2012

Per un pugno di euro.


«Sergio Cesaratto che non è nè un comunista del PCUS, né un pericoloso sovversivo, ma soltanto un compagno serio ed un ottimo economista, in un recente articolo apparso sul quotidiano “Il Manifesto”, che i compagni del Network dovrebbero impegnarsi a salvare acquistandolo ogni giorno, chiudeva “Non sto proponendo nessuna uscita dall’euro – eventualmente cadrà da solo – ma la necessità di un pensiero forte adeguato alla drammaticità storica del momento. Questo è il momento in cui i duri devono giocare.” L’articolo, come era naturale che avvenisse ha suscitato un acceso dibattito che ha trovato la sua manifestazione su Facebook. In buona sostanza Cesaratto prende atto che “ L’euro è già morto, se non ve ne siete accorti. La Spagna è cotta, e l’Italia la segue a ruota.”A pochi giorni di distanza gli fa eco Vassilis K. Fouskas (Professore di relazioni internazionali  presso l’università di Richmond) il quale dopo un’attenta disamina della situazione europea affermando “questa area euro, con o senza la Grecia è destinata a disintegrarsi nell’immediato futuro.” E conclude “Qualunque sia il verdetto del popolo greco il 17 giugno, la zona che esiste oggi non ha alcuna possibilità di sopravvivere a questo caos e tutti lo sanno.”

Gli economisti quindi affermano che la zona euro si è già disintegrata e che andare avanti con le politiche di austerità non può far altro che aumentare la ricchezza della Germania a danno dei paesi della periferia, ma senza apportare alcun beneficio agli altri paesi della zona euro, anzi. Come afferma Fouskas “la dialettica è semplice: prestare soldi alla periferia, affinchè quest’ultima acquisti prodotti tedeschi.”Il problema dunque è politico e non economico. e come andranno a finire le cose in Grecia ed in Francia, perché questo mese si vota anche in Francia è di fondamentale importanza per capire che fare dopo il 17 giugno e quali iniziative serie una sinistra europea responsabile dovrebbe fare. Syriza potrebbe vincere le elezioni in Grecia, il partito secondo i sondaggi viene dato al 31,5% dei voti contro un 25,2% di Nea Democratia ed il Pasok il 13,5%. Se queste proiezioni fossero confermate dal voto, per effetto della legge elettorale greca Syriza avrebbe un premio di maggioranza di 50 seggi e potrebbe essere in grado di formare un governo maggioritario con la Sinistra Democratica, altra formazione di sinistra, costola moderata di Syriza.Con i suoi 134 seggi più quelli del Dimar, Nd e il Pasok rispettivamente con 68 e 36 seggi andrebbero bellamente all’opposizione.

Ovviamente i sondaggi sono da prendere con prudenza e circospezione, specialmente in una situazione così delicata, anche perché ci sono sondaggi che non sono così perentori. C’è però la tendenza non contestata da alcuno che Syriza guadagna circa due punti percentuali a settimana.
In questo contesto venerdì scorso il leader di Syriza, Tsipras ha presentato il suo programma politico.
La prima cosa che Tsipras popone è l’annullamento del cosiddetto Memorandum, cioè un governo a guida di sinistra denuncerebbe il protocollo di accordi siglato con la UE, il FMI e la BCE per la riduzione del debito. Ha affermato testualmente Tsipras “la prima decisione del nostro governo sarà l’abrogazione del memorandum e delle leggi che ne derivano.” Altro punto qualificante del programma di Syriza è il controllo della spesa pubblica. Tsipras vuole riportare la spesa pubblica al 43% del Pil al disotto della media europea ma al di sopra del 39 % imposto dal memorandum. Il leader di Syriza intende attuare una riforma di redistribuzione dei redditi.  Per ciò che riguarda il sistema fiscale Syriza si impegnerà in una profonda riforma partendo dalla soppressione delle famose 58 eccezioni che riguardano gli armatori, proseguendo su una riorganizzazione dell’amministrazione finanziaria. Parallelamente l’IVA sui prodotti di grosso consumo dovrà essere ridotta. Per quanto riguarda il settore bancario, Syriza vuole nazionalizzare le banche ricapitalizzate in anticipo dal fondo di salvataggio europeo, l’EFSF, quindi annullare un certo numero di debiti, compresi quelli contratti dai più poveri. Alexis Tsipras intende inoltre portare il salario minimo a 751 euro al mese e ritornare alle misure di liberalizzazione del mercato del lavoro.

Come si vede, non ci troviamo di fronte ad un programma rivoluzionario bensì alle prese con un programma riformista socialdemocratico che vuol far apparire Syriza come una reale alternativa credibile per l’elettorato greco. D’altronde Syriza è una coalizione di molte formazioni differenti: maoisti, ecologisti, comunisti e trotzkisti riformisti. Questo programma è quindi il frutto di un compromesso politico di tutte le forze che sono all’interno di Syriza e serve inoltre a rassicurare un elettorato esasperato che non vuole la rivoluzione d’ottobre ma soltanto uscire da una situazione di ricatto da parte della cosiddetta troika e ritrovare condizioni di vita sopportabili. La Grecia, neanche nelle sue forme radicali vuole uscire dall’euro, ma non vuole rinunciare alla propria sovranità, e come afferma Fouskas “la Grecia e altre società della periferia, forse inconsapevolmente stanno conducendo una lotta anticoloniale”. Se è vero come è vero che comunque vadano le cose in Grecia dopo il 17 giugno le cose sostanzialmente non cambieranno,  il problema è capire perché la troika ha tanto paura di quello che potrebbe succedere in Grecia.

In buona sostanza il programma di Syriza è un programma socialdemocratico che non contesta l’Eu e le sue istituzioni e l’obbiettivo di Syriza non è la trasformazione socialista della società greca, ma soltanto la realizzazione di migliori condizioni di vita e una sacrosanta redistribuzione del reddito.
Forse la risposta più convincente l’ha data Naomi Klein che in un’intervista ha detto “Qanato sta accadendo in Grecia, assomiglia a quello che è successo in Corea del Sud durante la crisi asiatica, nel senso che era ovvio che c’è stata una guerra contro la democrazia. La Corea del Sud era in pieno periodo elettorale, quando il FMI ha richiesto a tutti i candidati presidenziali di firmare l’accordo con lo stesso FMI. In effetti il FMI ha annullato il significato stesso delle elezioni.
E’ poco importa il risultato delle elezioni, importante è che l’accordo rimanga invariato perché temevano chechi negoziava con  con il FMI, non avrebbe avuto molto peso politico per imporre l’accordo  e avrebbe perso le elezioni.
E’ il momento in cui la maschera cade completamente e dove il sistema dei mercati è in guerra con la democrazia. Il progetto del neoliberismo è quello di screditare la democrazia e garantire che le elezioni diventino una corsa verso il candidato più popolare. I mercati vogliono sicurezza. Sicurezza che le elezioni non portino alcun cambiamento allo status quo del business. E ci sono molti meccanismi per garantire questo status quo. La cosiddetta indipendenza della banca centrale è uno di questi meccanismi con il quale dicono: “I politici non possono toccare i nostri  giocattoli”.

In “The Shock Doctrine” Ho raccontato che quello che è successo in Cile durante il periodo di transizione alla democrazia. La fine della dittatura di Pinochet è sopravvenuta come Pinochet l’ha voluta. E ‘stata una transizione controllata. I “Chicago Boys” (gruppo di economisti che hanno lavorato con Pinochet) dicevano apertamente che avrebbero dovuto reinventare il significato, la definizione di democrazia, cioè  una democrazia tecnocratica.
In realtà si tratta di una democrazia dove l’economia è fuori  della portata della politica. Hanno usato meccanismi costituzionali, in modo che le modifiche delle regole del gioco economico diventa impossibile o illegale. I programmi di ristrutturazione sono un modo per raggiungere i loro obiettivi. Gli accordi di libero scambio sono un altro.
Ci sono diversi modi per raccontare la storia del neoliberismo, come la storia di “come legare le mani della democrazia”, in modo che non può indurre il potere di cambiare l’economia.
La Grecia è considerata una nazione popolata da bambini ai quali bisogna togliere dalle mani le chiavi della macchina”
Eccoci. La strategia è in atto in Grecia negli ultimi anni.
Rompere il malcontento. Assicurarsi che “non c’è alternativa” a sinistra per sedersi sulla Costituzione greca. Lasciare la gente nell’ incertezza cambiando le regole ogni settimana. La partita di ieri sembrava finita. A meno che …(Naomi Klein in Okea news).
A meno che parafrasando Cesaratto la sinistra italiana ed europea non prenda atto della situazione, la smetta di farsi venire il torcicollo per  guardare al PD e ai cosiddetti moderati e sia capace di elaborare in maniera unitaria “ un pensiero forte adeguato alla drammaticità storica del momento.”

maggio 12, 2012

Sosteniamo il “Manifesto”


I liquidatori……
Il Manifesto “Cessazione immediata dell’attività aziendale”……Un altro pezzo della nostra storia politica se ne va…..??? Speriamo di no.
Compagni andate in edicola a comprarlo. Tutti i giorni.
maggio 12, 2012

e intanto il “Manifesto” chiude.

aprile 1, 2012

Manifesto per un soggetto politico nuovo. Per un’altra politica nelle forme e nelle passioni

Non c’è più tempo
Oggi in Italia meno del 4% degli elettori si dichiarano soddisfatti dei partiti politici come si sono configurati nel loro paese. Questo profondo disincanto non è solo italiano. In tutto il mondo della democrazia rappresentativa i partiti politici sono guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della nostra democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata, abitata da professionisti in gran parte maschi, organizzata dalle élite di partito, protetta dal linguaggio tecnico e dalla prassi burocratica degli amministratori e, in vastissima misura, impermeabile alla generalità del pubblico. È crescente l’ impressione che i nostri rappresentanti rappresentino solo se stessi, i loro interessi, i loro amici e parenti. Quasi fossimo tornati al Settecento inglese, quando il sistema politico si è guadagnato l’epiteto di ‘Old Corruption’. Continue reading »

febbraio 17, 2012

salviamo il Manifesto.

Dustin Hoffman, Foto Luca Celada

Care lettrici e cari lettori (scriverebbero i giornalisti de Il Manifesto!) avete visto bene: è proprio lui. Dustin Hoffmann che legge…il Manifesto. Una notizia, certo: una superstar di Hollywood prestata alla stampa comunista… Il reuccio che prima ci governava avrà di sicuro bolscevichi (e inevitabili) dolori alle gonadi. Ma tant’è: inevitabile non vedere la forte valenza politica per un giornale che, da 40 anni, è una voce importante dell’informazione nazionale.

La situazione è critica: poco più di una settimana fa il Ministero per lo Sviluppo Economico ha ufficialmente avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa. Gli appelli lanciati dalle pagine dello stesso giornale (“Care lettrici cari lettori, siamo chiamati, noi e voi, a una sfida difficile e avvincente. Dovremo superare nemici visibili e trappole insidiose…”) sono più che mai necessari per una cooperativa di giornalisti e grafici in crisi da sei anni, che ha visto un drastico calo del costo del lavoro (-26 per cento) e che i tagli alle sovvenzioni per l’Editoria del governo Monti stanno rischiando di farlo affondare come la Concordia…

Mi raccomando compagni tutti in edicola.

febbraio 12, 2012

Non sperate di esservela cavata.

novembre 29, 2011

Un grande dolore per la morte di un vero compagno.

Lucio Magri:

«Una depressione vera, incurabile. Un lento scivolare nel buio provocato da un intreccio di ragioni, pubbliche e private», scrive Repubblica, primo quotidiano a dare la notizia della morte di Lucio Magri, 79 anni, storico direttore de Il Manifesto. Ha deciso di farla finita a Zurigo,in Svizzera, lì dove il suicidio assistito è previsto dalla legge. «Vivere gli era diventato intollerabile», dopo la morte della moglie Mara e così «ho deciso di morire», nonostante i tentativi degli amici che hanno provato a fargli cambiare idea fino all’ultimo.

Provo personalmente un grande dolore per un compagno che avevo stimato ed ammirato per le sue scelte coraggiose e coerenti e che non si era mai omologato a questa sinistra cialtrona intruppata nel PD.

giugno 7, 2011

Manifesto , CCCP – Buonanotte compagni.

Un po’ di musica del cazzo stasera. Buonanotte compagni.

agosto 23, 2010

Elezioni: dieci punti per la sinistra.

     

La sinistra non riesce a trovare un minimo denominatore comune. I Socialisti fanno la corte a Casini, il PD va da solo ma non troppo, Vendola vorrebbe fare il colpaccio con il PD, di Pietro lo schifano tutti, ma è quello che ha più voti, la sinistra estrema non si sa cosa vorrebbe fare.  Alle scorse elezioni europee il Manifesto propose ai partiti della sinistra di saltare un giro  e presentare una coalizione di tutta la sinistra con un programma riassunto in dieci idee.

  • Eccole:
    1. I partiti saltano un giro e si presenta una lista della buona politica, con al centro i diritti, la pace, l’ambiente, il lavoro, un’altra idea di sviluppo, la questione di genere. A governare quest’esperienza si scelgono sei «saggi» (che non si candidano), tre uomini e tre donne, che non siano politici di professione e con importanti esperienze di lavoro nei movimenti, nel sindacato, nella cultura (lo fecero i Verdi per le prime candidature negli anni ’80).
    2. Associazioni, movimenti, sindacati, comitati locali, giornali, reti e voci della società civile che vi aderiscono diventano i «garanti» di questa lista, in accordo con i partiti che rinunciano a presentarsi con i loro simboli alle elezioni . Si stabilisce un «patto di consultazione» tra gli eletti e i movimenti per concordare in modo permanente politiche e iniziative.
    3. Da questo mondo emergono le candidature alle elezioni. C’è incompatibilità tra candidature e cariche di partito (una tradizione degli albori del movimento operaio) e c’è un limite massimo di due mandati tra parlamento europeo, nazionale, consigli regionali.
    4. Si organizzano le primarie per la scelta dei candidati e per definire i contenuti del programma politico.
  • 5. Le liste dovranno avere lo stesso numero di uomini e di donne, presentati in ordine alfabetico.
  • 6. I candidati si presentano nel collegio dove risiedono o svolgono abitualmente la loro attività.
  • 7. Gli eletti avranno una retribuzione massima complessiva di 100mila euro lordi. La quota eccedente viene versata nei fondi della lista.
  • 8. La metà dei fondi della lista (finanziamento pubblico e quota delle retribuzioni degli eletti) viene destinata a un «Fondo per la politica diffusa» che sostiene le iniziative di movimenti, comitati, etc.
  • 9. I meccanismi di decisione all’interno della lista e nel «patto di consultazione» utilizzano forme di democrazia deliberativa.
  • 10. Tra le attività della lista c’è l’organizzazione di una piattaforma web di e-democracy, utilizzata per informare i cittadini, dare conto dell’attività politica e legislativa, effettuare consultazioni con i propri elettori, praticare nuove forme di partecipazione politica, dare visibilità a esperienze locali. Le opportunità di democrazia offerte dalla rete devono essere utilizzate.
    Queste dieci regole proposte alle elezioni europee sono  buone senz’altro per le prossime elezioni politiche sia che si tengano a novembre sia che si tengano in qualsiasi altro momento. Queste dieci regole potrebbero significare quella discontinuità necessaria per sconfiggere Berlusconi e D’Alema e pur non rappresentanoun progetto politico complessivo   rappresenterebbe una svolta, darebbe il segnale che la sinistra è capace di provare a cambiare la politica e il suo modo di essere. E anche di avere successo alle elezioni.(dal manifesto)